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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2023

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390 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Indennità sostitutiva per ferie non godute: stop prescrizione
Un lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro con una nota azienda radiotelevisiva, ha richiesto il pagamento dell'indennità sostitutiva per ferie non godute e riposi accumulati. La Corte d'Appello aveva ridotto drasticamente il risarcimento, ritenendo che il lavoratore non avesse provato i giorni spettanti e che il diritto fosse in parte prescritto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che i documenti aziendali non contestati tempestivamente fanno piena prova dei giorni di ferie accumulati. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la prescrizione decennale per l'indennità sostitutiva per ferie non godute inizia a decorrere soltanto dal momento della cessazione del rapporto di lavoro, e non durante lo svolgimento dello stesso, poiché le ferie non sono monetizzabili mentre il contratto è ancora attivo.
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Prescrizione dei crediti retributivi: l’Azienda deve pagare
L'Azienda aveva concordato con i sindacati una riduzione dell'orario di lavoro in cambio della rinuncia dei dipendenti alla retribuzione aggiuntiva per la festività del 4 novembre. Successivamente, il contratto nazionale ha esteso la riduzione dell'orario a tutti i lavoratori, mantenendo però il diritto alla retribuzione della festività. I lavoratori hanno quindi richiesto il pagamento arretrato delle festività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che lo scambio originario aveva perso la sua causa concreta. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, poiché le riforme legislative del 2012 e del 2015 hanno rimosso la tutela reale forte contro i licenziamenti illegittimi, lasciando il lavoratore in una condizione di timore psicologico.
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Risarcimento danni da reato: il Comune batte la turbativa d’asta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino al risarcimento dei danni in favore di un Comune a seguito di una turbativa d'asta. Nonostante la prescrizione dei reati in sede penale, resta fermo il risarcimento danni da reato. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione per l'azione civile decorre solo da quando il danneggiato ha piena consapevolezza del reato e dei responsabili. Inoltre, è stato ritenuto legittimo il risarcimento del danno patrimoniale da disservizio, calcolato in base al tempo che i dipendenti comunali hanno dovuto sottrarre alle loro normali mansioni per collaborare alle indagini. Il ricorso del cittadino è stato rigettato, confermando la sua condanna al pagamento di oltre 760.000 euro complessivi.
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Prescrizione crediti retributivi: dipendenti battono l’azienda
Tre dipendenti di un supermercato hanno chiesto il riconoscimento del livello superiore per aver svolto compiti di ordinazione e ricezione merci. L'Azienda si è opposta, contestando il calcolo del tempo dedicato a tali attività e sollevando l'eccezione di prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, in assenza di limiti temporali nel contratto collettivo, si applica il criterio qualitativo della prevalenza delle mansioni. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, a causa della mancanza di stabilità garantita dalle riforme legislative. Di conseguenza, i lavoratori hanno diritto sia alla qualifica superiore che alle differenze di stipendio arretrate.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: lo Stato si salva
Un gruppo di medici specializzandi, immatricolati prima del 1991, ha fatto causa allo Stato Italiano. I professionisti chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva applicazione delle direttive europee riguardanti la giusta retribuzione durante gli anni di specializzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei medici, confermando che il loro diritto si è estinto. I giudici hanno stabilito che la prescrizione risarcimento medici specializzandi è decennale e inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge numero 370 del 1999. Poiché la causa è stata avviata solo nel 2016, il termine di dieci anni era ampiamente scaduto. La Suprema Corte ha inoltre escluso la possibilità di chiedere un indennizzo per arricchimento senza causa, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese giudiziarie.
