LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 14 di 40

840 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: ricorso generico costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato aveva contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna del ricorrente, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione senza motivo: negata la particolare tenuità del fatto
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'allontanamento ingiustificato e privo di qualsiasi motivo impedisce di considerare l'offesa come tenue. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dell'elemento psicologico del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva già evidenziato la presenza di elementi ostativi all'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Arresto in quasi flagranza: legittimo anche se in casa
Un uomo in detenzione domiciliare ha aggredito il fratello con un coltello fuori dall'abitazione, per poi rientrare in casa. La polizia, intervenuta subito dopo, ha trovato la vittima sanguinante, tracce di sangue sul marciapiede, un testimone oculare e l'arma in cucina. Nonostante ciò, il Tribunale non ha convalidato l'arresto per mancanza di flagranza. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'arresto era legittimo, configurandosi pienamente l'arresto in quasi flagranza. La Suprema Corte ha chiarito che la polizia ha agito correttamente sulla base di elementi gravi e ravvicinati nel tempo, annullando senza rinvio la decisione del Tribunale.
Continua »
Notifica al difensore di fiducia errata: salta la condanna
L'Imputato, accusato del reato di evasione, aveva regolarmente dichiarato il proprio domicilio per le notifiche. Tuttavia, la citazione per il processo d'appello è stata inviata tramite PEC direttamente al suo avvocato. La Corte d'appello ha ritenuto valida la comunicazione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici, la notifica al difensore di fiducia, anziché al domicilio eletto, determina una nullità generale del processo. Non rileva che il rapporto tra cliente e legale fosse ancora attivo. Di conseguenza, l'invalidità della notifica ha travolto il giudizio d'appello e, nel frattempo, il reato è andato prescritto. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
Continua »
Giardino o evasione? Ricorso per Cassazione inammissibile
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva contestato a un soggetto sottoposto a misura alternativa alcune violazioni, tra cui l'incontro con un pregiudicato, l'assenza a un controllo e un episodio di evasione nel giardino di casa. Il soggetto ha proposto ricorso contestando questi fatti (sostenendo che il pregiudicato fosse un radiologo e che l'assenza fosse dovuta a motivi di salute). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per Cassazione inammissibile poiché il ricorrente ha sollevato contestazioni basate solo sui fatti e non sulla violazione di norme giuridiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rivolta e fuga: confermata la custodia cautelare in carcere
Durante una rivolta in un istituto penitenziario nel marzo del 2020, scatenata dalle restrizioni per la pandemia, Il Detenuto ha partecipato attivamente alla distruzione di un cancello per facilitare l'evasione. Il Tribunale del Riesame ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere per il reato di devastazione. Il Detenuto ha proposto ricorso contestando l'attualità del pericolo a distanza di tre anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che il tempo trascorso non cancella il pericolo di reiterazione se la personalità del soggetto, desunta da precedenti penali e reati successivi violenti, dimostra una spiccata aggressività e un totale rifiuto dell'autorità.
Continua »
Revoca della detenzione domiciliare: l’evasione costa il carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti de Il Condannato a causa di ripetute violazioni delle prescrizioni, tra cui contatti con soggetti pregiudicati e una condotta di evasione dal domicilio. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità del provvedimento e la mancata valutazione di alcune prove difensive relative al braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la revoca della detenzione domiciliare è legittima quando il comportamento del soggetto è incompatibile con la misura, anche prima della condanna definitiva per il reato di evasione. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: consumato anche se il ladro non è fuggito
Due uomini sono stati condannati per furto in abitazione pluriaggravato. Uno dei due era evaso dai domiciliari e ha ferito gli agenti, mentre l'altro ha opposto resistenza e possedeva un coltello. La difesa sosteneva si trattasse solo di tentato furto, poiché i due si trovavano ancora sul posto al momento dell'arresto. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per furto consumato: i beni erano già stati caricati sulla loro auto, configurando la piena disponibilità della refurtiva. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché generici e ripetitivi. I condannati dovranno pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Particolare Tenuità del Fatto: Negata al detenuto con precedenti
Un uomo ai domiciliari, condannato per evasione, ha chiesto di non essere punito invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che il beneficio non può essere concesso a chi ha già precedenti specifici per lo stesso reato. La presenza di condanne passate per evasione dimostra un comportamento 'abituale' e non occasionale, escludendo così l'applicazione della causa di non punibilità. La valutazione complessiva della personalità dell'imputato, gravata da precedenti, è stata decisiva per confermare la condanna.
