LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

Pagina 5 di 21

401 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Interrogatorio di garanzia: notifica rapida e ricorso respinto
Il Tribunale della Libertà ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la lesione del diritto di difesa: la cancelleria aveva notificato l'avviso di fissazione dell'interrogatorio di garanzia soltanto un'ora e mezza prima dell'udienza, impedendo la consultazione degli atti e la presenza fisica del legale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale invalidità dell'interrogatorio di garanzia non si può eccepire tramite il riesame né in sede di legittimità. Il difensore avrebbe dovuto chiedere formalmente il differimento dell'atto al giudice procedente per dimostrare un effettivo pregiudizio difensivo.
Continua »
Concorso nel reato di detenzione di stupefacenti e mera presenza
L'indagato è stato arrestato dopo che le forze dell'ordine lo hanno sorpreso all'interno di una pertinenza di proprietà di un terzo. Nell'immobile erano custoditi circa 173 chilogrammi di hashish e l'indagato si trovava vicino a una valigia aperta piena di panetti di droga. Nel bagagliaio della sua autovettura è stato rinvenuto un ulteriore panetto confezionato allo stesso modo. La difesa ha sostenuto la tesi della mera presenza passiva sul luogo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. I giudici hanno stabilito che la presenza fisica accanto alla droga aperta, unita al possesso di sostanza analoga in auto, configura un pieno concorso nel reato di detenzione di stupefacenti e non una semplice connivenza.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per i clan
Un indagato per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, la quale confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava la gravità degli indizi, l'assenza di un ruolo definito nella struttura criminale e l'insussistenza di esigenze cautelari attuali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che le intercettazioni e le indagini dimostrano un chiaro inserimento del soggetto nel gruppo. Questo inserimento si deduce anche dal sostegno economico fornito alle famiglie dei sodali detenuti. Inoltre, per i reati associativi di droga vige la presunzione di idoneità della sola custodia cautelare in carcere, non superata da elementi di senso contrario. L'indagato rimane ristretto in carcere e condannato alle spese processuali.
Continua »
Sopravvenuta carenza di interesse: lo stop al ricorso cautelare
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per omicidio colposo, impugna l'ordinanza del Tribunale del Riesame davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, l'indagato viene rimesso in libertà a seguito della conclusione del processo principale con patteggiamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Per conservare l'interesse a impugnare una misura cautelare ormai revocata ai fini dell'indennizzo per ingiusta detenzione, l'interessato deve presentare una specifica e motivata dichiarazione personale. Mancando tale istanza, il ricorso si estingue senza decisione nel merito. Essendo il difetto di interesse sopraggiunto dopo il deposito del ricorso, la Cassazione non dispone la condanna alle spese processuali né al pagamento di sanzioni pecuniarie.
Continua »
Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere senza sequestri
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio. La difesa contestava la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice e l'assenza di sequestri fisici di sostanze, trattandosi di droga parlata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le intercettazioni telefoniche, se inserite in un quadro logico e prive di spiegazioni alternative lecite, sono sufficienti a dimostrare la gravità indiziaria. Inoltre, l'uso del copia e incolla nell'ordinanza è legittimo se accompagnato da un'analisi critica dei fatti. Confermata la stabilità del vincolo associativo e il pericolo di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per il corriere
Il Tribunale di Milano ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con il ruolo di corriere. L'indagata ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e contestando l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi di droga opera una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere. Questa presunzione può essere superata solo se la difesa dimostra elementi concreti che escludano la necessità della massima misura, circostanza non avvenuta nel caso di specie, dove l'indagata disponeva di mezzi dedicati forniti dal sodalizio.
