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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

401 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere confermata per furti ai bancomat
Un uomo indagato per partecipazione a un'associazione criminale dedita a furti con esplosivi ai danni di sportelli bancomat ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il provvedimento confermava la custodia cautelare in carcere applicata dal Giudice per le Indagini Preliminari. La difesa contestava l'identificazione basata su telecamere, i tracciati GPS, le intercettazioni e chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, evidenziando una recente attività lavorativa e l'esito positivo di precedenti affidamenti in prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli indizi formano un quadro coerente ed univoco e i precedenti penali evidenziano una spiccata pericolosità sociale non arginabile con misure meno afflittive.
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Custodia cautelare in carcere tra trojan e traffico di droga
Il caso riguarda l'impugnazione della misura della custodia cautelare in carcere disposta a carico di un individuo accusato di far parte di un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La difesa ha contestato la gravità degli indizi, l'utilizzabilità delle intercettazioni effettuate con trojan e la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo l'assenza di un pericolo concreto di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura detentiva. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione dei messaggi cifrati spetta al giudice di merito e che la disponibilità di canali di rifornimento esteri e telefoni criptati giustifica la custodia cautelare in carcere, essendo l'unica misura idonea a spezzare i legami con la rete criminale.
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Associazione mafiosa: Cassazione conferma custodia, respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Indagato contro la misura cautelare della custodia in carcere, confermando l'accusa di **associazione di tipo mafioso** (Art. 416-bis c.p.). La difesa contestava la mancanza di gravi indizi e l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, sostenendo che l'Indagato fosse detenuto durante la formazione del clan. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo la motivazione congrua e logica. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare la corretta applicazione del diritto, non riesaminare i fatti o la valutazione delle prove. Gli indizi, tra cui intercettazioni e testimonianze, erano sufficienti a dimostrare la partecipazione al clan dedito a traffico di droga, estorsioni e riciclaggio tramite un autonoleggio.
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Custodia in Carcere: Cassazione Annulla per Mancanza di Adeguatezza Misure Cautelari
Un Indagato, accusato di spaccio di cocaina, ha ricevuto la misura cautelare della custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame ha confermato la decisione, ma l'Indagato ha impugnato la sentenza per mancanza di motivazione sull'adeguatezza delle misure cautelari meno afflittive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il Tribunale del Riesame non ha adeguatamente spiegato perché misure meno restrittive, come gli arresti domiciliari, non fossero sufficienti. La sentenza sottolinea l'importanza di una motivazione specifica e non generica per giustificare la scelta della misura più severa. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Retrodatazione custodia cautelare: stop ai ricorsi generici
Un indagato accusato di spaccio di sostanze stupefacenti è finito in custodia cautelare in carcere. La difesa ha richiesto la retrodatazione custodia cautelare, sostenendo che i termini del carcere preventivo dovessero decorrere da un'ordinanza precedente emessa per gli stessi fatti. La difesa ha inoltre eccepito la tardiva iscrizione della notizia di reato nel registro degli indagati e una motivazione insufficiente sui gravi indizi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione richiede la specifica allegazione del provvedimento precedente. Inoltre, l'eventuale ritardo del Pubblico Ministero nell'iscrizione dell'indagato non rende inutilizzabili gli atti di indagine. L'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese di giustizia.
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Custodia cautelare: Trasportatore ignaro o complice nel traffico?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un trasportatore fermato con 855 kg di cocaina in un container. Il Tribunale del Riesame aveva già convalidato la misura. La difesa contestava la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e vizi di motivazione, sostenendo che il trasportatore fosse ignaro del carico illecito. La Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. Ha evidenziato il nervosismo dell'uomo, il sigillo contraffatto sul container e l'ingente valore della droga, elementi che suggerivano la consapevolezza del reato e l'inserimento in un contesto criminale organizzato. La custodia cautelare è stata ritenuta necessaria per prevenire la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove.
