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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Interruzione della prescrizione: la difesa in giudizio salva il credito
Due aziende hanno contestato i verbali di accertamento dell'ente previdenziale relativi a contributi non versati sulle indennità di trasferta. In appello, i giudici hanno dichiarato prescritto il credito dell'ente, ritenendo che la sua richiesta di rigetto della causa non avesse efficacia di interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici di legittimità hanno stabilito che, nei giudizi di accertamento negativo del debito, la costituzione in giudizio del creditore per chiedere il rigetto della domanda avversaria costituisce una implicita affermazione del proprio diritto. Tale condotta processuale comporta l'interruzione della prescrizione con effetto permanente per tutta la durata del processo, poiché il creditore è comunque tenuto a provare i fatti costitutivi del proprio credito.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Interruzione della prescrizione: basta l’avviso di giacenza
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un contribuente il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2010. L'ente ha inviato un avviso bonario tramite raccomandata, ma il postino, non trovando il destinatario, ha lasciato l'avviso di giacenza il 4 luglio 2016, due giorni prima della scadenza del termine quinquennale di prescrizione. La Corte d'Appello aveva ritenuto il credito prescritto, calcolando il perfezionamento della notifica solo dopo dieci giorni dal deposito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che per gli atti stragiudiziali l'interruzione della prescrizione si realizza nel momento stesso in cui l'avviso di giacenza viene immesso nella cassetta postale del destinatario, operando da subito la presunzione di conoscenza.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
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Prescrizione contributi gestione separata: l’INPS vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali di un lavoratore autonomo per l'anno 2009. La Corte d'appello aveva individuato l'inizio del termine di prescrizione al 16 giugno 2010, ritenendo tardivo l'atto interruttivo del 30 giugno 2015. La Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi gestione separata inizia a decorrere dalla scadenza del termine di pagamento differito, ossia dal 6 luglio 2010, rendendo l'intervento dell'ente previdenziale tempestivo.
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Contributi previdenziali: l’accertamento blocca la prescrizione
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Lavoratore Autonomo il pagamento di contributi omessi per l'anno 2007. Il Lavoratore ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Lavoratore, ritenendo che la prescrizione decorresse dalla scadenza del pagamento originario (2008) e che l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate del 2012 non avesse interrotto i termini per l'Ente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'avviso di accertamento fiscale, notificato prima della scadenza dei cinque anni, interrompe la prescrizione anche per i contributi previdenziali. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la scadenza batte l’anno
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Lavoratore Autonomo il pagamento dei contributi previdenziali relativi all'anno 2005 tramite un avviso di addebito. Il Lavoratore Autonomo ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali, sostenendo che il termine quinquennale fosse già decorso al momento della ricezione dell'atto interruttivo, avvenuta il 12 gennaio 2011. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre non genericamente dall'anno di produzione del reddito, ma dalle singole scadenze di pagamento fissate dalla legge. Poiché alcune rate scadevano nel corso del 2006, la richiesta di pagamento del gennaio 2011 è tempestiva per tali importi. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Gestione separata INPS: stop ai recuperi automatici dell’ente
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Per sospendere la prescrizione serve un comportamento intenzionale volto a nascondere l'obbligazione, non superabile con i normali controlli. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del professionista sul punto della prescrizione, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: no al dolo automatico
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. La Corte d'Appello ha ritenuto che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificando tale omissione come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR non comporta un automatismo nella sospensione del termine. Per configurare l'occultamento doloso, è necessario un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, rendendo impossibile l'accertamento. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso. La decisione chiarisce un aspetto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione separata.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: scontro sulla somministrazione
Una lavoratrice, assunta da un'agenzia per il lavoro e inviata presso un'azienda utilizzatrice, ha chiesto l'accertamento del diritto a un inquadramento superiore e il pagamento delle differenze retributive. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, escludendo la prescrizione dei crediti. L'azienda utilizzatrice ha proposto ricorso in Cassazione, contestando sia la qualifica sia la decorrenza della prescrizione dei crediti di lavoro durante il rapporto di somministrazione. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione relativa alla prescrizione dei crediti di lavoro nei confronti dell'utilizzatore, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Prescrizione contributi previdenziali: subordinazione sì, ma debiti salvi
Una Professionista ha svolto attività di funzionario dal 2009 al 2021 per un'Associazione e una Società di servizi collegata. I giudici di merito hanno accertato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato unico in regime di codatorialità, riscontrando un'assoluta integrazione organizzativa e l'eterodirezione della lavoratrice. La Corte d'Appello ha escluso la prescrizione dei contributi previdenziali ritenendo che decorresse solo dalla cessazione del rapporto. La Cassazione, accogliendo il ricorso delle aziende sul punto, ha stabilito che la prescrizione contributi previdenziali è sottratta alla disponibilità delle parti e decorre giorno per giorno dalla scadenza del termine di pagamento di ciascun mese (giorno 21 del mese successivo a quello di maturazione della retribuzione), e non dalla sentenza di accertamento. La causa viene rinviata per una nuova valutazione.
