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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

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209 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Titolo esecutivo: limiti dell’opposizione
Gli eredi di un occupante abusivo hanno impugnato il precetto di rilascio di un immobile emesso da un Comune, sostenendo che il bene fosse diverso da quello indicato nel titolo esecutivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di opposizione all'esecuzione non è possibile rimettere in discussione l'accertamento di merito contenuto nel titolo esecutivo giudiziale. Le doglianze dei ricorrenti sono state giudicate meramente fattuali e prive di specifici rilievi di diritto.
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Canoni di locazione: prova della liberazione dal debito
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento dei canoni di locazione arretrati a carico di una conduttrice, nonostante quest'ultima invocasse una scrittura privata sottoscritta dall'ex coniuge come atto liberatorio. I giudici di merito hanno interpretato tale accordo come una semplice garanzia fideiussoria e non come una sostituzione del debitore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che la valutazione delle prove e l'interpretazione dei contratti sono riservate al giudice di merito e non possono essere sindacate in sede di legittimità se adeguatamente motivate.
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Improcedibilità del ricorso per deposito tardivo
Una proprietaria di un'azienda agricola ha citato un ente pubblico per ottenere il risarcimento dei danni causati da piogge e dissesto idrogeologico, lamentando l'assenza di opere di contenimento. Dopo il rigetto della domanda in primo e secondo grado, la ricorrente si è rivolta alla Suprema Corte. La Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché il deposito telematico è avvenuto oltre il termine di venti giorni dalla notifica. La difesa ha tentato di giustificare il ritardo con presunti errori tecnici del sistema, ma non ha fornito prove documentali nel fascicolo telematico. Oltre all'improcedibilità, la Corte ha rilevato profili di inammissibilità legati al tentativo di riesaminare fatti già accertati nei gradi di merito.
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Retribuzione medici specializzandi: no a cause tardive
Un gruppo di medici, specializzatisi tra gli anni '80 e '90, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere la corretta retribuzione medici specializzandi, dovuta per la tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto si è estinto per prescrizione decennale, decorrente dal 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per abuso del processo, avendo intentato una causa basata su questioni già ampiamente consolidate in giurisprudenza.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1993 e il 2009, ha richiesto un adeguamento economico della propria borsa di studio, ritenendola non conforme alle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la migliore remunerazione per i medici specializzandi, introdotta da una normativa del 1999, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006-2007. La Corte ha escluso la possibilità di applicare retroattivamente tali benefici, confermando la legittimità del trattamento economico ricevuto dai ricorrenti.
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Usucapione fondo rustico: ricorso inammissibile
Un soggetto ha richiesto di essere dichiarato proprietario di un terreno agricolo per usucapione, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione principale risiede nella mancata dimostrazione del 'possesso' necessario per l'usucapione, poiché l'individuo aveva iniziato a occupare il fondo come semplice detentore, riconoscendo la proprietà altrui, senza mai provare un successivo mutamento della sua condizione in possessore. L'impugnazione è stata giudicata un tentativo non consentito di riesaminare le prove e i fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Interpretazione contratto e affitto d’azienda: i limiti
Una società, dopo aver concesso in affitto la propria azienda, si opponeva al pignoramento eseguito da un suo creditore presso la società affittuaria. La controversia verteva sulla clausola contrattuale che autorizzava l'affittuaria a pagare i debiti della concedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione contratto è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, se non per vizi specifici che non sono stati riscontrati nel caso di specie.
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Interpretazione contratto: Cassazione e limiti
Una società ricorre in Cassazione contestando l'interpretazione di un contratto di affitto d'azienda data dalla Corte d'Appello, in un caso di opposizione di terzo all'esecuzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata ai giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, a meno che non si dimostri una palese violazione dei canoni legali di ermeneutica o un vizio logico della motivazione.
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Procura speciale Cassazione: ricorso inammissibile
Una società si oppone a una multa per eccesso di velocità. Dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la procura conferita all'avvocato non era una procura speciale Cassazione, ma una generica rilasciata all'inizio della causa. Questo vizio formale ha impedito l'esame del merito della questione.
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