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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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283 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Pericolo di fuga: cambio nome e rientro in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata. L'indagato, dopo un'espulsione, aveva cambiato legalmente identità nel suo paese d'origine per poi rientrare in Italia. La Corte ha stabilito che tale comportamento, unito all'assenza di un domicilio fisso, costituisce un concreto e attuale pericolo di fuga, anche in assenza di un tentativo di scappare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di stampo mafioso. Il caso riguarda una nuova organizzazione criminale operante in Lombardia, formata da esponenti di diverse mafie storiche ('ndrangheta, cosa nostra, camorra). La Corte ha confermato la sussistenza di un sodalizio autonomo, dotato di propria forza intimidatrice e operatività, respingendo le eccezioni sulla mancanza di gravità indiziaria, sull'incompetenza territoriale e sulle esigenze cautelari, nonostante l'età avanzata dell'indagato.
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Ricorso inammissibile: il ne bis in idem esecutivo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione di un'istanza già rigettata. La richiesta, basata sugli stessi elementi, viola il principio del ne bis in idem applicabile in fase esecutiva, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una multa.
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Ricorso inammissibile e custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La misura era stata disposta per reati di detenzione e porto d'armi, commessi con l'aggravante del metodo mafioso durante un tentativo di estorsione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e manifestamente infondati, confermando la valutazione del Tribunale del riesame sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, rafforzate dai precedenti penali dell'indagato.
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Competenza giudice esecuzione: nullo decreto Presidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inesistente un conflitto di competenza tra due Corti d'Appello in materia di esecuzione penale. La Corte ha stabilito che la decisione sulla competenza giudice esecuzione spetta al collegio e non al singolo Presidente, il cui decreto declinatorio è stato dichiarato nullo per violazione delle norme sulla costituzione del giudice. Di conseguenza, gli atti sono stati rinviati alla Corte d'Appello originaria per una decisione collegiale.
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Sospensione condizionale: quando non esclude la cautela
La Corte di Cassazione ha stabilito che la futura e ipotetica concedibilità della sospensione condizionale della pena non osta all'applicazione di una misura cautelare, come gli arresti domiciliari, se il giudice ha accertato un concreto pericolo di reiterazione del reato. In tale scenario, la valutazione prognostica negativa sulla condotta futura dell'indagato assorbe e rende irrilevante quella sulla possibile sospensione della pena, rendendo inammissibile un ricorso che non contesti specificamente il pericolo di recidiva.
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Conflitto di competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso conflitto di competenza tra i Tribunali di Brescia e Bergamo. Il caso riguarda plurimi reati, tra cui corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione, connessi a un delitto di accesso abusivo a sistema informatico. La Corte ha stabilito che la competenza per i reati legati da un nesso teleologico (di mezzo a fine) spetta al tribunale distrettuale di Brescia per 'vis attractiva', mentre i reati privi di tale connessione restano di competenza del tribunale territoriale di Bergamo, portando a una suddivisione del processo.
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Competenza territoriale: il principio perpetuatio
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra i Tribunali di Sorveglianza di Bari e Roma. La Corte stabilisce che la competenza si determina al momento della presentazione dell'istanza e non è influenzata da eventi successivi, come la revoca di un programma di protezione. Viene affermato il principio della "perpetuatio jurisdictionis", assegnando il caso al Tribunale di Roma, competente al momento iniziale della richiesta.
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Competenza giudice esecuzione: l’ultima sentenza decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra tribunali, ribadendo un principio fondamentale sulla competenza del giudice dell'esecuzione. Quando un soggetto ha accumulato più condanne definitive da corti diverse, la competenza per ogni questione esecutiva spetta al giudice che ha emesso l'ultima sentenza divenuta irrevocabile. Questa regola, basata sull'art. 665 c.p.p., ha carattere funzionale e assoluto, garantendo una gestione unitaria della posizione del condannato, indipendentemente dal fatto che l'istanza presentata riguardi un provvedimento diverso da quello emesso per ultimo.
