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Art. 2967 Codice Civile — Anno 2023

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77 provvedimenti

Altri anni per Art. 2967 Codice Civile

Onere della prova esenzione TARSU: la Cassazione dà ragione al Fisco
Un'azienda dolciaria contestava un avviso di accertamento TARSU, sostenendo di avere diritto all'esenzione per l'area del laboratorio in cui produceva rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: l'onere della prova per l'esenzione TARSU spetta sempre al contribuente. L'azienda deve dimostrare attivamente di produrre rifiuti speciali e di smaltirli a proprie spese. La Corte ha annullato la decisione precedente che aveva erroneamente attribuito questo onere all'ente di riscossione. Di conseguenza, chi chiede un'agevolazione fiscale deve fornire le prove necessarie a sostenerla.
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Esenzione TARSU Rifiuti Speciali: la prova spetta all’azienda
Un'azienda dolciaria chiedeva l'esenzione dalla TARSU per l'area del laboratorio, sostenendo di produrre solo rifiuti speciali smaltiti a proprie spese. L'ente di riscossione contestava tale esenzione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta al contribuente, e non all'ente impositore, dimostrare di avere i requisiti per beneficiare dell'esenzione TARSU rifiuti speciali. Poiché l'esenzione è un'eccezione alla regola generale del pagamento del tributo, chi la invoca deve provarne il fondamento. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, che aveva erroneamente addossato la prova all'ente di riscossione, e ha rinviato il caso a un nuovo giudice.
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Esenzione TARSU per Rifiuti Speciali: la prova spetta all’azienda
Un'azienda dolciaria chiedeva l'esenzione dalla tassa sui rifiuti (TARSU) per l'area del laboratorio, sostenendo di produrre rifiuti speciali smaltiti a proprie spese. L'ente di riscossione contestava questa posizione. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: l'esenzione TARSU per rifiuti speciali è un'agevolazione. Di conseguenza, spetta all'azienda (il contribuente) e non all'ente impositore dimostrare di averne diritto. L'azienda deve provare che i suoi rifiuti sono effettivamente speciali e non assimilabili a quelli urbani. Poiché l'azienda non ha fornito questa prova, la Corte ha dato ragione all'ente di riscossione, ribaltando la decisione precedente.
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Appalto: la responsabilità solidale per contributi non scade in 2 anni
Un'azienda committente si opponeva alla richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi non versati da una sua ditta appaltatrice. L'azienda sosteneva che l'azione dell'INPS fosse tardiva, perché avvenuta oltre due anni dalla fine dell'appalto. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'INPS, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità solidale appalto contributi: il termine di decadenza di due anni vale solo per le azioni dei lavoratori, non per quelle degli enti previdenziali. Le richieste dell'INPS sono soggette solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, il committente rimane responsabile per un periodo di tempo maggiore.
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Appalto: Committente responsabile per i contributi anche dopo 2 anni
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità solidale appalto contributi. Un'azienda appaltatrice non aveva versato i contributi previdenziali per i propri dipendenti. L'Ente Previdenziale ha quindi agito contro i Committenti per recuperarli. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto, previsto per le azioni dei lavoratori, non si applica alle richieste degli enti previdenziali. Queste ultime sono soggette solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, i Committenti restano responsabili per i contributi non versati dall'appaltatore anche dopo due anni dalla conclusione del contratto.
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Danni da maltempo: l’onere della prova evento atmosferico blocca il risarcimento
Una società chiede un indennizzo alla propria assicurazione per i danni subiti da un immobile a causa di un evento atmosferico. La richiesta viene respinta perché la polizza copriva solo eventi 'violenti'. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'assicurato non ha rispettato l'onere della prova evento atmosferico. Non è sufficiente dimostrare i danni subiti (valutazione ex post), ma è necessario provare che l'evento meteorologico possedeva intrinsecamente le caratteristiche di 'violenza' richieste dal contratto. La mancanza di prove oggettive, come dati meteo attendibili, ha determinato la sconfitta della società assicurata.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: vince il creditore
Un debitore costituisce un fondo patrimoniale su un suo immobile. Una società creditrice agisce in giudizio con un'azione revocatoria fondo patrimoniale, sostenendo che tale atto pregiudica il recupero del suo credito. Il debitore si difende affermando che il suo patrimonio residuo è sufficiente a coprire il debito. La Corte di Cassazione dà ragione alla società creditrice. Stabilisce che per il successo dell'azione revocatoria non serve la totale insolvenza del debitore. È sufficiente che l'atto renda la riscossione del credito semplicemente più difficile o incerta. Il solo rischio di un recupero più complicato costituisce un danno per il creditore.