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Prescrizione del risarcimento danni: medici senza rimborsi
Un gruppo di medici specializzandi, immatricolati prima del 1991, ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per il tardivo recepimento delle direttive europee sulle borse di studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto è ormai estinto. La prescrizione del risarcimento danni, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge che ha escluso i ricorrenti dai beneficiari delle borse di studio. Da quel momento, infatti, i medici avevano la certezza che lo Stato non avrebbe adempiuto spontaneamente agli obblighi europei. Di conseguenza, non avendo avviato azioni legali o inviato atti interruttivi entro i successivi dieci anni, i medici hanno perso definitivamente il diritto a ottenere qualsiasi indennizzo o risarcimento.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: l’inerzia cancella il diritto
Un infermiere ha chiesto all'Azienda Sanitaria il pagamento delle differenze retributive per gli anni 2002 e 2003, derivanti dalla progressione economica orizzontale prevista dal contratto collettivo. Il lavoratore ha presentato la prima richiesta formale di pagamento solo nel 2009. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che per i crediti retributivi si applica la prescrizione di cinque anni. Il termine inizia a decorrere da quando il diritto può essere fatto valere, ovvero dalla maturazione dei requisiti, e non dalla successiva delibera aziendale che quantifica i fondi. Di conseguenza, il lavoratore ha perso il diritto al risarcimento per il decorso del tempo.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: addio rimborsi
Un medico specializzato in pediatria ha chiesto il risarcimento dei danni alla Presidenza del Consiglio per il mancato recepimento delle direttive europee sui compensi degli specializzandi iscritti negli anni ottanta. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo il diritto ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che la prescrizione risarcimento medici specializzandi è decennale e inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Poiché l'azione legale è stata avviata ben oltre i dieci anni da tale data, il medico ha perso definitivamente il diritto a ottenere l'indennizzo. Lo Stato non deve quindi pagare alcun risarcimento.
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Ripetizione di indebito bancario: fido non provato e prescrizione
Un correntista ha richiesto la ripetizione di indebito bancario per somme addebitate illegittimamente a titolo di anatocismo e oneri su un conto corrente. La banca ha eccepito la prescrizione dei pagamenti effettuati oltre dieci anni prima della chiusura del conto. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione della banca, qualificando i versamenti come rimesse solutorie a causa della mancata prova di un contratto di apertura di credito (affidamento). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del correntista, confermando che spetta al cliente dimostrare l'esistenza del fido per qualificare i versamenti come ripristinatori ed evitare la prescrizione. Il correntista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Interpretazione del contratto di lavoro: vince la cifra sul CCNL
Un'associazione ha impugnato la decisione che la condannava a pagare differenze salariali a un dipendente. Il contratto individuale prevedeva una retribuzione annua di oltre 43.000 euro, ma l'ente sosteneva si trattasse di un errore materiale e che spettassero solo i minimi del contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto di lavoro deve basarsi sul testo letterale. Poiché la cifra era indicata chiaramente in cifre e lettere, essa prevale sul generico richiamo ai minimi tabellari, considerato un semplice inciso. Inoltre, l'asserito errore del datore di lavoro avrebbe potuto giustificare solo una richiesta di annullamento del contratto, mai avanzata, e non la sostituzione automatica della clausola. Vince il lavoratore, che ha diritto alle differenze retributive calcolate sulla somma indicata nel contratto.
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Risarcimento medici specializzandi: no ai rimborsi fuori tempo
Un medico ha richiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva applicazione delle direttive europee che garantivano una borsa di studio durante la scuola di specializzazione tra il 1983 e il 1991. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che il diritto al risarcimento medici specializzandi si prescrive in dieci anni. Questo termine decorre tassativamente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge numero 370 del 1999. Poiché il ricorso è stato presentato oltre tale termine, il diritto si è estinto. Inoltre, la Corte ha condannato il ricorrente per responsabilità aggravata, avendo insistito in un giudizio palesemente infondato alla luce di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato da anni.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: lo Stato vince
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento dei danni allo Stato per la mancata remunerazione dei corsi di specializzazione frequentati tra il 1983 e il 1991, in violazione delle direttive europee. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando inammissibili i ricorsi. La Corte ha ribadito che il termine per la prescrizione risarcimento medici specializzandi è di dieci anni e decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999. Da quel momento, infatti, i professionisti avevano la certezza che lo Stato non avrebbe adottato ulteriori misure di adeguamento. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per responsabilità aggravata a causa della presentazione di ricorsi contrari a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. Lo Stato vince definitivamente la causa.
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Decorrenza della prescrizione: l’attesa costa un milione
Una clinica privata convenzionata ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie erogate nel lontano 1995. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione del credito. La clinica ha sostenuto che il termine non fosse decorso, poiché pendeva un giudizio amministrativo sulle tariffe regionali applicabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che la pendenza di un giudizio amministrativo costituisce un mero ostacolo di fatto. Di conseguenza, la decorrenza della prescrizione non viene bloccata da impedimenti materiali o incertezze interpretative, ma solo da impedimenti giuridici formali. Il credito è stato quindi dichiarato definitivamente prescritto.
