LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Pagina 9 di 18

357 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Clausola compromissoria: esclusione socio valida, ricorso inammissibile
Un socio è stato escluso da una società e ha impugnato la delibera. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improponibile a causa di una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l'arbitrato per le controversie sociali. La Corte d'Appello ha confermato. Il Socio Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della clausola compromissoria e l'esclusione socio. La Cassazione ha chiarito che la delibera di esclusione rientra nell'attività sociale e non è automaticamente devoluta agli arbitri, ma ha comunque dichiarato inammissibile il ricorso del socio per vizi procedurali, rigettando le sue pretese e condannandolo alle spese.
Continua »
Tempestività Licenziamento Disciplinare: Fatti Contro Tempi Certi
Un Lavoratore, agente di Polizia Locale, ha impugnato il suo licenziamento disciplinare, contestando la tempestività dell'avvio del procedimento. Il Lavoratore sosteneva che l'Amministrazione Comunale fosse a conoscenza dei fatti rilevanti già nel febbraio 2011, mentre l'Amministrazione affermava di aver avuto notizia certa e qualificata solo nel giugno 2012. La Corte d'Appello aveva confermato il licenziamento, ritenendo l'azione tempestiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. La Corte ha ribadito che il ricorso, pur denunciando una violazione di legge sulla tempestività del licenziamento disciplinare, in realtà mirava a un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità.
Continua »
Distanze legali tra edifici: il sottotetto abusivo va demolito
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul rispetto delle distanze legali tra edifici in seguito alla realizzazione di un nuovo sottotetto e di un balcone. I proprietari di un immobile adiacente hanno agito in giudizio contestando la costruzione della nuova copertura, realizzata a meno di dieci metri dal confine, e la creazione di una veduta illegittima. Le costruttrici sostenevano che la struttura fosse un semplice volume tecnico esente dai limiti di distanza. I giudici hanno respinto questa tesi, precisando che l'opera aumentava la volumetria dell'immobile e non serviva solo a contenere impianti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'obbligo di demolire la sopraelevazione abusiva e di eliminare la veduta, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese legali.
Continua »
Fondo intercluso: Servitù di passaggio coattiva negata dalla Cassazione
Un gruppo di proprietari ha chiesto la costituzione di una **servitù di passaggio coattiva** per il loro fondo, ritenuto intercluso. I giudici di merito hanno respinto la domanda. Hanno stabilito che i tracciati proposti attraversavano proprietà private non citate in giudizio o cortili, e che la via di accesso invocata non era pubblica. I proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che i ricorrenti non avevano contestato tutte le ragioni della decisione precedente. Non avevano neppure evidenziato un omesso esame di un fatto storico decisivo.
Continua »
Duplicazione di imposta ICI: il Comune perde contro l’azienda
Un Comune ha notificato a una società agricola due avvisi di accertamento per il pagamento dell'ICI relativa agli anni 2005 e 2006. La società ha impugnato gli atti dimostrando che l'ente locale aveva già tassato i medesimi fabbricati e terreni con precedenti avvisi. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Commissione Tributaria Regionale hanno annullato le pretese fiscali a causa di una palese duplicazione di imposta. Il Comune ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso comunale, confermando l'accertamento di fatto svolto dai giudici di merito e applicando il principio della doppia conforme. L'amministrazione locale è stata condannata a pagare le spese processuali.
Continua »
Pignoramento fondo patrimoniale: il vincolo non ferma la banca
Due coniugi hanno proposto opposizione contro il pignoramento immobiliare avviato dagli istituti di credito e dall'agente di riscossione su beni vincolati per i bisogni familiari. I debitori hanno sostenuto l'illegittimità del pignoramento fondo patrimoniale, affermando che i debiti derivavano da attività d'impresa e garanzie estranee alla famiglia. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, rilevando che i debiti professionali dell'unico lavoratore del nucleo mantenevano la famiglia e mancava la prova della consapevolezza dell'estraneità dei debiti in capo ai creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei coniugi, confermando la piena validità del pignoramento e condannandoli alle spese processuali.
Continua »
Sanzioni tributarie nel concordato preventivo: la Cassazione
Una società impugna la cartella esattoriale con cui l'Agenzia delle Entrate richiede il pagamento di sanzioni per l'omesso versamento dell'accisa sull'energia elettrica. L'impresa sostiene di essere esente dalle penalità per assenza di colpa soggettiva, avendo presentato domanda di ammissione al pre-concordato fallimentare. Sia i giudici tributari di merito che la Corte di Cassazione respingono le tesi della contribuente. La Suprema Corte stabilisce che l'accesso a una procedura concorsuale non impedisce all'erario di irrogare le penalità amministrative per debiti fiscali maturati prima del dissesto. L'apertura della crisi d'impresa non cancella la violazione commessa quando la società operava ordinariamente sul mercato. Pertanto, la disciplina sulle sanzioni tributarie nel concordato preventivo conferma la piena legittimità dei carichi sanzionatori, i quali concorrono alla liquidazione concorsuale.
