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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

80 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Indebita percezione di contributi: regole su calcolo e prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza ingiunzione emessa dal Ministero contro l'amministratore di una società agricola per concorso nell'illecito di indebita percezione di contributi europei. L'ente pubblico contestava l'attestazione fittizia di stoccaggio di grano duro mai realmente conferito. L'amministratore eccepiva la prescrizione quinquennale della sanzione e invocava favorevoli giudicati esterni relativi a terzi soggetti. I giudici hanno chiarito che la prescrizione decorre dall'effettiva erogazione dell'ultimo pagamento del contributo e non dalla mera richiesta o concessione iniziale. L'accertamento degli ammanchi di cereali, documentato dai verbali ispettivi, ha provato la falsità delle scorte. Il ricorso dell'amministratore è stato respinto con condanna al pagamento della sanzione e delle spese processuali.
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Vendita immobile inedificabile: Cassazione chiarisce responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **vendita immobile inedificabile**, dove gli acquirenti avevano comprato un terreno credendolo edificabile sulla base di garanzie del venditore e un certificato comunale. Scoperta l'inedificabilità per esaurimento della capacità volumetrica, gli acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento danni. La Cassazione ha confermato la responsabilità del venditore e ha stabilito che il termine di prescrizione decorre dalla conoscenza definitiva dell'inedificabilità. Ha invece rinviato alla Corte d'Appello la valutazione della responsabilità del Comune, ritenendo che la precedente sentenza avesse erroneamente confuso la natura dichiarativa del certificato di destinazione urbanistica con quella provvedimentale della concessione edilizia, influenzando il nesso causale.
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Garanzia per vizi: beni difettosi e prescrizione annuale
Una società acquirente ha citato in giudizio il proprio fornitore per ottenere la risoluzione della compravendita di pannelli fotovoltaici e il risarcimento dei danni. I beni risultavano inidonei all'ottenimento degli incentivi statali. L'acquirente invocava la consegna di cosa radicalmente diversa per evitare i termini stringenti di decadenza e prescrizione annuale. Il fornitore ha eccepito l'estinzione del diritto per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'inidoneità a conseguire agevolazioni rientra nella disciplina contrattuale ordinaria e nella garanzia per vizi o mancanza di qualità, soggetta a prescrizione annuale dalla consegna. L'acquirente ha perso la causa con condanna alle spese legali.
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Prescrizione del credito risarcitorio: la società salva il socio
Gli eredi del proprietario originario di un terreno hanno citato in giudizio una società in accomandita semplice e il suo socio accomandatario per rivendicare la proprietà del fondo e chiedere il risarcimento dei danni per l'illegittima vendita dello stesso. Il Tribunale ha dichiarato la prescrizione del credito risarcitorio nei confronti della società, ma ha condannato gli eredi del socio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di uno degli eredi del socio, stabilendo che l'eccezione di prescrizione del credito risarcitorio sollevata tempestivamente dalla società si estende automaticamente anche al socio accomandatario e ai suoi eredi. Questo effetto espansivo evita che il socio debba pagare un debito già estinto per la società, potendo altrimenti rivalersi su di essa e vanificare la prescrizione ottenuta dall'ente.
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Provvigione del mediatore: paga chi propone, non chi subentra
Una società proponente sottoscrive una proposta d'acquisto immobiliare tramite un'agenzia, riservandosi di nominare un terzo per la stipula del contratto preliminare. Successivamente, il terzo nominato firma il preliminare, ma la società proponente rifiuta di pagare la provvigione del mediatore, sostenendo di non essere più obbligata e che il diritto sia prescritto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società. I giudici chiariscono che la nomina di un terzo non interrompe il legame causale con l'attività del mediatore, confermando l'obbligo di pagamento in capo alla proponente originaria. Inoltre, la prescrizione del diritto alla provvigione del mediatore decorre solo dalla firma del preliminare, momento in cui il compenso è diventato esigibile secondo gli accordi, e non dalla proposta originaria.
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Destinazione d’uso urbanistica: ufficio venduto come deposito
Un acquirente riceve in permuta un immobile pattuito come ufficio, scoprendo solo in seguito che la reale destinazione d'uso urbanistica consente esclusivamente l'utilizzo come deposito. L'acquirente agisce in giudizio contro il venditore per il risarcimento dei danni. Il venditore eccepisce la decadenza e la prescrizione dell'azione e chiama in causa i precedenti proprietari per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi del venditore. I giudici confermano che la falsa dichiarazione del venditore sulla destinazione d'uso urbanistica esonera l'acquirente da verifiche preventive, rendendo inapplicabili i brevi termini di decadenza. Il venditore viene condannato al risarcimento del danno, mentre la sua domanda di garanzia verso i precedenti proprietari è prescritta, poiché il termine decennale decorreva dalla stipula del loro vecchio contratto del 1988.