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Associazione mafiosa: gravi indizi e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. La decisione si basa su gravi indizi di colpevolezza, come la partecipazione a riunioni del clan, il coinvolgimento in attività estorsive e l'infiltrazione nell'economia legale tramite il 'superbonus'. Il ricorso, che contestava la valutazione degli elementi indiziari, è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ribadito la validità della doppia presunzione legale che impone il carcere per reati di associazione mafiosa, salvo prove concrete di rescissione del legame con il sodalizio.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di rinvio
Un professionista, accusato di bancarotta fraudolenta, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro l'ordinanza che gli applicava gli arresti domiciliari, emessa in sede di rinvio dal Tribunale del Riesame. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le doglianze sollevate erano generiche, fattuali e superavano i limiti del giudizio di rinvio, che era circoscritto alla sola scelta della misura cautelare e non alla rivalutazione delle esigenze cautelari, già accertate in via definitiva. La Corte ha quindi confermato la decisione impugnata.
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Impugnazione incompetenza: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro un'ordinanza con cui un giudice si era dichiarato incompetente. Secondo la Corte, l'impugnazione dell'incompetenza non è il rimedio previsto dalla legge. La procedura corretta, nel caso in cui anche il secondo giudice si dichiari incompetente, è sollevare un conflitto di competenza. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo posto agli arresti domiciliari per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'spaccio di lieve entità' non dipende solo dalla quantità della sostanza, ma da una valutazione complessiva che include le modalità del fatto, la varietà delle droghe e i legami dell'indagato con l'ambiente criminale. Viene inoltre confermata la legittimità della misura cautelare basata su un pericolo di recidiva 'attuale' e concreto.
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Restituzione nel termine: la Riforma Cartabia non è retroattiva
Un imputato, condannato con sentenza emessa prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia, ha richiesto la restituzione nel termine per proporre ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'istanza inammissibile, stabilendo che le nuove, più favorevoli, norme sulla restituzione nel termine non hanno effetto retroattivo e si applicano solo a sentenze pronunciate dopo il 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della riforma.
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Conflitto di competenza: quando è inesistente?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti del conflitto di competenza, stabilendo che una semplice missiva di trasmissione di atti, anche se recante la dicitura "per competenza", non equivale a un provvedimento formale di declinatoria. Di conseguenza, il conflitto sollevato dal GIP di Arezzo nei confronti del Tribunale di Monza è stato dichiarato insussistente, poiché mancava una formale dichiarazione di incompetenza da parte di quest'ultimo. Gli atti sono stati restituiti al giudice remittente.
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Misure di prevenzione e confisca senza pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle misure di prevenzione patrimoniale, come la confisca, anche quando la pericolosità sociale del soggetto non è più attuale. La decisione si basa sulla pericolosità manifestata nel periodo in cui i beni sono stati accumulati in modo sproporzionato rispetto al reddito lecito. La Corte ha inoltre ribadito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica tra procedimento penale e procedimento di prevenzione, data la loro diversa natura e finalità.
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Principio devolutivo e misure cautelari: la Cassazione
Un individuo sotto arresti domiciliari per traffico di stupefacenti ha visto ripristinata la detenzione in carcere dopo l'appello del pubblico ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che nella revisione delle misure cautelari, i giudici possono e devono riesaminare tutte le circostanze, anche quelle passate. La Corte ha stabilito che il principio devolutivo consente una valutazione completa e che gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, erano inadeguati per un soggetto che continuava la sua attività criminale da casa.
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Gravità indiziaria armi: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari per detenzione di armi. Il caso verteva sulla sufficienza della motivazione riguardo la gravità indiziaria armi. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma controllare la logicità e la coerenza giuridica della decisione impugnata. Poiché il Tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi, basandosi sulla coerenza tra le minacce proferite e la presenza di armi, il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una inammissibile rilettura delle prove.
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Associazione a delinquere: vincoli familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di essere promotore, organizzatore e direttore di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, operante su base familiare. La Corte ha confermato che i legami di parentela non escludono, anzi possono rafforzare, il vincolo associativo criminale e ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificano la misura detentiva.
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Associazione a delinquere familiare: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di arresti domiciliari per un'anziana accusata di far parte di un'associazione a delinquere familiare dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che i forti legami familiari e un ruolo di subordinazione non escludono la responsabilità penale. Ciò che conta è il contributo consapevole e protratto nel tempo all'impresa criminale, anche senza una retribuzione formale.
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