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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1130 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Ricorso inammissibile: onere della prova in appello
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un avviso di addebito per contributi. Decisiva la mancata trascrizione dell'atto d'appello che contestava l'abitualità del lavoro. La corte sottolinea l'importanza di una corretta formulazione dei motivi di ricorso per evitare una declaratoria di inammissibilità.
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Specificità motivi appello: la guida completa
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza d'appello che aveva già sancito l'inammissibilità del gravame per difetto di specificità dei motivi. La Corte ribadisce che, per contestare tale vizio, è necessario riportare nel ricorso per cassazione i motivi d'appello originari per dimostrarne la presunta specificità, pena una nuova declaratoria di inammissibilità.
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Valutazione delle prove: inammissibile ricorso Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava simulata una cessione di quote, lamentando un'errata valutazione delle prove e l'omesso esame di un pagamento. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'.
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Azione revocatoria: la prova della malafede basta
Il curatore fallimentare ha esercitato un'azione revocatoria contro la cessione di un ramo d'azienda. L'azione è stata estesa agli acquirenti successivi degli immobili compresi nel ramo. La Corte di Cassazione ha confermato che, per rendere inefficace l'acquisto dei subacquirenti, è sufficiente che il curatore provi la loro malafede (la consapevolezza delle difficoltà finanziarie del venditore originario), senza dover dimostrare tutti i presupposti di un'autonoma azione revocatoria ordinaria nei loro confronti.
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Interruzione prescrizione: quando una lettera non basta
Una società agricola si è vista negare un contributo pubblico a causa della prescrizione decennale del diritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso della società, chiarendo che le semplici comunicazioni o richieste di riesame inviate all'ente pubblico non sono sufficienti a determinare l'interruzione della prescrizione. È necessario un atto formale di costituzione in mora che manifesti in modo inequivocabile la volontà di ottenere il pagamento.
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Omessa pronuncia e buoni pasto: la Cassazione decide
Una lavoratrice, il cui rapporto di collaborazione era stato riconosciuto come subordinato, si è vista negare la richiesta di buoni pasto. La Corte di Cassazione, in un primo momento, aveva annullato la decisione di merito, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione. Quest'ultima, però, ha ignorato completamente la questione, commettendo un errore di omessa pronuncia. Con una nuova ordinanza, la Suprema Corte ha cassato anche questa seconda sentenza, ribadendo che il giudice del rinvio è strettamente vincolato ai principi di diritto da essa stabiliti.
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Omessa pronuncia sui buoni pasto: la Cassazione decide
Un lavoratore, dopo aver ottenuto il riconoscimento del suo rapporto di lavoro come subordinato, si è visto negare una decisione sul diritto ai buoni pasto. La Corte di Cassazione ha censurato la Corte d'Appello per omessa pronuncia, stabilendo che il giudice del rinvio è vincolato a decidere su tutti i punti indicati dalla Suprema Corte, inclusi i diritti accessori come i buoni pasto.
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Responsabilità professionale avvocato: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un legale per responsabilità professionale avvocato. Il professionista, a causa di un grave errore procedurale che ha portato alla prescrizione del diritto del suo assistito, è stato ritenuto responsabile del danno, quantificato nella perdita della probabile vittoria in giudizio. La Corte ha chiarito che l'insolvenza del debitore non esclude il nesso di causalità tra la negligenza dell'avvocato e il danno subito dal cliente, rigettando integralmente il ricorso del legale.
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Simulazione contratto: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente contro una sentenza che dichiarava la simulazione del contratto di compravendita immobiliare. Il caso riguardava un immobile promesso in vendita a due soggetti e successivamente venduto a un terzo (legato alla società venditrice) per aggirare il contratto preliminare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, basata su plurimi indizi gravi, precisi e concordanti, ribadendo l'inammissibilità del ricorso in presenza di una "doppia conforme" e chiarendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la condanna dei promittenti venditori a restituire il doppio della caparra alla società promissaria acquirente, a causa del loro grave inadempimento del contratto preliminare. La controversia nasce dalla mancata fornitura di documentazione essenziale (certificazioni energetiche, di bonifica, urbanistiche) e dal rifiuto di sottoscrivere i progetti necessari per l'edificazione, oltre che di rinegoziare il prezzo dopo una variazione urbanistica sfavorevole. La Corte ha ritenuto legittimo il recesso della società acquirente e ha rigettato tutti i motivi di ricorso dei venditori, inclusi quelli di natura procedurale.
