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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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819 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Estorsione aggravata: inammissibile il ricorso
Due soggetti ricorrono contro una misura cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, confermando la corretta interpretazione delle intercettazioni da parte del giudice di merito e la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
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Associazione di tipo mafioso: la custodia cautelare
La Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad una associazione di tipo mafioso dedita al controllo monopolistico dei servizi di sicurezza. La Corte ha ritenuto infondate le censure difensive, sottolineando che i gravi indizi di colpevolezza devono essere valutati in modo sinergico, combinando intercettazioni e dichiarazioni dei collaboratori. Ha inoltre affermato la persistenza delle esigenze cautelari, data la solidità del vincolo associativo, non scalfita dal mero allontanamento dell'indagato dal territorio.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso le affievolisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati associativi, sottolineando che il notevole tempo trascorso dai fatti (oltre 5 anni) impone una valutazione rigorosa sull'attualità delle esigenze cautelari. La semplice presunzione di pericolosità non è sufficiente se non supportata da elementi concreti che dimostrino il perdurare del rischio.
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Intercettazioni avvocato: quando sono inutilizzabili?
Un avvocato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha visto annullare con rinvio l'ordinanza di arresti domiciliari. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale del riesame deve rivalutare la utilizzabilità delle intercettazioni avvocato, specificando che la tutela del segreto professionale si estende anche a conversazioni senza mandato formale, purché connesse all'attività difensiva. La decisione sottolinea che il contenuto della conversazione è il criterio decisivo per stabilirne la legittimità.
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Misure cautelari: la scelta degli arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per un manager accusato di associazione a delinquere e corruzione. Sebbene il rischio di reiterazione del reato sia stato confermato, la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sulla scelta della specifica misura cautelare. I giudici non hanno spiegato adeguatamente perché una misura meno afflittiva non fosse idonea a tutelare le esigenze cautelari, violando il principio di proporzionalità.
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Gravità indiziaria: Cassazione annulla arresto
Un'ordinanza di arresto per tentata estorsione aggravata, basata principalmente su una singola intercettazione, è stata annullata dalla Corte di Cassazione. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame non avesse valutato in modo critico e approfondito la gravità indiziaria, limitandosi a replicare la tesi accusatoria. Il caso è stato rinviato per una nuova e più attenta disamina degli elementi a carico dell'indagato, sottolineando la necessità di verificare concretamente il suo ruolo e l'effettiva sussistenza di un tentativo di estorsione.
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Proporzionalità misura cautelare: Cassazione annulla
Un'imprenditrice, direttore commerciale di una società di business information, era stata posta agli arresti domiciliari per associazione a delinquere, corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Lo schema illecito prevedeva che pubblici ufficiali fornissero informazioni privilegiate da banche dati. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo il rischio di recidiva, ha annullato l'ordinanza. La decisione si fonda sul principio di proporzionalità della misura cautelare, ritenendo che il giudice non avesse spiegato adeguatamente perché una misura meno afflittiva non fosse sufficiente a contenere i rischi.
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Associazione mafiosa: annullata custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla carenza di prove adeguate a dimostrare l'attuale partecipazione al sodalizio criminale. Secondo la Corte, una precedente condanna per un reato simile e alcune intercettazioni non sono sufficienti a costruire un quadro indiziario solido, soprattutto se non viene provato un collegamento concreto e attuale con la nuova organizzazione contestata.
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Retrodatazione misura cautelare: annullata ordinanza
Un soggetto, detenuto per estorsione, ha richiesto la retrodatazione della misura cautelare, sostenendo che le accuse fossero collegate a un caso precedente per cui era già in custodia. Il tribunale di merito ha respinto la richiesta basandosi su fatti errati, confondendo sia i reati che i procedimenti. La Corte di Cassazione, rilevando un vizio di motivazione radicale, ha annullato la decisione e rinviato il caso per una nuova valutazione sulla richiesta di retrodatazione.