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Svolgimento di mansioni superiori: perde la causa per una sentenza passata
Un dipendente di un'Azienda Sanitaria ha chiesto il riconoscimento economico per lo svolgimento di mansioni superiori per il periodo 2003-2017. In una causa precedente, gli era stato riconosciuto il diritto solo fino al 2003, mentre la domanda per il periodo successivo era stata respinta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha rigettato il nuovo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: una domanda respinta per carenza di prova in un giudizio precedente diventa definitiva (passa in giudicato). Di conseguenza, il lavoratore non può riproporre la stessa richiesta in una nuova causa contro lo stesso datore di lavoro. La precedente sconfitta, anche se solo per motivi probatori, ha bloccato la nuova azione legale.
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Lavori non richiesti: condannati per arricchimento senza causa
Un'azienda edile esegue opere di urbanizzazione per una lottizzazione. I proprietari di un lotto, pur beneficiandone, non avevano un contratto diretto con l'azienda e si rifiutano di pagare. L'azienda agisce con successo per arricchimento senza causa. La Cassazione conferma la condanna dei proprietari a pagare un indennizzo. La Corte stabilisce che chi si avvantaggia di lavori, anche non richiesti, deve corrispondere un'indennità pari al proprio arricchimento. Viene però chiarito che da tale indennizzo vanno detratti i danni eventualmente subiti a causa dei lavori, se provati.
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Responsabilità solidale appalto: INPS vince, il termine è 5 anni
Un'Azienda Committente, chiamata dall'Ente Previdenziale a pagare i contributi per i dipendenti di un subappaltatore, si opponeva sostenendo che la richiesta fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla responsabilità solidale appalto: il termine breve di due anni vale solo per le richieste di stipendio dei lavoratori. L'Ente Previdenziale, invece, ha cinque anni di tempo per richiedere i contributi non versati. La Corte ha quindi dato ragione all'Ente, stabilendo che la sua pretesa era legittima e non scaduta.
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Responsabilità solidale appalti contributi: non scade in 2 anni
Un'azienda committente si era opposta alla richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi non versati da una cooperativa in subappalto. L'azienda sosteneva che il diritto dell'ente fosse scaduto, applicando il termine di decadenza di due anni previsto per le azioni dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla **responsabilità solidale appalti contributi**: il termine di decadenza biennale vale solo per le richieste di stipendio dei lavoratori, non per le pretese contributive dell'INPS. Per l'ente previdenziale, infatti, si applica il normale termine di prescrizione di cinque anni. Di conseguenza, l'azienda committente è stata ritenuta ancora responsabile per il debito contributivo.
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Azione revocatoria: trasferimento casa tra coniugi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un trasferimento immobiliare avvenuto tra coniugi in sede di separazione consensuale, accogliendo l'azione revocatoria promossa da un creditore. Il caso nasce da una richiesta di risarcimento danni derivante da una condanna penale. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione dei presupposti dell'azione revocatoria, come il pregiudizio al creditore e la consapevolezza del danno, spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, e stato chiarito che la presenza di un'ipoteca sull'immobile non impedisce al creditore di agire per tutelare le proprie ragioni.
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Definizione agevolata: guida alla notifica corretta
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento relativi a presunti redditi non dichiarati emersi da movimentazioni bancarie. Dopo una parziale vittoria nei gradi di merito, la causa è giunta in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata, documentando il pagamento rateale al concessionario della riscossione. Tuttavia, la proposta non è stata notificata all'Agenzia delle Entrate, rendendo incerta la persistenza dell'interesse pubblico alla lite. La Suprema Corte ha quindi sospeso il giudizio, concedendo sessanta giorni per perfezionare la notifica e verificare l'estinzione della controversia.
