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Art. 342 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 342 Codice di Procedura Civile

Concorso di colpa: la banca risponde per i controlli?
In un caso di danno patrimoniale causato da un dipendente, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul concorso di colpa. La Corte ha annullato la sentenza d'appello che escludeva la responsabilità della banca, affermando che spetta all'istituto di credito, e non al lavoratore, dimostrare di aver adottato adeguate misure di controllo interno per prevenire l'illecito. La mancanza di tali prove può configurare un concorso di colpa della banca, riducendo l'obbligo risarcitorio del dipendente.
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Trattamento retributivo C.E.L.: No a parità con ricercatore
Una collaboratrice esperta linguistica (C.E.L.) assunta dopo il 1995 ha richiesto il medesimo trattamento retributivo C.E.L. di un ricercatore universitario, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, chiarendo che la normativa più favorevole si applica esclusivamente agli "ex lettori" per tutelare diritti pregressi. Per i C.E.L. di nuova assunzione, la retribuzione è correttamente definita dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Università sul divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria.
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Ferie non godute docenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che i docenti a tempo determinato hanno diritto al pagamento delle ferie non godute al termine del contratto, a meno che l'amministrazione scolastica non dimostri di averli formalmente invitati a goderne, avvisandoli della possibile perdita. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, la Suprema Corte ha affermato che il divieto di monetizzazione non è automatico e va interpretato alla luce del diritto europeo, che tutela il diritto irrinunciabile alle ferie. L'onere di provare di aver messo il lavoratore in condizione di fruire delle ferie spetta al datore di lavoro.
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Ferie non godute: il diritto all’indennità
Alcuni insegnanti a tempo determinato hanno richiesto il pagamento per le loro ferie non godute alla scadenza del contratto. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il diritto all'indennità per le ferie non godute si perde solo se il datore di lavoro dimostra di aver formalmente invitato il dipendente a usufruirne, avvisandolo della loro perdita in caso contrario. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione basta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13424/2024, chiarisce che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico non elimina automaticamente il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione è una misura riparatoria solo se è una conseguenza diretta dell'abuso e volta a superare il precariato. Inoltre, inverte l'onere della prova per le differenze retributive: spetta al datore di lavoro dimostrare di aver trattato economicamente il lavoratore in modo non discriminatorio, e non al lavoratore provare il contrario.
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Sciopero occulto: Malattia di massa è sciopero?
Una massiccia e coordinata assenza per malattia dei vigili urbani durante la notte di Capodanno è stata qualificata come 'sciopero occulto'. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a carico delle organizzazioni sindacali, ritenute responsabili di aver promosso un'astensione illegittima in un servizio pubblico essenziale. La decisione si è basata su prove presuntive, come l'anomalo picco statistico di assenze, che ha svelato la natura fittizia delle giustificazioni e il reale intento di protesta.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una dipendente pubblica ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva ridotto il suo risarcimento per mansioni superiori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, sottolineando il mancato rispetto da parte della ricorrente dei rigidi requisiti procedurali, come il principio di autosufficienza. La decisione chiarisce che la critica alla valutazione del giudice non costituisce un valido motivo di ricorso per omesso esame di un fatto o per carenza di motivazione.
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Indennità ferie non godute: Cassazione favorevole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9859/2024, ha accolto il ricorso di alcuni docenti supplenti, riconoscendo il loro diritto all'indennità ferie non godute per l'anno scolastico 2012-2013. La Suprema Corte ha stabilito che la normativa contrattuale preesistente, che permetteva la monetizzazione delle ferie, è rimasta in vigore fino al 31 agosto 2013, nonostante l'introduzione di un divieto generale nel pubblico impiego. La decisione ribadisce la natura di diritto fondamentale e irrinunciabile delle ferie, in linea con il diritto dell'Unione Europea, e cassa la precedente sentenza della Corte d'appello che aveva negato tale diritto.
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Ferie non godute supplenti: diritto all’indennità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni insegnanti precari, affermando il loro diritto all'indennità per ferie non godute supplenti relative all'anno scolastico 2012-2013. La Corte ha stabilito che la normativa nazionale che vieta la monetizzazione delle ferie non si applicava in quel periodo, in quanto le regole del contratto collettivo, che permettevano tale indennizzo, sono rimaste in vigore fino al 31 agosto 2013, in linea con i principi del diritto europeo. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata con rinvio.
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Retroattività sanzioni amministrative: la Cassazione
Una società radiofonica, sanzionata per non aver richiesto il certificato di agibilità per i suoi lavoratori dello spettacolo in un periodo precedente al 2001, ha invocato l'applicazione di una legge successiva più favorevole che ha abolito tale obbligo. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla retroattività delle sanzioni amministrative di tale importanza da rimettere la decisione alle Sezioni Unite. La Corte ha sollevato dubbi sulla ragionevolezza di continuare a sanzionare una condotta che non è più considerata illecita, data la natura punitiva e l'afflittività della sanzione originale.
