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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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283 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Appello del pubblico ministero: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'appello del pubblico ministero contro un'ordinanza che aveva respinto una richiesta di custodia cautelare. La difesa sosteneva l'inammissibilità dell'appello per mancanza di specificità. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'appello è ammissibile anche se ripropone le argomentazioni della richiesta originaria, qualora il primo giudice non le abbia esaminate a fondo. La sentenza chiarisce i requisiti di specificità del gravame e conferma la sussistenza delle esigenze cautelari basate sulla presunzione legale.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare. I giudici hanno confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni, ritenendo adeguata la valutazione del Tribunale del Riesame circa il pericolo di recidiva e i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove.
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Competenza tribunale sorveglianza: la perpetuatio
La Corte di Cassazione risolve un conflitto negativo di competenza tra due tribunali di sorveglianza. Viene stabilito che, in base al principio della "perpetuatio jurisdictionis", la competenza del tribunale di sorveglianza si determina al momento della presentazione dell'istanza per la misura alternativa e non è influenzata da successivi provvedimenti, come un ordine di cumulo pene emesso da un'altra Procura. Di conseguenza, è stato dichiarato competente il tribunale originariamente adito.
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Misure cautelari per esplosivi: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione degli arresti domiciliari per un individuo trovato in possesso di un'ingente quantità di materiale esplosivo (oltre 136 kg). La decisione sottolinea come la gravità del fatto e la quantità del materiale giustifichino severe misure cautelari per esplosivi, superando la confessione dell'indagato e la sua spiegazione, ritenuta inverosimile. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la misura proporzionata al concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Valutazione chiamate in correità: il nucleo essenziale
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla valutazione delle chiamate in correità, confermando un'ordinanza di custodia cautelare per omicidio pluriaggravato. La Corte ha stabilito che eventuali discrasie su dettagli secondari tra le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia non inficiano la gravità del quadro indiziario, a condizione che vi sia piena convergenza sul 'nucleo essenziale' del fatto storico, come i ruoli degli indagati e le modalità principali del delitto. La sentenza ribadisce che il giudizio di attendibilità deve essere unitario e non può frammentare il racconto in singoli elementi isolati.
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Riconoscimento fotografico da P.G.: valore probatorio
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un indagato, confermando la validità della misura cautelare in carcere basata sul riconoscimento fotografico effettuato da un agente di Polizia Giudiziaria. La sentenza sottolinea come tale riconoscimento, se supportato da altri elementi e adeguatamente motivato dal giudice di merito, costituisca un grave indizio di colpevolezza, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici o giuridici.
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Carenza di interesse: quando un ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il ripristino della custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché, nelle more del giudizio, l'indagato aveva già ottenuto dal GIP una misura meno afflittiva, rendendo di fatto inutile una pronuncia sul ricorso stesso.
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Frode assicurativa: quando la Cassazione la conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per frode assicurativa a carico di due individui che avevano simulato un investimento stradale per ottenere un risarcimento. Il ricorso, basato su presunti vizi procedurali e su una diversa valutazione delle prove, è stato rigettato. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge, confermando la logicità della motivazione dei giudici di merito che avevano ritenuto provata la simulazione del sinistro.
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Provvedimento abnorme: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un conflitto di competenza tra GIP e Tribunale, sorto a seguito della decisione del Tribunale di annullare un decreto di giudizio immediato per un vizio di notifica e restituire gli atti al GIP. La Suprema Corte ha qualificato tale restituzione come un provvedimento abnorme, stabilendo che il giudice del dibattimento, riscontrata una nullità nella notifica, deve provvedere direttamente alla sua rinnovazione senza causare un'illegittima regressione del procedimento. Viene quindi dichiarata la competenza del Tribunale a proseguire il giudizio.
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Competenza territoriale: i termini per l’eccezione
La Corte di Cassazione risolve un conflitto tra tribunali, stabilendo che l'eccezione di competenza territoriale in un procedimento di prevenzione deve essere sollevata alla prima udienza utile, a pena di decadenza. La Corte ha ritenuto tardiva un'eccezione presentata in un'udienza successiva, affermando la competenza del primo giudice adito.
