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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1296 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Accordo verbale: i costi extra non sono dovuti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore che richiedeva il pagamento di costi extra per trasporto e installazione non esplicitamente inclusi in un accordo verbale. La Corte ha stabilito che i preventivi non firmati dalla controparte sono documenti unilaterali e non costituiscono prova di un'intesa su tali spese aggiuntive. La decisione si fonda sul principio che, in assenza di un contratto scritto, le pattuizioni devono essere provate da chi le rivendica, e la condotta delle parti può essere determinante per l'interpretazione del contratto.
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Indennità di preavviso agenti: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12860/2024, ha affrontato il caso di un'agente di commercio licenziata per un presunto storno di clienti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sull'insussistenza della giusta causa, ma ha accolto il ricorso dell'agente riguardo al calcolo dell'indennità di preavviso. È stato stabilito che tale indennità deve essere calcolata su una base diversa rispetto a quella di fine rapporto (ex art. 1751 c.c.), correggendo così un errore della Corte d'Appello e rinviando per la corretta quantificazione.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la doppia conforme
L'appello di una società immobiliare contro una società fornitrice è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. La Corte ha applicato la regola della "doppia conforme", sottolineando che il ricorso mancava di specificità e non dimostrava ragioni di fatto diverse tra le due sentenze di merito. Il caso riguardava una controversia sul pagamento di una fornitura, in cui un presunto accordo transattivo non era stato provato per iscritto. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti procedurali per evitare un ricorso inammissibile.
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Simulazione vendita: la procura pubblica prevale
Un proprietario impugna la vendita del suo immobile, effettuata dal suo inquilino tramite procura, sostenendo una simulazione vendita per frodarlo. La Cassazione respinge il ricorso, affermando la prevalenza della procura notarile sulla scrittura privata non registrata per tutelare la buona fede del terzo acquirente, escludendo sia la simulazione che il conflitto di interessi.
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Collaboratori fissi: quando scatta l’obbligo INPGI?
Una società editoriale ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento di contributi per tre giornalisti, ritenuti collaboratori fissi e non autonomi. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile a causa della "doppia conforme", ovvero la piena coincidenza tra la sentenza di primo grado e quella d'appello, ribadendo che non è possibile un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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Contratti di collaborazione: quando non c’è subordinazione
Una lavoratrice con plurimi contratti di collaborazione con un ente pubblico sanitario ha richiesto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. È stato ribadito che, nel pubblico impiego, la conversione del contratto è preclusa dalla legge e l'eventuale risarcimento del danno presuppone la prova rigorosa della subordinazione di fatto, che in questo caso non è stata fornita.
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Revoca contributo pubblico: l’onere della prova
Un'imprenditrice si è vista revocare un contributo pubblico per non aver avviato un'attività ricettiva a seguito di un evento sismico che ha danneggiato l'immobile. Nonostante le proroghe, non è riuscita a rispettare la scadenza finale. I tribunali di merito hanno confermato la revoca del contributo pubblico, sostenendo che l'imprenditrice non avesse fornito prove sufficienti a dimostrare che la causa di forza maggiore persistesse alla data della scadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'onere di provare la persistenza dell'impedimento spetta al beneficiario e ribadendo i limiti procedurali del ricorso in caso di doppia decisione conforme.
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Revoca del contributo: il sisma non basta a provare
Un imprenditore, beneficiario di un finanziamento regionale per un'attività ricettiva, subiva la revoca del contributo per non aver avviato l'impresa entro i termini. L'immobile era stato danneggiato da un sisma, ma l'imprenditore non è riuscito a dimostrare che tale evento costituisse una causa di forza maggiore che gli ha impedito di adempiere per tutto il periodo richiesto. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile e sottolineando l'importanza dell'onere probatorio a carico del beneficiario.
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Licenziamento giusta causa: il caso della doppia conforme
Un ex quadro direttivo di un istituto di credito viene licenziato per irregolarità contabili e prelievi per oltre 700.000 euro. Dopo la conferma della legittimità del licenziamento in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del lavoratore, applicando il principio della "doppia conforme". La decisione sottolinea come il licenziamento per giusta causa sia fondato quando il vincolo fiduciario è irrimediabilmente compromesso.
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Revoca contributo pubblico: quando è legittima?
Un caso riguardante la revoca di un contributo pubblico concesso a un'imprenditrice. Nonostante l'immobile destinato all'attività fosse stato danneggiato da un terremoto, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della revoca per la mancata prova della persistenza della forza maggiore fino alla scadenza del termine ultimo per l'avvio dell'attività.
