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Art. 393-bis Codice Penale — Anno 2023

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91 provvedimenti

Altri anni per Art. 393-bis Codice Penale

Furto di scarpe con violenza: la Cassazione conferma rapina impropria
Un uomo, dopo aver tentato di rubare delle scarpe, usa violenza contro le persone che cercano di fermarlo per garantirsi la fuga. La difesa sostiene che si tratti di due reati distinti: tentato furto e lesioni. La Corte di Cassazione, però, conferma la condanna per tentata rapina impropria. I giudici stabiliscono un principio chiaro: la violenza esercitata immediatamente dopo la sottrazione di un bene, con lo scopo di fuggire o mantenere il possesso della refurtiva, trasforma il furto nel più grave reato di rapina. L'imputato perde quindi il ricorso e la sua condanna viene confermata in via definitiva.
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Reazione ad atto arbitrario putativo: condannato chi non prova l’errore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rissa di un imputato. L'uomo si era difeso sostenendo di aver agito per una reazione ad atto arbitrario putativo, credendo erroneamente che i pubblici ufficiali stessero agendo in modo illegittimo. I Giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. Hanno stabilito un principio chiaro: non basta affermare di aver avuto una percezione sbagliata della realtà. L'imputato deve fornire elementi concreti e specifici che dimostrino perché la sua erronea supposizione fosse ragionevole. In assenza di tali prove, la scriminante non si applica e la condanna resta valida.
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Aggredisce i Carabinieri: la reazione ad atto arbitrario non lo salva
Un uomo, segnalato dal padre per un comportamento aggressivo, reagisce con calci e pugni alla richiesta dei Carabinieri di seguirli in ufficio per l'identificazione. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per resistenza a pubblico ufficiale, stabilendo che la sua non era una legittima reazione ad atto arbitrario. I giudici hanno chiarito che la richiesta degli agenti era pienamente legittima, data la situazione di pericolo segnalata. Di conseguenza, il ricorso dell'uomo è stato dichiarato inammissibile e gli è stata imposta una sanzione economica.
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Assolto per estorsione, condannato per resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di un uomo, ospite di un centro di accoglienza, che era stato invece assolto dall'accusa di tentata estorsione. La vicenda nasce da una protesta per la gestione di beni di prima necessità. Sebbene l'estorsione non sia stata provata, la sua reazione fisica in caserma contro i Carabinieri (strattonamenti, opposizione al fotosegnalamento e una gomitata) è stata ritenuta sufficiente per integrare il reato. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, validando la decisione dei giudici di merito e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Aggredisce la Polizia: la reazione ad atti arbitrari non la salva
Una cittadina, condannata per minacce e aggressione a pubblici ufficiali, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver agito per una legittima reazione ad atti arbitrari. La sua difesa si basava sull'idea che il comportamento degli agenti fosse stato ingiustificato e persecutorio. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non vi era alcuna prova dell'arbitrarietà della condotta dei pubblici ufficiali. Di conseguenza, la reazione della donna non poteva essere giustificata e la sua condanna per resistenza e lesioni è stata confermata in via definitiva.
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Violenza contro agenti: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per un comportamento violento. L'uomo sosteneva di aver agito per difendersi da un atto illegittimo delle forze dell'ordine. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, sottolineando come il suo atteggiamento aggressivo, manifestato sia prima che dopo essere stato portato in commissariato, fosse del tutto incoerente con la sua versione dei fatti. Il ricorso è stato giudicato una semplice riproposizione di argomenti già valutati e respinti, portando alla condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamenti: ricorso respinto e condanna per inammissibilità
Un uomo, condannato per maltrattamenti abituali, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Chiedeva di riconsiderare i fatti e sollevava questioni legali non discusse in appello. La Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La Cassazione, infatti, non può riesaminare il merito dei fatti, compito dei giudici precedenti. Inoltre, non è possibile presentare per la prima volta in questa sede motivi di ricorso non proposti nei gradi di giudizio inferiori. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Compatibilità DASPO e lavoro: la Cassazione tutela il barista
Un tifoso, titolare di un bar, riceve un DASPO di cinque anni con obbligo di firma per aver aggredito un calciatore. L'uomo si oppone, sostenendo che l'obbligo di recarsi in caserma durante le partite gli impedisce di lavorare. La Corte di Cassazione gli dà ragione su questo punto. Pur confermando la gravità dei fatti, la Corte annulla l'obbligo di firma perché il giudice non aveva verificato la **compatibilità DASPO e lavoro**. Viene sancito il principio che il diritto al lavoro è assoluto e non può essere compresso da una misura di prevenzione, che deve essere adeguata per non pregiudicare l'attività lavorativa.
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Articolo 393-bis c.p.: quando lo sgombero è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero. La difesa invocava l'applicazione dell'Articolo 393-bis c.p., sostenendo che l'atto delle forze dell'ordine fosse arbitrario. La Suprema Corte ha invece confermato che le modalità esecutive non erano esorbitanti rispetto al provvedimento del Questore e che le reiterate richieste di liberare l'immobile rendevano l'intervento pienamente legittimo.