Continua »
Nullità della compravendita: la casa abusiva torna al titolare
Il Proprietario originario ha chiesto l'accertamento della titolarità del proprio immobile e la dichiarazione di nullità della compravendita stipulata con la ex compagna, la quale aveva poi trasferito il bene a una Terza acquirente. Le perizie hanno accertato la presenza di lavori edilizi abusivi eseguiti sull'immobile prima e dopo i passaggi di proprietà. La Terza acquirente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi processuali sulla riassunzione del giudizio e contestando la natura degli abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso, confermando la nullità del doppio passaggio immobiliare e riassegnando definitivamente la piena proprietà al Proprietario originario.
Continua »
Contratto a termine: validità del limite per l’organico
Un lavoratore impugna il contratto a termine stipulato con un'azienda concessionaria di servizi postali, contestando il superamento della percentuale massima di assunzioni temporanee fissata dalla legge al quindici per cento. Il dipendente sostiene che il calcolo del limite debba escludere il personale addetto a mansioni non strettamente postali e contesta il valore dei bilanci aziendali prodotti come prova. I giudici di merito respingono la domanda e confermano la piena legittimità dell'assunzione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del dipendente, stabilendo che la percentuale del quindici per cento si calcola sull'intero organico aziendale con criterio quantitativo per teste. Il datore di lavoro vince definitivamente la causa, mentre il lavoratore deve rimborsare le spese legali.
Continua »
Usucapione tra parenti: casa venduta all’asta e tutela eredi
Una madre vende un immobile al figlio e alla nuora, ma continua ad abitarvi per anni. Successivamente, la casa subisce un pignoramento e finisce all'asta giudiziaria. Gli aggiudicatari ottengono il decreto di trasferimento e avviano lo sfratto esecutivo. L'erede della madre si oppone al rilascio, sostenendo che l'anziana donna avesse riacquistato l'immobile per usucapione tramite l'uso esclusivo prolungato. La Corte di Cassazione conferma il rigetto dell'opposizione. Il legame familiare e la mancanza di liti dimostrano che la permanenza nell'alloggio derivava dalla mera tolleranza del figlio proprietario. Di conseguenza, non scatta l'usucapione tra parenti in assenza di un atto chiaro di opposizione.
Continua »
Donazione remuneratoria o acquisto: chi riceve deve pagare
Un acquirente ha ricevuto due dipinti da un'artista senza pagarne il corrispettivo. Davanti ai giudici, l'uomo ha sostenuto di aver ottenuto i beni a titolo gratuito, invocando una donazione remuneratoria. I giudici di merito hanno invece accertato il possesso delle opere senza alcuna prova dell'intento liberale, condannando l'uomo al pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente. La Suprema Corte ha ribadito che spetta a chi riceve i beni dimostrare la gratuità del passaggio. Di fronte a due sentenze conformi nei gradi precedenti, non è consentito richiedere un nuovo esame dei fatti. L'acquirente perde definitivamente la causa, deve pagare il valore dei quadri e sostenere le spese legali.
Continua »
Uso del cellulare alla guida: multa valida ma spese ridotte
Una conducente ha impugnato una sanzione stradale per uso del cellulare alla guida, sostenendo che la luce sul volto provenisse dall'autoradio e contestando la piena affidabilità della testimonianza degli agenti accertatori. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno confermato la sanzione, imponendo però spese legali superiori ai massimi di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della multa: il verbale degli agenti fa piena prova dei fatti percepiti direttamente e richiede una querela di falso per essere smentito. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno ridotto le spese di lite dell'appello da 2.425 euro a 1.100 euro, vietando aumenti tariffari ingiustificati.
Continua »
Vittime del dovere: negati i benefici per incidente in pattuglia
Un appartenente alle forze dell'ordine ha subito gravi lesioni fisiche a causa di un sinistro stradale avvenuto durante un ordinario turno notturno di perlustrazione e controllo dei soggetti agli arresti domiciliari. Il pubblico dipendente ha quindi richiesto i benefici economici previsti per le vittime del dovere. I giudici di merito hanno respinto la domanda, evidenziando che l'incidente è avvenuto nello svolgimento di una normale mansione di servizio stradale, priva di condizioni operative o ambientali straordinarie ed eccedenti il rischio comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la decisione precedente e condannando il ricorrente al rimborso delle spese processuali in favore dell'amministrazione statale.