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Violazione distanze legali: danno presunto e oneri
Un caso riguardante un edificio costruito in violazione delle distanze legali e con sconfinamento su un terreno vicino. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, ordinando l'arretramento della costruzione e il risarcimento del danno. La Corte ha ribadito che in caso di violazione delle distanze legali, il danno è presunto (in re ipsa) e l'obbligazione risarcitoria è legata all'immobile stesso (propter rem), gravando sull'attuale proprietario. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Dicatio ad patriam: strada privata e uso pubblico
Una proprietaria di un terreno ha citato in giudizio un Comune per l'utilizzo di una sua area come strada pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale è l'istituto della "dicatio ad patriam", secondo cui un bene privato può essere assoggettato a uso pubblico non tramite un atto formale, ma attraverso il comportamento concludente del proprietario che, in modo continuativo, lo mette a disposizione della collettività, manifestando così una volontà implicita di soddisfare un'esigenza pubblica.
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Servitù di passaggio: come si definisce l’estensione?
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per determinare l'estensione di una servitù di passaggio acquisita per usucapione. In un caso riguardante il transito di mezzi agricoli, la Corte ha stabilito che, in assenza di prove specifiche sulle dimensioni originarie del passaggio, il contenuto del diritto è definito dalle indicazioni presenti in un contratto precedente, anche se l'acquisto è avvenuto per usucapione. L'appello della società ricorrente è stato respinto per mancanza di prove sul danno effettivo e sulla pretesa ampiezza del passaggio.
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Disconoscimento firma: la scrittura privata non vale
La Corte di Cassazione chiarisce che una scrittura privata perde ogni efficacia probatoria se la firma viene disconosciuta dalla controparte e non viene presentata un'istanza di verificazione. In un caso di usucapione tra fratelli, la pretesa basata su un accordo privato è stata respinta proprio per questo motivo. La Corte ha sottolineato che l'onere di provare l'autenticità della firma ricade su chi intende avvalersi del documento, rendendo irrilevante la produzione di una copia anche da parte di chi disconosce la firma.
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Motivazione cartella di pagamento: basta il richiamo?
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per omesso versamento di imposte, lamentando difetto di motivazione e assenza di sottoscrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10808/2024, ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che, in caso di controlli automatizzati basati sulla dichiarazione del contribuente, la motivazione della cartella di pagamento è soddisfatta con il semplice richiamo a tale dichiarazione. Per gli interessi, è sufficiente indicare la base normativa e la decorrenza, senza la necessità di specificare i singoli tassi o le modalità di calcolo. Infine, la mancanza di firma non invalida l'atto, essendo sufficiente la sua riferibilità all'ente impositore tramite il modello ministeriale.
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Cessione ramo d’azienda: i debiti non registrati
Una società che acquista un ramo d'azienda viene citata in giudizio per un debito sorto da un inadempimento della società venditrice, avvenuto prima della vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha chiarito che nella cessione ramo d'azienda, la responsabilità dell'acquirente per i debiti anteriori è subordinata alla loro iscrizione nei libri contabili obbligatori. Poiché tale prova mancava, il ricorso del creditore è stato dichiarato inammissibile.
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Azione ex art. 2932 c.c.: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10010/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che rivendicava l'usucapione di un immobile. La Corte ha confermato la validità dell'azione ex art. 2932 c.c. intentata dagli eredi dell'originario assegnatario per ottenere il trasferimento formale della proprietà da un ente agricolo. È stato ribadito che l'usucapione va chiesta contro il proprietario formale e che l'art. 2932 c.c. ha un'applicazione ampia, non limitata ai soli contratti preliminari.
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Indennità rischio radiologico: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9981/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti di un'azienda ospedaliera che richiedevano l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha stabilito che non è sufficiente affermare di lavorare in una 'zona controllata', ma è necessario allegare e provare specificamente la frequenza e la durata dell'esposizione al rischio. La genericità della domanda iniziale ha reso impossibile la valutazione nel merito.
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Concorso di colpa: sentenza annullata per motivazione
Una donna anziana subisce un infortunio a causa di una caditoia. La Corte d'Appello, nel decidere sul risarcimento, crea un contrasto insanabile tra la motivazione, che indica un concorso di colpa della vittima al 50%, e il dispositivo, che conferma la liquidazione di primo grado basata su una colpa inferiore. La Corte di Cassazione annulla la sentenza per questo vizio e per non aver esaminato un'eccezione di difetto di legittimazione passiva, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Rapporto di lavoro subordinato: onere della prova
Una professionista sanitaria ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un ente pubblico, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, in assenza di prove concrete del potere direttivo e disciplinare dell'ente, la collaborazione non può essere qualificata come subordinata. Il caso evidenzia come l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato gravi sul lavoratore, specialmente in contesti di elevata professionalità.
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