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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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864 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11534/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista contro un accertamento bancario. La Corte ha ribadito che i versamenti su conto corrente si presumono reddito, e spetta al contribuente fornire una prova contraria rigorosa e credibile. Dichiarazioni di terzi generiche e non riscontrabili non sono sufficienti. È stato inoltre confermato che la violazione del contraddittorio preventivo invalida l'atto solo se il contribuente dimostra, con una 'prova di resistenza', quali argomenti concreti avrebbe potuto far valere.
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Dichiarazione integrativa: termini notifica cartella
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11596/2025, ha stabilito che i termini di notifica di una cartella di pagamento, in seguito a una dichiarazione integrativa, si allungano solo per le imposte oggetto della modifica. Se l'Agenzia delle Entrate contesta un'imposta non variata nella dichiarazione integrativa, deve rispettare i termini di decadenza ordinari. Nel caso specifico, la cartella per l'IVA, non oggetto di integrazione, è stata annullata perché notificata tardivamente.
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Contributi consortili: onere della prova e beneficio
La Corte di Cassazione chiarisce la ripartizione dell'onere della prova in materia di contributi consortili. In presenza di un piano di classifica, spetta al contribuente dimostrare l'assenza di un beneficio specifico derivante dalle opere del consorzio, e non al consorzio provare l'esistenza del beneficio stesso. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente invertito tale onere, basandosi su una perizia di parte che attestava lo stato di abbandono delle opere, senza una specifica contestazione del piano di classifica.
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Abuso del diritto: quando la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunto abuso del diritto fiscale. Una compagnia di assicurazioni aveva dedotto minusvalenze da una vendita di titoli, immediatamente riacquistati da una società del gruppo. Sebbene la Corte confermi la natura elusiva dell'operazione, accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza di merito per omessa pronuncia su specifiche eccezioni del contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Accertamenti bancari: legittimi per tutti i contribuenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11830/2025, ha confermato che gli accertamenti bancari basati sui versamenti in conto corrente sono legittimi per tutti i contribuenti, non solo per imprenditori o professionisti. Nel caso specifico, un contribuente aveva ricevuto un avviso di accertamento per l'anno 2008 per un maggior reddito Irpef, desunto da indagini bancarie. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che i versamenti su un conto corrente costituiscono una presunzione legale di reddito. L'onere di provare che tali somme non sono imponibili spetta al contribuente, che nel caso di specie non è riuscito a fornire prove adeguate. È stata inoltre respinta la richiesta di estendere un giudicato favorevole relativo a un altro anno d'imposta.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
Un professionista perde in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamenti bancari. La Corte Suprema ribadisce che la presunzione legale di reddito per i versamenti non giustificati può essere vinta solo dal contribuente, il quale deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione, dimostrandone l'estraneità alla propria attività professionale.
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Accertamenti bancari: onere della prova del professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11933/2025, ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sia quello di un professionista in materia di accertamenti bancari. La Corte ha ribadito che per superare la presunzione legale che i versamenti in conto corrente costituiscano reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione. L'apprezzamento di tale prova da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Raddoppio termini accertamento: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11981/2025, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per capitali detenuti all'estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale si applica oggettivamente, a prescindere dall'uso da parte dell'Agenzia delle Entrate della presunzione legale specifica. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato agli eredi di un contribuente per redditi derivanti da somme depositate a San Marino. La Corte ha chiarito che la norma sul raddoppio termini accertamento è uno strumento procedurale volto a contrastare l'evasione fiscale legata ai paradisi fiscali, applicabile anche se l'Ufficio prova l'illecito tramite presunzioni semplici.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per investimenti detenuti in paradisi fiscali si applica anche se l'Agenzia delle Entrate non utilizza la presunzione legale specifica di evasione. La ratio della norma è fornire strumenti più efficaci per contrastare l'allocazione di capitali all'estero, indipendentemente dal metodo probatorio usato dall'Ufficio. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato decaduta l'Amministrazione finanziaria dal potere impositivo.
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Accertamento Fiscale: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di accertamento fiscale a carico di una società, analizzando vari rilievi su IRES, IRAP e IVA. La sentenza affronta temi cruciali come la presunzione di cessione per differenze inventariali, la deducibilità di ammortamenti, perdite su crediti, costi per omaggi e interessi passivi. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del contribuente che quello dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame su punti specifici, come la svalutazione dei crediti derivanti da mandati di vendita all'asta.