Continua »
Regolamento di confini e cancello abusivo: la Cassazione decide
Due comproprietari citano in giudizio i vicini per occupazione illegittima di terreno, chiedendo il regolamento di confini e la rimozione di un cancello. I vicini si oppongono rivendicando una servitù di passaggio carrabile e invocando precedenti sentenze e perizie contrastanti. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda dei proprietari originari, basandosi su una perizia tecnica d'ufficio approfondita ed escludendo l'esistenza della servitù. I vicini impugnano la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso interamente inammissibile: le valutazioni del giudice di merito sulle perizie tecniche e l'interpretazione dei contratti non sono rivalutabili in sede di legittimità. I vicini perdono la causa e devono rimuovere il cancello e pagare le spese legali.
Continua »
Presunzione di distribuzione utili: socio condannato dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi non dichiarati a carico di una società a responsabilità limitata. Dopo la definitività degli atti verso l'ente, il Fisco ha contestato al socio unico e amministratore l'incasso personale di tali somme mediante la presunzione di distribuzione utili. Il contribuente ha impugnato gli avvisi sostenendo di essere un mero prestanome e di aver denunciato per truffa il reale amministratore di fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando l'addebito fiscale: la difesa basata sul ruolo di prestanome e la ricostruzione dei fatti non possono essere riesaminate in presenza di due gradi di giudizio conformi, rendendo definitivo il recupero a tassazione.
Continua »
Credito del liquidatore: niente prededuzione nel fallimento
Il liquidatore di una società a responsabilità limitata ha chiesto l'ammissione al passivo del successivo fallimento societario con rango di prededuzione per l'attività svolta, inclusa la domanda di concordato preventivo. I giudici di merito hanno ammesso la somma solo in via chirografaria, escludendo la prededucibilità e il privilegio professionale. L'ex organo sociale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la funzionalità della sua attività rispetto alla procedura. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il credito del liquidatore non gode di prededuzione nel fallimento consecutivo. Il liquidatore si immedesima organicamente nella società debitrice e non opera come professionista terzo esterno. Di conseguenza, il credito del liquidatore resta un debito ordinario senza precedenze.
Continua »
Accertamento analitico-induttivo e finanziamenti soci fittizi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e ai suoi soci. I verificatori hanno riscontrato anomalie contabili gravi, tra cui continui finanziamenti infruttiferi versati dai soci all'azienda. I redditi personali dichiarati dai soci risultavano troppo bassi per giustificare tali apporti di denaro. Il Fisco ha quindi utilizzato l'accertamento analitico-induttivo, considerando i versamenti come ricavi aziendali non dichiarati e imputando maggiori imposte alla società e ai singoli soci. I contribuenti hanno impugnato gli atti sostenendo l'esistenza di prestiti familiari ed errori nel calcolo dei margini commerciali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti, confermando la piena legittimità dell'operato dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha condannato la società e i soci alle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Divisione ereditaria: sorteggio derogabile e beni esclusi
Un erede ha citato in giudizio i due fratelli per procedere alla divisione ereditaria dei beni dei defunti genitori. Il tribunale ha approvato il progetto divisionale assegnando i lotti in natura con previsione di un conguaglio in denaro. Uno dei fratelli ha impugnato la decisione lamentando la mancata inclusione di altri beni sopravvenuti, la stima economica e la mancata estrazione a sorte. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del coerede. I giudici hanno stabilito che il principio di universalità non impedisce una divisione parziale se le parti non estendono tempestivamente la domanda. Inoltre, il giudice può derogare motivatamente al sorteggio per tutelare il pregresso godimento dei beni da parte dei singoli eredi.
Continua »
Delega di firma avviso di accertamento: valida senza nominativo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, recuperando a tassazione imposte dirette e IVA. L'impresa ha impugnato gli atti sostenendo la nullità della sottoscrizione per assenza del nome del delegato e difendendo la realtà economica delle operazioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che la delega di firma avviso di accertamento costituisce un mero decentramento burocratico interno. Essa non richiede l'indicazione nominativa del funzionario o una data di scadenza, bastando l'individuazione della qualifica professionale tramite ordine di servizio. Inoltre, la presenza di due sentenze conformi nei gradi di merito preclude il riesame dei fatti. L'impresa perde la causa ed è condannata a pagare le spese legali.
Continua »
Azione di rivendicazione: il possesso non supera la proprietà
Un ente religioso ha promosso una azione di rivendicazione per ottenere la restituzione di alcuni terreni detenuti da una famiglia di eredi. I privati sostenevano di aver acquistato il bene per successione paterna o, in alternativa, per usucapione ventennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei privati confermando la piena proprietà dell'ente. I giudici hanno chiarito che l'onere probatorio del proprietario si attenua quando la controparte riconosce l'originaria titolarità del bene in capo al dante causa comune. Nel caso esaminato, il vecchio atto notarile invocato dai privati trasferiva solo crediti per miglioramenti agrari e non il suolo. Inoltre, le richieste formali di acquisto inviate dagli eredi hanno dimostrato la totale assenza dell'intenzione di possedere in via esclusiva, escludendo l'usucapione.
Continua »