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Dolo incidente: auto usata con chilometri ignoti senza inganno
Una società acquirente ha citato in giudizio il venditore originario di un'auto usata, chiedendo il risarcimento dei danni per dolo incidente. La Corte d'Appello aveva condannato il venditore, ritenendo che avesse nascosto il reale utilizzo del veicolo. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il contratto di vendita specificava chiaramente che l'auto era usata e con chilometraggio del tutto sconosciuto. Di conseguenza, non vi è stato alcun occultamento fraudolento da parte del venditore. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del venditore, annullando la condanna e disponendo un nuovo giudizio.
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Provvigione del mediatore: accordo limitato ma condanna illimitata
Il Mediatore ha richiesto il pagamento della provvigione del mediatore alla Società Venditrice per la vendita di un immobile alla Società Acquirente. La Società Venditrice ha eccepito la prescrizione del diritto, sostenendo che il termine decorresse dalla firma del contratto preliminare, e ha chiesto di essere manlevata dalla Società Acquirente in forza di una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in presenza di condizioni sospensive, la prescrizione della provvigione del mediatore decorre solo dal loro avveramento e non dalla firma del preliminare. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della Società Acquirente, stabilendo che i giudici d'appello hanno erroneamente interpretato la clausola contrattuale, estendendo l'obbligo di manleva oltre il limite di quarantamila euro pattuito, senza indagare la reale volontà delle parti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Restituzione acconti preliminare: scontro su tempi e interessi
Il Promissario Acquirente di un immobile in costruzione chiede la restituzione acconti preliminare dopo che un precedente giudizio ha accertato l'impossibilità di eseguire il contratto per inadempimenti reciproci. L'Impresa Costruttrice eccepisce la prescrizione del diritto e contesta la decorrenza degli interessi dal giorno del pagamento. La Corte di Cassazione stabilisce che il termine di prescrizione decorre solo dal momento in cui l'accertamento del venir meno del contratto diventa definitivo. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'impresa sulla decorrenza degli interessi: in caso di venir meno successivo della causa del pagamento, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla domanda giudiziale di restituzione e non dal giorno del pagamento originario, salvo che non venga provata la malafede di chi ha ricevuto il denaro.
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Garanzia per vizi dell’opera: muro abusivo e risarcimento negato
Una società committente ha costruito un muro di recinzione che ha invaso il terreno dei vicini. I vicini hanno chiesto la riduzione in pristino. La società ha chiamato in causa l'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per essere risarcita, invocando la responsabilità contrattuale. I giudici hanno rigettato la domanda per prescrizione, poiché lo sconfinamento costituisce una difformità dell'opera visibile fin dal completamento dei lavori avvenuto molti anni prima. La Corte di Cassazione ha confermato che l'errato posizionamento spaziale rientra nella disciplina della garanzia per vizi dell'opera ex articoli 1667 e 1668 del codice civile. Pertanto, l'azione risarcitoria si è prescritta entro due anni dalla consegna, rendendo tardiva la richiesta di manleva.
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Decorrenza della prescrizione: il patto verbale batte l’erede
Un professionista svolge l'incarico di consulente grafologo per una cliente. Le parti concordano che il compenso sarà pagato solo al termine della causa sulla proprietà di un immobile. Dopo la morte della cliente, il professionista chiede il pagamento all'erede. La Corte d'Appello dichiara il credito prescritto. La Cassazione accoglie il ricorso del professionista: l'accordo di differimento sposta la decorrenza della prescrizione al momento in cui il diritto può essere fatto valere, ossia alla fine della lite (6 giugno 2011). Di conseguenza, all'avvio della causa il termine non era scaduto. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Prescrizione aliud pro alio: nessun risarcimento dopo 10 anni
Un acquirente ha acquistato un quadro rivelatosi falso dopo vent'anni. Il venditore finale ha chiamato in causa i precedenti intermediari fino al venditore originario, che aveva consegnato l'opera nel 1989. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento si prescrive in dieci anni. La prescrizione aliud pro alio inizia a decorrere dal momento della consegna del bene (1989) e non dalla scoperta della falsità (avvenuta nel 2011). L'ignoranza del compratore costituisce un mero ostacolo di fatto che non sospende il decorso del tempo. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del venditore originario, dichiarando prescritta l'azione nei suoi confronti.
