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Art. 2901 Codice Civile — Anno 2022

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211 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Revocatoria del fondo patrimoniale: beni blindati ma pignorabili
Un fideiussore e il proprio coniuge costituiscono un vincolo su beni immobili per proteggerli dalle richieste creditorie. La banca creditrice avvia un'azione legale per ottenere la revocatoria del fondo patrimoniale, evidenziando la riduzione della garanzia del credito derivante da finanziamenti non restituiti. Il garante contesta la pretesa, sostenendo di essere un mero socio di minoranza e negando il pregiudizio arrecato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei coniugi debitori. I giudici confermano che il vincolo patrimoniale è inefficace nei confronti dell'istituto finanziario, accertando sia la lesione economica della garanzia sia la piena consapevolezza del danno da parte del garante. La società di recupero crediti subentrata vince la causa e può aggredire i beni.
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Fondo patrimoniale e azione revocatoria: il creditore vince
Due coniugi hanno costituito un fondo patrimoniale conferendo beni immobili di proprietà esclusiva. L'ente creditore ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per tutelare i propri crediti e sottrarre i beni al vincolo di destinazione. I giudici di merito hanno accolto la domanda del creditore, dichiarando l'inefficacia del fondo. I debitori hanno quindi proposto ricorso per cassazione per contestare la decisione. Nelle more del procedimento, i coniugi hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso e l'ente creditore ha accettato tale rinuncia concordando la compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia. La pronuncia consolida il principio per cui il tema 'fondo patrimoniale e azione revocatoria' richiede rigore nella tutela dei crediti, rendendo definitiva l'inefficacia dell'atto di segregazione.
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Revocatoria fondo patrimoniale: spese a carico del coniuge
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria del fondo patrimoniale costituito da due coniugi, chiedendo l'inefficacia dell'atto di destinazione dei beni. I giudici di secondo grado hanno escluso dalla revocatoria i beni di proprietà esclusiva della moglie estranea ai debiti. Tuttavia, la corte ha confermato la condanna della donna alle spese legali del primo grado perché quest'ultima aveva difeso anche la posizione debitoria del marito. La moglie ha impugnato tale decisione davanti alla Corte di Cassazione lamentando una violazione delle regole sulla soccombenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza, confermando la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore dei creditori.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni sottratti
La curatela fallimentare ha contestato il trasferimento fittizio di beni concordato durante una separazione coniugale e la successiva vendita di un immobile con iscrizione di ipoteca. I giudici hanno accertato la simulazione assoluta degli accordi familiari e accolto l'azione revocatoria ordinaria dichiarando gli atti inopponibili al fallimento. I debitori hanno impugnato la decisione in sede di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile per tardivo deposito oltre i venti giorni dalla notifica e radicalmente inammissibile per gravi difetti formali.
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Simulazione della compravendita tra parenti e debiti bancari
Un istituto di credito ha agito in giudizio contro una società debitrice e il suo garante per recuperare un credito. Il garante aveva trasferito un immobile al proprio figlio. La banca ha chiesto in via principale la revoca dell'atto e in subordine la dichiarazione di simulazione della compravendita. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta l'azione revocatoria, ma ha accertato la simulazione della compravendita immobiliare sulla base di indizi precisi: prezzo irrisorio, mancata prova dell'incasso degli assegni, vincolo di parentela e permanenza del venditore nel possesso del bene. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando i ricorsi del figlio acquirente e del socio della debitrice.
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Azione revocatoria e truffa: la Cassazione tutela il creditore
Un acquirente versa somme ingenti per comprare veicoli storici mai consegnati. Il venditore trasferisce il denaro a terzi e rilascia un assegno a vuoto al fiduciario della vittima. L'acquirente promuove l'azione revocatoria per recuperare le somme sottratte. I giudici di merito respingono la tutela sostenendo che l'assegno non fosse intestato direttamente alla vittima, ignorando la truffa sottostante. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della vittima: il giudice deve valutare la sostanza reale della pretesa risarcitoria e non limitarsi alla sola intestazione del titolo bancario.
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Azione revocatoria ordinaria: nulla la vendita ai parenti
Un imprenditore vende diversi immobili al figlio e al genero prima del proprio fallimento. La curatela fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la compravendita e recuperare il patrimonio a tutela dei creditori. I parenti acquirenti contestano la richiesta, sostenendo la piena validità del trasferimento e l'anteriorità della vendita rispetto ai debiti. I giudici di merito dichiarano inefficace l'atto di vendita, rilevando la stretta parentela e l'assenza di prova dell'effettivo pagamento del prezzo pattuito. I familiari propongono quindi ricorso in Cassazione. I Supremi Giudici rigettano l'impugnazione, confermando la piena validità dell'azione promossa dal fallimento e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria e ipoteca a società estera
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un garante per recuperare un credito milionario. La banca ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci una cambiale ipotecaria e un'ipoteca volontaria concesse dal debitore a favore di una società estera. Il debitore sosteneva che tali garanzie fossero onerose e collegate a un finanziamento ricevuto il giorno successivo. I giudici hanno invece accertato la natura gratuita degli atti: mancava la prova del collegamento economico reale tra la concessione della garanzia e il prestito, anche per via di incongruenze sui soggetti contraenti. Il debitore ha inoltre eccepito la nullità totale della fideiussione per violazione della normativa antitrust sui modelli bancari uniformi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la fideiussione resta valida salvo le singole clausole vietate e le garanzie patrimoniali restano revocate.
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Azione revocatoria: stop in Cassazione per difetto di notifica
Una lavoratrice creditrice ha promosso un'azione revocatoria contro i suoi debitori per ottenere l'inefficacia della vendita di un immobile a terzi, ritenendo l'operazione finalizzata a sottrarre beni al patrimonio pignorabile. I giudici di merito hanno accolto la domanda, dichiarando inefficaci i successivi passaggi di proprietà. L'acquirente finale e la società proprietaria hanno impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato l'assenza delle cartoline di ritorno delle notifiche inviate ad alcuni eredi dei debitori originari. I giudici hanno quindi sospeso la decisione e ordinato ai ricorrenti di produrre le ricevute mancanti o di rinnovare la notifica entro sessanta giorni.
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Azione revocatoria e scissione societaria: giudice competente
Una società creditrice ha contestato il trasferimento di alcuni beni immobili realizzato tramite un'operazione straordinaria d'impresa. La creditrice ha quindi promosso una causa davanti al tribunale ordinario per ottenere l'inefficacia dell'atto di conferimento immobiliare. Le società debitrici hanno eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a favore del Tribunale delle Imprese. La Corte di Cassazione ha esaminato il rapporto tra azione revocatoria e scissione societaria, stabilendo che il conferimento dei beni è strettamente connesso all'operazione societaria straordinaria. Di conseguenza, la competenza spetta esclusivamente alla Sezione Specializzata per le Imprese. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della creditrice, confermando la decisione del tribunale territoriale e disponendo la prosecuzione della causa davanti al giudice specializzato.
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Cessione della nuda proprietà: scatta la condanna per reati fiscali
Una contribuente con oltre quattrocentomila euro di debiti verso l'Erario ha ceduto la nuda proprietà del proprio immobile riservandosene il solo usufrutto. I giudici di merito l'hanno condannata a un anno di reclusione per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. La Suprema Corte ha confermato la decisione dichiarando inammissibile il ricorso difensivo. L'atto dispositivo ha ridotto la garanzia patrimoniale generica posta a tutela dell'amministrazione finanziaria. Il delitto tributario ha natura di reato di pericolo e si perfeziona con il compimento di atti fraudolenti idonei a ostacolare il recupero coattivo, senza richiedere l'effettiva vanificazione della procedura esecutiva.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni donati ai figli
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un debitore e i suoi familiari per ottenere l'inefficacia di plurimi atti di vendita immobiliare e della costituzione di un fondo patrimoniale. La banca lamentava la sottrazione dell'intero patrimonio del debitore a garanzia di un debito di oltre duecentomila euro. I giudici di merito hanno accertato il pericolo di incapienza e la consapevolezza del pregiudizio ai danni del creditore, accogliendo l'azione revocatoria ordinaria. I familiari acquirenti hanno impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'anteriorità di alcune vendite rispetto alla fideiussione e l'assenza di collusione. Nel corso del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno formalmente rinunciato al ricorso con l'accettazione della società creditrice cessionaria. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la revoca degli atti patrimoniali a tutela del credito.
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Revocatoria assegno di mantenimento: vendite nulle e debiti salvi
Un ex coniuge ha venduto i propri beni immobili a una terza persona per evitare di corrispondere le somme arretrate dovute per il mantenimento della famiglia. L'ex coniuge creditore ha quindi promosso un'azione di revocatoria assegno di mantenimento per rendere inefficace la compravendita e tutelare il proprio credito. Il debitore ha eccepito la prescrizione del credito e, dopo il rigetto nei gradi di merito, ha presentato ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del debitore inammissibile a causa del difetto della procura speciale, conferita prima della sentenza d'appello e non per il giudizio di legittimità. La vendita resta quindi inefficace verso il creditore e il ricorrente deve pagare spese e raddoppio del contributo unificato.
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Revocatoria del fondo patrimoniale: la banca vince per vizio formale
Un istituto di credito ha promosso un'azione legale contro un garante per ottenere la revoca della costituzione di un fondo patrimoniale su vari immobili di sua proprietà. Il tribunale e la corte d'appello hanno accolto la domanda dell'istituto bancario, dichiarando l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno escluso la violazione del contraddittorio verso il coniuge non debitore, poiché gli immobili appartenevano per intero al garante. Il debitore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando sia l'assenza del coniuge nel giudizio sia i requisiti per l'inefficacia dell'atto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile per il mancato deposito della copia autentica della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la revocatoria del fondo patrimoniale resta pienamente efficace e la banca può procedere all'esecuzione forzata sui beni.
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Azione revocatoria ordinaria: vince il creditore sulla vendita
Una società debitrice ha venduto il suo unico bene immobile a una società immobiliare poco prima di fallire. Il curatore fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la compravendita. La società acquirente ha contestato la decisione, sostenendo l'assenza di sproporzione nel prezzo e la mancata conoscenza del dissesto finanziario della venditrice. I giudici hanno invece accertato che l'operazione ha azzerato il patrimonio del debitore e che l'acquirente era consapevole del danno. Questa consapevolezza emergeva dal mancato versamento di acconti, dalla presa di possesso immediata e dall'accollo dei mutui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente e ha confermato l'inefficacia dell'atto di compravendita.
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Patto commissorio e leasing: quando la garanzia diventa nulla
Una società vende un immobile a un'azienda di leasing per poi riutilizzarlo pagando canoni mensili (operazione di sale and lease back). Una banca creditrice impugna l'atto ritenendo che l'operazione nasconda un patto commissorio vietato dalla legge, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. I giudici di merito dichiarano nullo il contratto. La Corte di Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda di leasing. La Corte chiarisce che la clausola di vendita non si salva come patto marciano poiché manca una stima imparziale del valore del bene al momento dell'inadempimento, elemento essenziale per garantire l'equilibrio contrattuale ed evitare abusi ai danni del debitore.
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Azione revocatoria ordinaria: il creditore blocca la vendita
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di beni immobili effettuata dai debitori a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. I debitori e l'acquirente hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando l'anteriorità del credito e la conoscenza del pregiudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dei debitori, poiché le questioni sull'anteriorità del credito erano ormai coperte da giudicato interno. Ha invece accolto il ricorso incidentale della società creditrice per omessa pronuncia sulla restituzione delle spese del primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per decidere sulle restituzioni.
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Opposizione all’esecuzione: la Cassazione azzera il processo
Un Creditore ha ottenuto la revocatoria di una cessione d'azienda per recuperare il doppio di una caparra, notificando un precetto a un'Acquirente dell'immobile e alla Società Debitrice poi fallita. L'Acquirente ha proposto opposizione all'esecuzione contestando l'assenza di un valido titolo. La Corte d'Appello ha riconosciuto la validità parziale dell'azione esecutiva. La Corte di Cassazione ha annullato l'intero giudizio per un vizio procedurale fondamentale: la mancata partecipazione della Società Debitrice al processo. Nel caso di opposizione proposta dal terzo proprietario, la presenza del debitore originale è obbligatoria. Senza la sua partecipazione la decisione finale è del tutto inefficace. La Suprema Corte ha azzerato la causa, rinvando la controversia al giudice di primo grado per integrare il contraddittorio.
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Azione revocatoria: la vendita tra parenti non salva i beni
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di tutti i beni immobili effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. Il credito derivava da una causa iniziata nel 1997 e conclusa nel 2006, mentre la vendita era avvenuta nel 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società venditrice e acquirente. I giudici hanno confermato che l'azione revocatoria tutela anche i crediti litigiosi, cioè sorti prima della sentenza ma già oggetto di causa. Inoltre, è stata provata la consapevolezza del danno (scientia damni), poiché le due società erano gestite da padre e figlio. Infine, non è stato dimostrato che la vendita servisse a pagare debiti scaduti. Vince la società creditrice, con inefficacia della vendita nei suoi confronti.
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Azione revocatoria: salvo l’acquisto che paga i debiti scaduti
Una banca ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di un immobile effettuata da due coniugi debitori a favore di un'acquirente. L'acquirente si è difesa sostenendo che il prezzo della vendita era servito interamente a estinguere un mutuo ipotecario scaduto e a bloccare un pignoramento, configurando un atto dovuto non revocabile. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile questa difesa ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'acquirente, dimostrando che l'eccezione era stata sollevata fin dal primo grado di giudizio. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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