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Interpretazione accordo: la Cassazione decide
Un'analisi della Cassazione sull'interpretazione di un accordo transattivo. La Corte dichiara inammissibile il ricorso di una compagnia assicurativa, confermando che una clausola sulla disdetta del portafoglio clienti era un obbligo giuridico e non una mera dichiarazione d'intenti. La valutazione dei giudici di merito non è sindacabile se logica e rispettosa dei canoni legali.
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Responsabilità sanitaria: la domanda del paziente
Un paziente fa causa a una struttura sanitaria per i danni subiti a seguito di una caduta dal letto. Sebbene la richiesta iniziale si concentrasse sull'assenza di sbarre di protezione, in corso di causa emerge una seconda negligenza: un ritardo di 24 ore nella diagnosi di una frattura, che ne ha aggravato le conseguenze. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17167/2025, ha confermato la condanna dell'ospedale, stabilendo che la domanda risarcitoria iniziale del paziente doveva essere interpretata in senso ampio, includendo non solo la caduta ma anche tutte le conseguenze dannose derivanti dalla gestione sanitaria dell'evento, compresa la diagnosi tardiva. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse interpretato correttamente la domanda del paziente, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Qualitas soli: Cassazione su terreni e usi civici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un privato cittadino in una controversia decennale contro un Comune, confermando la natura demaniale di alcuni terreni. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, in particolare per l'applicazione della regola della "doppia conforme" e per la mancata specificità delle censure. La Corte ha ribadito che la valutazione della qualitas soli, basata su consulenze tecniche che hanno distinto i terreni in questione da altre proprietà private, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Concorrenza sleale: vendita di prodotti non conformi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda condannata per concorrenza sleale. L'azienda importava e vendeva viteria dichiarandola conforme a una specifica norma tecnica (ISO 898-1:2009) senza che i prodotti possedessero effettivamente le caratteristiche richieste, in particolare una percentuale minima di martensite. La Corte ha ritenuto che il ricorso non avesse efficacemente contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza d'appello, consolidando così la condanna al risarcimento danni per sviamento di clientela.
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Interposizione fittizia e valore della prova penale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta interposizione fittizia di manodopera. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che avevano correttamente valutato l'insieme delle prove, inclusa l'archiviazione di un procedimento penale parallelo. La sentenza chiarisce che, sebbene non vincolante, l'esito del giudizio penale può essere legittimamente considerato come un indizio nel processo tributario, confermando l'autonomia del contratto di appalto della società contribuente.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Indennità di occupazione: quando è dovuta?
Un ex marito, che utilizzava in via esclusiva un appartamento cointestato all'estero, ha fatto ricorso in Cassazione dopo essere stato condannato a versare un'indennità di occupazione all'ex moglie. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Ha inoltre confermato che l'indennità è dovuta dal momento in cui l'altro comproprietario manifesta la volontà di utilizzare il bene, e ha ribadito l'inammissibilità dei motivi di ricorso che mirano a un riesame del merito della causa.
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Eccesso di mandato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante un presunto eccesso di mandato nella vendita di un immobile. La decisione si fonda sulla genericità e astrattezza dei motivi di appello, che non avevano specificamente contestato la decisione di primo grado, e sull'inammissibilità di sollevare nuove questioni in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza di una corretta formulazione degli atti processuali.
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Credito IVA: detrazione anche con dichiarazione omessa
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda ha diritto alla detrazione di un credito IVA anche in caso di dichiarazione omessa o tardiva. La sentenza sottolinea che la prova dei requisiti sostanziali del credito prevale sulla formalità della dichiarazione, a condizione che il diritto alla detrazione sia esercitato entro i termini di legge. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato il credito basandosi sul mancato adempimento formale, ma il suo ricorso è stato respinto in quanto i giudici hanno ritenuto che l'esistenza effettiva del credito fosse stata implicitamente accertata nei precedenti gradi di giudizio.
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Società cancellata: notifica fiscale valida 5 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento fiscale a una società cancellata dal registro delle imprese è legittima se avviene entro cinque anni dalla cancellazione. In questo caso, un ex socio e liquidatore ha impugnato un accertamento IVA notificato dopo la cancellazione della società. La Corte ha rigettato il ricorso, applicando l'art. 28 del d.lgs. 175/2014, che introduce una 'finzione giuridica' di sopravvivenza della società ai soli fini fiscali, confermando che l'ex liquidatore mantiene la rappresentanza legale per ricevere gli atti e difendersi in giudizio.
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