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Art. 32 Costituzione

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316 provvedimenti

Impegno di spesa: No a pagamenti senza delibera
Un'associazione no-profit ha richiesto a un Comune il pagamento per servizi di trasporto disabili. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che senza un formale impegno di spesa, l'ente locale non è tenuto a pagare. La responsabilità ricade sul funzionario che ha autorizzato la spesa.
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Sorveglianza particolare: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il regime di sorveglianza particolare. La misura era stata disposta a seguito di una grave aggressione in carcere. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e non autosufficiente, confermando la legittimità della misura per garantire la sicurezza interna dell'istituto penitenziario.
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Giurisdizione ordini professionali: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno chiarito la divisione di competenza in materia di giurisdizione ordini professionali. Analizzando un caso relativo all'Ordine dei Biologi, la Corte ha stabilito che la contestazione del decreto ministeriale di scioglimento di un organo direttivo spetta al giudice amministrativo (TAR). Invece, le controversie sulla validità delle successive operazioni elettorali sono di competenza della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), un organo di giurisdizione speciale. La decisione sottolinea la distinzione tra l'esercizio del potere autoritativo della Pubblica Amministrazione e la gestione delle procedure elettorali interne all'ordine.
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Esenzione IVA chiropratico: la Cassazione cambia rotta
Un professionista chiropratico si è visto negare l'esenzione IVA per le sue prestazioni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18363/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'esenzione IVA per il chiropratico è possibile anche in assenza di un regolamento attuativo che disciplini la professione. Ciò che conta è la qualifica professionale adeguata a garantire un alto livello di cura, in linea con i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza decreti
Un professionista chiropratico si è visto negare il diritto all'esenzione IVA in quanto la sua professione, sebbene riconosciuta dalla legge, mancava dei decreti attuativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo un principio fondamentale: per l'esenzione IVA chiropratico, ciò che conta è la natura sanitaria della prestazione e l'adeguata qualifica del professionista, non la presenza di regolamenti attuativi. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, riconoscendo il diritto del chiropratico all'esenzione.
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Regime 41-bis: limiti e reclami del detenuto
Un detenuto sottoposto al regime 41-bis ha presentato ricorso contro diverse restrizioni, tra cui il divieto di acquisto di specifici alimenti e limiti all'uso del computer. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la sua genericità, non avendo l'appellante contestato in modo specifico le motivazioni del tribunale precedente. La sentenza conferma che le restrizioni nel regime 41-bis sono legittime se motivate da ragioni di sicurezza o dalla necessità di impedire al detenuto di rafforzare il proprio status criminale.
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Tetto di spesa sanità: un limite invalicabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18267/2024, ha stabilito che il tetto di spesa in sanità per le prestazioni erogate da strutture private accreditate è un limite inderogabile. Tale limite si applica anche quando il superamento del budget non deriva da un aumento del volume delle prestazioni, ma dall'applicazione retroattiva di tariffe più elevate a seguito di una decisione giudiziaria. La Corte ha chiarito che il controllo della spesa pubblica è un principio fondamentale che prevale, integrando di diritto i contratti tra l'azienda sanitaria e la struttura privata. Di conseguenza, è stato accolto il ricorso dell'azienda sanitaria, affermando che nessuna somma è dovuta oltre il limite di spesa pattuito.
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Prescrizione debiti fiscali: quando impugnare
Un contribuente ha ricevuto un avviso di intimazione per debiti derivanti da vecchie cartelle di pagamento, sostenendo la loro estinzione per prescrizione. Le corti di merito avevano respinto il ricorso, ritenendo che il contribuente avrebbe dovuto impugnare un precedente avviso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la difesa della prescrizione debiti fiscali può essere sollevata anche impugnando un atto successivo, poiché il primo avviso non è un atto la cui impugnazione è obbligatoria. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione nel merito.
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Reato di maltrattamenti: la separazione non lo ferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23204/2024, ha stabilito che il reato di maltrattamenti non si interrompe con la separazione legale dei coniugi. Il caso riguardava un uomo condannato per violenze sulla moglie protrattesi per anni. La Corte ha chiarito che, essendo un reato abituale, la consumazione coincide con l'ultimo atto illecito. Di conseguenza, si deve applicare la legge in vigore in quel momento, anche se più severa. La separazione, lungi dall'essere un'interruzione, può anzi rappresentare un fattore di rischio per l'escalation della violenza.
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Valutazione consulenza tecnica: la Cassazione decide
Una paziente cita in giudizio una struttura ospedaliera per presunti danni subiti a seguito di un intervento chirurgico. La Corte d'Appello, dopo aver disposto una nuova perizia, ne ignora le conclusioni e conferma la sentenza di primo grado basandosi sulla consulenza precedente. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione per vizio di motivazione. L'ordinanza sottolinea che il giudice, di fronte a una valutazione consulenza tecnica divergente, ha l'obbligo di fornire una giustificazione approfondita e comparativa della sua scelta, non potendosi limitare a un'adesione acritica a una delle due perizie.
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Differimento pena per salute: quando viene negato?
La Corte di Cassazione ha negato il differimento pena per salute a un detenuto con gravi patologie, ritenendo le sue condizioni compatibili con il regime carcerario e la sua pericolosità sociale prevalente sul diritto a una misura alternativa.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing e demansionamento, perdendo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, evidenziando l'importanza di formulare correttamente i motivi di ricorso e il limite della 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Falsa autocertificazione Covid: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsità ideologica (art. 483 c.p.) a carico di un individuo che aveva presentato una falsa autocertificazione per giustificare uno spostamento tra regioni durante il lockdown Covid. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo che le restrizioni alla circolazione imposte via DPCM erano legittime, che l'autocertificazione ha natura di atto pubblico ai fini penali e che l'obbligo di dichiarare il vero non viola il principio di non autoincriminazione.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna spese
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro l'aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari, ha successivamente presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, sottolineando che la rinuncia è un atto irrevocabile che preclude l'esame nel merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca detenzione domiciliare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato la revoca della detenzione domiciliare a un uomo che aveva violato le prescrizioni. La decisione si basa sul fatto che il tribunale di merito non aveva considerato la giustificazione dell'imputato, il quale sosteneva di essere stato vittima di una rapina. La sentenza sottolinea che la revoca detenzione domiciliare non è automatica ma richiede un'analisi completa del comportamento e delle circostanze, evidenziando il vizio di motivazione del provvedimento impugnato.
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Diritto alla salute detenuto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reclamo di un carcerato contro il mancato rispetto di una prescrizione medica, come l'allocazione in una cella singola per motivi di salute, non è un reclamo generico ma riguarda la lesione di un diritto soggettivo. In particolare, il diritto alla salute del detenuto. Di conseguenza, il rimedio corretto è quello giurisdizionale previsto dall'art. 35-bis dell'Ordinamento Penitenziario, e non quello generico dell'art. 35. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile il reclamo, rinviando per un nuovo esame nel merito.
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Remunerazione extra budget: no pagamenti oltre il tetto
La Corte di Cassazione ha negato a una clinica privata la remunerazione extra budget per prestazioni di terapia intensiva erogate in regime di urgenza su richiesta di ospedali pubblici. La sentenza stabilisce che il tetto di spesa concordato con il sistema sanitario è invalicabile, anche in caso di prestazioni indifferibili. Viene inoltre esclusa la possibilità di ricorrere all'azione di ingiustificato arricchimento, poiché il rapporto è regolato da un preciso quadro normativo e contrattuale.
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Ferie non autorizzate: la Cassazione conferma la sanzione
Una dipendente pubblica ha ricevuto una sanzione per aver usufruito di ferie senza il consenso del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che le ferie non autorizzate sono illegittime. La sentenza ribadisce che il godimento delle ferie, pur essendo un diritto, deve essere sempre bilanciato con le esigenze organizzative dell'ente, rendendo indispensabile l'autorizzazione preventiva.
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Mandato Arresto Europeo e Salute: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17535/2024, ha rigettato il ricorso contro una decisione di consegna basata su un mandato d'arresto europeo. Il caso riguardava un cittadino straniero, condannato in Francia, le cui gravi condizioni di salute erano state poste a fondamento della richiesta di non esecuzione del mandato. La Corte ha stabilito che le assicurazioni fornite dallo Stato richiedente sulla garanzia di cure adeguate sono sufficienti per procedere alla consegna, anche senza l'indicazione preventiva della specifica struttura detentiva. Inoltre, ha ribadito che ai fini del mandato d'arresto europeo rileva l'esecutività della sentenza estera, non la sua irrevocabilità.
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Indennità rischio radiologico: la prova per il personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9382/2024, ha chiarito i presupposti per il riconoscimento dell'indennità rischio radiologico al personale sanitario non appartenente ai reparti di radiologia. L'ordinanza stabilisce che non è sufficiente provare lo svolgimento abituale dell'attività in 'zona controllata', ma è necessario dimostrare un'esposizione al rischio effettiva, continua e non occasionale, analoga a quella dei tecnici di radiologia. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva respinto la domanda di una lavoratrice in assenza di prove concrete sul superamento delle soglie di rischio, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore.
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