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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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825 provvedimenti

Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Distanze legali: usucapione e onere della prova
Una società immobiliare, citata in giudizio per aver violato le distanze legali nella costruzione di un edificio e di altre opere, ha perso la causa perché non è riuscita a provare di aver acquisito per usucapione il diritto a mantenere tali opere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare con certezza la data di inizio del possesso ventennale necessario per l'usucapione grava interamente su chi invoca tale diritto. L'incertezza sulla data di completamento delle opere ha reso impossibile accogliere l'eccezione, portando alla condanna al risarcimento dei danni.
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Poteri commissario liquidatore e nomina dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il commissario liquidatore in una liquidazione coatta amministrativa non necessita di una specifica autorizzazione per nominare un avvocato e concludere un contratto d'opera professionale per difendere l'ente in giudizio. La sentenza chiarisce i limiti dei poteri del commissario liquidatore, equiparandoli a quelli del curatore fallimentare e affermando che l'obbligo di autorizzazione è previsto solo per atti specificamente indicati dalla legge. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità della domanda di indebito arricchimento se proposta per la prima volta in appello, in quanto considerata domanda nuova rispetto a quella di adempimento contrattuale.
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Termine opposizione decreto: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un'opposizione a un decreto di liquidazione per patrocinio a spese dello Stato, proposta dalla Procura della Repubblica. La Corte chiarisce che il termine opposizione decreto, in assenza di una formale comunicazione o notificazione, è quello lungo semestrale previsto dall'art. 327 c.p.c., e non quello breve di trenta giorni. Di conseguenza, ha confermato l'inammissibilità dell'opposizione perché presentata ben oltre tale scadenza.
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Firma mancante contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2558/2024, ha stabilito che un contratto preliminare può essere valido anche in caso di firma mancante di una delle parti sull'ultima pagina. La validità sussiste se le pagine precedenti, regolarmente sottoscritte, contengono gli elementi essenziali dell'accordo e se il consenso della parte inadempiente emerge da altri elementi, come il suo comportamento successivo alla stipula. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato la nullità del contratto con un approccio eccessivamente formalistico, senza valutare la reale volontà delle parti.
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Vendita su tipo di campione: onere della prova
Una società fornitrice di prodotti cosmetici è stata condannata per inadempimento contrattuale a causa di vizi della merce. In Cassazione, la società ha sostenuto che si trattasse di una vendita su tipo di campione, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La qualificazione del contratto come vendita comune o su campione è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi relativi al riesame dei fatti per via della regola della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado allineate sulla valutazione della responsabilità.
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Delibera supercondominio: senza tabella è valida?
Un condomino impugna una delibera supercondominio per errato calcolo dei quorum. I giudici di merito annullano la decisione per l'assenza di una tabella millesimale supercondominiale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2406/2024, cassa la sentenza, stabilendo che la mancanza della tabella non invalida automaticamente la delibera. Spetta al condomino che impugna l'atto dimostrare l'effettivo mancato raggiungimento dei quorum legali, che il giudice può verificare anche a posteriori.
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Donazione Indiretta Azienda: Cassazione chiarisce
In una disputa ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione affronta il tema della donazione indiretta di un'azienda. La Corte rigetta i ricorsi di entrambi, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione dell'azienda donata, ai fini della determinazione della quota di legittima, deve essere effettuata al momento dell'apertura della successione (data del decesso) e non alla data dell'atto di donazione. La sentenza conferma inoltre la validità delle prove indiziarie per accertare la natura di donazione di un trasferimento patrimoniale.
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Azione di riduzione: i limiti alla prova in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un figlio che aveva intentato un'azione di riduzione contro la sorella, lamentando la lesione della sua quota di legittima a causa di donazioni paterne. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'azione è inammissibile se l'erede non accetta l'eredità con beneficio d'inventario quando agisce contro non coeredi. Inoltre, ha sottolineato l'impossibilità per la Cassazione di riesaminare le prove, confermando l'inammissibilità di censure generiche e non adeguatamente provate.
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Donazione in conciliazione giudiziale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2360/2024, ha stabilito la nullità di una donazione immobiliare inserita in un verbale di conciliazione giudiziale. La Corte ha chiarito che, nonostante il verbale sia un atto pubblico, una donazione richiede requisiti di forma più stringenti, come la presenza di due testimoni, che non possono essere elusi. La decisione ha annullato l'accordo, invalidando la donazione fatta da una madre ai figli per mancanza della forma solenne prescritta dalla legge.
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Azione di riduzione: i motivi di inammissibilità
Una sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i motivi di inammissibilità di un ricorso in materia di successioni. Il caso riguardava un'azione di riduzione per lesione della quota di legittima promossa da un fratello contro i suoi germani. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi formali, sottolineando che non è possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito, né introdurre domande nuove. La decisione ribadisce il rigore necessario nella formulazione dei motivi di ricorso.
