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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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295 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Rischio di recidiva: la Cassazione e le misure cautelari
La Cassazione conferma la misura cautelare per un gestore di CAF accusato di frode per il reddito di cittadinanza. Nonostante la cessazione dell'attività e l'abolizione del sussidio, il rischio di recidiva è ritenuto attuale e concreto a causa della sua spiccata capacità criminale e propensione a commettere reati con finalità di lucro.
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Indebita compensazione: soglia e competenza
La Corte di Cassazione interviene sul reato di indebita compensazione, annullando un'ordinanza di sequestro preventivo per una carente motivazione sul superamento della soglia di punibilità annua. La sentenza ribadisce anche i principi su ne bis in idem e competenza territoriale, dichiarando inammissibili i ricorsi degli altri indagati. Un caso emblematico che chiarisce come l'importo dell'indebita compensazione debba essere valutato su base annuale per determinare la rilevanza penale del fatto.
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Notifica decesso difensore: quando il processo è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello per un vizio di procedura. A seguito della morte del legale di fiducia, la notifica per il giudizio è stata effettuata al nuovo difensore d'ufficio senza che vi fosse prova della conoscenza di ciò da parte dell'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che in caso di notifica decesso difensore, se l'imputato non è a conoscenza dell'evento, la notifica deve essere fatta personalmente a lui e non al nuovo legale, pena la nullità assoluta del procedimento per violazione del diritto di difesa.
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Competenza omesso versamento IVA: decide l’accertamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35821/2024, ha risolto un conflitto di giurisdizione in un caso di reato tributario. Per determinare la competenza per omesso versamento IVA, il criterio decisivo non è il domicilio fiscale del contribuente, ma il luogo in cui l'Agenzia delle Entrate ha effettuato l'accertamento del reato. La Corte ha quindi attribuito la competenza al Tribunale di Modena, nel cui circondario si trova l'ufficio fiscale che ha rilevato l'illecito.
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Nullità decreto penale: la competenza dopo l’opposizione
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza, stabilendo che dopo l'opposizione a un decreto penale di condanna, il giudice del dibattimento non può dichiararne la nullità. L'opposizione, infatti, instaura una fase processuale nuova e autonoma. Affermare la nullità decreto penale e far regredire il procedimento è un atto abnorme che viola la ragionevole durata del processo. La competenza a giudicare resta, quindi, del Tribunale investito del giudizio.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di tre individui sottoposti ad arresti domiciliari per reati legati agli stupefacenti. Gli appellanti sostenevano la mancanza di attualità delle esigenze cautelari, dato che i fatti contestati risalivano a due anni prima. La Suprema Corte ha stabilito che il tempo trascorso non annulla automaticamente il pericolo di reiterazione, il quale può essere desunto sia dalle modalità dei reati passati sia da eventi successivi, come altri arresti o precedenti penali, confermando la validità delle misure cautelari.
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Ne bis in idem: quando non si applica nei reati fiscali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore, indagato per indebita compensazione, che invocava il principio del ne bis in idem. La Corte ha chiarito che tale principio non si applica se i procedimenti penali, sebbene per reati simili, riguardano fatti storici distinti, come diverse operazioni di compensazione a favore di imprese differenti. È stata inoltre confermata la misura interdittiva basata sulla gravità dei fatti e sul concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Ricorso inammissibile per mafia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. La decisione si fonda sul principio che il ricorso era basato su contestazioni di merito, non consentite in sede di legittimità, e non si confrontava adeguatamente con le prove a carico, quali intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori. Questo caso ribadisce che un ricorso inammissibile non può portare a una nuova valutazione dei fatti.
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Pericolo di reiterazione: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che ha sostituito gli arresti domiciliari con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, desunto non da mere ipotesi, ma dalla personalità dell'individuo, dalla serialità e professionalità delle condotte criminose e dalla sua refrattarietà alle regole giudiziarie.
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Competenza truffa postepay: decide il luogo del pagamento
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione relativo a una competenza truffa postepay. Un tribunale aveva erroneamente declinato la propria competenza basandosi su una residenza sbagliata della vittima. La Suprema Corte ha riaffermato che il foro competente è quello del luogo in cui la vittima ha effettuato il pagamento sulla carta ricaricabile, poiché è in quel momento che il reato si consuma. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del Tribunale di Catania, nel cui circondario era avvenuta l'operazione di ricarica.
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Competenza Tribunale Sorveglianza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza. La Corte stabilisce che, in seguito a un reclamo contro una decisione del Magistrato, la competenza del Tribunale di Sorveglianza è quella di decidere nel merito la questione, in virtù dell'effetto devolutivo dell'impugnazione. Il Tribunale non può annullare la decisione e restituire gli atti al primo giudice, poiché ciò costituirebbe un'indebita regressione del procedimento.
