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Art. 2967 Codice Civile — Anno 2022

32 provvedimenti

Altri anni per Art. 2967 Codice Civile

Socio Finanziatore vs Società: La Postergazione dei Finanziamenti dei Soci
Un socio ha concesso un finanziamento a una società in difficoltà, poi ha chiesto la restituzione. La Corte d'Appello ha negato la restituzione applicando la postergazione dei finanziamenti dei soci, ritenendo la società ancora in squilibrio. Il socio ha contestato che la sua uscita dalla società e una successiva ricapitalizzazione avrebbero dovuto far cessare la postergazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'uscita del socio non elimina la postergazione, ma ha censurato la mancata valutazione degli effetti della ricapitalizzazione sulla situazione finanziaria della società. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Decadenza contributi INPS: il termine non vale per l’Istituto
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto sulla Decadenza contributi INPS. Un'Azienda Committente, ritenuta solidalmente responsabile per i contributi previdenziali non versati dall'Appaltatore, aveva ottenuto l'annullamento di un avviso di addebito. La Corte d'Appello aveva applicato il termine biennale di decadenza previsto per l'azione del lavoratore anche alla pretesa dell'INPS. La Cassazione ha invece stabilito che tale termine si applica solo al lavoratore. L'azione dell'INPS per recuperare i contributi è soggetta al più lungo termine di prescrizione quinquennale, non alla decadenza biennale. La sentenza di appello è stata cassata, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Sanzioni per Lavoro Irregolare: Cassazione conferma multe all’azienda
Un'azienda ha impugnato le sanzioni amministrative imposte dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro per l'impiego irregolare di quattro lavoratori e per la mancata tenuta dei registri obbligatori. La Corte d'Appello ha confermato le multe, ritenendo attendibili gli accertamenti ispettivi. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità delle **sanzioni per lavoro irregolare**. Ha sottolineato la forte valenza probatoria dei verbali ispettivi, difficilmente superabile da contestazioni generiche. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali e di un ulteriore contributo unificato.
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Fermo Amministrativo: La Notifica Cartelle di Pagamento è Cruciale
Un Contribuente ha contestato un fermo amministrativo, sostenendo la mancata notifica del preavviso e delle cartelle di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto la notifica del preavviso valida. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che, mentre per il preavviso di fermo basta la prova del ricevimento, per le cartelle di pagamento l'Agente della Riscossione deve dimostrare l'effettiva notifica. La CTR si era limitata ad affermare la precedente notifica senza verificarne la prova. La Cassazione ha quindi annullato il fermo amministrativo per la mancata prova della notifica cartelle di pagamento.
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Decadenza Contributi Appalto: L’INPS non ha limiti biennali
L'Ente Previdenziale aveva emesso un avviso di addebito contro un'Azienda Committente per contributi non versati da un appaltatore. I giudici di merito avevano annullato l'avviso, ritenendo applicabile il termine biennale di decadenza contributi appalto previsto per il lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che tale termine non si applica all'Ente Previdenziale, la cui azione per il recupero dei contributi è soggetta al più lungo termine di prescrizione. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame, affermando che l'obbligazione contributiva è autonoma e non soggetta alla stessa decadenza del diritto del lavoratore.
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Contratto a termine: Cassazione rigetta ricorsi, confermando principi
Un'Azienda e alcuni Lavoratori hanno contestato in Cassazione le decisioni precedenti relative alla validità di numerosi contratti a termine. I Lavoratori chiedevano la conversione a tempo indeterminato e indennità, sostenendo l'illegittimità dei contratti. L'Azienda contestava l'ammissibilità delle impugnazioni e la corretta valutazione delle mansioni. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale dell'Azienda sia quello incidentale dei Lavoratori, confermando in parte le decisioni dei gradi inferiori e ribadendo principi sull'impugnazione del contratto a termine e la necessità di specifiche ragioni organizzative per la sua legittimità. Le spese processuali sono state compensate.
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Insinuazione al passivo dei premi INAIL: la Cassazione decide
L'ente previdenziale ha richiesto l'ammissione di crediti per premi assicurativi e sanzioni nei confronti di una società fallita. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, ritenendo insufficiente la documentazione contabile prodotta senza la dimostrazione analitica dei singoli lavoratori e delle retribuzioni effettive. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando il valore vincolante della denuncia originaria dei lavori mai formalmente revocata dall'impresa per le attività ancora in essere. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la denuncia aziendale vincola l'imprenditore per il principio di autoresponsabilità. Pertanto, la produzione delle comunicazioni periodiche dell'impresa costituisce prova sufficiente per l'insinuazione al passivo.