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Contratto con sé stesso: limiti del potere del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso relativo a un contratto con sé stesso. La vicenda nasce dalla vendita di un immobile che un rappresentante, munito di procura generale, ha effettuato a proprio favore. La Corte ha confermato la decisione d'appello, la quale aveva ritenuto che il giudice di primo grado avesse ecceduto i propri poteri (ultrapetizione) riqualificando la domanda di nullità per vizio del consenso in una domanda di annullamento per conflitto di interessi, non richiesta dalla parte. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per novità e genericità dei motivi.
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Trasporto abusivo: sanzione per supero portata licenza
Una società di costruzioni è stata sanzionata per trasporto abusivo dopo aver trasportato un carico di sabbia superiore alla 'portata' massima indicata nella sua licenza di trasporto. La società ha contestato la sanzione, sostenendo che si dovesse applicare la normativa sull'eccesso di massa del Codice della Strada. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la violazione dei limiti specifici della licenza, come la portata, costituisce un'infrazione autonoma e distinta ai sensi della L. 298/1974, non in concorrenza con le norme del Codice della Strada che tutelano beni giuridici differenti.
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Usucapione servitù di scarico: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione analizza un caso di usucapione servitù di scarico, annullando la decisione di merito. Si sottolinea che, per acquisire tale diritto, l'opera non deve essere abusiva e deve possedere il requisito dell'"apparenza", ovvero devono esistere opere visibili e permanenti che manifestino l'asservimento del fondo. La mancanza di prove su questi due punti cruciali ha portato al rinvio del caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Accettazione Conto Finale: il silenzio vale assenso?
Una società di costruzioni ottiene decreti ingiuntivi contro i committenti per il saldo di un appalto. I committenti si oppongono, sostenendo che il prezzo fosse fisso. Il Tribunale, riformando la decisione di primo grado, stabilisce che i committenti hanno implicitamente approvato il conto finale, comprensivo di lavori extra, non sollevando contestazioni al momento della consegna delle opere al Comune. La Cassazione conferma questa linea, chiarendo che la conoscenza del consuntivo, unita all'assenza di riserve, integra una valida accettazione del conto finale, rendendo dovuto il pagamento.
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Vincolo ferroviario: quando il ricorso è inammissibile
In un caso di divisione giudiziale, la Cassazione ha esaminato un ricorso basato sulla presunta errata valutazione di un immobile a causa di un vincolo ferroviario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché l'appellante non ha specificato in modo dettagliato come tale vincolo incidesse concretamente sull'edificabilità e sul valore del bene, violando il principio di specificità del ricorso.
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Riconoscimento usucapione: il valore della scrittura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1760/2024, ha chiarito la natura e il valore probatorio di una scrittura privata nel contesto di una causa per il riconoscimento usucapione. La Corte ha stabilito che un accordo in cui una parte riconosce il possesso ventennale altrui non costituisce il titolo d'acquisto, ma una dichiarazione di scienza con forte valore probatorio. Ha inoltre confermato che l'azione di usucapione va proposta solo contro chi risulta proprietario al momento della domanda, escludendo la necessità di un litisconsorzio verso altri soggetti firmatari del precedente accordo.
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Liquidazione spese legali: il compenso non può essere simbolico
Una condomina, pur vincendo la causa contro il condominio per l'annullamento di una delibera, si vedeva liquidare spese legali irrisorie. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso su questo punto, stabilendo che la liquidazione delle spese legali non può scendere a un livello meramente simbolico, in quanto ciò violerebbe il decoro della professione forense. La Corte ha cassato la sentenza e rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e più equa determinazione del compenso.
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Rimborso costruzione coniuge: la prova è a carico tuo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1709/2024, ha stabilito che il coniuge che contribuisce a costruire un immobile sul terreno di proprietà esclusiva dell'altro non acquista la comproprietà del bene. Per ottenere il rimborso costruzione coniuge, deve dimostrare con prove concrete di aver fornito il proprio sostegno economico. Il principio di accessione prevale sulla comunione legale, e non esiste alcuna presunzione che i fondi utilizzati provenissero dalla comunione. La domanda della ricorrente è stata respinta per mancanza di prove.
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Spese personali condominio: chi paga i costi extra?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'addebito di spese personali in condominio a carico esclusivo dei singoli condomini che le hanno generate. Il caso riguardava costi extra sostenuti dall'amministratore per rispondere a specifiche e personali richieste di chiarimento di due condomini. La Corte ha confermato che, qualora un'attività vada oltre l'ordinaria gestione e sia svolta nell'interesse esclusivo di alcuni, i relativi costi non devono gravare su tutta la collettività condominiale, ma solo sui richiedenti.
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Distanze tra costruzioni: quando si applica l’art. 907
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia verteva su un muro e una terrazza realizzati a distanza inferiore a quella legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito l'inapplicabilità di deroghe in assenza di costruzioni in aderenza.
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