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Retrocessione: guida alla giurisdizione corretta
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di riparto della giurisdizione in materia di retrocessione di beni espropriati. La controversia riguardava la richiesta di restituzione di un immobile espropriato per pubblica utilità, contestando il mancato inizio dei lavori. La Corte ha stabilito che, in caso di retrocessione parziale, la competenza spetta al giudice amministrativo, poiché residua un potere discrezionale della Pubblica Amministrazione. Inoltre, è stato ribadito che l'onere della prova circa la mancata realizzazione dell'opera grava interamente sul soggetto espropriato.
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Notifica cartella esattoriale: il ruolo del portiere
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità della notifica cartella esattoriale relativa al mancato pagamento della tassa automobilistica. Il nucleo del contendere riguarda la consegna dell'atto nelle mani del portiere dello stabile. Mentre il primo grado aveva annullato l'atto per mancanza della seconda raccomandata informativa, il giudice d'appello aveva ritenuto legittima la procedura. La Suprema Corte, rilevando la complessità della materia e la necessità di coordinamento con i recenti orientamenti delle Sezioni Unite sulla formazione del giudicato implicito, ha disposto il rinvio alla Sezione Tributaria per una decisione in pubblica udienza.
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Gestione Separata INPS: la prova dell’abitualità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti iscritti ad albi dipende esclusivamente dal carattere abituale dell'attività. In presenza di redditi modesti, inferiori alla soglia di 5.000 euro, l'onere di provare l'abitualità della professione ricade interamente sull'INPS. La semplice titolarità di una partita IVA o l'iscrizione all'albo non costituiscono prove sufficienti dell'abitualità se non accompagnate da altri indizi concreti.
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Avviso di trattazione: nullità della sentenza tributaria
Una società contribuente ha impugnato diversi avvisi di accertamento relativi alla tassa sui rifiuti emessi da un ente locale. Dopo un esito sfavorevole nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, focalizzandosi sull'omesso avviso di trattazione dell'udienza. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata comunicazione della data di udienza, prevista dall'art. 31 del d.lgs. 546/1992, lede il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, rendendo la sentenza nulla. La decisione ribadisce che tale vizio procedurale è insanabile, a meno che la parte non partecipi comunque all'udienza o depositi memorie.
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Recesso contrattuale: quando è legittimo scioglierlo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso contrattuale esercitato da un consorzio committente nei confronti di una società fornitrice di materiali per infrastrutture. La controversia nasceva dall'asserita inidoneità dei materiali forniti rispetto a sopravvenute esigenze geologiche. La Corte ha stabilito che il recesso era giustificato dall'inaffidabilità della fornitrice, la quale non aveva dimostrato di essersi adeguata alle varianti d'opera richieste, violando l'obbligo contrattuale di adattamento alle necessità del cantiere. La decisione ribadisce che l'onere di provare l'adempimento spetta al fornitore che contesta la legittimità dello scioglimento del rapporto.
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Solidarietà negli appalti: i termini per l’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale per la solidarietà negli appalti non è applicabile alle azioni di recupero crediti promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, un istituto previdenziale aveva richiesto a una società committente il pagamento di contributi omessi dall'appaltatore. Mentre i lavoratori devono agire entro due anni dalla fine dell'appalto, l'ente pubblico è soggetto solo alla prescrizione ordinaria, poiché l'obbligazione contributiva è autonoma e indisponibile rispetto a quella retributiva.
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Responsabilità solidale appalto: i termini INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale appalto non è applicabile alle azioni promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, l'INPS aveva richiesto il pagamento di contributi omessi a una società committente per un appalto di servizi assistenziali. Mentre i giudici di merito avevano dichiarato l'ente decaduto dall'azione per il decorso di oltre due anni dalla fine dell'appalto, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. L'obbligazione contributiva è autonoma rispetto a quella retributiva e, pertanto, l'ente previdenziale è soggetto esclusivamente ai termini di prescrizione ordinaria, garantendo così la piena tutela assicurativa del lavoratore.
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