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Art. 32 Costituzione

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316 provvedimenti

Ordine di demolizione: legittimo anche per l’unica casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone contro un ordine di demolizione relativo a una sopraelevazione abusiva adibita a unica abitazione. I ricorrenti lamentavano la violazione del diritto alla casa e rischi per la stabilità dell'edificio. La Corte ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non può sanare un abuso edilizio, e che le doglianze sulla stabilità erano generiche e non provate, confermando la piena legittimità dell'ordine di demolizione.
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Ferie e riposo: la Cassazione chiarisce la distinzione
Un gruppo di piloti di elicottero ha citato in giudizio la propria azienda per aver illegittimamente incluso i giorni di ferie annuali nel conteggio dei giorni di riposo. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori, affermando il principio fondamentale secondo cui ferie e riposo sono diritti distinti e irrinunciabili che non possono essere sovrapposti. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, stabilendo che le ferie devono essere considerate un periodo aggiuntivo rispetto ai riposi previsti.
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Detenzione e salute: quando è compatibile il carcere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3312/2026, ha affrontato il delicato tema del rapporto tra detenzione e salute. Ha stabilito che un detenuto con gravi patologie può restare in carcere solo se lo Stato garantisce concretamente un'assistenza sanitaria continua e specialistica. La valutazione non può essere astratta, ma deve basarsi sulla reale possibilità di fornire le cure necessarie, anche imponendo precise prescrizioni all'amministrazione penitenziaria.
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Differimento pena: salute vs pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto in regime di 41-bis che chiedeva il differimento pena per gravi problemi di salute. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, ritenuta prevalente sul diritto alla salute, dato che l'istituto penitenziario era in grado di fornire le cure necessarie, seppur con modalità diverse da quelle richieste dal condannato.
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Differimento pena: no se rifiuti le cure in carcere
Un detenuto chiede il differimento pena per gravi motivi di salute, ma la Cassazione respinge il ricorso. Il tribunale ha ritenuto decisivo il rifiuto del condannato di sottoporsi alle cure mediche offerte in carcere, affermando che non si può usare la propria condizione per ottenere un beneficio dopo aver ostacolato il trattamento. La pericolosità sociale, confermata da recenti infrazioni, ha ulteriormente pesato sulla decisione.
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Ricorso inammissibile: nuovi documenti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di demolizione di un immobile abusivo. Il ricorrente ha tentato di dimostrare la sua legittimazione a ricorrere producendo, per la prima volta in Cassazione, un documento comunale che annullava la precedente acquisizione del bene. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che non è possibile introdurre nuove prove in sede di legittimità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: detenzione e corsi di recupero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo principi fondamentali. Ha stabilito che la custodia cautelare in corso non attenua la pericolosità sociale, anzi la conferma, a differenza della detenzione in esecuzione di pena. Inoltre, ha qualificato l'obbligo di partecipare a corsi di recupero sulla violenza di genere non come trattamento sanitario coattivo, ma come una prescrizione rieducativa. Infine, ha ribadito che anche le prescrizioni standard devono essere motivate caso per caso, respingendo dubbi di costituzionalità.
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Revoca confisca post-CEDU: il caso analizzato
A seguito di una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che ha ritenuto illegittima la confisca di alcuni terreni disposta nei confronti di un cittadino, nonostante il reato di lottizzazione abusiva fosse stato dichiarato prescritto, la Corte di Cassazione ha ordinato la revoca confisca. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: anche chi è prosciolto per prescrizione può essere considerato 'condannato' ai fini dell'impugnazione, qualora subisca una misura punitiva come la confisca, e può quindi attivare i rimedi per l'esecuzione delle sentenze della CEDU.
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Risarcimento danni pandemia: decide il giudice amministrativo
L'ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione affronta la questione della giurisdizione nelle cause di risarcimento danni promosse dai familiari delle vittime della pandemia contro lo Stato. I cittadini lamentavano omissioni e inadempienze nella gestione dell'emergenza sanitaria. La Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice amministrativo, poiché le doglianze non riguardano la violazione di un diritto soggettivo isolato, ma investono le modalità di organizzazione e gestione del Servizio Sanitario Nazionale, materia di giurisdizione esclusiva amministrativa.
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Diritto alla salute detenuto: visita medica privata
La Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che negava a un detenuto una visita specialistica a sue spese. La Corte ha ribadito che il diritto alla salute del detenuto è fondamentale e il giudice può negare l'autorizzazione solo se la visita pregiudica le indagini, non per valutarne la necessità medica.