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Provvigione del mediatore: nessun compenso senza incarico
Un agente immobiliare citava in giudizio la proprietaria di un terreno per ottenere oltre 26.000 euro a titolo di provvigione del mediatore, sostenendo di aver favorito la vendita dell'immobile. La proprietaria contestava la pretesa, chiarendo di non aver mai conferito alcun incarico all'agenzia. L'agente agiva infatti su mandato esclusivo della società acquirente e aveva promesso di non richiedere alcun compenso alla venditrice. I giudici di merito respingevano la domanda dell'intermediario accertando sia la natura unilaterale dell'incarico, sia l'espressa rinuncia al compenso confermata dai testimoni. La Corte di Cassazione confermava integralmente le sentenze precedenti, rigettando il ricorso dell'agente immobiliare e condannandolo al pagamento delle spese legali a favore della venditrice.
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Operazioni inesistenti: il contribuente vince contro l’Agenzia delle Entrate
Un imprenditore ha ricevuto un avviso di accertamento per Irpef, Iva e Irap, contestato per presunte "operazioni inesistenti". Il contribuente ha dimostrato la realtà delle transazioni con contratti, computi metrici e pagamenti tracciabili. Le Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale hanno annullato l'accertamento. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo errori nell'applicazione della legge e motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Agenzia inammissibile, confermando la vittoria del contribuente e condannando l'Agenzia alle spese legali.
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Provvigione del mediatore immobiliare: prova e numero REA
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio venditori e acquirente per ottenere il pagamento del compenso dovuto per la compravendita di un fondo agricolo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancata esibizione del certificato formale di iscrizione al ruolo dei mediatori. L'agenzia ha fatto ricorso in Cassazione evidenziando di aver provato la propria qualifica tramite l'indicazione del numero di registrazione REA in precedenti atti contrattuali sottoscritti dalle stesse parti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare spetta anche se l'iscrizione camerale viene dimostrata per presunzioni tramite il numero identificativo, senza l'onere di provare la persistenza nel tempo del titolo fino a prova contraria.
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Azione revocatoria: Vendita immobiliare inefficace se danneggia il creditore
Una banca ha avviato un'azione legale contro un debitore e un acquirente per contestare la vendita di un immobile. La banca sosteneva che la vendita fosse una simulazione o, in subordine, che dovesse essere dichiarata inefficace tramite azione revocatoria, poiché pregiudicava i suoi interessi di creditore. I giudici di merito hanno rigettato la simulazione ma hanno accolto l'azione revocatoria. L'acquirente ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata valutazione della consapevolezza del pregiudizio e l'uso di presunzioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'efficacia dell'azione revocatoria e la condanna dell'acquirente al pagamento delle spese legali.
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Usucapione beni pubblici: il privato perde contro l’ex ente statale
Un privato cittadino ha cercato di ottenere la proprietà di alcuni terreni tramite usucapione, sostenendo di averli posseduti per oltre quarant'anni. I terreni erano stati in passato oggetto di esproprio e trasferiti a un'azienda statale di telecomunicazioni, poi diventata una società privata. I giudici di merito avevano rigettato la sua domanda, affermando che i terreni rientravano tra quelli espropriati e che la sua firma su un frazionamento catastale confermava tale appartenenza. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni. Ha ribadito che i beni destinati a fini pubblici non sono usucapibili e che il ricorrente non ha dimostrato la mancanza di tale destinazione. La Usucapione beni pubblici è stata esclusa, e il privato ha perso la causa, dovendo anche pagare le spese legali.
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Ripetizione di indebito bancario: il rinvio della Cassazione per vizi procedurali
Un correntista ha agito in giudizio per la ripetizione di indebito bancario, contestando interessi illegittimi e capitalizzazione trimestrale su un conto corrente. Dopo che i gradi precedenti avevano rigettato le sue domande per mancanza di prove e documentazione adeguata, il correntista ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse nullità procedurali e motivazionali della sentenza d'appello, e chiedendo la rimessione alle Sezioni Unite per questioni sul diritto alla documentazione bancaria. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rinviato la causa a nuovo ruolo. Questo rinvio è necessario per comunicare alle parti il rigetto dell'istanza di rimessione alle Sezioni Unite, escludendo un contrasto giurisprudenziale sulla richiesta di documentazione bancaria.
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Tassa di concessione governativa: vietati gli sconti privati
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a una Società il pagamento della Tassa di concessione governativa sulle utenze telefoniche aziendali per un'annualità non saldata. La Società ha sostenuto di essere liberata da ogni debito grazie a un accordo transattivo e a un piano di rientro concordato direttamente con il gestore telefonico. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni favorevoli all'azienda dei giudici di merito, stabilendo che la Tassa di concessione governativa graverà sempre ed esclusivamente sull'utente finale. Il gestore telefonico agisce infatti come un semplice incaricato dell'incasso e non come sostituto d'imposta. Di conseguenza, un accordo privato tra cliente e operatore non produce alcun effetto verso il Fisco. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando l'obbligo dell'azienda di versare il tributo.
