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Art. 342 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 342 Codice di Procedura Civile

Contratti a termine: limiti e deroghe nella PA
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità della reiterazione di contratti a termine presso la Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento agli uffici immigrazione. La ricorrente contestava il superamento del limite di 36 mesi e la mancanza di causali specifiche. La Suprema Corte ha stabilito che le ordinanze d'urgenza non possono derogare implicitamente alle tutele del lavoratore: la deroga ai limiti temporali deve essere espressa e le ragioni giustificative devono essere sempre indicate nel contratto. Il mancato rispetto di tali requisiti configura un abuso dei contratti a termine, aprendo la strada al risarcimento del danno.
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Stabilizzazione e risarcimento nel lavoro pubblico
Una lavoratrice ha agito contro una Pubblica Amministrazione per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'illegittima successione di contratti a termine e di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato che la stabilizzazione del rapporto di lavoro, avvenuta tramite immissione in ruolo, costituisce una misura riparatoria sufficiente a sanare l'abuso. Tale stabilizzazione esclude il diritto al risarcimento del danno presunto, poiché la stabilità dell'impiego rappresenta la massima tutela prevista per il lavoratore. Eventuali danni ulteriori devono essere specificamente allegati e provati dal dipendente.
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Contratto a termine: risarcimento per proroga illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per una lavoratrice del settore sanitario pubblico a causa dell'illegittima proroga del suo contratto a termine. Nonostante il tribunale di primo grado avesse negato il danno ipotizzando un beneficio per la dipendente, la Suprema Corte ha chiarito che l'illegittimità delle proroghe protratte per anni genera un danno presunto. La decisione ribadisce che, in assenza di un accertamento esplicito sulla legittimità in primo grado, non si forma il giudicato interno, consentendo la riforma della sentenza in appello a favore della lavoratrice.
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Pensione di reversibilità: cumulo e spese legali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una cittadina che contestava la riduzione della propria pensione di reversibilità operata dall'ente previdenziale a causa del superamento dei limiti reddituali. La controversia riguardava l'inclusione nel calcolo del reddito di somme provenienti da un fondo pensione integrativo privato. Sebbene il ricorso sulla legittimità del cumulo sia stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità dei motivi, la Suprema Corte ha accolto la doglianza relativa alle spese processuali. È stato stabilito che, nei giudizi volti a preservare l'integrità della pensione di reversibilità, l'esenzione dalle spese prevista dall'art. 152 disp. att. c.p.c. deve trovare applicazione se sussistono i requisiti reddituali, annullando così la condanna alle spese precedentemente inflitta alla ricorrente.
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Contratto a progetto: illegittima la sospensione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un contratto a progetto operata da un ente pubblico prima della formale revoca dei finanziamenti regionali. Sebbene la risoluzione finale sia stata ritenuta valida a seguito della delibera di revoca, la sospensione anticipata è stata giudicata priva di base contrattuale e normativa, comportando l'obbligo di risarcimento per il lavoratore poiché il venir meno delle risorse non era ancora stato formalizzato.
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Gestione commercianti: valore del giudicato esterno
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione commercianti per un lavoratore autonomo, basandosi sull'efficacia di un precedente giudicato. Il ricorrente contestava l'avviso di addebito per il secondo semestre 2014, sostenendo l'autonomia dei periodi impositivi. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che, in assenza di mutamenti fattuali, l'accertamento definitivo sui requisiti di iscrizione relativo al periodo immediatamente precedente vincola anche le annualità successive. Il ricorso è stato rigettato poiché le censure sulla motivazione e sulla procedura sono risultate generiche o infondate.
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Trasferimento del lavoratore: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava illegittimo il trasferimento del lavoratore disposto da una società cooperativa. Il caso riguardava una dipendente spostata dalla sede di un'azienda committente alla sede centrale del datore di lavoro, a seguito della revoca del gradimento da parte della committente stessa. La Suprema Corte ha chiarito che non ogni spostamento fisico costituisce trasferimento ex art. 2103 c.c., ma solo quello tra unità produttive autonome. Inoltre, l'incompatibilità ambientale e il venir meno del gradimento del terzo committente rappresentano valide ragioni organizzative che giustificano la scelta datoriale, senza necessità di clausole contrattuali specifiche.
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Frazionamento del credito e pensione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sul tema del frazionamento del credito, chiarendo i limiti del giudicato in materia di pensioni integrative. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto bancario che contestava la richiesta di adeguamento pensionistico di una vedova per un periodo non coperto da una precedente sentenza. Accolto, invece, il ricorso incidentale della pensionata per l'omessa pronuncia su interessi e rivalutazione. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Cessione d’azienda: tutele per il lavoratore salve
Un istituto di credito ha acquisito un ramo da un'altra banca in crisi. I lavoratori, trasferiti al nuovo datore, hanno rivendicato l'applicazione dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità delle condizioni di lavoro. La banca si opponeva, basandosi su accordi di conciliazione individuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, confermando che l'operazione costituiva una cessione d'azienda. Di conseguenza, ha dichiarato nulli gli accordi individuali in quanto contrari alle tutele inderogabili per i lavoratori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello solo per la corretta quantificazione delle differenze retributive dovute.
