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Art. 380 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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492 provvedimenti

Altri anni per Art. 380 Codice di Procedura Civile

Improcedibilità ricorso cassazione: termini e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso presentato da un lavoratore contro un fallimento. La decisione si fonda sul deposito tardivo dell'atto, evidenziando che la sospensione feriale dei termini non si applica alle controversie di lavoro per l'ammissione al passivo fallimentare. Questo principio ha portato a severe sanzioni per l'abuso del processo.
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Nullità precetto: quando la mancata notifica è fatale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13497/2024, ha confermato la nullità di un precetto non preceduto dalla notifica del titolo esecutivo. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce un vizio sostanziale che lede il diritto di difesa del debitore, impedendogli di adempiere spontaneamente. L'opposizione del debitore, in questo caso, non sana il difetto ma, al contrario, evidenzia il pregiudizio subito. Viene quindi rigettato il ricorso del creditore, che non ha fornito prova della preventiva notifica del titolo.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un'azienda ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocatorio riguardo la decorrenza di un termine di decadenza in un caso di fusione societaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non si trattava di un errore percettivo, ma di una valutazione giuridica dei fatti, non sindacabile tramite revocazione.
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Condotta extralavorativa: quando non è giusta causa
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a un assistente di volo per un'offesa a colleghi. L'episodio, avvenuto al di fuori dell'orario di lavoro, è stato giudicato una condotta extralavorativa disciplinarmente irrilevante, in quanto non idonea a ledere il vincolo di fiducia con l'azienda. La Corte ha quindi disposto la reintegrazione del lavoratore, chiarendo che l'insussistenza del fatto che la giustifica non riguarda solo l'inesistenza materiale dell'evento, ma anche la sua mancanza di illiceità disciplinare.
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Permuta di cosa futura: risarcimento pieno, no sconti
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un contratto di permuta di cosa futura, se il bene promesso (es. un immobile) non viene mai ad esistenza, il risarcimento del danno dovuto alla parte adempiente deve essere integrale. Il valore di eventuali manufatti diversi realizzati dal costruttore non può essere detratto, poiché la proprietà di un bene non conforme a quello pattuito non si trasferisce mai all'acquirente.
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Estinzione processo per rinuncia: il caso in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per rinuncia da parte della società ricorrente. Il caso originava dal licenziamento di un dipendente per presunto abuso dei permessi Legge 104, annullato dalla Corte d'Appello che aveva disposto la reintegra. La rinuncia al ricorso in Cassazione rende definitiva la sentenza di secondo grado, chiudendo il contenzioso.
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Principio di autosufficienza nel ricorso per cassazione
Una ex segretaria territoriale di una federazione di pensionati ha ottenuto il pagamento di differenze retributive nei primi due gradi di giudizio. La federazione ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha rigettato, dichiarando i motivi inammissibili per la violazione del principio di autosufficienza e per l'impropria richiesta di un riesame dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Promessa del fatto del terzo: no a danni se c’è indennizzo
Un gruppo di lavoratori, licenziati dopo il fallimento del loro datore di lavoro, ha citato in giudizio una società aeroportuale e un ente regionale. La società aveva promesso, tramite un accordo, di favorire la loro ricollocazione professionale (promessa del fatto del terzo). Una precedente sentenza aveva già concesso ai lavoratori un indennizzo ai sensi dell'art. 1381 c.c., stabilendo che la società aveva agito diligentemente ma la ricollocazione era fallita per cause esterne. In questa nuova causa, i lavoratori chiedevano un risarcimento del danno per inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'indennizzo e il risarcimento del danno sono rimedi alternativi e non cumulabili. Essendo già stata accertata l'assenza di colpa della società (giudicato), non era possibile avanzare una nuova pretesa basata sulla colpa. Anche le richieste verso l'ente regionale sono state respinte per carenza di prova.
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Onere della prova retribuzioni: gli assegni sono prova?
Una lavoratrice ha richiesto differenze retributive, ma i datori di lavoro hanno eccepito l'avvenuto pagamento tramite numerosi assegni bancari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato stabilito che una serie di assegni di importo rilevante, incassati dalla lavoratrice, può costituire prova sufficiente del pagamento, assolvendo così l'onere della prova retribuzioni a carico del datore di lavoro, senza che ciò configuri una formale eccezione di compensazione.
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Contratto a progetto: quando è illegittimo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di merito che ha riqualificato un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza stabilisce che un contratto a progetto è illegittimo se il progetto è generico, non specifico, e coincide con le normali attività commerciali dell'azienda committente, anche se tali attività sono svolte per adempiere a un contratto di appalto con un cliente terzo.
