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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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295 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Presunzione di adeguatezza: latitanza e carcere
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il ripristino della custodia in carcere. La lunga latitanza e l'uso di documenti falsi aggravano il pericolo di fuga, giustificando la presunzione di adeguatezza della misura carceraria, anche se i fatti sono datati. La buona condotta agli arresti domiciliari non è sufficiente a superare tale presunzione.
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Ricorso inammissibile: nullità e traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per detenzione e spaccio di eroina. L'appello si basava su presunte nullità procedurali e sulla mancanza di prove sufficienti, ma è stato respinto. La Corte ha stabilito che le eccezioni procedurali erano tardive o infondate e che le testimonianze dei co-imputati erano solidamente corroborate da intercettazioni e altri riscontri oggettivi.
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Competenza magistrati DNA: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43866 del 2024, ha risolto un conflitto di competenza tra Corti d'Appello. Il caso riguardava un processo in cui una delle persone offese, un magistrato, era stato nominato Procuratore Nazionale Antimafia. La Corte ha stabilito che la competenza territoriale non si sposta automaticamente solo perché la sede della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) è a Roma. Le regole speciali sulla competenza dei magistrati DNA si applicano solo in casi specifici, come l'assegnazione temporanea a una direzione distrettuale. Di conseguenza, è stata confermata la competenza della Corte d'Appello di Roma.
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Provvedimento abnorme: quando il giudice sbaglia
La Corte di Cassazione interviene su un conflitto di competenza tra GIP e Tribunale, chiarendo che la decisione di quest'ultimo di restituire gli atti per un difetto di notifica costituisce un provvedimento abnorme. Tale atto, infatti, causa un'ingiustificata regressione e una stasi del processo. La Suprema Corte ha stabilito che spetta al giudice del dibattimento, e non a un giudice di una fase precedente, ordinare la rinnovazione delle notifiche irregolari, affermando così la competenza del Tribunale a procedere.
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Misura cautelare: inammissibile il ricorso generico
Un indagato, sottoposto a una misura cautelare detentiva per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le argomentazioni erano generiche, ipotetiche e non supportate da prove concrete. La decisione ribadisce l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e la necessità di formulare motivi specifici e documentati per contestare una misura cautelare.
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Partecipazione associazione mafiosa: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un soggetto accusato di partecipazione associazione mafiosa, chiarendo i criteri distintivi. La sentenza sottolinea che per integrare il reato non è necessario un ruolo formale o di vertice, ma è sufficiente un contributo stabile e consapevole alla vita del clan, che vada oltre i semplici legami di parentela. Viene valorizzata la 'messa a disposizione' dell'indagato e il suo ruolo funzionale all'interno della consorteria criminale.
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Ne bis in idem e bancarotta: quando si può riaprire?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45789/2024, ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non impedisce un nuovo processo per bancarotta fraudolenta nei confronti di un soggetto già prosciolto per prescrizione dal reato di appropriazione indebita per gli stessi fatti. La Corte ha chiarito che la successiva dichiarazione di fallimento costituisce un elemento storico e giuridico nuovo, che modifica la natura del fatto e giustifica una nuova azione penale.
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Presunzione pericolosità mafiosa: Cassazione e carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che ripristinava la custodia in carcere per reati aggravati dal metodo mafioso. La difesa sosteneva che nuove prove emerse in dibattimento avessero indebolito il quadro accusatorio, ma la Corte ha stabilito che tali elementi non erano sufficienti a superare il 'giudicato cautelare' e la forte presunzione di pericolosità mafiosa. La sentenza ribadisce che, in assenza di novità sostanziali, la valutazione sulla necessità della misura carceraria resta valida.
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Competenza diffamazione: Cassazione chiarisce il luogo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45558/2024, ha chiarito la regola sulla competenza territoriale diffamazione. In un caso riguardante una lettera offensiva inviata a un Ordine Professionale, la Corte ha stabilito che il reato si consuma e la competenza spetta al giudice del luogo in cui il contenuto della missiva viene percepito da terzi, ovvero la sede del destinatario, e non il luogo di spedizione.
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Conflitto di competenza: Cassazione decide sul reato
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra il Tribunale e il Giudice di Pace di Ravenna, entrambi chiamati a giudicare lo stesso imputato per fatti connessi. L'imputato era accusato di tentata violenza privata davanti al Tribunale e di minaccia davanti al Giudice di Pace. La Cassazione, accogliendo la tesi del Tribunale, ha stabilito che la minaccia è un elemento costitutivo del più grave reato di tentata violenza privata e, pertanto, viene in esso assorbita. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del Tribunale, in quanto giudice funzionalmente superiore e investito del procedimento di maggiore ampiezza.
