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Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

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840 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: non è reato uscire per parlare con i militari
Un uomo in detenzione domiciliare ritarda ad aprire la porta ai Carabinieri per un controllo. Successivamente esce in strada per pochi minuti e per pochi metri, rimanendo davanti ai militari per protestare contro la minaccia di una segnalazione. Durante la discussione, pronuncia frasi di sfida e minaccia di rivolgersi al giudice. Condannato nei primi gradi, la Cassazione lo assolve definitivamente. La Corte stabilisce che non si configura il reato di evasione se l'allontanamento è minimo, avviene sotto gli occhi degli agenti e senza volontà di fuggire. Inoltre, protestare o annunciare azioni legali non costituisce minaccia a pubblico ufficiale, trattandosi di un diritto costituzionale e di uno sfogo privo di reale capacità intimidatoria.
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Riconoscimento fotografico: quando la contestazione è inutile
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per furto con strappo ed evasione, contestando il valore di prova del riconoscimento fotografico fatto dalla vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché riproponeva le stesse obiezioni già respinte in appello. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della Cassazione
Un uomo, accusato di reati legati agli stupefacenti e di evasione, ha concordato una pena con il Tribunale. Successivamente, ha proposto un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando che il fatto non fosse stato qualificato come di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento sono estremamente limitati e tassativi. La contestazione sulla mancata concessione della lieve entità non rientra nei casi eccezionali in cui è consentito il ricorso. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga dai domiciliari non è mai un fatto tenue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento psicologico e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione d'appello, rilevando che per il reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà di sottrarsi alla custodia. Inoltre, la presenza di precedenti penali a carico del ricorrente esclude la particolare tenuità del fatto, in quanto indicativa di una spiccata capacità a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: niente sconti per chi viola la fiducia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, lamentava il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva specifica. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi dei motivi d'appello. In particolare, la richiesta di particolare tenuità è stata respinta poiché il fatto è stato commesso solo due mesi dopo l'attenuazione di una precedente misura cautelare più grave, dimostrando una spiccata gravità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il reato di evasione non poteva essere considerato di minima offensività a causa della reiterazione della condotta, avendo l'uomo già subito quattro condanne per lo stesso titolo, e per la gravità dell'allontanamento prolungato dal domicilio. Inoltre, la personalità incline a violare la legge ha precluso la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Vizio parziale di mente: la condanna per evasione resta valida
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione della propria capacità di intendere e di volere. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che le perizie mediche avevano riscontrato solo un vizio parziale di mente. Tale condizione, pur riducendo la gravità della pena, non esclude l'imputabilità del soggetto al momento del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: i motivi della fuga non escludono la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione, contestando poi in sede di legittimità la sussistenza della propria responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato di evasione è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice volontà di allontanarsi, rendendo del tutto irrilevanti i motivi personali o le finalità che hanno spinto il soggetto a fuggire. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
Un uomo, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati dal ricorrente erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già respinte, con motivazioni logiche e corrette, dal giudice d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e recidiva: niente circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'Imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, evidenziando come la lunga serie di reati commessi in passato dal soggetto dimostri l'assoluta inefficacia delle precedenti condanne. L'assenza di elementi positivi nella condotta dell'uomo esclude la possibilità di ottenere uno sconto di pena. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la responsabilità penale del ricorrente.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, ordinando al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: tardi per contestare i testimoni in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'utilizzabilità delle dichiarazioni degli agenti di polizia intervenuti sul posto, definiti testimoni indiretti (de relato). I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sui fatti non possono essere riproposte in Cassazione se già logicamente risolte nei gradi precedenti. Inoltre, la questione sulla testimonianza indiretta non era stata sollevata in appello, rendendola non proponibile per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: dall’ospedale al bar per una birra
Il caso riguarda un detenuto che, condotto in ospedale per accertamenti medici, si è allontanato ingiustificatamente dalla struttura. Le forze dell'ordine lo hanno rintracciato in strada mentre consumava una birra. L'uomo è stato accusato del reato di evasione. La difesa ha sostenuto l'esistenza di uno stato di necessità e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto, oltre alle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento non era giustificato da alcun pericolo imminente e che il comportamento del soggetto, sorpreso a bere una birra in pubblico, dimostrava una palese volontà di sottrarsi ai controlli. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga impulsiva esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due diversi episodi di fuga, sostenendo che facessero parte di un unico disegno. I giudici hanno respinto la richiesta poiché il secondo allontanamento è stato frutto di una decisione estemporanea e improvvisa, escludendo così una pianificazione iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di secondo grado lamentando un vizio di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che le contestazioni erano del tutto generiche e prive di indicazioni specifiche sulle norme violate o sui fatti non considerati. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato senza un esame nel merito, confermando la condanna precedente. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: il cortile comune costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari nei confronti di un uomo sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno del cortile condominiale comune. Il soggetto si trovava al di fuori del proprio appartamento senza alcuna autorizzazione del giudice. I giudici di legittimità hanno ribadito che le aree condominiali condivise non rientrano nella nozione di privata dimora, poiché espongono il detenuto al contatto con soggetti estranei e violano i limiti di comunicazione imposti dalla misura cautelare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: il finto malore non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un uomo che si era allontanato dal luogo di detenzione. Il ricorrente ha cercato di giustificare la fuga adducendo un improvviso malore, ma non ha fornito alcuna prova medica o certificato di ricovero ospedaliero. I giudici di merito hanno escluso sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sia le circostanze attenuanti generiche, evidenziando i numerosi precedenti penali del soggetto e la sua personalità incline a violare la legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso del recidivo
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza dell'elemento soggettivo, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati erano generici e ripetitivi rispetto all'appello. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ha dimostrato l'assenza di un effetto deterrente delle precedenti condanne, giustificando il diniego delle attenuanti generiche. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: pochi metri costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva che la brevità dell'allontanamento dal proprio domicilio dovesse escludere la gravità del fatto. I giudici hanno invece chiarito che la distanza percorsa è del tutto irrilevante ai fini della configurazione del reato. Inoltre, la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto e delle modalità della condotta, che escludevano una minima offensività. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessun beneficio per chi ha troppi precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello. Inoltre, la Cassazione ha confermato l'impossibilità di concedere sconti di pena o benefici a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che dimostrano l'inefficacia delle precedenti condanne. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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