LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

Pagina 5 di 15

283 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Presunzione custodia cautelare: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per violenza sessuale, confermando la detenzione in carcere. La decisione si fonda sulla presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275 c.p.p. per reati di particolare gravità, ritenendo gli arresti domiciliari una misura inadeguata a contenere il concreto pericolo di reiterazione del reato, data la personalità dell'imputato e la gravità dei fatti.
Continua »
Reiterazione del reato: quando è legittimo il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un individuo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che, nonostante la proposta di scontare gli arresti domiciliari in un comune diverso, il concreto pericolo di reiterazione del reato sussisteva. Le modalità del crimine, che includevano l'uso del servizio postale per ricevere la droga, rendevano la condotta facilmente ripetibile ovunque, rendendo inadeguata una misura meno afflittiva del carcere.
Continua »
Esigenze cautelari: la Cassazione e il tempo trascorso
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere un importante fornitore di stupefacenti. La Corte ha stabilito che forti esigenze cautelari, in particolare il pericolo concreto di reiterazione del reato, possono sussistere anche a distanza di anni dai fatti contestati. Elementi come il profilo criminale dell'imputato, i suoi collegamenti internazionali, le modalità professionali del traffico e una collaborazione solo parziale sono stati ritenuti decisivi per giustificare la misura, prevalendo sul semplice trascorrere del tempo.
Continua »
Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un furto in abitazione è da considerarsi consumato, e non solo tentato, nel momento in cui l'agente si impossessa dei beni, anche se per un tempo brevissimo e viene costretto ad abbandonarli subito dopo. Nel caso di specie, l'imputato era stato sorpreso dopo essersi introdotto in un'abitazione e aver spostato la refurtiva sulle scale del condominio. La Corte ha ritenuto irrilevante che i beni non fossero stati trovati sulla sua persona, confermando la condanna per furto consumato e dichiarando il ricorso inammissibile.
Continua »
Ricorso inammissibile: errore ufficio e tardività
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una misura cautelare. La causa è il deposito dell'atto presso un ufficio giudiziario errato e la sua tardiva ricezione da parte dell'ufficio competente. La decisione sottolinea che il rischio di un errore di invio ricade interamente sulla parte ricorrente, rendendo l'impugnazione invalida.
Continua »
Periculum libertatis: quando il tempo non lo esclude
La Cassazione conferma la custodia cautelare per un imputato di bancarotta, nonostante il tempo trascorso. Il periculum libertatis è stato ritenuto attuale sulla base della sua persistente e sofisticata professionalità criminale, che si manifesta attraverso complesse operazioni societarie e l'uso di prestanome.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: il ruolo del messaggero
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un'imputata accusata di partecipazione ad associazione mafiosa. La sentenza stabilisce che agire come tramite fiduciario e continuativo per un leader detenuto, trasmettendo ordini e informazioni agli altri associati, costituisce una piena partecipazione al sodalizio criminale, superando elementi come l'incensuratezza dell'individuo.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato accusato di far parte di una nuova associazione di tipo mafioso operante in Lombardia. La sentenza stabilisce che un'organizzazione criminale, composta da membri di diverse mafie storiche, può costituire un sodalizio autonomo con una propria forza intimidatrice, anche se questa deriva dalla fama criminale dei suoi affiliati, legittimando l'applicazione dell'art. 416-bis c.p.
Continua »
Attenuazione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione del Tribunale della Libertà di ripristinare la custodia in carcere. Il caso verteva sulla corretta valutazione dei presupposti per l'attenuazione esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo e l'assenza di condotte di evasione non sono elementi sufficienti per giustificare una misura meno afflittiva, soprattutto a fronte della gravità dei reati e del rinvio a giudizio dell'imputato, considerato un fattore aggravante.