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Custodia cautelare per spaccio: il carcere non ferma l’associazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro la conferma della sua **custodia cautelare per spaccio** di droga e associazione a delinquere. L'Indagato, già in carcere per altri reati, contestava la mancanza di prove concrete sul suo coinvolgimento e l'illogicità della motivazione. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, basandosi su intercettazioni e accertamenti che dimostravano il suo ruolo nell'organizzazione criminale, anche durante la detenzione. La Cassazione ha ritenuto inammissibile e infondato il ricorso. Ha confermato che gli indizi erano sufficienti e che la presunzione di pericolosità sociale, tipica dei reati di droga, non era stata superata. La detenzione non esclude il pericolo di recidivanza. Il ricorso è stato rigettato, mantenendo la custodia cautelare.
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Rinvio illegittimo: l’inefficacia misura cautelare e la scarcerazione
Un individuo, detenuto per reati di droga e armi, aveva richiesto il riesame della misura cautelare applicata. L'udienza di riesame, inizialmente rinviata per motivi di salute dell'indagato, fu ulteriormente posticipata dal Tribunale di Lecce anche dopo la cessazione dell'impedimento, superando i termini perentori stabiliti dalla legge. La Corte di Cassazione ha chiarito che il rispetto di tali termini non è nella disponibilità delle parti e non può essere derogato nemmeno con il consenso dell'indagato. Questo rinvio illegittimo ha comportato l'inefficacia della misura cautelare, ordinando la scarcerazione dell'imputato.
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Sequestro Preventivo: Cassazione Annulla per Mancanza di Pericolo
Una proprietaria ha subito un sequestro preventivo di manufatti edilizi abusivi. Il Tribunale del Riesame ha parzialmente annullato il sequestro, ma la proprietaria ha ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale, rilevando una carenza di motivazione sul periculum in mora (il pericolo di aggravamento del danno). Il Tribunale aveva erroneamente richiamato motivazioni precedenti non esaminate dalla Cassazione. La sentenza ha quindi disposto un nuovo giudizio per valutare correttamente l'effettivo pericolo legato all'abuso edilizio e al sequestro preventivo.
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Custodia cautelare in carcere: valida anche per l’incensurato
L'Indagato, un giovane incensurato, e stato arrestato per aver partecipato al trasporto di ingenti quantitativi di droga, esplosivi e armi da guerra. Nello specifico, ha svolto la funzione di staffetta stradale per proteggere il veicolo che trasportava il carico illecito prelevato dall'abitazione di un complice ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere, evidenziando la gravita del fatto e l'inserimento in un contesto criminale organizzato. L'Indagato ha ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di motivazione individuale per la misura detentiva. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso: la partecipazione attiva a un'operazione complessa dimostra una pericolosita concreta e l'inadeguatezza di misure meno restrittive come gli arresti domiciliari, anche per soggetti incensurati.
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Custodia cautelare in carcere: droga in auto, incensurata non basta
La Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata sorpresa con 5,6 kg di cocaina, denaro e cellulari in un doppio fondo dell'auto. L'indagata aveva impugnato la misura, sostenendo l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione e la propria incensuratezza, chiedendo misure meno afflittive come gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte ha ritenuto che le modalità del fatto e la mancanza di "resipiscenza" (pentimento) indicassero un consolidato piano criminale e un'elevata pericolosità sociale, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura adeguata.
