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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2024

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Impugnabilità estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30666/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla recente normativa che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo solo a casi specifici in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e immediato, come l'esclusione da appalti pubblici. Poiché tale pregiudizio non è stato provato, l'impugnazione non è stata ammessa.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30648/2024, ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro di un dipendente, impiegato in un appalto non genuino, decorre dalla cessazione del rapporto. Questa decisione si fonda sulla mancanza di un regime di stabilità reale a seguito delle riforme del mercato del lavoro, che giustifica il timore del lavoratore di essere licenziato qualora agisca in giudizio durante il rapporto. La Corte ha rigettato il ricorso di un istituto bancario, confermando la natura subordinata del rapporto di lavoro e la condanna al pagamento delle differenze retributive per l'intero periodo lavorato.
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Iscrizione Ipotecaria: quando è valida senza preavviso
Una società impugna un'iscrizione ipotecaria sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali e l'assenza di un preavviso di esecuzione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'iscrizione ipotecaria è una misura cautelare che non richiede l'intimazione ad adempiere prevista per l'espropriazione forzata. La Corte ha inoltre ritenuto provata la notifica degli atti presupposti e infondate le altre censure procedurali.
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Contributo specialisti esterni: onere della prova
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una richiesta di pagamento per il contributo specialisti esterni. Il caso vedeva contrapposti un istituto di diagnostica e un ente previdenziale. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, confermando le decisioni dei giudici di merito e ribadendo il principio della "doppia conforme", che preclude un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice d'appello aveva convalidato la notifica di alcune cartelle esattoriali con una frase generica, senza esporre l'iter logico-giuridico seguito. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione è apparente quando non consente di comprendere le ragioni della decisione, rendendo di fatto nullo il provvedimento. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà essere adeguatamente motivato.
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Anticipo fatture: prova del credito e onere della prova
Una società in liquidazione ha citato in giudizio una banca per usura su finanziamenti. La Corte d'Appello ha concordato, ritenendo gli ordini d'acquisto prova sufficiente per qualificare le operazioni come anticipo fatture e applicare la relativa soglia antiusura. La banca ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la validità degli ordini d'acquisto come prova del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
Un professionista ha citato in giudizio il proprio ente previdenziale per l'applicazione di un prelievo sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito che un contributo di solidarietà costituisce una prestazione patrimoniale che solo una legge statale può introdurre, non i regolamenti interni di una Cassa di previdenza privatizzata. Di conseguenza, il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Compensazione concordato preventivo e canoni locazione
Una società in concordato preventivo chiede il pagamento di canoni di locazione maturati dopo l'inizio della procedura. La banca conduttrice oppone in compensazione i propri crediti, sorti prima del concordato. I giudici di merito accolgono la tesi della banca, ma la Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della compensazione nel concordato preventivo, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione di principio.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21523/2024, ha rigettato il ricorso di un agente contro una banca, chiarendo l'onere della prova nella restituzione degli anticipi provvigionali. La Corte ha stabilito che spetta alla società preponente dimostrare i fatti che giustificano la restituzione. Inoltre, ha confermato che l'indennità per mancato preavviso si prescrive in dieci anni, avendo natura risarcitoria.
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Prescrizione crediti fiscali: guida della Cassazione
Un'ordinanza della Cassazione fa luce sulla prescrizione crediti fiscali. La Corte chiarisce che la mancata opposizione alla cartella non trasforma il termine breve in decennale. Analizzati i termini specifici per imposta di registro (dieci anni) e diritti camerali (cinque anni), accogliendo parzialmente il ricorso dell'agente di riscossione.
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Accreditamento sanitario e tariffe annullate
Una clinica privata ha richiesto il pagamento di differenze tariffarie a un'Azienda Sanitaria Provinciale per prestazioni del 1995, sostenendo l'applicabilità delle tariffe ministeriali a seguito dell'annullamento di quelle regionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accordo di accreditamento sanitario, con cui la clinica aveva accettato le tariffe regionali, costituiva una posizione giuridica esaurita e non modificabile retroattivamente dall'annullamento. Inoltre, il diritto era caduto in prescrizione quinquennale.
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Specificità del motivo d’appello: la Cassazione decide
Un acquirente di un immobile ipotecato si è visto dichiarare inammissibile l'appello per la cancellazione dell'ipoteca per prescrizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo i requisiti di specificità del motivo d'appello. Secondo i giudici, l'atto era sufficientemente dettagliato nel contestare la decorrenza della prescrizione, contrariamente a quanto stabilito dalla Corte territoriale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione nel merito.
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Prescrizione sanzioni tributarie: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20829/2024, ha chiarito i termini della prescrizione sanzioni tributarie. È stato stabilito che sanzioni e interessi seguono un termine di prescrizione quinquennale autonomo, distinto da quello del tributo principale. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente unificato i termini, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Notifica AIRE: ipoteca annullata per vizio di forma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente iscritta all'AIRE, annullando un'iscrizione ipotecaria. La Corte ha stabilito che la notifica degli atti fiscali presupposti era nulla, poiché eseguita con la procedura per irreperibili anziché con le modalità previste per i residenti all'estero. La decisione ribadisce l'importanza della corretta procedura di notifica AIRE a garanzia del diritto di difesa del cittadino.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20701/2024, ha stabilito che una cassa di previdenza privatizzata non può imporre autonomamente un contributo di solidarietà su pensioni già in essere. Tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, è materia di riserva di legge e non può essere introdotto da fonti regolamentari dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
Un ente previdenziale ha imposto un "contributo di solidarietà" sulle pensioni esistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo tale prelievo, affermando che solo il legislatore statale, e non un ente autonomo, può imporre simili obbligazioni patrimoniali. La Corte ha inoltre confermato che il diritto a richiedere il rimborso è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, non a quella breve di cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
Una cassa di previdenza professionale ha imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il prelievo illegittimo, affermando che solo lo Stato può introdurre prestazioni patrimoniali imposte, nel rispetto della riserva di legge. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato al rimborso si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Prescrizione crediti retributivi: la decisione Cass.
Una docente con contratti a termine ha citato in giudizio il Ministero per ottenere il riconoscimento della sua carriera e differenze retributive. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha chiarito un punto cruciale sulla prescrizione dei crediti retributivi. Pur confermando il principio di non discriminazione per l'anzianità di servizio, ha stabilito che le relative richieste economiche sono soggette alla prescrizione quinquennale, e non decennale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che applicava il termine più lungo, rinviando la causa per una nuova valutazione sul punto.
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Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
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Retribuzione mansioni superiori: la decisione della Corte
Una dipendente comunale svolgeva mansioni dirigenziali pur non avendo la qualifica. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di una posizione dirigenziale formalmente istituita nell'organico dell'ente locale, non spetta l'intera retribuzione mansioni superiori, ma solo la specifica indennità di posizione prevista dalla contrattazione collettiva. La Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello, che aveva erroneamente applicato la regola generale invece della disciplina speciale per gli enti locali minori.
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