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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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254 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Premio di rendimento: quando spetta al dipendente?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di un dipendente a percepire il premio di rendimento non deriva dalla semplice previsione di una spesa nel bilancio aziendale, ma è strettamente subordinato al raggiungimento di obiettivi specifici e prefissati dal datore di lavoro, come previsto dai contratti collettivi. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il bonus a un dipendente di un istituto di credito nonostante il mancato raggiungimento degli utili prefissati per gli anni in questione, sottolineando l'errata interpretazione delle norme contrattuali.
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Premio di rendimento: spetta se mancano gli obiettivi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al premio di rendimento non deriva dalla sola previsione di una spesa in bilancio, ma è subordinato al raggiungimento di obiettivi specifici prefissati dall'azienda. Accogliendo il ricorso di un istituto di credito, la Suprema Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il bonus a una dipendente nonostante il mancato raggiungimento dei risultati economici richiesti, sottolineando la natura discrezionale dell'istituzione del premio da parte del datore di lavoro, come previsto dal contratto collettivo nazionale.
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Remunerazione medici specializzandi: no a risarcimento
Un gruppo di medici ha citato in giudizio diversi ministeri e università per ottenere una maggiore remunerazione durante la specializzazione, sostenendo l'esistenza di un rapporto di lavoro e chiedendo un risarcimento per la tardiva attuazione delle direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che il rapporto è di formazione speciale e non di lavoro. Di conseguenza, ha respinto le richieste relative alla remunerazione medici specializzandi, agli adeguamenti economici e alla richiesta di rinvio alla Corte di Giustizia Europea, basandosi su una giurisprudenza consolidata.
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Obbligo di repêchage: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2739/2024, ha accolto il ricorso di una lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito dell'automazione delle sue mansioni di centralinista. La Corte ha ribadito che l'obbligo di repêchage impone al datore di lavoro l'onere esclusivo di provare l'impossibilità di ricollocare il dipendente, anche in mansioni inferiori, senza che sul lavoratore gravi alcun onere di indicare possibili posti alternativi. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Compenso medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni medici riguardo al compenso medici specializzandi per i corsi frequentati tra il 1999 e il 2006. La Corte ha stabilito che la normativa più favorevole, introdotta dal D.Lgs. 368/1999, si applica solo dall'anno accademico 2006/2007, confermando che la precedente borsa di studio (D.Lgs. 257/1991) costituiva un'adeguata attuazione delle direttive UE per quel periodo.
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Prescrizione crediti di lavoro: la stabilità non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione crediti di lavoro non decorre durante il rapporto di lavoro, anche dopo le riforme del 2012 e 2015. La Corte ha ritenuto che il livello di stabilità del posto di lavoro non è sufficiente a eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato per aver fatto valere i propri diritti, giustificando la sospensione del termine prescrizionale fino alla cessazione del rapporto.
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Prescrizione lavoro: Cassazione conferma la sospensione
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che riconosceva ad alcuni ex dipendenti il diritto a scatti di anzianità maturati anche durante l'apprendistato. In Cassazione, la società ha rinunciato ai motivi principali, contestando solo l'applicabilità della prescrizione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando un principio fondamentale sulla prescrizione lavoro: le riforme del 2012 e 2015, riducendo la stabilità del posto di lavoro, giustificano la sospensione dei termini di prescrizione per i crediti retributivi durante il rapporto, a causa del timore di ritorsioni del dipendente.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione conferma
La Cassazione ha confermato che la prescrizione dei contributi INPS rimane di cinque anni anche se la cartella di pagamento non viene impugnata. L'ente di riscossione aveva sostenuto l'applicazione del termine decennale, ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contesta il principio consolidato secondo cui solo una sentenza passata in giudicato può estendere la prescrizione a dieci anni.
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Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. La Corte ha ribadito che le casse non hanno il potere di imporre prelievi di natura patrimoniale, una facoltà riservata esclusivamente alla legge. Di conseguenza, il ricorso della cassa è stato dichiarato inammissibile e il pensionato ha diritto alla restituzione delle somme trattenute, con un termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza che aveva imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo l'illegittimità della trattenuta e condannando la cassa per abuso del processo, poiché il ricorso era contrario a una giurisprudenza consolidata.
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Contributo di solidarietà: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che lo condannava a restituire il contributo di solidarietà prelevato dalla pensione di un professionista. La Corte ha ribadito la consolidata giurisprudenza sull'illegittimità di tale prelievo e ha sanzionato l'ente per abuso del processo, avendo insistito su questioni già ampiamente decise.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privatizzata sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legale che non può essere costituita da una delibera interna dell'ente. L'appello della cassa è stato dichiarato inammissibile e, per la restituzione delle somme, è stato confermato il termine di prescrizione ordinario di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro un suo pensionato, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato sulla pensione. La Corte ha ribadito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, richiede una base legale specifica che non può essere introdotta autonomamente dalla cassa. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per le azioni di restituzione.
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Trasferimento d’azienda: retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che si erano opposti alla cessazione di un emolumento retributivo, definito "superminimo non assorbibile", a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione, si applica il contratto collettivo dell'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. La tutela prevista dalla normativa, anche europea, mira a evitare un peggioramento delle condizioni lavorative al momento del trasferimento, ma non impedisce successive modifiche derivanti dall'applicazione di nuovi accordi collettivi.
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Trasferimento d’azienda: la retribuzione è salva?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34555/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda, la tutela della retribuzione dei lavoratori non è assoluta e illimitata nel tempo. I trattamenti migliorativi, come un superminimo, derivanti da un accordo collettivo del cedente possono essere legittimamente eliminati a seguito della disdetta di tale accordo, senza violare l'art. 2112 c.c. o le direttive UE, a condizione che le condizioni non vengano peggiorate al momento esatto del trasferimento.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. Secondo la Corte, tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale, non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente ma richiede una legge specifica, in base al principio della riserva di legge. Di conseguenza, il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34212/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto con un semplice regolamento interno ma richiede una specifica norma di legge, in ossequio al principio della riserva di legge. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale a tutela dei pensionati.
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Pro rata pensionistico: Cassazione conferma i principi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che riconosceva a un professionista il diritto alla riliquidazione della pensione. Il caso verteva sull'applicazione del principio del pro rata pensionistico a una pensione di vecchiaia anticipata con decorrenza 2005. La Corte ha confermato che le modifiche peggiorative introdotte dall'ente non possono applicarsi retroattivamente e che il diritto alla riliquidazione si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri iscritti. La Corte ha ribadito che un tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto da un regolamento interno ma richiede una legge dello Stato, in base al principio della riserva di legge. È stato inoltre confermato che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni.
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