Continua »
Custodia cautelare per associazione mafiosa: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per associazione mafiosa a carico di un indagato, ritenuto affiliato a una cosca locale. La difesa sosteneva l'insufficienza della sola affiliazione formale e l'estinzione delle esigenze cautelari per via del tempo silente di tre anni tra i fatti e l'arresto. I giudici hanno invece stabilito che la partecipazione formale, i riti di battesimo e il rispetto delle regole del clan dimostrano una stabile messa a disposizione. Inoltre, per i reati di stampo mafioso, la presunzione di pericolosità sociale non viene meno con il semplice decorso del tempo, ma richiede la prova di una reale dissociazione o dello scioglimento del sodalizio. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Rinuncia all’impugnazione: la libertà negata costa 500 euro
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la sua custodia cautelare in carcere per reati di droga. Prima dell'udienza, la difesa ha depositato l'atto di rinuncia all'impugnazione firmato personalmente dall'interessato. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia è un atto formale e irrevocabile che rende il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato Il Ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Auto sequestrata ma pericolo di reiterazione del reato: domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per Il Conducente che, guidando sotto l'effetto di alcol a velocità elevata, ha investito tre ragazze sul marciapiede, fuggendo senza prestare soccorso. Successivamente, l'indagato ha cercato di occultare le prove facendo riparare l'auto e ha continuato a guidare con una ruota squarciata. La difesa ha contestato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che la patente era stata sospesa e l'auto sequestrata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale. La condotta successiva all'incidente dimostra infatti una totale assenza di ripensamento critico e una spiccata refrattarietà al rispetto delle regole, rendendo necessaria la misura cautelare.
Continua »
Misure cautelari personali: il legame col clan supera il tempo
Il Tribunale di Catania ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di far parte di un clan mafioso e di un'associazione dedita allo spaccio. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dei gravi indizi e la persistenza delle esigenze alla base delle misure cautelari personali, sostenendo di essere un semplice amico di famiglia e che il tempo trascorso avesse annullato la sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni dimostrano la sua piena disponibilità verso il clan e la gestione di una cassa comune per la droga. Inoltre, il mero decorso del tempo non supera la presunzione di pericolosità sociale, specialmente se l'indagato continua a frequentare gli esponenti del gruppo criminale. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere resta confermata.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: la svolta
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero contro l'ordinanza che aveva escluso il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti per un indagato, riducendo la custodia in carcere ad arresti domiciliari per spaccio semplice. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per configurare l'associazione criminosa, non serve un'organizzazione complessa o grandi risorse economiche, ma basta una struttura minima e stabile, desumibile anche dai rapporti fiduciari e dalla ripetitività dei reati. La Cassazione ha evidenziato che il Tribunale del Riesame ha valutato le prove in modo frammentato e illogico, senza considerare il quadro d'insieme e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame che valuti correttamente la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
Continua »
Traffico di stupefacenti: quando scatta l’associazione criminale
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa contro l'ordinanza che aveva escluso il reato associativo per un indagato, riducendo la sua misura cautelare agli arresti domiciliari per singoli episodi di spaccio. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto insussistente il vincolo di gruppo a causa della mancanza di una cassa comune o di mezzi modificati. La Cassazione ha invece chiarito che, per configurare il reato di traffico di stupefacenti in forma associativa, non serve un'organizzazione complessa, essendo sufficiente una struttura minima e rudimentale desumibile dalla stabilità dei rapporti, dalla divisione dei ruoli e dalla continuità delle cessioni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Deposito telematico via PEC: valido anche dopo la chiusura
Il Tribunale di Messina dichiarava inammissibile per tardività l'appello cautelare proposto dal difensore dell'indagato contro il rigetto della revoca degli arresti domiciliari. L'atto era stato inviato tramite PEC l'ultimo giorno utile alle 19:02, oltre l'orario di chiusura al pubblico della cancelleria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, stabilendo che per il deposito telematico via PEC si applica la disciplina transitoria della riforma Cartabia. Secondo tale normativa, il deposito deve ritenersi tempestivo se la ricevuta di accettazione viene generata entro le ore 24:00 del giorno di scadenza, senza che rilevi l'orario di chiusura degli uffici giudiziari. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame per la decisione nel merito.
Continua »
Giudicato cautelare: l’errore sulla PEC non cancella il riesame
Il difensore dell'indagato presenta una richiesta di riesame contro una misura cautelare inviandola a un indirizzo PEC errato. Il tribunale la dichiara inammissibile. Lo stesso giorno, prima della scadenza dei termini, il difensore invia una nuova istanza all'indirizzo PEC corretto. Il Tribunale del Riesame dichiara inammissibile anche questa seconda istanza, ritenendo consumato il potere di impugnazione. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, stabilendo che il giudicato cautelare opera solo se vi è stato un effettivo esame nel merito della vicenda. Una decisione basata su un errore puramente formale, come l'invio a un indirizzo PEC non corretto, non preclude la presentazione di una nuova istanza tempestiva.