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Pro-rata di detraibilità: quando un’attività è occasionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12468/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente in tema di pro-rata di detraibilità IVA. I giudici hanno stabilito che, per escludere un'attività esente dal calcolo del pro-rata, il contribuente ha l'onere di provare la sua natura meramente occasionale e accessoria rispetto a quella principale. Nel caso specifico, il notevole volume d'affari generato dall'attività di intermediazione finanziaria rispetto a quella immobiliare ha smentito tale occasionalità, rendendo legittima l'applicazione del pro-rata da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Detrazione credito IVA: i termini per la correzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva tentato di recuperare un credito IVA sorto nel 2012 inserendolo direttamente nella dichiarazione del 2015. I giudici hanno confermato che la detrazione credito IVA doveva essere esercitata, al più tardi, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto era sorto. L'inserimento in una dichiarazione successiva, senza una preventiva dichiarazione integrativa, è stato ritenuto illegittimo.
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Accertamenti bancari: la prova del contribuente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, non imprenditore, sottoposto ad accertamenti bancari. La Corte ha confermato che la presunzione legale per cui i versamenti su conto corrente costituiscono reddito imponibile si applica a tutti i contribuenti, non solo a imprese o professionisti. Il contribuente non è riuscito a fornire prove adeguate e con data certa per dimostrare che le somme ricevute fossero restituzioni di prestiti o pagamenti non imponibili, rendendo legittimo l'avviso di accertamento dell'Amministrazione finanziaria.
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Notifica cartella esattoriale: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la nullità della notifica della cartella esattoriale presupposta, in quanto consegnata a un familiare presso un indirizzo errato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla regolarità della notifica è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La Corte ha sottolineato che i motivi di ricorso non possono mirare a una nuova valutazione delle prove, ma devono denunciare vizi di legge o di motivazione nei limiti stabiliti dal codice di procedura civile.
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Prescrizione crediti fiscali: 10 anni per IRPEF
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7408/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un pignoramento, chiarendo i termini di prescrizione dei crediti fiscali. La Corte ha confermato che per i tributi come l'IRPEF si applica la prescrizione ordinaria decennale, mentre per le sanzioni vige il termine più breve di cinque anni. La decisione sottolinea che la mancata impugnazione di una cartella esattoriale non trasforma automaticamente la prescrizione breve in decennale, effetto riservato solo a una sentenza passata in giudicato.
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Agevolazioni fiscali cooperative: quando si perdono?
Una società cooperativa si è vista negare le agevolazioni fiscali cooperative dall'Agenzia delle Entrate, che l'ha riqualificata come una normale società commerciale. La Corte di Cassazione ha confermato il potere dell'Amministrazione Finanziaria di disconoscere i benefici fiscali quando la forma cooperativa maschera una reale attività imprenditoriale a scopo di lucro. I ricorsi principali della società sono stati dichiarati inammissibili, mentre quelli incidentali dell'Agenzia sono stati accolti, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Ricorso inammissibile: i requisiti formali in appello
Una società ha impugnato una cartella di pagamento, ma il suo ricorso è stato giudicato tardivo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per motivi procedurali, tra cui il principio della 'doppia conforme' e la mancata specificità dei motivi di appello, sottolineando l'importanza del rispetto delle regole formali nel processo tributario.
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Onere della prova tributario: ricorso inammissibile
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU/ICI, sollevando questioni sulla legittimità della società di riscossione e sull'onere della prova tributario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi erano generici, non pertinenti alla ratio decidendi della sentenza impugnata e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
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Valore in dogana e royalties: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate per l'uso di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il titolare del marchio (licenziante) esercita un controllo sulla produzione e distribuzione. L'Agenzia delle Dogane aveva contestato a una società importatrice la mancata inclusione di tali corrispettivi. Dopo due sentenze favorevoli alla società, la Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado, ritenendo che il giudice non avesse adeguatamente valutato le clausole del contratto di licenza che indicavano un potere di controllo, elemento chiave per considerare il pagamento delle royalties una 'condizione di vendita' e quindi parte del valore in dogana.
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Valore in dogana: quando includere le royalties?
La Corte di Cassazione chiarisce che le royalties pagate a una casa madre per l'uso di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate. La decisione si fonda sul presupposto che tale pagamento costituisca una 'condizione di vendita', specialmente quando il licenziante esercita un controllo significativo sulla produzione e commercializzazione dei beni. La Corte ha cassato la sentenza precedente che escludeva tali corrispettivi, sottolineando anche la responsabilità solidale dello spedizioniere doganale per l'errata dichiarazione.
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