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Mancato avveramento condizione: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione analizza un caso di compravendita immobiliare in cui un pagamento aggiuntivo era legato all'esproprio di un terreno. A causa del mancato avveramento condizione, dovuto a scelte della Pubblica Amministrazione, la Corte ha stabilito che nessuna colpa può essere attribuita all'acquirente, che aveva adempiuto ai suoi obblighi iniziali. Il ricorso della venditrice è stato rigettato, chiarendo i principi sull'onere della prova in queste circostanze.
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Onere della prova nel contratto di agenzia: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12941/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova nei rapporti di agenzia. Il caso riguarda una società di assicurazioni che, dopo la risoluzione del contratto, si è vista opporre in compensazione dalla compagnia preponente una serie di controcrediti. La Corte ha chiarito che spetta alla compagnia, che agisce in via riconvenzionale, fornire la prova piena dei crediti vantati. Una contestazione generica da parte dell'agente è sufficiente a far sorgere tale onere, specialmente quando le poste debitorie non sono state determinate in modo concorde. La sentenza di secondo grado, che aveva invertito l'onere probatorio, è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova agente: come dimostrare il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12865/2024, ha rigettato il ricorso di una società agente, confermando un principio fondamentale: l'onere della prova per il diritto alle provvigioni spetta all'agente stesso. Quest'ultimo deve dimostrare di aver promosso affari andati a buon fine. Nel caso specifico, la richiesta di provvigioni per un anno è stata ritenuta inammissibile per via di un precedente giudicato, mentre per gli altri anni la prova fornita è stata giudicata insufficiente, una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Riconoscimento vizi cosa venduta: la Cassazione decide
Una società acquirente ottiene la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo per un macchinario difettoso. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che il riconoscimento vizi cosa venduta da parte del venditore rende superflua la denuncia nei termini di legge.
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Provvigione agente: sì alla transazione tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12816/2024, ha stabilito un importante principio in materia di provvigione agente. Se il preponente e il cliente concludono una transazione che comporta la mancata esecuzione di un contratto procurato dall'agente, a quest'ultimo spetta una provvigione ridotta ai sensi dell'art. 1748, co. 5, c.c. sulla parte non eseguita. La Corte ha chiarito che, sebbene la provvigione piena non sia dovuta sulla somma transattiva (in quanto non è corrispettivo per affari conclusi), l'accordo che estingue il rapporto contrattuale rientra nella previsione di legge che tutela l'agente.
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Compenso avvocato: l’attività stragiudiziale connessa
Un avvocato ha richiesto il saldo del suo compenso, distinguendo tra attività stragiudiziale e giudiziale per la nomina di un arbitro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso avvocato per l'attività stragiudiziale non è dovuto separatamente se questa è funzionale e connessa a quella giudiziale e priva di autonomia. Inoltre, ha chiarito che il procedimento per la nomina di un arbitro rientra nella volontaria giurisdizione, con tariffe inferiori a quelle dell'arbitrato vero e proprio.
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Contratto agente sportivo: validità e norme FIGC
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di un contratto di agente sportivo contestato da una società calcistica. La società sosteneva la nullità dell'accordo per violazione delle norme federali e il mancato avveramento di una condizione per il pagamento della provvigione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le presunte violazioni normative dovevano essere sollevate nei gradi di merito e non per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la verifica sull'avveramento della condizione contrattuale costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, confermando così l'obbligo di pagamento della provvigione.
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Lavoro subordinato: quando non è riconosciuto
Una professionista sanitaria ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto di collaborazione pluriennale come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11937/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato ribadito che, per qualificare un rapporto come subordinato, è essenziale provare la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elemento non riscontrato nel caso di specie.
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Comporto part-time verticale: no alla riduzione
Un lavoratore con contratto part-time verticale è stato licenziato per superamento del periodo di comporto, calcolato dall'azienda in modo proporzionalmente ridotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il licenziamento illegittimo. Ha statuito che, in assenza di una specifica previsione del contratto collettivo nazionale, il periodo di comporto per un lavoratore in part-time verticale non può essere ridotto e deve essere uguale a quello di un lavoratore a tempo pieno, in applicazione del principio di non discriminazione.
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Contratto part-time: l’orario va indicato subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11333/2024, ha stabilito che un contratto part-time è illegittimo se non contiene una puntuale indicazione della collocazione temporale dell'orario di lavoro. Nel caso esaminato, un'azienda aveva indicato solo il monte ore annuo e il numero di turni e mesi lavorativi, senza specificare la distribuzione. La Corte ha confermato l'illegittimità del contratto, rigettando il ricorso dell'azienda, e ha accolto quello del lavoratore, affermando che il giudice ha il potere-dovere di determinare le modalità temporali della prestazione qualora il contratto sia omissivo, a tutela della certezza e della capacità del dipendente di organizzare la propria vita.
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