LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 5 di 26

520 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Evasione dai domiciliari: basta non rispondere al citofono
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari a carico di un soggetto che non ha risposto ai controlli delle forze dell'ordine. Gli agenti di polizia avevano suonato ripetutamente e per lungo tempo al citofono dell'abitazione senza ottenere alcun riscontro. I giudici hanno stabilito che l'assenza di risposta a citofonate insistenti e prolungate consente di desumere legittimamente l'allontanamento non autorizzato dalla detenzione domiciliare. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando ostativa la durata ingiustificata dell'allontanamento e dichiarando il ricorso inammissibile con relativa condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: fuga violenta nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che chiedeva il riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Durante l'allontanamento non autorizzato, l'uomo aveva assunto condotte violente e minacciose. I giudici hanno stabilito che tali comportamenti impediscono di qualificare l'episodio come lieve e hanno dichiarato il ricorso inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Processo in assenza dell’imputato: stop al giudizio per l’evaso
L'Imputato, sottoposto ai domiciliari, si allontana dal luogo di detenzione commettendo il reato di evasione e diventando irreperibile. Il Tribunale emette una sentenza di non doversi procedere per mancata conoscenza del procedimento. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, sostenendo che l'allontanamento volontario permetta di celebrare il processo in assenza dell'imputato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della pubblica accusa. I giudici chiariscono che l'evasione non dimostra la conoscenza automatica del nuovo procedimento relativo all'evasione stessa. Senza la prova che l'accusato abbia ricevuto la notifica della chiamata in giudizio, il giudice deve arrestare il processo e non può procedere in sua assenza.
Continua »
Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione conferma lo sconto
Un uomo condannato per vari reati commessi tra il 2015 e il 2021 (spaccio di droga, furto ed evasione) ha chiesto il riconoscimento del reato continuato e tossicodipendenza in fase esecutiva. Il Giudice dell'Esecuzione ha accolto la richiesta riducendo la pena complessiva, ritenendo le condotte avvinte da un unico programma criminoso dettato dalla dipendenza da sostanze mai debellata, nemmeno durante la carcerazione. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione sostenendo che la detenzione intermedia e la diversità dei reati avessero interrotto il disegno unitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la tossicodipendenza persistente può giustificare la continuazione tra reati diversi e commessi a distanza di tempo, quando le azioni risultano strumentali all'approvvigionamento della droga.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: condannato chi va al bancomat
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ha ottenuto l'autorizzazione per recarsi al lavoro in determinati orari. Durante l'orario lavorativo, anziché rimanere sul posto autorizzato, si è allontanato per effettuare un'operazione allo sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione a lavorare non sospende la misura cautelare, ma ne sposta soltanto il luogo di esecuzione. Allontanarsi dal posto di lavoro senza permesso configura il delitto a tutti gli effetti, richiedendo soltanto la consapevolezza di allontanarsi senza autorizzazione. I motivi dell'allontanamento restano irrilevanti e non spetta alcuna causa di non punibilità se il permesso lavorativo viene usato in modo pretestuoso.
Continua »
Reato di evasione: no al riesame delle prove in Cassazione
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di evasione. Contro la sentenza d'appello ha proposto ricorso in Cassazione, sollecitando una nuova valutazione delle prove esamine dai giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il sindacato di legittimità non consente la rilettura dei fatti né l'analisi delle fonti probatorie, compito riservato esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, il ricorso si limitava a riprodurre le medesime censure già analizzate e correttamente respinte dalla Corte territorialmente competente. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione dai domiciliari: inammissibile il ricorso sulle prove
Un uomo condannato in appello ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove circa la sua presunta evasione dai domiciliari. L'imputato chiedeva una rilettura degli elementi di prova che avevano portato ad accertare il suo allontanamento da casa. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ricordato che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non venga dimostrato un evidente travisamento delle prove. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
Continua »
Reato di evasione: perché pochi metri o minuti non salvano
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto l'irrilevanza penale dell'allontanamento, evidenziando la breve durata, la ridotta distanza e le motivazioni dello spostamento dagli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di evasione si configura con qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dal tempo trascorso, dai metri percorsi o dai motivi personali. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: condanna confermata per i recidivi
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha contestato la responsabilità penale e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il primo motivo di impugnazione si è rivelato una semplice riproduzione delle difese già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Il secondo motivo è risultato manifestamente infondato, poiché i giudici di merito hanno motivato il diniego delle attenuanti richiamando i numerosi precedenti penali dell'Imputato e una pena originaria già particolarmente mite. Per queste ragioni, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto all'Imputato il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto tra spaccio ed evasione