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Resistenza a pubblico ufficiale: arresto e convalida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida dell'arresto per il reato di resistenza a pubblico ufficiale a carico di un soggetto che, in stato di alterazione, aveva aggredito dei militari. La difesa sosteneva l'arbitrarietà dell'intervento delle forze dell'ordine, invocando la scriminante della reazione ad atti illegittimi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le contestazioni difensive miravano a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità e che la condotta aggressiva, culminata in lesioni ai militari, giustificava pienamente la misura cautelare.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale a carico di due imputati. La difesa sosteneva l'applicabilità della scriminante della reazione legittima ad atti arbitrari (art. 393-bis c.p.), ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già discusso in appello e risultavano manifestamente infondati, convalidando la decisione della Corte territoriale.
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Articolo 393-bis c.p. e perquisizione legittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto che invocava l'esimente dell'Articolo 393-bis c.p. per opporsi a un controllo di polizia. I giudici hanno stabilito che la perquisizione finalizzata alla ricerca di armi era pienamente legittima, dato l'atteggiamento del ricorrente, portando al sequestro di un taglierino e rendendo inapplicabile la scriminante della reazione ad atti arbitrari.
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Sostituzione della pena: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, confermando che l'attività di identificazione delle forze dell'ordine non costituisce atto arbitrario. In merito alla richiesta di sostituzione della pena detentiva con sanzioni alternative introdotte dalla Riforma Cartabia, la Corte ha stabilito che, se il processo è pendente in sede di legittimità, la competenza spetta al giudice dell'esecuzione dopo la conclusione del giudizio.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: limiti esimente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per oltraggio a pubblico ufficiale nei confronti di una donna che aveva insultato le forze dell'ordine. La difesa invocava la reazione ad atti arbitrari per una perquisizione illegale subita dal figlio, ma i giudici hanno stabilito che l'esimente non si applica se l'imputata non era a conoscenza dell'atto al momento della condotta.
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Oltraggio: quando la condanna è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di un soggetto che, in stato di ebbrezza, aveva minacciato un familiare e aggredito gli agenti intervenuti. La Corte ha però annullato la clausola che subordinava la sospensione condizionale della pena al pagamento di un risarcimento alla Questura, poiché l'ente non si era costituito parte civile nel processo.
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Reazione ad atti arbitrari: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali, il quale invocava l'esimente della reazione ad atti arbitrari del pubblico ufficiale. I giudici hanno stabilito che le doglianze difensive si basavano su una ricostruzione dei fatti alternativa già smentita nei gradi di merito e non riproponibile in sede di legittimità. Inoltre, la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze sono stati ritenuti correttamente motivati, rendendo il ricorso generico e privo di fondamento giuridico.
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Resistenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati condannati per resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti contestavano la mancata applicazione della scriminante della reazione ad atti arbitrari e dell'errore sulle cause di giustificazione. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era aspecifico, in quanto riproponeva censure già respinte in appello e mirava a ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in sede di legittimità.
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Resistenza a pubblico ufficiale: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso di un cittadino che si era opposto a un controllo di polizia. L'imputato invocava l'esimente della reazione ad atti arbitrari, ma i giudici hanno stabilito che l'intervento per rumori molesti era un atto doveroso e legittimo, escludendo ogni profilo di arbitrarietà nella condotta degli agenti.
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Resistenza a pubblico ufficiale: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La decisione si fonda sull'impossibilità di richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già analizzati dai giudici di merito. Inoltre, la Suprema Corte ha rilevato che l'invocazione dell'esimente per atti arbitrari del pubblico ufficiale non era stata presentata nel precedente atto di appello, rendendo tale doglianza tardiva e non esaminabile.
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Inammissibilità del ricorso in Cassazione penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale, minaccia e porto d'armi, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. Il ricorrente aveva contestato la responsabilità penale invocando la scriminante della reazione ad atti arbitrari del pubblico ufficiale e la validità di alcune video riprese. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi presentati erano generici e meramente ripetitivi di quanto già discusso in appello. La decisione ribadisce che l'inammissibilità del ricorso scatta quando si tenta di sollecitare una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di Cassazione.
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