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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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962 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Cessazione materia del contendere: no al doppio contributo
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso relativo alla mobilità di un'insegnante. Avendo la ricorrente ottenuto il trasferimento desiderato durante il processo, è venuto meno il suo interesse a proseguire. La Corte ha stabilito che, in caso di accordo tra le parti sull'estinzione del giudizio, non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato, sanzione prevista solo per i ricorsi respinti, inammissibili o improcedibili.
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Contratti a termine: ricorso inammissibile se vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di lavoratori della scuola con contratti a termine. I ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno per la reiterazione dei contratti e il riconoscimento di differenze retributive. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando che le domande erano state formulate in modo generico e non sufficientemente dettagliato, impedendo ai giudici di valutarne la fondatezza. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della specificità e completezza degli atti processuali, soprattutto in materia di contratti a termine.
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Onere della prova: Cassazione su costi non documentati
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per costi non documentati e fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9659/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova sull'esistenza e inerenza dei costi grava sul contribuente. La Corte ha inoltre precisato che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove compiuta dai giudici dei gradi precedenti, ma solo verificare l'eventuale omesso esame di un fatto decisivo.
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Ricorso generico inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione statale contro una società a causa della sua eccessiva genericità. L'appello non specificava in modo adeguato i motivi di contestazione, le prove asseritamente trascurate né i punti della sentenza di grado inferiore che si intendeva criticare. La decisione sottolinea l'importanza del principio di specificità nei motivi di ricorso, un requisito fondamentale per l'ammissibilità di qualsiasi impugnazione.
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Potere del giudice dell’esecuzione: analisi Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9674/2024, ha stabilito che il potere del giudice dell'esecuzione di dichiarare l'improcedibilità di un pignoramento per mancanza del titolo esecutivo non viene meno neanche dopo aver disposto la sospensione del processo. I due poteri, quello di sospensione e quello di verifica del titolo, sono autonomi e distinti. Il giudice può quindi porre fine a un'esecuzione infondata in qualsiasi momento, anche in pendenza del giudizio di merito sull'opposizione del debitore.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: come si iscrive?
Due debitori hanno opposto un decreto ingiuntivo per spese di esecuzione depositando gli atti nel fascicolo dell'esecuzione invece di iscrivere una nuova causa contenziosa. La Corte d'Appello ha dichiarato l'opposizione improcedibile. La Cassazione conferma la decisione, chiarendo che l'opposizione a decreto ingiuntivo deve sempre essere iscritta nel ruolo generale degli affari contenziosi, avviando un procedimento autonomo, anche se il decreto è stato emesso dal Giudice dell'Esecuzione. L'omissione di tale adempimento comporta l'improcedibilità dell'opposizione.
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Costi fittizi: la contabilità non basta a salvarli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9664/2024, ha stabilito che la contabilità formalmente regolare non è sufficiente a provare la deducibilità dei costi se l'Amministrazione Finanziaria contesta la loro esistenza con presunzioni gravi, precise e concordanti. Nel caso di specie, un'impresa immobiliare aveva dedotto ingenti costi fittizi per servizi di pulizia fatturati da una ditta individuale il cui titolare era anche dipendente della stessa impresa. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, che aveva ignorato gli indizi, ribadendo che in tali circostanze l'onere di provare l'effettività dell'operazione ricade sul contribuente.
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Operazioni inesistenti: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9599/2024, ha confermato un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. Se l'Agenzia delle Entrate fornisce indizi gravi, precisi e concordanti (come l'inadempienza fiscale dei fornitori e pagamenti incerti), l'onere di provare l'effettività delle operazioni si sposta sul contribuente. La sola esibizione di fatture e registrazioni contabili non è ritenuta prova sufficiente.
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Incompatibilità del giudice: la decisione della Cassazione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non sussiste l'incompatibilità del giudice che, dopo aver redatto la proposta di definizione accelerata di un ricorso ai sensi del nuovo art. 380-bis c.p.c., partecipa poi al collegio giudicante chiamato a decidere nel merito. La Corte ha chiarito che la proposta non costituisce un giudizio anticipato, ma uno strumento processuale che non crea una fase autonoma di giudizio, salvaguardando così i principi di efficienza e del giusto processo.
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Domanda riconvenzionale avvocato: la Cassazione decide
Un cliente si oppone al pagamento degli onorari e presenta una domanda riconvenzionale avvocato per malpractice. La Cassazione, di fronte alla complessa questione sull'ammissibilità di tale domanda nel rito speciale ex d.lgs. 150/2011, non decide ma rimette gli atti al Primo Presidente per una possibile assegnazione alla Sezione specializzata, vista la pendenza di un caso analogo.
