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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Improcedibilità del ricorso per cassazione: l’omissione fatale
Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro una decisione tributaria, ma ha omesso di depositare l'atto nella cancelleria della Corte entro il termine tassativo di venti giorni dalla notifica. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze si è costituito presentando un controricorso, segnalando così l'esistenza del giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'omesso deposito del ricorso è un vizio insanabile che comporta l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'improcedibilità del ricorso, condannando il cittadino al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Mancato deposito: improcedibilità del ricorso per cassazione
Un contribuente ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, dopo aver notificato l'atto, ha omesso di depositarlo nella cancelleria della Corte entro il termine perentorio di venti giorni stabilito dalla legge. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze si è difeso presentando un controricorso e segnalando l'omissione. La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio la grave mancanza e ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, il contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Opposizione a precetto: il debitore perde in Cassazione
Un'impresa di costruzioni ha proposto opposizione a precetto contro una società creditrice per contestare un pagamento basato su cambiali asseritamente rinegoziate. Dopo il rigetto dell'opposizione in appello, il debitore ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una ricostruzione errata dei fatti e contestando la compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per richiedere un nuovo esame dei fatti già valutati nei gradi precedenti, né per contestare in modo generico la ripartizione delle spese processuali. Di conseguenza, il debitore perde la causa e viene condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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