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Iscrizione alla Gestione separata: stop se il reddito è minimo
Un libero professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall'Ente Previdenziale per l'anno 2011. L'Ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione alla Gestione separata sulla base della sola titolarità di partita IVA e iscrizione all'albo, nonostante un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'esiguità del reddito è un forte indizio di occasionalità dell'attività e che l'onere di provare l'abitualità spetta all'Ente. Inoltre, la Suprema Corte ha accertato la prescrizione del credito, poiché la richiesta di pagamento è stata notificata oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del versamento originario. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che non si applicasse la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. di giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo inviato dall'INPS il 30 giugno 2015 è tempestivo rispetto al termine di scadenza prorogato al 6 luglio 2010. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata degli anni 2008 e 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. del giugno 2009 non si applicasse in mancanza di prove specifiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS per l'anno 2008. I giudici hanno chiarito che il differimento dei termini di pagamento opera oggettivamente per tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla data prorogata (6 luglio 2009). Poiché l'atto interruttivo dell'INPS è avvenuto il 30 giugno 2014, la richiesta è tempestiva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sospensione prescrizione contributi: no al dolo automatico
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore autonomo contro l'INPS, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non comporta l'automatico occultamento doloso del debito. Di conseguenza, non scatta la sospensione della prescrizione dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione separata. Per bloccare la prescrizione, l'ente previdenziale deve dimostrare un comportamento intenzionalmente diretto a nascondere il debito, tale da rendere impossibile l'accertamento. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva ritenuto prescritti i termini a favore dell'ente sulla base di un mero automatismo, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 a una lavoratrice iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritti i contributi, considerando tardiva la richiesta di pagamento dell'ente del 3 luglio 2015. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che il termine di inizio per calcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2009 è stato prorogato al 6 luglio 2010 da un apposito decreto ministeriale. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS inviata il 3 luglio 2015 è tempestiva perché giunta prima della scadenza dei cinque anni. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: il fisco salva l’INPS
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di addebito per contributi previdenziali relativi all'anno 2007, sostenendo che fosse maturata la prescrizione contributi previdenziali prima della notifica dell'atto nel 2013. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate, avvenuta nel 2011 per un maggior reddito imponibile, ha validamente interrotto il termine di prescrizione anche a favore dell'INPS. Questo perché l'attività di controllo fiscale incide direttamente sul rapporto contributivo, azzerando i termini prima del loro spirare. Di conseguenza, il debito contributivo rimane valido e il ricorrente perde la causa.
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Iscrizione alla Gestione Separata: INPS perde sulle sanzioni
L'ente previdenziale ha richiesto a una lavoratrice autonoma il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2010 in relazione all'iscrizione alla Gestione Separata. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi hanno annullato le sanzioni inflitte alla lavoratrice. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente la decorrenza della prescrizione dei contributi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ente non ha impugnato la vera motivazione della sentenza d'appello, ovvero l'illegittimità delle sanzioni, concentrandosi invece su un aspetto (la prescrizione) privo di reale utilità pratica per l'istituto, dato che l'interruzione del termine era già stata accertata a suo favore. Vince la lavoratrice, che non dovrà pagare le sanzioni.
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