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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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233 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Tossinfezione a scuola: legittima la risoluzione del contratto
Un'azienda di ristorazione subisce la risoluzione di un contratto di appalto con un Comune dopo un episodio di tossinfezione alimentare in una scuola. L'azienda contesta la decisione, ma la Corte di Cassazione la conferma. La sentenza stabilisce che, per giustificare la risoluzione del contratto per tossinfezione alimentare, è sufficiente applicare il principio del 'più probabile che non'. Non è necessaria la certezza assoluta che il cibo fornito sia la causa del malessere, ma basta una probabilità logica basata sugli indizi raccolti, come le analisi sui campioni di cibo che hanno rivelato un'alta carica batterica. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'azienda, confermando la legittimità dell'operato del Comune.
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Agevolazioni fiscali ristrutturazione: No al bonus se non compri il 100%
Un'impresa di costruzioni acquista oltre il 75% di un fabbricato, con l'intenzione di ristrutturarlo completamente. Successivamente, chiede il rimborso delle imposte di registro, invocando le agevolazioni fiscali ristrutturazione previste per chi acquista 'interi fabbricati'. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave: il beneficio fiscale si applica solo se l'impresa acquista la totalità (100%) dell'immobile. L'aggettivo 'intero' si riferisce all'oggetto del contratto di acquisto, non all'entità dei successivi lavori di riqualificazione. Di conseguenza, l'acquisto parziale, anche se di ampia maggioranza, esclude l'accesso al regime fiscale di favore.
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CTU Esplorativa: Garanti perdono contro la Banca per accuse generiche
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni fideiussori contro una banca, confermando la decisione dei giudici di merito di non ammettere una perizia tecnica (CTU) sul conto corrente. La richiesta è stata giudicata inammissibile perché configurava una 'CTU esplorativa', mirata a cercare prove non fornite dai ricorrenti. I fideiussori avevano contestato il debito in modo generico, senza indicare specifiche poste illegittime. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la CTU non può sostituire l'onere della parte di provare i fatti a sostegno della propria domanda. Di conseguenza, i fideiussori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento del debito e delle spese legali.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: l’errore che costa caro
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento IMU per un terreno edificabile ereditato. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, invece di contestare le motivazioni giuridiche della sentenza d'appello, ha continuato a criticare l'avviso di accertamento originale. La Cassazione ha stabilito un importante principio: l'appello deve attaccare la 'ratio decidendi' (il ragionamento giuridico) della sentenza impugnata, non l'atto che ha dato origine alla causa. Di conseguenza, ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando la contribuente al pagamento delle spese.
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Decadenza Accertamento ICI: Eredità Tassata Dopo 6 Anni
Una contribuente riceve un avviso di accertamento per l'ICI del 2009 su un terreno ereditato. L'atto viene notificato a dicembre 2015. La contribuente si oppone, sostenendo che il potere del Comune fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha chiarito il calcolo della decadenza accertamento ICI in caso di omessa dichiarazione. Il termine di cinque anni non parte dall'anno dell'imposta (2009), ma dall'anno in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (2010). Di conseguenza, il Comune aveva tempo fino al 31 dicembre 2015 per notificare l'atto. L'accertamento è quindi legittimo e la Corte ha respinto il ricorso della contribuente, che ha perso la causa.
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Decadenza accertamento tributario: tassa su eredità valida dopo anni
Una contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento ICI per il 2008 su un terreno ereditato, contestandone la validità per superamento dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la decadenza accertamento tributario non si era verificata. I giudici hanno chiarito che, in caso di omessa dichiarazione, il termine di cinque anni per l'accertamento non parte dall'anno d'imposta, ma dalla fine dell'anno in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. La Corte ha anche dichiarato inammissibile la richiesta di rimborso per annualità precedenti, poiché gli atti impositivi non erano stati impugnati a suo tempo ed erano diventati definitivi.
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Inammissibilità dell’azione revocatoria ordinaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in liquidazione contro una sentenza che confermava l'azione revocatoria ordinaria su un trasferimento di ramo d'azienda. La Corte ha rilevato che il ricorso tentava di riesaminare i fatti, precluso in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia conforme di merito.
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Maturazione della provvigione: il preliminare batte l’incasso
Una collaboratrice di un'agenzia immobiliare chiedeva il pagamento di provvigioni per attività di marketing. L'Agenzia sosteneva che il diritto al compenso nascesse solo con l'effettivo incasso, mentre la collaboratrice lo legava alla stipula del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio chiave sulla maturazione della provvigione. Anche per le attività di marketing connesse alla mediazione, il diritto al compenso sorge al momento della conclusione di un vincolo giuridico, come il preliminare, e non al pagamento finale. L'Agenzia ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Vendita a corpo e riduzione del prezzo: casa più piccola, sconto dovuto
Un acquirente firma un preliminare per un immobile con una certa superficie. Successivamente scopre che la misura reale è inferiore di oltre un ventesimo rispetto a quella dichiarata. L'acquirente chiede quindi una diminuzione del corrispettivo. La venditrice si oppone, sostenendo che nella vendita a corpo la misura non è rilevante. La Corte di Cassazione dà ragione all'acquirente. Stabilisce che nella vendita a corpo e riduzione del prezzo, quest'ultima è un diritto automatico se la differenza di superficie è significativa. Tale diritto può essere escluso solo da una clausola contrattuale specifica e inequivocabile, assente in questo caso. La venditrice perde la causa e deve accettare la riduzione del prezzo.
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Risoluzione contratto preliminare: vende il terreno ad altri, perde
Una società promette di vendere un immobile da costruire, subordinando il contratto all'ottenimento del permesso di costruire entro una data. Il contratto permette all'acquirente di prorogare unilateralmente tale termine. L'acquirente esercita questo diritto, ma la società venditrice ignora la proroga, non costruisce e vende il terreno a un terzo. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione contratto preliminare per grave inadempimento del venditore. Quest'ultimo è condannato al risarcimento perché la proroga era legittima e la successiva vendita del terreno ha costituito una chiara violazione degli obblighi contrattuali.
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Responsabilità gestore servizio idrico: Appalto non salva da multe
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a un'azienda che gestisce il servizio idrico per scarico di acque reflue non autorizzato. L'azienda aveva tentato di attribuire la colpa a una ditta appaltatrice, sostenendo che fosse quest'ultima a dover gestire l'impianto. I giudici hanno stabilito che la responsabilità del gestore del servizio idrico non viene meno con un semplice contratto di appalto. Se il gestore mantiene poteri di controllo e ingerenza, e non trasferisce formalmente e sostanzialmente tutti i poteri decisionali, rimane l'unico responsabile per la richiesta di autorizzazioni e per gli illeciti commessi. La conoscenza del problema e l'inerzia nel risolverlo hanno consolidato la sua colpa.
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Errore Revocatorio: Vince la Causa Procedurale ma Paga le Spese
La Cassazione ha annullato una sua precedente decisione a causa di un grave errore revocatorio: la mancata comunicazione della data d'udienza a uno degli avvocati. Questo vizio ha violato il diritto di difesa. Tuttavia, una volta sanato l'errore e riesaminato il caso, la Corte ha dichiarato il ricorso originale comunque inammissibile per altre ragioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente ha ottenuto una vittoria puramente procedurale, ma ha perso la causa nel merito, venendo condannato al pagamento di tutte le spese legali e a sanzioni per abuso del processo. Una dimostrazione che un vizio di forma non garantisce il successo finale.
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Conoscenza stato di insolvenza: creditore vince causa ma perde i soldi
Una società creditrice riceve un pagamento da un'azienda che poco dopo fallisce. Il curatore fallimentare agisce per riavere la somma, sostenendo che il creditore fosse a conoscenza della crisi. La questione centrale è come dimostrare la conoscenza stato di insolvenza. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave: la prova non deriva solo da dati astratti come i bilanci pubblici, ma soprattutto da elementi concreti. In questo caso, sono state decisive le ammissioni di difficoltà economica fatte dalla stessa società debitrice in una precedente causa contro il creditore. L'appello del creditore è stato respinto, con l'obbligo di restituire il denaro e pagare le spese legali.
