LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Pagina 21 di 31

609 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Partecipazione ad associazione mafiosa: carcere e prova vaga
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa, narcotraffico e acquisto di sostanze stupefacenti. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di prove concrete sul suo ruolo associativo e la genericità dell'accusa sul singolo episodio di compravendita di droga. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi relativi al delitto di partecipazione ad associazione mafiosa e al traffico di stupefacenti, evidenziando la piena messa a disposizione del soggetto per le attività del sodalizio. Al contempo, i giudici hanno annullato l'ordinanza limitatamente al singolo acquisto di stupefacenti: l'accusa non specificava tipo e quantità della sostanza in assenza di sequestro. L'indagato resta in custodia cautelare, ma il Tribunale del riesame dovrà rivalutare l'accusa sul singolo reato di droga.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no al riesame delle prove
L'Indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inattendibilità delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia e contestava l'interpretazione delle conversazioni intercettate, nonché la sussistenza dell'aggravante dell'associazione armata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione dei fatti e delle intercettazioni spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché la motivazione sia coerente e priva di vizi logici. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'interesse a contestare l'aggravante delle armi, poiché tale elemento non incide sulla legittimità della misura detentiva applicata, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no al bis in idem su fatti attuali
Il Tribunale della Libertà confermava la misura della custodia cautelare in carcere verso l'indagato. L'accusa contestava la partecipazione con ruolo direttivo a un'associazione mafiosa attiva nel controllo economico e politico del territorio. Gli inquirenti basavano l'accusa su intercettazioni carcerarie e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L'indagato ricorreva per Cassazione denunciando travisamento delle prove, violazione del divieto di doppio giudizio e insussistenza dell'aggravante armata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità del quadro indiziario, escluso la violazione del bis in idem per condotte successive nel tempo e ritenuto inammissibile per carenza d'interesse la contestazione dell'aggravante.
Continua »
File vuoti e inefficacia della misura cautelare: la decisione
Il Giudice per le indagini preliminari applicava l'obbligo di dimora a un indagato per reati tributari e intestazione fittizia. La difesa proponeva istanza di riesame. Il Pubblico Ministero trasmetteva l'ordinanza cartacea e due supporti digitali contenenti gli atti d'indagine. La cancelleria del Tribunale del riesame riscontrava che i supporti digitali risultavano privi di contenuti e dichiarava la perdita di efficacia del provvedimento restrittivo. La Procura ricorreva per Cassazione lamentando un mero disguido tecnico sanabile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno chiarito che l'inefficacia della misura cautelare scatta solo in caso di totale e omessa trasmissione del fascicolo, non per una trasmissione difettosa o incompleta. Il tribunale doveva disporre il recupero dei documenti.
Continua »
DVD vuoti e perdita di efficacia della misura cautelare
Un indagato per reati economici otteneva dal Tribunale del Riesame la revoca dell'obbligo di dimora. La cancelleria aveva rilevato che due DVD inviati dalla Procura con gli atti di indagine risultavano illeggibili e privi di file. I giudici avevano equiparato il disguido informatico all'omessa trasmissione degli atti, dichiarando la perdita di efficacia della misura cautelare. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la decisione. I giudici hanno chiarito la netta distinzione tra invio totalmente omesso e semplice trasmissione difettosa per errore tecnico. In presenza di supporti digitali illeggibili, il Tribunale deve richiedere un invio integrativo entro i dieci giorni utili per la decisione, senza cancellare immediatamente la misura cautelare disposta.
Continua »
Frode nelle pubbliche forniture: no al ricorso dell’imprenditore
La vicenda nasce dalle indagini su presunti patti corruttivi e irregolarità nell'ammodernamento di un importante tratto autostradale. L'Imprenditore, privo dei requisiti per partecipare a gare pubbliche, gestiva società fornitrici di bitume e calcestruzzo. Secondo l'accusa, il Direttore dei Lavori ometteva i controlli di qualità e favoriva subappalti non autorizzati, ricevendo denaro e veicoli. A fronte delle imputazioni per corruzione e frode nelle pubbliche forniture, il Tribunale applicava all'imprenditore il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa. L'indagato contestava la validità delle perizie dell'accusa e l'interpretazione delle relazioni tecniche difensive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore. I giudici hanno confermato la misura interdittiva, rilevando la solidità del quadro indiziario complessivo.