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Trasferimento fraudolento: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza di misura cautelare per il reato di trasferimento fraudolento di valori. La decisione si fonda sulla manifesta illogicità della motivazione del Tribunale, che non ha considerato l'intera operazione economica, in particolare il fatto che l'occultamento del presunto titolare effettivo è stato smentito dalla successiva cessione formale delle quote a suo favore. La Corte ha sottolineato la necessità di una valutazione completa e non parziale degli indizi, criticando il Tribunale per essersi basato su una precedente decisione poi annullata.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso può annullarle
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per estorsione aggravata. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza fossero presenti, la Corte ha ritenuto che le esigenze cautelari non fossero più attuali, dato il notevole tempo trascorso dai fatti (risalenti al 2018) e l'assenza di altri comportamenti illeciti da parte dell'indagato, incensurato. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Corruzione: assunzioni come reato per l’ex sindaco
Un ex sindaco è stato posto agli arresti domiciliari con l'accusa di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Avrebbe favorito un imprenditore in una gara d'appalto in cambio dell'assunzione di otto persone da lui indicate. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di gravi indizi per i reati contestati, ma ha annullato l'ordinanza cautelare per carenza di motivazione sul concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, rinviando il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Corruzione propria: serve l’atto contrario ai doveri
Un pubblico ufficiale, sospeso dal servizio per sospetta corruzione propria e turbativa d'asta, ha ottenuto l'annullamento del provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per configurare la corruzione propria, non è sufficiente dimostrare un accordo illecito, ma è necessario individuare con precisione lo specifico atto contrario ai doveri d'ufficio che il pubblico funzionario si è impegnato a compiere. La mancanza di questa prova specifica ha portato all'annullamento con rinvio.
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Frode processuale: immobile e locazione turistica
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro l'annullamento di una misura cautelare per frode processuale. Il caso riguardava un debitore che non aveva dichiarato l'uso a locazione turistica del suo immobile pignorato. La Corte ha stabilito che, non avendo alterato il valore della perizia e non essendoci stata un'effettiva immutazione dei luoghi, non sussistono i gravi indizi per i reati contestati.
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Corruzione reato: la Cassazione chiarisce i confini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28596/2024, ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva escluso il corruzione reato a carico di un agente di polizia penitenziaria. Il caso riguardava una presunta mazzetta per superare un concorso. La Corte ha stabilito due principi fondamentali: il reato di corruzione sussiste anche se il pubblico ufficiale specifico non è identificato, e si distingue nettamente dal traffico di influenze, dove si remunera la mediazione e non l'atto del funzionario. La sentenza ha quindi rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Adeguatezza misura cautelare: la Cassazione annulla
Un dirigente comunale, indagato per corruzione, ottiene dalla Corte di Cassazione l'annullamento dell'ordinanza di arresti domiciliari. Pur riconoscendo il rischio di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato, la Corte ha censurato la decisione del Tribunale per la mancanza di una motivazione specifica sull'adeguatezza della misura cautelare. Il giudice non aveva spiegato perché una misura meno afflittiva, come la sospensione dall'incarico, non fosse sufficiente, violando il principio di proporzionalità. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Partecipazione mafiosa: prova e motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per presunta partecipazione mafiosa. La decisione del giudice di merito è stata ritenuta carente nella motivazione, poiché si limitava a elencare gli indizi senza spiegare come questi dimostrassero un contributo stabile e funzionale dell'indagato al sodalizio criminale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che applichi correttamente i principi di diritto sulla prova della partecipazione mafiosa.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, sottolineando che la valutazione della pericolosità sociale di un indagato deve basarsi sulla sua intera biografia criminale. Anche se i fatti contestati non sono recenti, la presenza di precedenti penali gravi, la commissione di reati durante misure alternative e la latitanza sono elementi sufficienti a giustificare il mantenimento della misura detentiva per l'elevato rischio di reiterazione.
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Peculato impiegato postale: quando non si configura
Un'impiegata di un servizio postale è stata sottoposta a una misura interdittiva per il reato di peculato. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il reato di peculato impiegato postale non si configura se le operazioni fraudolente riguardano servizi di tipo bancario, come conti correnti e carte prepagate, e non la gestione del risparmio postale. Secondo la Corte, in questi casi l'impiegato non riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio, presupposto indispensabile per il reato di peculato.
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Aggravante ingente quantità: la Cassazione chiarisce
La Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, escludendo l'aggravante ingente quantità. La Corte ha stabilito che il giudice non può basarsi su una stima futura della produzione di una piantagione, ma deve attenersi al principio attivo effettivamente ricavabile al momento del sequestro, se questo è inferiore alla soglia di legge (2 kg).
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