Un uomo ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per il reato di usura aggravata. L'accusa contestava all'indagato la mediazione di usura, avendo egli facilitato un prestito di mille euro a un imprenditore in difficoltà, con tassi del venti per cento mensili, lievitato fino a dodicimila euro. La difesa sosteneva l'errata interpretazione delle intercettazioni telefoniche, affermando che i dialoghi riguardassero normali transazioni commerciali agricole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno ritenuto logica e coerente la ricostruzione del tribunale del riesame, basata sulle ammissioni della vittima e sulle conversazioni captate, che provavano il ruolo attivo di intermediario svolto dall'indagato nel favorire il patto usurario.
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