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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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295 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Esigenze cautelari: la Cassazione e il reato di spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di arresti domiciliari per spaccio di lieve entità. Vengono confermate le esigenze cautelari basate sulla sistematicità dell'attività e sulla pervicacia dimostrata, ritenendo l'incensuratezza dell'imputato un fattore non decisivo.
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Rinvio pregiudiziale: inammissibile se c’è conflitto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un rinvio pregiudiziale sollevato da un giudice al quale gli atti erano stati trasmessi da un altro tribunale per incompetenza territoriale. La Suprema Corte chiarisce che il rinvio pregiudiziale ha una funzione preventiva e non può essere usato per risolvere un conflitto di competenza già sorto, per il quale esiste l'apposito strumento previsto dall'art. 28 cod. proc. pen.
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Reato associativo stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di reato associativo stupefacenti, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che la partecipazione stabile e coordinata all'attività di un gruppo criminale, anche in un ruolo subordinato come quello di pusher, integra il reato associativo, distinguendosi dal semplice concorso in reati di spaccio. La Corte ha ritenuto che le prove, basate su videoriprese, dimostrassero un inserimento organico dell'imputato nel sodalizio e non una collaborazione meramente occasionale.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove, ma solo per contestare vizi di legittimità, come la violazione di legge o la manifesta illogicità della motivazione. In questo caso, le esigenze cautelari erano state correttamente valutate sulla base della gravità dei fatti e della condotta dell'imputato, che aveva continuato a delinquere anche durante misure meno afflittive.
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Contestazioni a catena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per furto aggravato. Il ricorrente lamentava una violazione del divieto di 'contestazioni a catena', ma il motivo è stato respinto per un vizio procedurale: la questione non era stata sollevata nelle sedi competenti prima di arrivare in Cassazione. La sentenza sottolinea l'importanza di seguire il corretto iter processuale per far valere le proprie ragioni.
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Nuovi elementi probatori: quando sono ammissibili?
La Cassazione ha chiarito che nel giudizio di appello cautelare è legittima la produzione di nuovi elementi probatori, purché riguardino lo stesso fatto e sia garantito il contraddittorio. La Corte ha rigettato il ricorso di tre indagati per truffa aggravata, confermando la misura cautelare basata su una consulenza tecnica prodotta in appello dal PM che dimostrava la non corrispondenza dei beni acquistati con le fatture presentate per ottenere fondi pubblici.
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Indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
Una donna ricorre contro un'ordinanza di arresti domiciliari per riciclaggio, sostenendo la mancanza di seri indizi di colpevolezza poiché la sua carta prepagata era usata dall'ex compagno. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti e giudicando logica e completa la motivazione del tribunale che ha confermato la misura cautelare.
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Competenza giudice dell’esecuzione: l’ultima sentenza
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo un principio fondamentale: la competenza del giudice dell'esecuzione si determina in base all'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile al momento della presentazione dell'istanza. Questa regola vale anche se la sentenza non è ancora stata iscritta nel casellario giudiziale. Nel caso specifico, la Corte ha identificato il giudice corretto basandosi sulla data in cui l'ultima condanna era diventata definitiva, annullando la decisione precedente di un tribunale che si era erroneamente dichiarato incompetente.
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Esigenze cautelari riciclaggio: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39585/2024, ha confermato una misura di arresti domiciliari per riciclaggio, stabilendo un principio chiave sulle esigenze cautelari. Il mero trascorrere del tempo dai fatti (commessi nel 2021) non è sufficiente a far venir meno il pericolo di reiterazione del reato, specialmente quando le modalità operative denotano professionalità e l'inserimento in un contesto criminale strutturato. La valutazione sull'attualità delle esigenze cautelari riciclaggio richiede un'analisi prognostica complessa, non limitata al solo fattore temporale.
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Giudice dell’esecuzione: competenza e ultima sentenza
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra i Tribunali di Milano e Bologna. La sentenza chiarisce che la competenza del giudice dell'esecuzione, in caso di pluralità di condanne, si determina in base all'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile al momento della presentazione dell'istanza, consolidando un importante principio di certezza procedurale.