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Dolo incidente: auto usata con chilometri ignoti senza inganno
Una società acquirente ha citato in giudizio il venditore originario di un'auto usata, chiedendo il risarcimento dei danni per dolo incidente. La Corte d'Appello aveva condannato il venditore, ritenendo che avesse nascosto il reale utilizzo del veicolo. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il contratto di vendita specificava chiaramente che l'auto era usata e con chilometraggio del tutto sconosciuto. Di conseguenza, non vi è stato alcun occultamento fraudolento da parte del venditore. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del venditore, annullando la condanna e disponendo un nuovo giudizio.
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Prescrizione medici specializzandi: ricorso tardivo contro lo Stato
Tre medici hanno chiesto allo Stato il risarcimento per non aver ricevuto un'adeguata remunerazione durante le scuole di specializzazione frequentate prima del 1991. I giudici di merito hanno respinto la domanda per intervenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha ribadito che la prescrizione medici specializzandi per il periodo 1983-1991 inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999. Poiché i medici hanno notificato l'atto di citazione solo nel dicembre 2013, il termine decennale era ampiamente scaduto. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per abuso del processo a causa della presentazione di un ricorso su una questione giuridica già ampiamente superata e consolidata.
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Prescrizione risarcimento danni notaio: conta il danno reale
Un istituto di credito ha erogato un mutuo garantito da ipoteca, ma il notaio ha invertito i nomi delle parti nella nota di iscrizione, invalidando la garanzia. Anni dopo, il debitore ha smesso di pagare e la banca non ha potuto pignorare l'immobile. La banca ha quindi chiesto il risarcimento dei danni al professionista. I giudici di merito hanno ritenuto prescritto il diritto, calcolando il termine decennale dall'erogazione del mutuo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, stabilendo che la prescrizione risarcimento danni notaio decorre solo da quando il danno diventa concreto e visibile all'esterno, ossia dal mancato pagamento delle rate, e non dal momento dell'errore formale.
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Rimborso medici specializzandi: chi vince e chi perde
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata attuazione delle direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione. La Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso medici specializzandi spetta anche a chi si è iscritto prima dell'anno accademico 1982/1983, a partire dal 1° gennaio 1983. Tuttavia, ha chiarito che la specializzazione deve essere inclusa negli elenchi europei o essere equivalente. Non basta un decreto ministeriale successivo all'immatricolazione per dimostrare l'equipollenza. Infine, la Corte ha confermato che il diritto si prescrive in dieci anni a partire dal 27 ottobre 1999. Di conseguenza, alcuni medici hanno vinto mantenendo il rimborso, mentre altri hanno perso la causa poiché i loro corsi non erano equipollenti o il diritto era ormai prescritto.
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Prescrizione indennità di buonuscita: addio ricalcolo dopo anni
Un dirigente pubblico in pensione ha chiesto il ricalcolo della propria liquidazione, pretendendo che includesse i maggiori compensi ricevuti durante un incarico esterno. L'amministrazione ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che la prescrizione indennità di buonuscita, di durata quinquennale, inizia a decorrere dal momento esatto della cessazione del rapporto di lavoro e non dalla successiva quantificazione dei conteggi da parte dell'ente pubblico. Poiché il lavoratore ha presentato la richiesta di ricalcolo oltre i cinque anni dalla fine del servizio, il suo diritto si è estinto per decorso del tempo.
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Prescrizione del risarcimento danni: medici senza indennizzo
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato italiano il risarcimento dei danni per la mancata retribuzione durante i corsi di specializzazione svolti tra il 1985 e il 1993. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando che il diritto si è estinto. I giudici hanno stabilito che la prescrizione del risarcimento danni è decennale e inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge numero 370 del 1999. Poiché i medici hanno avviato la causa solo nel 2015, senza precedenti atti di interruzione, il termine di dieci anni era ampiamente scaduto. Lo Stato italiano vince la causa, mentre i medici perdono definitivamente e sono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione per aver promosso un ricorso palesemente infondato.
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Giudicato esterno tributario: il Fisco deve rimborsare l’errore
Una società concessionaria autostradale ha chiesto il rimborso delle maggiori imposte versate per errore nel 1995, avendo tassato quote di ammortamento finanziario deducibili relative a un accordo pluriennale. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, sancendo il principio del giudicato esterno tributario. Poiché altre sentenze definitive tra le stesse parti avevano già riconosciuto la deducibilità di tali quote per annualità diverse, tale accertamento fa stato anche per l'anno in contestazione. La Corte ha chiarito che l'autonomia dei periodi d'imposta cede di fronte a elementi pluriennali stabili nel tempo. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria è stata condannata a rimborsare le somme indebitamente percepite.
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