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Misure Cautelari per Traffico di Stupefacenti: Inammissibilità e Termini
Un Individuo, sottoposto a misure cautelari per traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso. L'Individuo sosteneva che la misura cautelare dovesse perdere efficacia a causa di presunti vizi procedurali e termini non rispettati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che una misura cautelare perde efficacia solo se il Tribunale del riesame non decide affatto entro i termini, non se la sua decisione è errata o successivamente annullata con rinvio. La Corte ha anche confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e la necessità delle misure cautelari, ritenendo la motivazione del Tribunale logica e coerente. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso penale inammissibile: furto aggravato e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da due indagati contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per un furto aggravato. Gli indagati contestavano la motivazione dell'ordinanza, l'insufficienza degli indizi e la violazione del diritto di difesa per la mancata ammissione alla comparizione personale. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure sulla motivazione e sugli indizi, confermando il coinvolgimento di entrambi nel furto di gioielli. Ha inoltre ribadito che la richiesta di comparizione personale al Riesame deve essere presentata contestualmente all'istanza. Il motivo relativo a una specifica circostanza aggravante è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, poiché la sua eventuale eliminazione non avrebbe modificato la misura cautelare. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: la rinuncia immotivata costa cara all’Indagato
Un Indagato era sottoposto a custodia cautelare per traffico di droga e reato associativo. Ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la misura. Successivamente, i suoi difensori hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha condannato l'Indagato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende, poiché la rinuncia era immotivata. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile per rinuncia immotivata comporti comunque delle conseguenze economiche.
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Custodia cautelare per traffico di droga: prove valide nonostante il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro la conferma della sua custodia cautelare in carcere, disposta per traffico di droga e partecipazione a un'associazione criminale. L'Indagato contestava la valutazione delle prove, sostenendo un travisamento dei dati relativi ai movimenti telefonici e alle intercettazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le prove raccolte fossero sufficienti a dimostrare il suo coinvolgimento nella consegna di stupefacenti e il suo contributo, anche se esterno, all'operatività dell'associazione. La decisione conferma la legittimità della custodia cautelare per traffico di droga, basata su un quadro indiziario coerente.
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Custodia Cautelare in Carcere: Ricorso Inammissibile per Traffico di Droga
Un individuo, Il Ricorrente, è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati legati al traffico di stupefacenti e alla detenzione illegale di armi. Il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione e la proporzionalità della misura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente giustificato la necessità della custodia cautelare in carcere, basandosi su gravi indizi di colpevolezza e sul concreto pericolo di recidiva. Il ricorso, infatti, mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, piuttosto che a denunciare specifiche violazioni di legge o illogicità manifeste.
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Custodia Cautelare: Confermata per Traffico di Droga, Ricorso Respinto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la **custodia cautelare** in carcere per reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e traffico di droga. L'Indagato aveva contestato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e la logicità della motivazione. I giudici hanno ritenuto che le prove raccolte, incluse intercettazioni e osservazioni, dimostrassero il suo coinvolgimento nell'organizzazione criminale. Hanno anche confermato la validità delle esigenze cautelari, data la sua pericolosità e il rischio di reiterazione del reato, respingendo ogni obiezione difensiva.
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Udienza di riesame senza notifica: la decisione è nulla
Un indagato sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora per presunti reati legati agli stupefacenti ha presentato ricorso per contestare la conferma del provvedimento. Il Tribunale aveva infatti celebrato l'udienza di riesame senza inviargli il relativo avviso di fissazione della data. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito che l'omessa notifica della convocazione equivale a una mancata citazione a giudizio. Tale mancanza lede irrimediabilmente il fondamentale diritto all'autodifesa e determina la nullità assoluta e insanabile di tutti gli atti processuali successivi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato integralmente la decisione impugnata e ha disposto un nuovo esame della vicenda giudiziaria.
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Custodia Cautelare per Droga: Cassazione Conferma il Carcere
Un Individuo è stato accusato di organizzare e dirigere un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, data la presunzione di pericolosità per i reati associativi. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'illogicità della motivazione e la mancanza di prove per l'associazione e le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha ribadito che il suo compito è solo di verificare la logicità della motivazione, non di riesaminare i fatti. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato la gravità indiziaria e la presunzione di pericolosità, non superata da elementi contrari. La custodia cautelare per traffico di stupefacenti è stata quindi mantenuta.
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Spaccio di stupefacenti: Ricorso inammissibile, arresti domiciliari confermati
Un individuo, sottoposto ad arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti (eroina), ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero generiche e mirassero a una diversa valutazione dei fatti, già esaminati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la validità degli indizi basati sulle dichiarazioni dell'acquirente e la pericolosità dell'indagato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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