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Competenza distrettuale: la vis attractiva prevale
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza distrettuale, attivata da un reato informatico, prevale ed esercita una 'vis attractiva' su tutti i reati connessi, anche se più gravi o commessi altrove. La sentenza ribadisce che per tali delitti la giurisdizione spetta inderogabilmente al tribunale del capoluogo di distretto, annullando i criteri ordinari di competenza territoriale.
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Impugnazione sentenza incompetenza: appello ordinario
Un lavoratore ottiene in appello il riconoscimento del suo rapporto di lavoro subordinato. L'ex datore di lavoro ricorre in Cassazione sostenendo un errore procedurale: la decisione di primo grado, che aveva declinato la competenza a favore della sezione penale per una misura di prevenzione, andava contestata con un mezzo specifico (regolamento di competenza) e non con l'appello ordinario. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la ripartizione di cause tra sezioni dello stesso tribunale non è una questione di competenza in senso stretto. Pertanto, l'impugnazione della sentenza di incompetenza tramite appello ordinario era corretta.
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Competenza liberazione anticipata: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra GIP e Magistrato di Sorveglianza. Viene stabilito che la competenza per la liberazione anticipata, in caso di pena sostituita con lavoro di pubblica utilità, spetta al Magistrato di Sorveglianza, e non al giudice che ha emesso la condanna. Questa decisione chiarisce un importante aspetto procedurale.
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Associazione di stampo mafioso: nuova entità autonoma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante una presunta associazione di stampo mafioso, definita 'trasversale' perché composta da soggetti legati a diverse mafie storiche. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi per il reato associativo, ritenendo il gruppo una nuova entità criminale autonoma, ma ha riqualificato il ruolo di un imputato da direttivo a semplice partecipe. È stata invece annullata con rinvio l'ordinanza relativa a un'accusa di estorsione per un vizio procedurale, poiché i fatti giudicati erano sostanzialmente diversi da quelli originariamente contestati.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sul sistema lombardo
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad una peculiare associazione mafiosa, definita "sistema mafioso lombardo". Questa sentenza è rilevante perché riconosce la configurabilità del reato associativo anche in presenza di una struttura criminale orizzontale e confederativa, che unisce esponenti di diverse mafie tradizionali (Cosa Nostra, 'Ndrangheta, Camorra) in un sodalizio nuovo e autonomo, capace di esercitare la forza di intimidazione nel territorio in cui opera. Il ricorso dell'indagato, che contestava la sussistenza del metodo mafioso e il proprio ruolo, è stato integralmente rigettato.
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Associazione per delinquere: i criteri distintivi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato che per configurare il reato sono sufficienti un accordo stabile e una minima struttura organizzativa, anche in presenza di un numero esiguo di associati. Elementi come l'uso continuativo di immobili, la divisione dei ruoli e i contatti costanti tra i membri sono stati ritenuti prove adeguate dell'esistenza del sodalizio criminoso, giustificando la misura cautelare.
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Associazione di tipo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso e altri. La Suprema Corte ha confermato la validità della tesi accusatoria riguardo l'esistenza di un nuovo e autonomo sodalizio criminale in Lombardia, composto da membri di diverse mafie storiche. Secondo i giudici, una nuova mafia può nascere e acquisire una propria forza di intimidazione, anche avvalendosi della fama criminale dei suoi affiliati e compiendo specifici atti intimidatori sul territorio, legittimando così l'applicazione della misura cautelare.
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Esigenze cautelari: la Cassazione sul rischio attuale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari, dato il tempo trascorso dai fatti. La Corte ha ribadito che l'attualità del pericolo di recidiva non è esclusa dal solo decorso del tempo, ma richiede una valutazione prognostica sulla pericolosità del soggetto, confermando la misura restrittiva sulla base della sua stabile integrazione nel narcotraffico e di recenti scoperte di droga.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il rischio
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari per associazione a delinquere. La sentenza stabilisce che il 'tempo silente' (il lasso di tempo trascorso dai fatti) non è sufficiente a escludere le esigenze cautelari, specialmente se l'indagato ha mantenuto contatti con l'ambiente criminale, confermando così un attuale e concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia in carcere per associazione di stampo camorristico. La Corte ha stabilito che, per reati così gravi, la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari non può essere superata dal solo trascorrere del tempo. È necessaria la prova di un distacco concreto e irreversibile dal sodalizio criminale, che nel caso di specie mancava. La decisione conferma la linea dura della giurisprudenza su questo tema.
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