Un condannato per spaccio di stupefacenti e successiva evasione dagli arresti domiciliari ha chiesto l'applicazione del reato continuato per ottenere la riduzione della pena complessiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un preventivo ed unico disegno criminoso. Nel caso specifico, la misura cautelare dei domiciliari era stata disposta dopo i fatti di spaccio. Il condannato non poteva quindi aver programmato in anticipo la violazione di una misura non ancora esistente. Nemmeno la vicinanza temporale tra i fatti e lo stato di tossicodipendenza bastano a dimostrare l'unicità del piano. La Suprema Corte ha confermato il rigetto dell'istanza e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Destinazione allo spaccio tra uso personale e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità ed evasione. Le forze dell'ordine hanno sequestrato nella sua disponibilità un quantitativo di droga unitamente a materiale per il confezionamento delle dosi e fogli manoscritti contenenti cifre e nominativi. L'accusa ha dimostrato in modo inequivocabile la destinazione allo spaccio del materiale rinvenuto, superando la tesi difensiva del mero uso personale. I giudici di merito hanno valutato tutti gli elementi indiziari oggettivi e soggettivi senza incorrere in vizi logici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi difensivi, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per evasione: confermata la pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per il reato di evasione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per evasione a causa della genericità delle doglianze presentate. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto non era stata dedotta nel giudizio di appello e non poteva quindi essere introdotta per la prima volta in legittimità. Inoltre, le censure relative alla responsabilità, al calcolo della pena e al diniego delle attenuanti generiche riproducevano argomentazioni già esaminate e respinte. Anche la doglianza sulla recidiva è risultata priva di motivazione originaria. La Cassazione ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata condanna e respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sentenza della Corte di Appello lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la misura eccessiva della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale genericità dei motivi di impugnazione, privi di specifiche censure giuridiche o fattuali. Per questa ragione, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali, oltre al pagamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione reiterato nel tempo. Il soggetto, sottoposto alla misura cautelare, aveva impugnato la pronuncia di secondo grado lamentando una presunta mancanza di motivazione circa la propria responsabilità penale. I giudici Supremi hanno rilevato la totale genericità delle censure difensive. Il ricorrente ha evitato il confronto critico con le prove raccolte e con la logica ricostruzione della sentenza di merito. La Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna penale e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna dopo il ricorso
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto la presenza di uno stato di necessità, l'assenza del dolo, la particolare tenuità del fatto e il diritto alle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva le stesse censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio e mirava a una rivalutazione delle prove nel merito, attività vietata in sede di legittimità. I motivi risultavano inoltre generici e privi di un confronto critico con la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: confermata condanna al mare
Un uomo sottoposto alla misura cautelare della detenzione domestica si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione giudiziaria. Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'imputato all'interno di un ristorante in riva al mare. L'interessato ha impugnato la condanna sostenendo una generica assenza di responsabilità e presunte cause di forza maggiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità delle argomentazioni. I giudici hanno confermato la piena responsabilità penale per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e condanna definitiva
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione. Il soggetto aveva proposto ricorso lamentando vizi di motivazione in merito alla sussistenza della colpevolezza e all'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'atto del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure sollevate, le quali non contrastavano adeguatamente le prove raccolte nel precedente grado di giudizio. Oltre a rendere definitiva la condanna penale, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Condanna per evasione: fuga a un mese dal fine pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione a carico di un individuo che si era allontanato dal regime detentivo a un solo mese dalla conclusione della pena. Il soggetto ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'eccessivo aumento di pena derivante dalla recidiva. I giudici supremi hanno respinto le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte d'appello aveva già adeguatamente valorizzato il pesante passato penale dell'imputato e la sua condotta contraria alle regole. Fuggire a ridosso del fine pena dimostra infatti una marcata insensibilità verso la legge. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: stop alla particolare tenuità per recidivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di evasione, respingendo integralmente il suo ricorso. Il soggetto ha violato le prescrizioni impostegli dall'autorità giudiziaria, allontanandosi dal luogo di custodia. La difesa richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva contestata. I giudici di legittimità hanno escluso ogni beneficio penale a causa dell'evidente pervicacia della condotta e della marcata trasgressività manifestata. L'imputato ha tradito la fiducia accordata dall'autorità giudiziaria, dimostrando un'elevata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali, oltre a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Evasione e circostanze attenuanti generiche: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il delitto di evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le doglianze si limitavano a riproporre censure già valutate nei gradi precedenti, mirando a una non consentita rilettura dei fatti e delle prove. Inoltre, i motivi risultavano del tutto generici e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. L'imputato ha quindi subito la conferma della condanna definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »