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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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283 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Pericolo di recidiva: quando è attuale e concreto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la misura degli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto che, nonostante il tempo trascorso dal reato contestato (risalente al 2019), il pericolo di recidiva fosse ancora attuale e concreto. Elementi recenti, come frequentazioni sospette, ingenti movimenti di denaro e un'attività lavorativa di dubbia consistenza, sono stati considerati sufficienti a mantenere la misura cautelare, superando le prove presentate dalla difesa riguardo a un presunto cambiamento di vita.
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Misura cautelare: quando si applica il carcere?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'applicazione della misura cautelare in carcere. La decisione si fonda sul prevalente pericolo di recidiva, desunto dai precedenti penali e dalla personalità del soggetto, ritenendo non decisivi gli errori fattuali lamentati dalla difesa riguardo al permesso di soggiorno e alla stabile dimora.
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Bancarotta fraudolenta: analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di bancarotta fraudolenta riguardante diverse società. La sentenza analizza i ricorsi di tre imputati, condannati in appello per operazioni distrattive realizzate tramite compravendite immobiliari e di quote societarie. La Corte annulla parzialmente la sentenza d'appello, rinviando a nuovo giudizio per alcuni capi d'accusa e per la rideterminazione delle pene accessorie, sulla base di vizi di motivazione e violazione di principi processuali. Vengono affrontate questioni cruciali come la competenza territoriale per connessione, il principio di correlazione tra accusa e sentenza, e l'obbligo di 'motivazione rafforzata' per ribaltare un'assoluzione.
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Associazione mafiosa: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda di criminalità organizzata, delineando i confini tra semplice associazione per il traffico di stupefacenti e vera e propria associazione mafiosa. Analizzando il conflitto tra due clan rivali per il controllo del territorio, la Corte ha confermato che l'uso di violenza estrema, la capacità di intimidazione diffusa e l'obiettivo di egemonia criminale sono elementi qualificanti del metodo mafioso, anche per gruppi di nuova formazione. La sentenza ha parzialmente annullato l'ordinanza cautelare per alcune accuse specifiche, ritenute non supportate da sufficiente gravità indiziaria, rigettando però i ricorsi nel merito della qualificazione mafiosa per i principali indagati.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto logica e congrua la valutazione del Tribunale del Riesame sui gravi indizi di colpevolezza, basati su intercettazioni, video riprese e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che hanno trovato riscontro. È stata confermata anche la sussistenza delle esigenze cautelari, data l'elevata pericolosità del soggetto.
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Custodia cautelare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il ripristino della custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sulla non specificità dei motivi di ricorso, che non contestavano adeguatamente le ragioni del Tribunale. Quest'ultimo aveva ritenuto gli arresti domiciliari inadeguati, dato che l'indagato aveva commesso il reato mentre era già sottoposto a tale misura per fatti analoghi, dimostrando così un'elevata pericolosità sociale.
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Notifica decesso difensore: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per un vizio di notifica. L'imputato non aveva ricevuto la citazione a giudizio perché il suo difensore di fiducia e domiciliatario era deceduto. La notifica era stata erroneamente indirizzata al difensore d'ufficio nominato successivamente. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di notifica decesso difensore, si verifica un'impossibilità sopravvenuta che impone di seguire le regole ordinarie per rintracciare l'imputato, pena la nullità assoluta del procedimento.
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Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
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Onere della prova etilometro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. La sentenza chiarisce che l'onere della prova etilometro, ovvero la dimostrazione del suo malfunzionamento, grava sull'imputato solo dopo che questi ha sollevato contestazioni specifiche e credibili. Una generica richiesta di verifica non è sufficiente a invalidare l'accertamento tecnico.
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Conflitto di competenza: chi giudica la truffa online?
Una vittima viene truffata per oltre 47.000 euro tramite bonifico. Nasce un conflitto di competenza tra il tribunale del luogo di residenza della vittima e quello dove si trova il conto corrente del truffatore. La Cassazione stabilisce che la competenza è del giudice del luogo in cui il reo consegue il profitto, ovvero dove la somma viene accreditata.
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Custodia Cautelare: la presunzione per reati associativi
Quattro individui ricorrono contro un'ordinanza del Tribunale del riesame che ha sostituito i loro arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la decisione basata sulla presunzione legale di adeguatezza della misura carceraria per tali gravi reati, aggravati da finalità mafiose. Gli argomenti difensivi sono stati ritenuti generici e non sufficienti a superare tale presunzione.
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Competenza diffamazione TV: decide la residenza offeso
In un caso di conflitto di giurisdizione, la Corte di Cassazione ha stabilito che per il reato di diffamazione commesso tramite trasmissioni televisive, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo di residenza della persona offesa. Questa regola speciale, prevista da una legge del 1990, si applica a chiunque commetta il reato, non solo a specifiche figure professionali del settore, e non è stata modificata da recenti sentenze della Corte Costituzionale. La decisione rafforza la tutela della vittima nel contesto della competenza diffamazione TV.
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Competenza giudice dell’esecuzione: la regola dell’ultima
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra due tribunali sulla competenza del giudice dell'esecuzione. La Corte stabilisce un principio chiaro: in caso di pluralità di sentenze di condanna a carico della stessa persona, la competenza a decidere in fase esecutiva spetta al giudice che ha emesso l'ultima sentenza divenuta irrevocabile, indipendentemente dal provvedimento specifico oggetto della richiesta. Questo criterio cronologico, oggettivo e funzionale, garantisce l'unicità del giudice dell'esecuzione.
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Sequestro probatorio: motivazione per somme eccedenti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro probatorio di una somma di denaro, distinguendo tra la parte riconducibile a un furto e quella eccedente. La Corte ha confermato il sequestro per la prima, ritenendola corpo del reato, ma ha annullato il provvedimento per la somma eccedente a causa di una motivazione insufficiente, basata solo su precedenti penali e generica mancanza di giustificazione del possesso. La sentenza ribadisce che il sequestro probatorio di beni fungibili come il denaro richiede una motivazione specifica sul nesso di pertinenzialità con il reato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due indagati per ricettazione, confermando la misura della custodia in carcere. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità sui gravi indizi di colpevolezza si limita a verificare la logicità della motivazione del Tribunale del Riesame, senza poter riesaminare i fatti. La Corte ha ritenuto coerente la valutazione del pericolo di recidiva basata sulla professionalità criminale desunta dalle modalità del fatto e dalla personalità degli indagati.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il rischio
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per estorsione e usura. La Corte ha stabilito che, nonostante il tempo trascorso dai fatti, le esigenze cautelari restano attuali e concrete se l'indagato non dimostra di avere fonti di reddito lecite, indicando uno stile di vita basato su attività criminali e un persistente rischio di recidiva.
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Custodia cautelare: quando il riesame può inasprire
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere per un soggetto con un ruolo apicale in un'associazione dedita al narcotraffico. La Suprema Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato l'elevato e attuale pericolo di recidiva, considerando la gravità dei fatti, l'entità della pena e l'inidoneità degli arresti domiciliari a recidere i legami con l'ambiente criminale, rendendo logica la scelta della misura più afflittiva.
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Gravi indizi di colpevolezza: il ruolo del complice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a misura cautelare per spaccio. La Corte ha stabilito che il ruolo di 'palo' e il comportamento guardingo costituiscono gravi indizi di colpevolezza per concorso nel reato, e non semplice connivenza. La sentenza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Competenza giudice: chi decide sui beni non ritirati?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra il Tribunale di Brindisi e la Corte d'Appello di Lecce. Il caso riguarda la sorte di beni dissequestrati (scocche di auto) che i proprietari hanno rifiutato di ritirare. La Suprema Corte stabilisce che la competenza giudice per decidere sulla loro destinazione finale spetta al giudice che ne ha ordinato la restituzione con sentenza definitiva, e non al giudice dell'esecuzione, trattandosi di un mero adempimento esecutivo.
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Interposizione fittizia: Cassazione su indizi e dolo
Un imprenditore, indagato per estorsione, ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare basata anche sull'accusa di interposizione fittizia, per aver intestato la propria attività alla figlia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando i criteri per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza in fase cautelare. In particolare, ha ribadito che il reato di interposizione fittizia si configura anche solo con il fondato timore di una misura di prevenzione patrimoniale, senza che sia necessario un procedimento già avviato, e che l'intestazione a un familiare non esclude la sussistenza del reato.
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