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Accordo sindacale: legittima la scelta sul superminimo
Un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico ha contestato un accordo sindacale che subordinava l'accesso a nuove voci retributive alla rinuncia al proprio superminimo individuale. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la legittimità della scelta offerta al lavoratore, in quanto l'accordo ha operato una riorganizzazione dei trattamenti accessori collettivi senza intaccare unilateralmente il diritto individuale.
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Impugnazione sentenza: l’onere di critica completo
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori, ha richiesto le differenze retributive anche su un compenso incentivante. L'ente datore di lavoro si è opposto, ma la sua impugnazione della sentenza favorevole alla dipendente è stata dichiarata inammissibile. La Cassazione ha chiarito che se una decisione si fonda su più ragioni autonome (rationes decidendi), il ricorrente ha l'onere di contestarle tutte. Avendo l'ente omesso di criticare la motivazione di merito sul diritto al compenso, il ricorso è risultato inammissibile, consolidando un principio chiave sull'impugnazione di una sentenza.
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Inammissibilità ricorso: quando un appello è generico
Una fondazione ha richiesto a un ente previdenziale la restituzione di contributi prescritti, pagati tramite la cessione di un credito verso un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale. L'appello originario era stato giudicato troppo generico, e questa valutazione, non specificamente contestata in Cassazione, è diventata definitiva (giudicato interno), precludendo l'esame di ogni altra doglianza.
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Uso improprio carta carburante: quando è illegittimo?
Un'azienda di servizi ambientali licenzia un dipendente per uso improprio della carta carburante, contestando solo il disallineamento tra la carta e il veicolo usato. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La sentenza stabilisce che il datore di lavoro è vincolato alla specificità della contestazione disciplinare e deve provare non solo il fatto, ma anche la sua gravità, tale da ledere il rapporto di fiducia, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Licenziamento disciplinare: onere della prova del datore
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare per presunto uso improprio di carte carburante. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito e che l'onere della prova della condotta contestata grava interamente sul datore di lavoro, il quale non ha fornito prove sufficienti a sostegno dell'accusa.
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Decadenza benefici amianto: la prima domanda conta
Un ente previdenziale ricorre contro la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto a un lavoratore i benefici per esposizione all'amianto. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il termine di decadenza per l'azione giudiziaria decorre dalla prima domanda amministrativa (del 2008) e non da una successiva (del 2015). Di conseguenza, l'azione del lavoratore era tardiva e il suo diritto estinto per decadenza benefici amianto.
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Inammissibilità appello: quando è errata la pronuncia
Un lavoratore si vede dichiarare l'inammissibilità del proprio appello per il riconoscimento di benefici contributivi legati all'esposizione ad amianto. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7300/2024, ha cassato tale decisione, stabilendo che la critica mossa dal lavoratore alle conclusioni illogiche del CTU era sufficientemente specifica. La Corte ha chiarito che l'inammissibilità dell'appello non può essere dichiarata se le censure sono pertinenti e puntuali, anche se non formalizzate come un "progetto alternativo" di sentenza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una valutazione nel merito.
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Ingiustificato arricchimento: compenso per P.A.?
Un professionista ha sviluppato software per una Pubblica Amministrazione senza un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendo l'accordo verbale nullo, il professionista ha diritto a un indennizzo tramite l'azione di ingiustificato arricchimento, poiché non esistevano altri rimedi legali specifici applicabili fin dall'inizio.
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Interesse ad impugnare: i limiti secondo la Cassazione
Un ex dirigente ha impugnato una sentenza d'appello, sostenendo che l'appello incidentale della controparte dovesse essere dichiarato inammissibile anziché rigettato nel merito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per agire in giudizio è necessario un'utilità pratica e concreta. Manca l'interesse ad impugnare se l'esito non cambia. La Corte ha inoltre confermato che la riforma parziale di una sentenza consente al giudice d'appello di ridefinire le spese legali per tutte le parti coinvolte.
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Passaggio dipendenti pubblici: cosa succede allo stipendio?
Una lavoratrice, in seguito alla soppressione del suo ente e al trasferimento presso un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie voci retributive in un assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione precedente, ha chiarito che nel caso di passaggio dipendenti pubblici disciplinato da norme speciali, viene garantita solo la conservazione delle componenti fisse e continuative dello stipendio, senza un automatico riconoscimento dell'anzianità pregressa per la progressione di carriera.
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