Continua »
Illecita detenzione di armi: armi di altri ma arresto da chiarire
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un giovane sottoposto agli arresti domiciliari dopo il ritrovamento di pistole clandestine nella casa in cui conviveva con i familiari. I giudici hanno confermato la sussistenza dei gravi indizi per il reato di illecita detenzione di armi in concorso: la consapevolezza del nascondiglio e la disponibilità materiale dei beni integrano una condotta punibile, anche se le armi appartengono formalmente a un altro convivente. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'indagato in merito alle esigenze cautelari. I giudici di merito non hanno spiegato adeguatamente il pericolo reale di reiterazione del reato, ignorando l'incensuratezza del soggetto. La decisione cautelare è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame della misura restrittiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: legittima dopo scontro a fuoco
L'Indagato ha impugnato l'ordinanza che confermava la misura della custodia cautelare in carcere per porto illegale di armi e ricettazione, con l'aggravante del metodo mafioso. La vicenda scaturisce da uno scontro a fuoco tra fazioni criminali rivali. La difesa contestava la validità dell'esame stub, la mancata prova sul possesso della pistola ritrovata e l'assenza del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità del quadro probatorio: i video di sorveglianza, le tracce ematiche sul veicolo, i fori di proiettile, la ferita da arma da fuoco riportata dall'indagato e le intercettazioni comprovano pienamente il reato. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la misura carceraria a fronte della pericolosità sociale e del contesto di criminalità organizzata.
Continua »
Partecipazione ad associazione mafiosa: confermato il carcere
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'accusa attribuiva all'indagato l'infiltrazione mafiosa nel settore edilizio, specificamente nei lavori per un centro commerciale. La Corte di Cassazione aveva precedentemente annullato con rinvio l'ordinanza per carenze motivazionali sul ruolo effettivo del soggetto e sulla collocazione temporale dei fatti. Nel giudizio di rinvio, il Tribunale ha riesaminato le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni telefoniche, definendo con precisione l'apporto causale dell'indagato alle dinamiche della cosca. L'indagato ha proposto un nuovo ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione dei limiti del rinvio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione logica e completa, confermando definitivamente il provvedimento cautelare in carcere e condannando il ricorrente alle spese processuali.
Continua »
Attualità delle esigenze cautelari: tempo trascorso e carcere
Un indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa contestava il mancato rinvio dell'udienza e l'assenza di attualità delle esigenze cautelari, sostenendo il decorso del tempo dai fatti contestati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il pericolo di recidiva non richiede un'occasione criminale imminente, ma un giudizio prognostico basato sulla personalità e sul contesto. L'accertata permanenza del vincolo associativo e la prosecuzione di richieste estorsive giustificano la misura restrittiva. L'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Gestione non autorizzata di rifiuti: sequestro del veicolo valido
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un autocarro impiegato per il trasporto e lo scarico abusivo di scarti. Il proprietario del mezzo sosteneva la natura occasionale del singolo viaggio e contestava il mancato rinvio dell'udienza di riesame per impedimento del difensore. I giudici hanno chiarito che il legittimo impedimento dell'avvocato non giustifica il rinvio nel giudizio di riesame camerale. Inoltre, la Corte ha stabilito che la gestione non autorizzata di rifiuti costituisce un reato comune punibile anche per un unico episodio. La presenza di più persone e un quantitativo significativo di materiali denotano una struttura organizzativa minima, escludendo l'occasionalità e convalidando il blocco del veicolo con condanna alle spese.
Continua »
Riesame del sequestro preventivo: stop ai rinvii dell’avvocato
L'indagato ha subito il sequestro della propria automobile nell'ambito di un procedimento penale per reati ambientali. Il difensore ha impugnato il provvedimento, ma ha chiesto il rinvio dell'udienza per un proprio legittimo impedimento. Il Tribunale ha respinto la richiesta di rinvio e ha confermato il blocco del veicolo. L'indagato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la lesione del diritto di difesa e contestando gli indizi raccolti dalle telecamere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel riesame del sequestro preventivo l'impedimento del difensore non impone il differimento dell'udienza, poiché la legge riserva tale facoltà unicamente alla persona sottoposta a indagini per esigenze difensive sostanziali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma il rigetto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che imponeva la custodia cautelare in carcere a carico di un presunto capo criminale. L'indagato era accusato di dirigere un'articolazione di 'ndrangheta nel litorale laziale e di gestire un traffico internazionale di cocaina dalla Colombia. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e la mancanza del metodo mafioso sul territorio. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso difensivo: le prove raccolte tramite intercettazioni, collaboratori di giustizia e sequestri documentano in modo chiaro il ruolo di vertice dell'indagato e la persistente forza intimidatrice dell'organizzazione criminale.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: legittimo il rigetto del riesame
Il Tribunale del Riesame confermava la misura della custodia cautelare in carcere verso un indagato per detenzione di armi comuni da sparo. Le intercettazioni telefoniche attribuivano all'uomo compiti tecnici di manutenzione e riparazione delle armi. La difesa contestava l'identificazione della voce e la scelta della misura carceraria rispetto agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato la piena legittimità della custodia cautelare in carcere a fronte di precedenti specifici e del concreto rischio di recidiva.