Continua »
Evasione: Ricorso Inammissibile se Ripete le Stesse Difese
Un soggetto condannato per il reato di evasione presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua colpevolezza non fosse stata correttamente provata. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le argomentazioni difensive erano una semplice ripetizione di quelle già esaminate e respinte nei gradi di merito, senza sollevare reali questioni di diritto. Questa decisione sancisce un principio chiave: l'inammissibilità del ricorso per evasione se questo si limita a criticare la valutazione dei fatti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
Continua »
Evasione: Ricorso Respinto, l’Inammissibilità Rende la Condanna Definitiva
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso alla Corte Suprema. I giudici hanno però dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La decisione si basa sul fatto che i motivi presentati erano in parte nuovi, e quindi non proponibili in quella sede, e in parte manifestamente infondati. In particolare, la Corte ha respinto le argomentazioni sulla prescrizione del reato e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. A seguito di questa pronuncia, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione Notturna: Condanna Confermata, Negata la Tenuità del Fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un uomo agli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla sua abitazione di notte per un lungo periodo e senza alcuna giustificazione. La sua richiesta di applicare la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto è stata respinta. I giudici hanno stabilito che le modalità dell'azione (orario notturno, durata prolungata) e i precedenti penali dell'uomo impedivano di considerare il reato come lieve. La sentenza chiarisce che la valutazione sulla tenuità del fatto per evasione deve tenere conto di tutti gli elementi concreti che ne dimostrano la gravità, escludendo ogni automatismo.
Continua »
Abitualità del reato e non punibilità: evasore seriale condannato
Un imputato, già condannato quattro volte per evasione, ha tentato di ottenere l'assoluzione per un nuovo reato invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'abitualità del reato e non punibilità sono concetti incompatibili. Le precedenti condanne dimostrano una tendenza a delinquere che osta all'applicazione del beneficio, riservato solo a condotte occasionali. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione per visitare parenti: non è particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per evasione dopo essersi allontanato per visitare i parenti. L'imputato aveva chiesto l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la volontà di visitare la famiglia non è una giustificazione valida e che l'acquisto di un biglietto dimostra premeditazione. La sentenza conferma che il beneficio della particolare tenuità del fatto non si applica se la condotta, seppur di modesto danno, non è dettata da ragioni di urgenza e indifferibilità, consolidando così la condanna per evasione.
Continua »
Evasione per fame: no allo stato di necessità per comprare il pane
Un uomo agli arresti domiciliari evade per comprare del pane e viene condannato. In sua difesa, invoca lo stato di necessità, sostenendo di aver agito per un bisogno primario. La Corte di Cassazione ha però respinto la sua tesi. I giudici hanno stabilito che l'esigenza di acquistare cibo, pur essendo fondamentale, non costituisce quel pericolo grave, attuale e inevitabile richiesto dalla legge per giustificare il reato. Di conseguenza, l'ipotesi di evasione per stato di necessità è stata esclusa e la condanna confermata, poiché il bisogno poteva essere soddisfatto con mezzi legali, come chiedere un permesso o l'aiuto di terzi.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: coltello esclude la non punibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale di un uomo che si era opposto alle forze dell'ordine armato di coltello. L'imputato aveva chiesto di non essere punito per la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che la presenza di un'arma e la violazione di una precedente misura restrittiva sono elementi che impediscono di considerare il fatto di lieve entità, giustificando pienamente la condanna penale.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: appello generico, condanna certa
Una persona condannata per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello erano troppo generici e semplici ripetizioni di difese già respinte. È stata confermata la correttezza della decisione dei giudici di merito, sia nel riconoscere la responsabilità penale per l'assenza dall'abitazione, sia nel negare le attenuanti generiche. La negazione dello sconto di pena si è basata sulla personalità negativa, sui precedenti penali e sulla gratuità del gesto. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Mancato avviso messa alla prova: condanna per evasione valida
Un imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la nullità del processo. Il motivo era il mancato avviso di messa alla prova nel decreto di citazione a giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: questa omissione non è così grave da violare il diritto di difesa o il principio del giusto processo. Di conseguenza, la condanna dell'imputato è diventata definitiva e lo stesso è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione per emergenza medica? No, se lo stato di necessità non è provato
Una persona condannata per evasione ha presentato ricorso sostenendo di aver agito in uno **stato di necessità** a causa di un'urgenza medica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'imputato non ha fornito alcuna prova concreta della presunta emergenza sanitaria. La sentenza chiarisce che per invocare lo **stato di necessità** non è sufficiente una semplice affermazione, ma è indispensabile dimostrare l'esistenza effettiva di un pericolo grave e imminente. La condanna per evasione è stata quindi confermata in via definitiva.
Continua »