Continua »
Contestazioni a catena: quando il carcere resta legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Indagato contro la custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di droga. La difesa invocava l'istituto della retrodatazione dei termini di custodia cautelare, lamentando un'ipotesi di contestazioni a catena. La Suprema Corte ha chiarito che la retrodatazione non opera in automatico se i nuovi elementi d'accusa derivano da indagini successive e non erano desumibili al momento della prima ordinanza. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi e il pericolo attuale di reiterazione del reato, escludendo l'efficacia di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari. L'Indagato perde il ricorso e resta in carcere.
Continua »
Concorso di persone nel reato: da coinquilini a complici attivi
I Carabinieri arrestano tre coinquilini per detenzione e spaccio di eroina e cocaina. La droga viene trovata in parte in una tazzina in cucina e in parte in un sacco della spazzatura. Gli indagati contestano la custodia cautelare, sostenendo di essere stati semplici spettatori dell'attività illecita di un quarto soggetto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici confermano la sussistenza del concorso di persone nel reato: l'atteggiamento ostruzionistico all'arrivo dei militari, i sussurri sospetti e il tentativo di nascondere la droga nella spazzatura dimostrano una partecipazione attiva e consapevole, non una mera presenza passiva. I ricorrenti perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Droga nel bar: senza gravi indizi di colpevolezza salta l’obbligo
La Procura impugnava l'annullamento della misura cautelare dell'obbligo di firma per due gestori di un bar, indagati per spaccio di droga. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine avevano rinvenuto cocaina e strumenti di confezionamento nel locale e nel cortile. Il Tribunale del Riesame aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza, ipotizzando che la droga potesse appartenere ai clienti o a terzi estranei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno chiarito che non spetta alla Cassazione rivalutare i fatti o proporre letture alternative delle prove, ma solo verificare la logicità della motivazione. Poiché la decisione del Riesame non era manifestamente illogica, l'annullamento della misura cautelare è stato confermato, segnando la vittoria dei due indagati.
Continua »
Sequestro preventivo: rischio d’impresa non basta per il blocco
Il Tribunale di Crotone aveva confermato il sequestro preventivo di oltre 1,8 milioni di euro nei confronti del legale rappresentante di una società, indagato per reati tributari. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione contestando la mancanza di una motivazione concreta sul pericolo di dispersione dei beni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il semplice riferimento al rischio d'impresa, inteso come le normali spese di gestione aziendale, costituisce una motivazione solo apparente. Per disporre il sequestro preventivo, il giudice deve dimostrare in modo concreto ed effettivo il reale pericolo di perdita dei beni prima della confisca. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: l’errore formale non libera
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di spaccio di stupefacenti. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando l'inefficacia della misura per la mancata trasmissione al Tribunale dei decreti autorizzativi delle intercettazioni telefoniche da parte del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'omessa trasmissione di atti di natura meramente processuale, come i decreti autorizzativi, non determina la perdita di efficacia della misura cautelare. Tale sanzione colpisce solo la mancata trasmissione di elementi a contenuto probatorio sostanziale usati dal giudice. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando che l'indagato gestiva un'attività organizzata di spaccio ed era stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga. L'indagato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Arresti domiciliari per lo straniero irregolare: no al carcere
Un cittadino straniero, indagato per spaccio di stupefacenti, ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari presso l'abitazione di un amico connazionale. Il Tribunale del Riesame ha negato la richiesta, ritenendo la misura incompatibile con lo stato di irregolarità sul territorio nazionale e ritenendo necessaria la coabitazione con familiari per garantire il controllo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore, stabilendo che gli arresti domiciliari possono essere concessi anche presso terzi non familiari e che l'irregolarità dello straniero non preclude automaticamente la misura attenuata. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando un nuovo esame che valuti anche l'uso del braccialetto elettronico.
Continua »