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Trattamento retributivo: no all’ultrattività
Un gruppo di lavoratori di un'azienda di trasporti, a seguito di un trasferimento d'azienda, ha citato in giudizio la nuova società per mantenere le voci retributive previste dal precedente contratto integrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i contratti collettivi aziendali non godono di ultrattività dopo la loro scadenza. La tutela per i lavoratori riguarda il trattamento retributivo complessivo, non le singole voci, e spetta a loro l'onere di provare un'effettiva diminuzione economica globale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Stabilizzazione lavoro pubblico: contratto e requisiti
Una lavoratrice, assunta da un'amministrazione pubblica con un contratto di appalto di servizi, ha richiesto di essere ammessa a una procedura di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per la stabilizzazione lavoro pubblico sono determinanti la natura formale del contratto e il metodo di selezione. Anche se il lavoro svolto era di fatto subordinato, l'essere stata assunta tramite un appalto di servizi, aggiudicato con il criterio del miglior ribasso economico e non tramite una selezione comparativa, impedisce l'accesso alla stabilizzazione.
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Notifica appello nulla: quando l’inerzia è fatale
La Corte di Cassazione ha stabilito che se la notifica di un appello è nulla perché il difensore del destinatario ha cambiato studio, la parte appellante ha l'onere di riattivarsi immediatamente per completare la notifica. Attendere l'ordine del giudice alla prima udienza per la rinnovazione comporta l'improcedibilità dell'appello. Nel caso specifico, un ente previdenziale aveva atteso l'udienza dopo una notifica appello nulla, perdendo così il diritto a proseguire il giudizio contro un pensionato.
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Retribuzione di posizione: quando è lecita la riduzione?
Un dipendente comunale si oppone alla riduzione della sua retribuzione di posizione decisa dal Comune per difficoltà finanziarie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30097/2023, stabilisce che per i piccoli Comuni privi di dirigenza, la riduzione è legittima se giustificata da vincoli di bilancio e nel rispetto dei limiti minimi contrattuali. In questi specifici contesti, non è richiesta la procedura di concertazione sindacale prevista per gli enti di maggiori dimensioni.
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Indennizzo danni da trasfusione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28711/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva l'indennizzo per danni da trasfusione. La Corte ha stabilito che l'indennizzo non è dovuto se la malattia, pur presente, si trova in uno stato di quiescenza e non causa pregiudizi funzionali attuali che incidano sulla capacità di produzione di reddito. È stato ribadito che la mera diagnosi non è sufficiente per ottenere il beneficio.
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Assegno ad personam: il giudicato lo rende intoccabile
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento di un assegno ad personam dalla Corte d'Appello, nonostante un precedente giudizio le avesse riconosciuto il diritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il 'giudicato esterno', formatosi nel frattempo, rende il diritto intoccabile e non più discutibile. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione alla luce del diritto ormai accertato in via definitiva.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva avviato un'azione legale per l'accertamento negativo di debiti previdenziali basandosi su un estratto di ruolo. La Corte ha confermato che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile per carenza di interesse ad agire, salvo casi specifici previsti dalla legge, poiché tale documento non è un atto di esecuzione forzata.
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Agevolazioni contributive: no in caso di continuità
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alle agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori da liste di mobilità. La Corte ha riscontrato una sostanziale continuità aziendale con il precedente datore di lavoro, escludendo che si trattasse di un reale incremento occupazionale e configurando l'operazione come un trasferimento di ramo d'azienda. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Indennità sostitutiva dirigente medico: cosa spetta?
Un dirigente medico, incaricato di sostituire il direttore di una struttura complessa, ha richiesto il trattamento economico superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in questi casi non si applica la disciplina delle mansioni superiori, ma spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal CCNL, ritenuta congrua e onnicomprensiva.
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Riqualificazione lavoro subordinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che disponeva la riqualificazione del lavoro subordinato per due collaboratori a progetto. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della qualificazione, prevale la sostanza sulla forma del contratto, basandosi su una pluralità di indici concreti come l'orario di lavoro, la retribuzione fissa e l'inserimento nell'organizzazione aziendale. Il ricorso dell'azienda, che lamentava un'errata valutazione delle prove, è stato respinto in quanto mirava a un riesame del merito, precluso in sede di legittimità.
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