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Mansioni superiori: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di mansioni superiori e le relative differenze retributive. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché mirava a un riesame delle prove e dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La sentenza ha inoltre precisato che l'eccezione di prescrizione, una volta sollevata, resta valida anche se la parte è contumace nel successivo giudizio di rinvio.
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Differimento pena: la valutazione concreta della salute
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato il differimento pena a un detenuto con gravi problemi di salute. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla compatibilità con il regime carcerario non può essere astratta, ma deve indicare concretamente le strutture e le terapie idonee a garantire il diritto alla salute, bilanciandolo con la pericolosità sociale del soggetto, anch'essa da valutarsi alla luce delle sue attuali condizioni fisiche.
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Accertamento medico obbligatorio e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un imputato con gravi problemi di salute. La Corte ha stabilito che, di fronte a documentazione medica seria che indica l'incompatibilità con il regime carcerario, il giudice ha l'obbligo di disporre un accertamento medico obbligatorio prima di decidere, non potendo limitarsi a una valutazione astratta delle cure disponibili in carcere.
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Detenuto grave infermità: Cassazione annulla diniego
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava il differimento pena a un detenuto con grave infermità e di età avanzata. Il Tribunale di sorveglianza non aveva motivato a sufficienza il rigetto della richiesta di una perizia medica, nonostante le relazioni sanitarie fossero interlocutorie e segnalassero un peggioramento delle condizioni di salute, imponendo un nuovo esame del caso.
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Detenuto frigorifero in cella: no al diritto soggettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di un detenuto di avere un frigorifero in cella non costituisce un diritto soggettivo tutelabile. Secondo la Corte, se l'amministrazione penitenziaria garantisce la corretta conservazione dei cibi con mezzi alternativi, come le tavolette refrigeranti, la scelta delle modalità rientra nella sua discrezionalità organizzativa e non lede il diritto alla salute del detenuto. Il caso riguardava un ricorso presentato da un detenuto in regime speciale che si era visto negare il frigorifero.
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Detenuti 41-bis: Orari Cottura Cibi, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un carcerato che contestava le restrizioni orarie per l'uso di fornelli in cella. La sentenza stabilisce che la differenziazione di trattamento per i detenuti 41-bis è legittima se basata su concrete esigenze di sicurezza e organizzazione interna, come in questo caso, non ledendo il diritto all'alimentazione ma solo le sue modalità di esercizio.
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Sanzioni Covid: vale il tempus regit actum, non la lex mitior
Il Tribunale di Trieste ha confermato la validità delle sanzioni Covid emesse durante il periodo emergenziale, anche dopo la sua cessazione. La sentenza ha stabilito che per le norme temporanee, come quelle anti-Covid, si applica il principio 'tempus regit actum' (la legge del tempo regola l'atto) e non quello della 'lex mitior' (legge più favorevole). Un cittadino multato per violazioni durante una manifestazione ha visto così riformata la sentenza di primo grado che aveva annullato la sanzione.
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Procedimento di estradizione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna alle autorità del paese d'origine. Il caso riguarda un procedimento di estradizione per una condanna per corruzione. La Corte ha respinto le doglianze relative a presunte interferenze politiche, alle condizioni di salute del ricorrente e alle condizioni carcerarie, ritenendole generiche e non supportate da prove concrete. È stato confermato il principio di doppia incriminabilità e la legittimità della decisione della Corte d'Appello.
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Cottura cibi detenuti: legittime le fasce orarie?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime speciale che contestava le limitazioni orarie per la cottura dei cibi in cella. La sentenza stabilisce che la differenziazione delle fasce orarie rispetto ai detenuti comuni non è discriminatoria se giustificata da plausibili esigenze organizzative e di sicurezza, come in questo caso, e non mira a un inasprimento ingiustificato della pena. La regolamentazione della cottura cibi detenuti è quindi legittima.
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Diritti del detenuto: no a vino e birra in carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un carcerato contro il regolamento di un istituto penitenziario che vietava l'acquisto di vino e birra. Sebbene venga riconosciuto un diritto soggettivo al consumo moderato di tali bevande, la Corte ha stabilito che i diritti del detenuto possono essere limitati. Il divieto è legittimo se l'istituto, per ragioni organizzative come la mancanza di locali idonei al consumo collettivo dei pasti, non può garantire le modalità previste dalla legge, operando un bilanciamento tra il diritto del singolo e le esigenze di ordine e sicurezza interna.
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