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Responsabilità Direttore Lavori: La Cassazione decide
Una società costruttrice cita in giudizio il direttore dei lavori per gravi vizi di umidità in un immobile. La Corte d'Appello esclude la colpa del professionista a causa della forte ingerenza del committente. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione, afferma che la responsabilità del direttore dei lavori non viene meno. È suo dovere impartire le corrette direttive tecniche, vigilare sulla loro esecuzione e, in caso di disaccordo, persino sospendere i lavori. La scelta di un'adeguata impermeabilizzazione rientra pienamente nei suoi compiti professionali, e spetta a lui dimostrare di aver adempiuto diligentemente al proprio incarico. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità del notaio per mancata verifica
Un notaio è stato ritenuto responsabile per negligenza professionale per non aver adeguatamente indagato sull'atto di provenienza di un immobile, che si è rivelato trasferire quote consortili anziché la proprietà diretta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del notaio, confermando che la responsabilità del notaio include una verifica approfondita dei titoli, specialmente se ambigui, e l'obbligo di informare le parti dei rischi. La Corte ha ribadito che l'interpretazione contrattuale dei giudici di merito è un accertamento di fatto, raramente sindacabile in sede di legittimità.
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Operazioni inesistenti: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale per costi derivanti da operazioni inesistenti. La decisione si fonda sul principio che, qualora la sentenza di merito sia basata su più motivazioni autonome, il ricorrente ha l'onere di contestarle tutte. Avendo il contribuente criticato solo uno dei due pilastri della decisione precedente, l'appello è stato respinto per carenza di interesse, lasciando intatta la statuizione sull'inesistenza delle operazioni.
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Utili extracontabili: presunzione di distribuzione
La Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili di una S.r.l. L'accertamento è valido anche se l'imputazione del reddito al socio avviene in un anno d'imposta successivo a quello di produzione del maggior ricavo della società, qualora l'incasso effettivo avvenga in tale anno. Il socio non è riuscito a fornire la prova contraria per superare la presunzione.
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Indennità rischio radiologico: la prova per il personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9382/2024, ha chiarito i presupposti per il riconoscimento dell'indennità rischio radiologico al personale sanitario non appartenente ai reparti di radiologia. L'ordinanza stabilisce che non è sufficiente provare lo svolgimento abituale dell'attività in 'zona controllata', ma è necessario dimostrare un'esposizione al rischio effettiva, continua e non occasionale, analoga a quella dei tecnici di radiologia. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva respinto la domanda di una lavoratrice in assenza di prove concrete sul superamento delle soglie di rischio, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore.
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Indennità rischio radiologico: prova e presupposti
Una lavoratrice del settore sanitario, non inquadrata come tecnico di radiologia, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, a differenza del personale medico e tecnico di radiologia per cui il rischio è presunto per legge, gli altri lavoratori devono fornire la prova oggettiva di un'esposizione abituale, continua e non occasionale in una 'zona controllata', con un assorbimento di dosi radioattive superiore ai limiti normativamente stabiliti. L'onere della prova grava interamente sul lavoratore che richiede l'indennità.
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Indennità rischio radiologico: la prova del rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9383/2024, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore sanitario che richiedeva l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha ribadito la distinzione fondamentale tra il personale tecnico di radiologia, per cui il rischio è presunto in modo assoluto, e il restante personale. Quest'ultimo, per ottenere l'indennità, deve fornire la prova rigorosa di un'esposizione effettiva, abituale e non occasionale a radiazioni, dimostrando il superamento delle soglie di rischio normativamente previste. Il semplice svolgimento dell'attività in prossimità di una 'zona controllata' non è sufficiente.
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Accertamento Catastale: la motivazione è obbligatoria?
Una contribuente contesta un accertamento catastale per difetto di motivazione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul caso. La questione centrale, relativa all'obbligo di motivazione per gli atti che modificano i dati proposti dal cittadino con procedura DOCFA, è stata ritenuta di particolare importanza e già oggetto di un altro giudizio. La Corte attende quindi la pronuncia su quel caso per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Errore percettivo: quando la revoca è inammissibile
Un contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, lamentando un errore percettivo sulla natura di un atto fiscale e sul mancato riconoscimento di crediti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze del ricorrente configuravano un tentativo di ottenere un riesame nel merito, e non un vero errore percettivo, ribadendo la differenza tra errore di fatto ed errore di giudizio.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per costi indeducibili. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione del raddoppio dei termini per l'accertamento in presenza di reati tributari. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che, sebbene il raddoppio dei termini sia legittimo per IRES e IVA, non può essere applicato all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. La sentenza del giudice di secondo grado è stata quindi parzialmente cassata con rinvio.
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