Continua »
Spari e fuga: confermata la custodia cautelare in carcere
Un uomo è stato arrestato con l'accusa di porto illegale di arma da fuoco e ferimento alle gambe di un conoscente per presunte ragioni personali. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere, rilevando gravi indizi desunti da intercettazioni ambientali, condotte di fuga e improvvise interruzioni delle comunicazioni telefoniche con la moglie. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'errata interpretazione delle registrazioni e chiedendo i domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: i rilievi difensivi tentavano di riaprire una valutazione di puro fatto non consentita ai giudici di legittimità. Inoltre, una recente condanna per evasione preclude l'accesso agli arresti domiciliari, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata e adeguata.
Continua »
Scarcerazione valida e motivazione per relationem legittima
Il Tribunale della Libertà ha disposto la scarcerazione di un indagato per reati di associazione per delinquere e corruzione aggravata, escludendo i gravi indizi di colpevolezza e l'aggravante mafiosa. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la legittimità della decisione per un presunto vizio di motivazione per relationem, sostenendo che l'ordinanza richiamava un provvedimento relativo a un coindagato non ancora formalmente depositato al momento della camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa. I giudici Supremi hanno accertato che il Tribunale aveva comunque espresso una motivazione autonoma ed esaustiva sui fatti e che il testo richiamato era divenuto pienamente accessibile alle parti durante i termini per impugnare. L'indagato conserva quindi la libertà ottenuta.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere
Un uomo ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi. La difesa sosteneva l'assenza di prove dirette e l'incompatibilità dei dati digitali con la sua presenza sul luogo del delitto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Il quadro accusatorio presenta solidi e gravi indizi di colpevolezza. Tra questi risaltano intercettazioni in ospedale, ammissioni spontanee di timore per possibili ritorsioni, messaggi intimidatori, inviti a disfarsi dell'auto impiegata nell'agguato e ricerche web sulle pene per tentato omicidio. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura detentiva e infliggendo le sanzioni di legge.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i limiti
Un indagato ha contestato l'ordinanza cautelare che disponeva gli arresti domiciliari per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Inizialmente, il Giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di custodia, ritenendo dimostrati solo quattro singoli episodi di cessione in un breve arco temporale. Successivamente, il Tribunale del Riesame ha ribaltato tale esito, considerando l'indagato una figura organica e di fiducia dei vertici del gruppo. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso dell'indagato e ha annullato l'ordinanza con rinvio. I giudici supremi hanno stabilito che semplici vendite isolate o pareri occasionali sulla qualità della sostanza non dimostrano in automatico la stabile partecipazione all'organizzazione.
Continua »
Dagli arresti alla revoca della misura cautelare: niente spese
Un professionista sanitario, indagato per reati contro la pubblica amministrazione e falso, ha impugnato in Cassazione l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava gli arresti domiciliari a suo carico. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice competente ha disposto la revoca della misura cautelare restrittiva. A seguito della riconquistata libertà, la difesa ha depositato formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno inoltre stabilito che, venuto meno l'interesse alla decisione senza una reale sconfitta processuale, l'indagato non deve pagare le spese del procedimento né versare alcuna sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca della misura cautelare: conta il ravvedimento
Un giovane indagato, sottoposto all'obbligo di dimora per i reati di rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, ha chiesto la revoca della misura cautelare. La difesa ha evidenziato elementi rilevanti successivi ai fatti: la confessione piena, il risarcimento integrale del danno alle vittime, un percorso di recupero psico-sociale e la giovane età con totale incensuratezza. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza basandosi unicamente sulla gravità dei reati accertati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice non può fondare il rischio di reiterazione solo sul titolo di reato, ma deve valutare attentamente e in modo attuale i comportamenti virtuosi di ravvedimento mostrati dopo il fatto.
Continua »