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Art. 342 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 342 Codice di Procedura Civile

Spoil system: limiti per dirigenti non apicali
Un dirigente regionale, licenziato a seguito di un cambio di governo, ottiene ragione in Cassazione. La Corte ha stabilito che lo spoil system si applica esclusivamente ai dirigenti "apicali" (di vertice), e non a figure manageriali subordinate, la cui revoca basata su criteri fiduciari risulta pertanto illegittima. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la quantificazione del risarcimento.
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Onnicomprensività retribuzione: dirigente pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato il principio di onnicomprensività della retribuzione per un dirigente pubblico, negandogli un compenso extra per l'incarico di presidente di una commissione di gara. La Suprema Corte ha stabilito che la retribuzione del dirigente copre qualsiasi incarico conferito dalla propria amministrazione, rigettando il ricorso e confermando l'obbligo di restituire le somme indebitamente percepite.
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Licenziamento documento contraffatto: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica viene licenziata per aver usato un documento contraffatto in un precedente procedimento disciplinare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il licenziamento per il documento contraffatto è stato ritenuto proporzionato data la gravità del fatto e il ruolo dirigenziale della dipendente.
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Assegno ad personam: quali voci sono incluse?
Ex dipendenti di un ente soppresso chiedono di includere nel loro assegno ad personam il TEP e i premi di polizze assicurative. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che tali voci non hanno natura fissa e continuativa, requisito essenziale per l'inclusione.
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Licenziamento orale: prova e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che aveva ritenuto provato un licenziamento orale ai danni di un autotrasportatore. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il giudizio di Cassazione non può riesaminare nel merito le prove e i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Pertanto, il ricorso dell'azienda, basato su una diversa valutazione delle prove presuntive e testimoniali, è stato respinto in quanto inammissibile.
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Forma dell’appello: citazione o ricorso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che per i giudizi di opposizione a ordinanza-ingiunzione iniziati prima della riforma del D.Lgs. 150/2011, la corretta forma dell'appello è la citazione e non il ricorso. Di conseguenza, il termine per l'impugnazione decorre dalla notifica dell'atto di citazione e non dal suo deposito in cancelleria. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un gravame, ritenendolo tardivo sulla base delle regole del rito del lavoro introdotte solo successivamente.
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Appello incidentale: quando non è necessario
Un imprenditore, sanzionato dall'Agenzia delle Entrate, vince in primo grado. La Corte d'Appello ribalta la decisione. La Cassazione interviene e chiarisce che il vincitore in primo grado non deve proporre appello incidentale per contestare l'importo della sanzione, essendo una mera difesa. La causa viene rinviata in Appello per la rideterminazione del quantum.
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Derogabilità art. 2112 c.c.: la Cassazione decide
Un gruppo di dirigenti medici, esclusi da un trasferimento d'azienda a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, la quale aveva erroneamente ritenuto non contestata la questione sulla derogabilità art. 2112 c.c. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha commesso un errore di omessa pronuncia, non decidendo nel merito la questione centrale della controversia, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Giudicato interno: l’appello riapre tutta la questione
Un lavoratore ricorre in Cassazione sostenendo la violazione del giudicato interno, poiché la Corte d'Appello aveva riesaminato un credito non specificamente contestato. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando che l'appello su un singolo elemento di una statuizione riapre la cognizione sull'intera questione, superando i limiti del giudicato interno.
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Collaboratore autonomo: quando non c’è subordinazione
Un professionista che reclutava consulenti finanziari per una banca ha agito in giudizio sostenendo di essere un lavoratore subordinato. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso, stabilendo che il rapporto era correttamente qualificato come quello di un collaboratore autonomo. La Corte ha chiarito che, in assenza di controllo e potere direttivo da parte del committente, il rapporto non può essere considerato subordinato. Inoltre, ha precisato che l'attività di mero reclutamento non richiede l'iscrizione all'albo dei consulenti finanziari.
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Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un atto di appello in una causa di lavoro. La Corte ha chiarito che, per essere valido, l'atto di appello non richiede formule sacramentali o un 'progetto alternativo di sentenza', ma deve individuare chiaramente le parti della sentenza contestate e fornire specifiche argomentazioni critiche, senza essere una mera ripetizione delle difese di primo grado. La valutazione della Corte d'Appello, che aveva ritenuto l'atto confuso e generico, è stata giudicata non coerente con i principi di diritto.
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Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile l'appello per presunti vizi formali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo i requisiti di ammissibilità dell'atto di appello. La Suprema Corte ha specificato che non sono richieste formule sacramentali, ma è essenziale individuare chiaramente i punti contestati della sentenza di primo grado e fornire argomentazioni specifiche per confutarli, garantendo così il diritto di difesa.
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Valore probatorio verbale INPS: Cassazione chiarisce
Una società contesta un accertamento per contributi non versati. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo il valore probatorio del verbale INPS. Si afferma che il verbale ha fede privilegiata solo per i fatti attestati in presenza del funzionario, mentre le altre circostanze sono liberamente valutabili dal giudice insieme alle altre prove. La Corte sottolinea anche l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, che deve essere specifico e non generico.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
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Inammissibilità dell’appello: la decisione sul merito
La Corte di Cassazione chiarisce che, una volta riscontrata la mancanza dei requisiti di legge, scatta l'inammissibilità dell'appello e il giudice non può più esprimersi sul merito della causa. Nel caso specifico, un ente previdenziale aveva presentato un appello generico, che la Corte d'Appello aveva definito 'al limite dell'inammissibilità' per poi rigettarlo nel merito. La Suprema Corte ha cassato questa decisione, stabilendo che il giudice d'appello avrebbe dovuto fermarsi alla dichiarazione di inammissibilità, poiché qualsiasi valutazione successiva sul merito è da considerarsi giuridicamente irrilevante.
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Appalto illegittimo: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale di una società che quello incidentale di un gruppo di lavoratori in un caso di appalto illegittimo. La Corte d'Appello aveva precedentemente riconosciuto l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra i lavoratori e la società committente. I ricorsi in Cassazione sono stati respinti per gravi vizi procedurali, tra cui la non pertinenza dei motivi rispetto alla sentenza impugnata e la violazione del principio di autosufficienza, impedendo un esame nel merito della questione.
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Rinuncia al ricorso: gli effetti sulla causa
Un dipendente pubblico, dopo aver impugnato in Cassazione il proprio licenziamento disciplinare, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, pur in assenza di notifica e accettazione della controparte, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia, sebbene non estingua formalmente il processo in questo caso, è un chiaro indicatore della sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, motivando così la decisione e la compensazione delle spese legali.
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Appello inammissibile: i limiti dei vizi di rito
La Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità di un appello contro una sanzione amministrativa. L'appello è stato giudicato inammissibile perché sollevava solo vizi di rito (tardività del ricorso originario) senza riproporre le questioni di merito. Secondo la Corte, fuori dai casi tassativi di rimessione al primo giudice, l'appellante deve sempre dedurre anche il merito della controversia, pena l'inammissibilità per carenza di interesse.
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Mancata rotazione CIGS: il risarcimento del danno
Una società farmaceutica non ha applicato i criteri di rotazione durante un periodo di Cassa Integrazione (CIGS) per un suo informatore scientifico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva un risarcimento parziale. Il caso chiarisce un principio fondamentale: il danno da mancata rotazione CIGS non corrisponde all'intera retribuzione persa, ma solo alla differenza retributiva per i periodi in cui il lavoratore avrebbe dovuto effettivamente lavorare se la rotazione fosse stata applicata, evitando così un ingiusto arricchimento.
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