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Indebita compensazione: Cassazione su sequestro
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di indebita compensazione di crediti fiscali fittizi, originati da un complesso schema di finti appalti di servizi. La Corte ha annullato con rinvio il sequestro preventivo a carico di un'amministratrice rimasta in carica per soli 44 giorni, sottolineando che la mera qualifica formale non è sufficiente a provare il coinvolgimento, in assenza di prove specifiche. Ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri indagati, chiarendo che il principio del 'ne bis in idem' non si applica tra procedimenti ancora pendenti e che la valutazione del fumus delicti era stata adeguatamente motivata dal tribunale.
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Indebita compensazione: Cassazione su appalti fittizi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33873/2024, si è pronunciata su un complesso caso di indebita compensazione realizzato tramite appalti di manodopera fittizi. La Corte ha annullato con rinvio il sequestro preventivo per un'amministratrice con un incarico di breve durata, sottolineando che la responsabilità penale non può derivare automaticamente dalla carica ricoperta, ma richiede una prova concreta di partecipazione. Ha invece confermato le misure per gli altri ricorrenti, chiarendo i criteri di competenza territoriale e l'inapplicabilità del 'ne bis in idem' in caso di procedimenti pendenti.
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Corruzione internazionale: quando c’è giurisdizione?
Un caso di presunta corruzione internazionale, con tangenti pagate all'estero per ottenere contratti, arriva in Cassazione. La Corte Suprema conferma il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Si stabilisce che, se il reato è commesso interamente fuori dall'Italia, per procedere contro un cittadino italiano è necessaria la richiesta del Ministro della Giustizia, condizione mancante nel caso di specie. La sentenza definisce i confini della legge penale italiana nello spazio per questo tipo di reato.
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Giudice dell’esecuzione: competenza su misure cautelari
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33848/2024, ha risolto un conflitto di competenza stabilendo che, dopo il passaggio in giudicato dei capi penali di una sentenza (nonostante un appello pendente solo per questioni civili), la competenza a decidere su istanze relative a misure cautelari spetta al giudice di primo grado in funzione di giudice dell'esecuzione. La misura, in questa fase, non ha più finalità cautelari ma serve a garantire l'esecuzione della pena e a prevenire la fuga del condannato.
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Competenza giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra due tribunali. La Corte ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione spetta al giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo, anche se la richiesta di unificazione delle pene non riguarda direttamente quella sentenza. Nel caso specifico, è stato individuato come competente il Tribunale di Palermo.
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Conflitto di competenza: come si determina il giudice?
La Corte di Cassazione risolve un negativo conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo che per determinare la giurisdizione va considerato il reato più grave. Nel caso specifico, il reato di inquinamento ambientale è stato ritenuto più grave di quello di abuso d'ufficio, in virtù della pena pecuniaria aggiuntiva, radicando così la competenza presso il tribunale del luogo in cui è stato commesso il delitto ambientale.
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Aggravamento misura cautelare: recidiva e spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di aggravamento della misura cautelare. Un soggetto, arrestato più volte per spaccio di stupefacenti in un breve lasso di tempo e violando gli arresti domiciliari, si era visto aggravare la misura dall'obbligo di presentazione alla custodia in carcere. La Corte ha ritenuto che la rapida successione dei reati dimostrasse un concreto pericolo di recidiva e l'inadeguatezza di misure meno afflittive, giustificando pienamente l'aggravamento della misura cautelare.
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Aggravamento Misure Cautelari: il nuovo reato basta
Un individuo soggetto all'obbligo di dimora viene arrestato per un nuovo reato di spaccio, commesso però all'interno del comune designato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33588/2024, ha confermato la legittimità dell'aggravamento delle misure cautelari, passando agli arresti domiciliari. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di una violazione formale delle prescrizioni (l'imputato non ha lasciato il comune), la commissione di un nuovo grave reato dimostra di per sé un'accresciuta pericolosità sociale e l'inadeguatezza della misura originaria, giustificando un inasprimento ai sensi dell'art. 299, comma 4, cod. proc. pen.
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Competenza giudice esecuzione: il momento decisivo
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo un principio fondamentale: la competenza del giudice dell'esecuzione si determina al momento della presentazione della domanda e non è influenzata da sentenze divenute definitive successivamente. La decisione si basa sul principio della 'perpetuatio competentiae', che garantisce certezza giuridica e stabilità al processo. Il caso riguardava un'istanza per il riconoscimento del reato continuato.
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