Continua »
Custodia cautelare per narcotraffico: i criteri
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per tre individui trovati in possesso di 66 kg di cocaina. La sentenza analizza i presupposti per l'applicazione della misura, sottolineando come la gravità del fatto e l'inserimento in un contesto di narcotraffico rendano inadeguata ogni altra misura, anche in presenza di incensuratezza. Il rigetto dei ricorsi si fonda sulla valutazione del concreto pericolo di reiterazione del reato e sulla logicità delle motivazioni del Tribunale del riesame.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione e i gravi indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, precedentemente condannato per reati di mafia, accusato di far parte di una nuova e atipica associazione mafiosa operante nel nord Italia. La sentenza conferma la decisione del Tribunale del Riesame, sottolineando come la gravità indiziaria per un'associazione mafiosa possa sussistere anche in assenza di una struttura verticistica tradizionale. Vengono valorizzati elementi come la stabilità del vincolo, la cassa comune, la condivisione di finalità illecite e la capacità di intimidazione esterna del gruppo, sorto dalla fusione di esponenti di diverse mafie storiche.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa. La sentenza ribadisce i limiti del controllo di legittimità sui gravi indizi, la corretta valutazione delle intercettazioni e l'obbligo di motivazione rafforzata per il Tribunale del Riesame quando riforma una decisione favorevole all'indagato. È stata confermata la sussistenza di gravi indizi basati sulla collaborazione finanziaria e sul riconoscimento dell'indagato come membro del sodalizio.
Continua »
Esigenze cautelari: quando la custodia è legittima
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato di truffa e estorsione, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che il pericolo di reiterazione del reato può essere desunto dalle modalità del crimine e dalla personalità del soggetto, anche se i fatti non sono recenti, respingendo il ricorso del difensore.
Continua »
Associazione mafiosa: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un soggetto accusato di essere al vertice di un'associazione mafiosa trasversale nel nord Italia. La sentenza stabilisce che per provare la partecipazione a un'organizzazione di questo tipo non è necessario un rito formale di affiliazione. Sono sufficienti la capacità di intimidazione del gruppo (metodo mafioso) e la stabile disponibilità dell'individuo a perseguire i fini criminali del sodalizio (affectio societatis), elementi che il Tribunale ha ritenuto provati nel caso di specie.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la nascita di un nuovo clan
La Corte di Cassazione conferma la decisione di un Tribunale del riesame, riconoscendo la sussistenza di gravi indizi per una nuova e autonoma associazione di tipo mafioso. Il gruppo, composto da soggetti legati a mafie storiche, operava con una propria struttura, una cassa comune e finalità illecite, sfruttando la forza di intimidazione del vincolo associativo. Il ricorso di uno degli indagati è stato dichiarato inammissibile, consolidando i criteri per identificare nuove formazioni criminali che utilizzano il metodo mafioso.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: la Cassazione sui nuovi clan
Un indagato ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso, sostenendo che il gruppo criminale mancasse delle caratteristiche tipiche. La Corte rigetta il ricorso, affermando che una nuova organizzazione, anche se composta da membri di mafie storiche diverse, può costituire un'autonoma associazione di tipo mafioso se esercita un potere di intimidazione e crea un clima di assoggettamento nel territorio in cui opera, confermando così la validità della misura cautelare.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: prova e partecipazione
La Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di partecipazione in un'associazione di tipo mafioso. Viene rigettato il ricorso che lamentava l'assenza di prove, sottolineando che la valutazione unitaria degli indizi (incontri, intercettazioni, ruolo attivo) è sufficiente a dimostrare il contributo causale al sodalizio, superando una visione frammentaria degli elementi probatori.
Continua »
Associazione mafiosa: la Cassazione e la prova del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa. La sentenza sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva degli indizi, e non frazionata, per accertare l'esistenza di un'organizzazione criminale. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del riesame, che, ribaltando la pronuncia del GIP, aveva riconosciuto la sussistenza di un nuovo sodalizio trasversale, composto da membri di diverse fazioni, e il ruolo centrale dell'indagato al suo interno.
Continua »
Competenza GIP sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) e il Tribunale, stabilendo che la competenza GIP sussiste per decidere sulla gestione dei beni sottoposti a sequestro preventivo disposto nel 2012. La Corte ha applicato il principio secondo cui il giudice che emette il provvedimento ablativo resta competente per le questioni gestionali, in continuità con la giurisprudenza precedente alla riforma del 2017.
Continua »
Misure cautelari: il tempo non elide il pericolo
La Corte di Cassazione conferma l'applicazione degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che, in tema di misure cautelari per reati di tale gravità, il semplice decorso del tempo non è sufficiente a far venir meno la presunzione di pericolosità sociale e il rischio di reiterazione del reato, confermando la logicità della decisione del tribunale.
Continua »