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Associazione a delinquere: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di dirigere un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La Corte ha stabilito che l'organizzazione non poteva essere considerata di 'lieve entità' a causa della sua struttura stabile, dei quantitativi di droga gestiti e della pericolosità sociale del soggetto, che continuava a delinquere anche agli arresti domiciliari. Il ricorso dell'indagato è stato dichiarato inammissibile.
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Misure cautelari: la prova video è sempre decisiva?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a misure cautelari per tentato omicidio. La difesa lamentava la mancata trasmissione di un file video al Tribunale del Riesame, ritenuto decisivo. La Corte ha stabilito che una trasmissione 'difettosa' non equivale a una totale omissione e che la misura resta valida se supportata da altre prove solide, come testimonianze e riscontri oggettivi.
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Pericolo di reiterazione: quando è attuale e concreto?
La Cassazione conferma gli arresti domiciliari per frode su fondi pubblici, chiarendo che il pericolo di reiterazione sussiste anche se la legge specifica è cambiata. La professionalità criminale e la rete di contatti sono decisive per valutare l'attualità del rischio.
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Sequestro preventivo superbonus: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza 38161/2024, ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro preventivo "impeditivo" emessa nei confronti di società coinvolte in una presunta frode legata al "superbonus". La Corte ha stabilito che la misura cautelare è legittima anche se il reato di truffa non è procedibile, qualora sussista il 'fumus' per altri reati come l'emissione di fatture false e l'indebita compensazione. Inoltre, ha chiarito che per il sequestro preventivo è sufficiente la 'pertinenza' del bene al reato, non essendo richiesto un più stringente 'collegamento strutturale'.
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Processo in assenza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. In particolare, ha stabilito che il processo in assenza è legittimo se l'imputato, pur essendo detenuto, aveva eletto domicilio presso il proprio difensore di fiducia. La notifica presso il domicilio eletto è sufficiente a garantire la presunzione di conoscenza del procedimento, e spetta all'imputato dimostrare l'incolpevole mancata conoscenza, non essendo sufficiente la sola rinuncia al mandato del legale.
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Competenza giudice esecuzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra una Corte d'Appello e un Tribunale, chiarendo la competenza del giudice dell'esecuzione su un bene confiscato. In seguito a un annullamento con rinvio, la Suprema Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice del rinvio, ovvero la Corte d'Appello, in base all'art. 665 c.p.p. Tale regola si applica indipendentemente dall'esito del nuovo giudizio, anche in caso di assoluzione, e a prescindere dalla titolarità del bene.
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Custodia cautelare: quando il rischio di recidiva basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e resistenza. La Corte ha confermato la validità della misura, ritenendo che il concreto rischio di recidiva fosse stato correttamente desunto non solo dai precedenti penali e dalla gravità dei fatti, ma anche dalla condizione di vita precaria dell'indagato, come l'assenza di una fissa dimora e di un lavoro stabile, che rendono inapplicabili misure meno afflittive.
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Ne bis in idem: quando due condanne sono una sola
Un imputato, condannato due volte per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha invocato il principio del ne bis in idem. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva ritenuto le associazioni distinte, sottolineando la necessità di un'analisi più approfondita sulla possibile unicità del sodalizio criminale, nonostante le differenze apparenti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: appello inammissibile se manchi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36204/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo presentato da un soggetto che occupava un immobile senza esserne proprietario. La Corte ha stabilito che, per poter impugnare la misura, non basta essere l'indagato, ma è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale, ovvero il diritto a ottenere la restituzione del bene in caso di annullamento del sequestro. Mancando tale presupposto, il ricorso è stato respinto per difetto di legittimazione.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Un soggetto indagato per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica ricorre contro il sequestro preventivo del bene. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare. Poiché l'indagato non è proprietario né titolare di alcun diritto sull'immobile, non avrebbe diritto alla sua restituzione nemmeno in caso di annullamento del sequestro, venendo così a mancare il presupposto essenziale per poter contestare la misura cautelare.
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