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Partecipazione associazione criminale e vincolo familiare
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare per una donna accusata di partecipazione ad un'associazione criminale dedita al traffico di droga e gestita dalla sua famiglia. L'imputata sosteneva di aver agito per sottomissione nei confronti del marito dispotico. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la collaborazione stabile e continuativa, anche dopo l'arresto del coniuge, dimostra la piena partecipazione all'associazione, rendendo irrilevante la dinamica di sudditanza psicologica in assenza di minacce concrete.
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Custodia Cautelare: la Cassazione sui poteri del Riesame
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del riesame in riforma di una decisione del GIP. La sentenza chiarisce i termini perentori per il deposito delle memorie difensive nell'appello cautelare (ex art. 310 c.p.p.) e ribadisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. Il caso riguardava gravi reati, tra cui porto d'armi ed estorsione, aggravati dal contesto mafioso.
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Competenza reati militari: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione tra un tribunale militare e uno ordinario, stabilendo i criteri per determinare la competenza in caso di reati connessi. La sentenza chiarisce che la competenza per reati militari si sposta al giudice ordinario se il reato comune connesso, a parità di pena detentiva, prevede anche una pena pecuniaria. In questo caso, la truffa aggravata è stata ritenuta più grave della truffa militare proprio per la presenza di una multa, radicando la giurisdizione presso il Tribunale ordinario di Taranto per tutti i reati contestati.
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Sequestro preventivo e stato di detenzione: il caso
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro preventivo su macchinari da cantiere, anche se il loro proprietario si trova in stato di detenzione. La Corte ha stabilito che il pericolo di reiterazione del reato sussiste qualora i beni possano essere utilizzati da terze persone, per conto dell'imputato, per proseguire l'attività illecita, come l'estrazione abusiva di inerti da un'area protetta. L'appello dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Misura cautelare: quando il tempo non attenua il rischio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il ripristino della misura cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione per delinquere ed estorsione. La sentenza chiarisce che il semplice passare del tempo non è sufficiente a ridurre le esigenze cautelari, specialmente in presenza di un ruolo apicale e di un concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Conflitto di competenza: no del GIP se emette misura
Un Giudice per le Indagini Preliminari, dopo aver rinnovato una misura cautelare su richiesta del PM, sollevava un conflitto di competenza. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46787/2024, ha dichiarato il conflitto di competenza insussistente. La motivazione risiede nel fatto che il GIP, avendo agito ed emesso il provvedimento richiesto, ha esaurito la sua funzione "ad acta" e non si è creata alcuna paralisi procedurale che giustifichi l'intervento della Corte.
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Nuovo fermo: legittimo se c’è un nuovo pericolo di fuga
Un individuo, già sottoposto a misure cautelari, viene nuovamente fermato mentre tenta la fuga all'estero. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di questo nuovo fermo, chiarendo che il concreto e attuale pericolo di fuga costituisce un elemento nuovo che giustifica un'ulteriore misura precautelare, derogando al principio del 'ne bis in idem' nella fase delle indagini.
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Conflitto di competenza: la decisione sul giudice
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due tribunali in un caso di reati fiscali. La sentenza stabilisce che, in assenza di certezza sul luogo di emissione di fatture false, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui il reato è stato accertato, ovvero dove si sono svolte le indagini. Viene inoltre chiarito che il giudice può sollevare d'ufficio la questione di competenza, anche in caso di tardiva eccezione da parte dell'imputato.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto le prove del suo pieno coinvolgimento, basate su intercettazioni e video, sufficienti a superare il mero legame familiare con gli altri membri e a giustificare la misura, confermando l'attualità del pericolo di recidiva.
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Liquidazione compensi custode: decide il Tribunale
La Cassazione risolve un conflitto di competenza tra Tribunale e Corte d'Appello sulla liquidazione compensi di un custode giudiziario. Si stabilisce che la figura del custode è distinta da quella dell'amministratore giudiziario e che l'impugnazione del decreto di liquidazione va proposta al Tribunale, secondo la procedura ordinaria (art. 170 DPR 115/2002), e non alla Corte d'Appello secondo la disciplina speciale antimafia (art. 42 D.Lgs. 159/2011).
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