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Rendita catastale impianti eolici: la torretta non paga tasse
Un'azienda produttrice di energia rinnovabile ha presentato la dichiarazione per aggiornare la rendita catastale impianti eolici di sua proprietà. La società ha escluso dal valore fiscale la torre di supporto dell'aerogeneratore. L'azienda ha applicato la norma che esenta dal calcolo catastale i macchinari e gli impianti funzionali al processo produttivo. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la rendita catastale impianti eolici, includendo la torre nell'estimo. L'ufficio ha considerato la torre come una costruzione edile fissa. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al Fisco. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che la solidità o stabilità fisica dell'opera non conta. Conta solo il legame di strumentalità al processo produttivo di energia. La decisione impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova verifica tecnica.
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Responsabilità solidale appalto: la Cassazione chiarisce i termini per l’Ente Previdenziale
L'Ente Previdenziale ha agito contro un Committente e un Appaltatore per ottenere contributi previdenziali non versati da un Subappaltatore. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo scaduto il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale nell'appalto. La Cassazione ha invece stabilito che tale termine non si applica alle azioni dell'Ente Previdenziale, per le quali vale solo il termine di prescrizione ordinario. La sentenza è stata cassata con rinvio, affermando che la responsabilità solidale del committente per i contributi è soggetta solo alla prescrizione.
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Fisco vs Associazione: La Decadenza Agevolazioni Fiscali non è automatica
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'associazione non profit l'effettività della sua natura, sostenendo attività commerciale e la conseguente decadenza agevolazioni fiscali previste dalla Legge 398/91 per l'anno 2010. Dopo un avviso di accertamento, i giudici di merito avevano dato ragione all'associazione. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha ribadito che l'onere di provare la fittizietà e la volontà dolosa del contribuente di impedire l'ispezione spetta all'Amministrazione. L'associazione ha così mantenuto i suoi benefici fiscali, con l'Agenzia condannata al pagamento delle spese.
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Perdita di Chance: La Cassazione tutela lo sviluppo professionale
Un Lavoratore, ricercatore presso un Ente, ha partecipato a un concorso per la progressione di carriera. Non è stato inserito nella graduatoria finale perché era andato in pensione prima della chiusura della procedura, che si era protratta ingiustificatamente. Il bando prevedeva l'inserimento solo per il personale in servizio. Il Lavoratore ha lamentato la violazione dell'Art. 64 del CCNL, che imponeva all'Ente di attivare procedure concorsuali per lo sviluppo professionale in tempi certi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo l'articolo una norma programmatica e non un diritto individuale. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che l'Art. 64 del CCNL, letto con l'Art. 40 del D.Lgs. 165/2001 e i principi di correttezza, imponeva all'Ente di offrire una seria "perdita di chance di sviluppo professionale". La Corte d'Appello dovrà ora verificare la concreta possibilità del Lavoratore di ottenere la promozione.
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Servitù per destinazione del padre di famiglia e contratti
Un proprietario terreno ha venduto a un familiare una striscia di terra specificando nel contratto la piena proprietà senza pesi o vincoli. Il venditore ha però continuato a usare il passaggio per accedere alla propria abitazione, pur avendo previsto un ingresso alternativo nel progetto edilizio. Anni dopo, la nuova proprietaria della casa ha preteso di mantenere il passaggio per servitù per destinazione del padre di famiglia. Il proprietario del terreno ha promosso causa per escludere il passaggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente del terreno, chiarendo che la clausola di vendita senza pesi e la presenza di un accesso alternativo impediscono la nascita automatica della servitù. La causa è stata rinviata per verificare se sussistano invece i requisiti dell'usucapione.
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Accertamento sintetico: il fisco vince senza prove sulla durata
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento sintetico, determinando un reddito di oltre 180.000 euro a fronte di una dichiarazione a zero. Il fisco si è basato sulle spese e sul redditometro. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al contribuente, ritenendo sufficiente la dimostrazione della disponibilità di somme esenti da imposta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ufficio tributario. I giudici hanno chiarito che, per superare l'accertamento sintetico, il contribuente non può limitarsi a dimostrare di aver posseduto somme esenti o già tassate. Egli deve fornire una prova documentale precisa sulla quantità di tali risorse e sulla durata del loro possesso, dimostrando che tali somme sono state effettivamente impiegate per coprire le spese contestate. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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