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Scarcerazione valida e motivazione per relationem legittima

Il Tribunale della Libertà ha disposto la scarcerazione di un indagato per reati di associazione per delinquere e corruzione aggravata, escludendo i gravi indizi di colpevolezza e l’aggravante mafiosa. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la legittimità della decisione per un presunto vizio di motivazione per relationem, sostenendo che l’ordinanza richiamava un provvedimento relativo a un coindagato non ancora formalmente depositato al momento della camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’accusa. I giudici Supremi hanno accertato che il Tribunale aveva comunque espresso una motivazione autonoma ed esaustiva sui fatti e che il testo richiamato era divenuto pienamente accessibile alle parti durante i termini per impugnare. L’indagato conserva quindi la libertà ottenuta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 45579 Anno 2022
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Pubblicato il 31 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La validità della motivazione per relationem nelle misure cautelari

La libertà personale rappresenta un diritto fondamentale protetto da rigorose garanzie costituzionali. Nei procedimenti penali complessi, i giudici devono spiegare in modo chiaro le ragioni che giustificano l’applicazione o la revoca di una misura cautelare. Quando il tribunale richiama argomenti già espressi in altri atti giudiziari collegati, si parla di motivazione per relationem. Questa tecnica redazionale solleva spesso accesi dibattiti tra accusa e difesa sulla sufficienza e sulla trasparenza del percorso decisionale seguito dal magistrato.

Nel caso analizzato dalla Suprema Corte, il Tribunale del Riesame aveva annullato l’ordinanza cautelare emessa a carico di un cittadino indagato per associazione a delinquere e plurimi episodi di corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. Il collegio della libertà aveva escluso la sussistenza della necessaria gravità indiziaria e l’aggravante mafiosa, ordinando l’immediata liberazione dell’indagato. L’accusa ha quindi impugnato la scarcerazione lamentando l’assenza di un ragionamento autonomo da parte dei giudici territoriali.

Il ricorso dell’accusa contro la decisione del riesame

La Procura della Repubblica ha presentato ricorso per Cassazione contestando il difetto assoluto di motivazione. Secondo la tesi accusatoria, il Tribunale della Libertà aveva fondato il proprio provvedimento di scarcerazione sul semplice rinvio a una distinta ordinanza pronunciata nei confronti di un coindagato. Tale documento richiamato, a dire del Pubblico Ministero, non risultava ancora formalmente depositato in cancelleria alla data della decisione.

L’organo requirente sosteneva che un simile richiamo integrasse una motivazione inesistente, impedendo all’accusa di comprendere e contestare adeguatamente le reali ragioni del proscioglimento cautelare. L’impugnazione puntava a ottenere l’annullamento dell’ordinanza con il conseguente ripristino delle valutazioni sulla custodia cautelare dell’indagato.

Le motivazioni: i requisiti della motivazione per relationem secondo la Cassazione

I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato il ricorso del Pubblico Ministero totalmente inammissibile. La Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame ha fornito un apparato argomentativo sintetico ma pienamente sufficiente e autosufficiente. Il giudice territoriale ha analizzato autonomamente gli elementi a carico dell’indagato, spiegando le ragioni specifiche per cui le condotte contestate non dimostravano l’adesione al sodalizio criminale né la finalità di agevolare associazioni di tipo mafioso.

La Suprema Corte ha inoltre precisato che il provvedimento collegato era stato regolarmente depositato in cancelleria mentre pendevano i termini per proporre impugnazione. L’accusa conosceva tempestivamente il contenuto completo dell’atto presupposto e ha potuto esercitare pienamente i propri diritti. La motivazione per relationem risulta perfettamente legittima quando l’atto richiamato è noto alle parti e la decisione contiene comunque un percorso logico autonomo.

Le conclusioni: la conferma definitiva della scarcerazione e l’efficacia del rinvio per relationem

La pronuncia consolida un principio cardine in materia di libertà personale. Il ricorso della Procura si è limitato a criticare formalmente il rinvio ad altri atti senza confrontarsi con la reale sostanza delle argomentazioni espresse dal giudice del riesame. La declaratoria di inammissibilità comporta la definitività della scarcerazione disposta a favore dell’indagato, che rimane pienamente in libertà.

La decisione riafferma che il controllo di legittimità premia la sostanza della tutela cautelare rispetto ai meri formalismi procedurali. Quando le ragioni dell’assenza di indizi sono chiaramente ricostruibili, l’ordinanza del tribunale resiste alle censure dell’accusa e preserva lo stato di libertà dell’individuo.

Quando un giudice può utilizzare la motivazione per richiamo ad altri atti?
Il giudice può richiamare un altro provvedimento solo se le parti possono conoscerne il contenuto e se il testo contiene un ragionamento logico autonomo applicato al caso specifico.

Cosa accade se il Pubblico Ministero propone un ricorso per motivi generici?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile senza rivalutare i fatti, confermando in modo definitivo la decisione impugnata.

Quali conseguenze ha la decisione del Tribunale del Riesame sull’indagato scarcerato?
L’indagato conserva immediatamente lo stato di libertà e non può essere sottoposto alla misura cautelare precedentemente annullata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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