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Prescrizione del diritto di proprietà: la Cassazione salva l’erede
Il Coerede ha chiesto l'accertamento della titolarità di una quota ereditaria pari al venti per cento, acquistata nel 1989 tramite scrittura privata. La Sorella Coerede si è opposta eccependo la prescrizione decennale del diritto. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto nel 1999. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Coerede, stabilendo che l'azione di accertamento della proprietà non è soggetta a prescrizione. Il diritto del proprietario di formalizzare la scrittura privata in atto pubblico per la trascrizione è imprescrittibile, trattandosi di una facoltà intrinseca al diritto di proprietà stesso. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione del credito dell’avvocato: eredi salvi dal debito
Gli eredi di un cliente si sono opposti al decreto ingiuntivo con cui due legali chiedevano il pagamento di competenze professionali per una causa iniziata nel 1997 e sospesa nel 1999. Gli eredi eccepivano la prescrizione del credito dell'avvocato, essendo decorsi oltre dieci anni dall'ultima prestazione (1999). La Corte d'Appello aveva invece ritenuto che il termine decorresse solo dalla morte del cliente (2011). La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che in caso di sospensione del processo il rapporto rientra tra gli affari non terminati. Pertanto, la prescrizione del credito dell'avvocato decorre dall'ultimo atto compiuto e non dalla successiva morte del cliente, se questa avviene quando il termine decennale è già interamente decorso.
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Prescrizione presuntiva: l’avvocato perde i compensi di dieci anni
Un avvocato ha richiesto il pagamento di oltre 145.000 euro per prestazioni professionali svolte nell'arco di dieci anni. Il cliente si è opposto, eccependo la prescrizione presuntiva triennale dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che, in presenza di una pluralità di incarichi autonomi, il termine di tre anni per la prescrizione presuntiva decorre dall'esaurimento di ogni singola attività e non dalla fine dell'intero rapporto. La Corte ha inoltre chiarito che il parere di congruità dell'Ordine professionale non basta a dimostrare l'effettivo svolgimento delle prestazioni contestate in fase di opposizione, gravando sul professionista l'onere di provarle. Di conseguenza, l'avvocato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Impugnazione delibera: perde e paga i danni per lite temeraria
Un condomino ha tentato l'impugnazione di una delibera condominiale sostenendo che applicasse retroattivamente nuove tabelle millesimali a spese di ristrutturazione già definite. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la delibera contestata era solo l'attuazione di una decisione precedente, mai impugnata, che prevedeva proprio quel meccanismo di calcolo. Il condomino non solo ha perso la causa, ma è stato anche condannato per responsabilità aggravata (lite temeraria), dovendo risarcire il Condominio per aver avviato una causa infondata. La sentenza sottolinea l'importanza di non contestare decisioni che sono mera esecuzione di atti precedenti validi.
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Prescrizione Compenso Avvocato: il Comune perde e deve pagare
La Corte di Cassazione interviene sul tema della prescrizione compenso avvocato. Gli eredi di un legale avevano richiesto a un Comune il pagamento delle parcelle per una difesa in un giudizio amministrativo. L'Ente pubblico si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: il termine di prescrizione di dieci anni non decorre dall'ultima attività svolta dal professionista, ma dalla conclusione formale dell'incarico. Nel caso specifico, questo momento coincide con la pubblicazione del decreto di perenzione (estinzione del giudizio per inattività). Di conseguenza, il diritto al compenso non era prescritto e gli eredi hanno vinto la causa.
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Prescrizione Compenso Avvocato: il Diritto non scade con l’Inattività
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione del compenso di un avvocato. Gli eredi di un legale avevano chiesto a un Comune il pagamento per un'attività svolta anni prima. Il Comune si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il termine di dieci anni per la prescrizione del compenso dell'avvocato non decorre dall'ultima attività svolta, ma dal momento in cui la causa è formalmente conclusa. In questo caso, la conclusione è avvenuta con un decreto di perenzione (estinzione per inattività). Di conseguenza, la richiesta di pagamento era tempestiva. Gli eredi hanno vinto la causa.
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Prescrizione Credito Professionale: il Comune nega, la Cassazione dà ragione agli Eredi
Gli eredi di un avvocato chiedevano a un Comune il pagamento delle sue parcelle. Il Comune si opponeva, sostenendo che il diritto era scaduto per prescrizione. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il termine per la prescrizione credito professionale non parte dall'ultima attività svolta, ma dalla conclusione formale della causa (con un decreto di estinzione) o, in un altro caso, dalla morte del professionista. Calcolando i termini da questi momenti corretti, il credito non era prescritto. Gli eredi hanno quindi vinto il ricorso.
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Esecuzione in forma specifica: il costruttore si rifiuta, vince il compratore
Un acquirente cita in giudizio un'impresa costruttrice per ottenere il trasferimento di un immobile, come previsto da un contratto preliminare. L'impresa si oppone, sostenendo che il diritto dell'acquirente sia scaduto (prescritto) e che il prezzo non sia stato interamente pagato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, dà ragione all'acquirente. Stabilisce che il diritto non era prescritto e che il piccolo saldo residuo non impediva l'Esecuzione in forma specifica del contratto. La Corte ha quindi ordinato il trasferimento della proprietà, subordinandolo al pagamento della minima somma rimanente. L'acquirente vince la causa.
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