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Annullamento contratto per dolo: compra il terreno sbagliato ma perde
Un acquirente chiede l'annullamento del contratto per dolo, sostenendo di essere stato ingannato. Affermava di aver visionato un terreno ampio e adatto a costruire, ma di averne ricevuto uno diverso, più piccolo e gravato da servitù. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che non c'era prova dell'inganno da parte dei venditori. Inoltre, l'acquirente non ha usato l'ordinaria diligenza: avrebbe potuto facilmente scoprire le reali caratteristiche del terreno e la presenza di servitù consultando le mappe catastali e i documenti allegati al rogito. L'errore, quindi, è stato attribuito alla sua negligenza e non a un raggiro, rendendo il contratto valido.
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Revocatoria Trust Familiare: Protezione Fallita, Vince la Banca
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della revocatoria di due trust familiari. Alcuni debitori avevano trasferito i loro immobili in due trust per soddisfare esigenze familiari. Una società creditrice, il cui credito era sorto prima della costituzione dei trust, ha agito in giudizio. I giudici hanno stabilito che la costituzione di un trust familiare è un atto a titolo gratuito che, sottraendo beni alla garanzia del creditore, ne pregiudica i diritti. Di conseguenza, l'azione di revocatoria del trust familiare è stata accolta, rendendo gli atti di trasferimento inefficaci nei confronti della creditrice, che ora può pignorare gli immobili come se fossero ancora nel patrimonio dei debitori.
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Rettifica Rendita Catastale: Fisco Perde se Ignora l’Erosione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore di alcuni contribuenti contro l'Agenzia delle Entrate. I proprietari di un immobile avevano presentato una variazione catastale, ma l'Agenzia aveva più che raddoppiato la rendita proposta. I giudici hanno ritenuto illegittima la rettifica della rendita catastale perché l'avviso di accertamento era privo di una motivazione adeguata. L'Agenzia non aveva giustificato l'aumento e aveva ignorato elementi cruciali, come il degrado dell'immobile e l'erosione della costa che ne diminuivano il valore. L'appello dell'Agenzia è stato quindi respinto, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Demansionamento a portiere: ricorso perso per un vizio di forma
Un lavoratore di un'azienda di trasporti, a seguito di un giudizio di inidoneità parziale, veniva adibito a mansioni di portierato e guardiania. Ritenendo tale cambio un illecito demansionamento, ha fatto causa all'azienda. Dopo aver perso sia in primo grado che in appello, il lavoratore ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, applicando il principio della 'doppia conforme'. Poiché le due sentenze precedenti erano identiche nelle motivazioni sui fatti, il ricorso non poteva essere esaminato. Il lavoratore ha quindi perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Arricchimento senza causa: Ente vince, subappaltatore non pagato
Un'azienda subappaltatrice, non pagata dall'appaltatore principale poi fallito, ha citato in giudizio la stazione appaltante pubblica. L'azienda chiedeva un indennizzo per arricchimento senza causa, sostenendo che l'ente si fosse ingiustamente arricchito utilizzando le sue forniture senza pagarle. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che l'azione di arricchimento senza causa non è applicabile perché l'ente pubblico ha ottenuto i materiali in virtù di un contratto oneroso con l'appaltatore principale. L'arricchimento non era quindi 'senza causa', ma derivava da un rapporto contrattuale preesistente. Il subappaltatore può rivalersi solo sull'appaltatore fallito.
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Compenso Intramoenia: Negato se l’attività è in orario di lavoro
Una dipendente amministrativa di un'azienda sanitaria chiedeva il riconoscimento di una quota del fatturato derivante dall'attività privata dei medici (intramoenia), per aver svolto mansioni di supporto. La sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiaro: il diritto a uno specifico compenso per attività intramoenia spetta solo al personale che collabora al di fuori del proprio ordinario orario di servizio. Poiché la lavoratrice svolgeva le sue mansioni durante il normale orario di lavoro, non aveva diritto alla quota percentuale richiesta. L'esito finale è la sconfitta della lavoratrice, che deve anche pagare le spese legali.
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Insidia stradale: la conoscenza del pericolo non salva il custode
Un'automobilista subisce danni a causa di due tombini sporgenti su una strada dove un'azienda stava eseguendo lavori. L'azienda si difende sostenendo che la donna, abitando lì, conosceva il pericolo e che ciò costituisse un 'caso fortuito'. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la semplice conoscenza dello stato dei luoghi non è sufficiente a escludere la responsabilità del custode per insidia stradale. La condotta della vittima deve essere analizzata concretamente per provare un'eventuale imprudenza. L'azienda è stata quindi condannata a risarcire i danni.
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