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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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103 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Emissione di fatture per operazioni inesistenti: Milano vs Lodi
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto positivo di competenza tra i Tribunali di Lodi e Milano in relazione al reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'Amministratore di alcune società milanesi era accusato di aver emesso documenti falsi per favorire l'evasione fiscale di altre imprese, anch'esse con sede a Milano. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale spetta al Tribunale di Milano, luogo in cui le società coinvolte hanno la sede legale e dove si presume siano state materialmente formate le fatture false. La Cassazione ha chiarito che la successiva ammissione dell'imputato al giudizio abbreviato presso il Tribunale di Lodi non sposta la competenza, poiché al momento del conflitto entrambi i procedimenti pendevano nella medesima fase di udienza preliminare. Vince il Tribunale di Milano, che celebrerà il processo.
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Conflitto negativo di competenza: arresto valido, atti a Velletri
Il Giudice per le indagini preliminari di Velletri ha sollevato un conflitto negativo di competenza nei confronti del Giudice di Latina. Quest'ultimo, dopo aver convalidato l'arresto dell'Indagato, si era dichiarato incompetente. Il Giudice di Velletri, pur ritenendo che il reato più grave fosse avvenuto a Latina, ha comunque emesso una misura cautelare richiesta dal Pubblico Ministero e poi ha sollevato il conflitto. La Corte di Cassazione ha dichiarato insussistente il conflitto negativo di competenza. Secondo la Corte, l'emissione della misura cautelare da parte del secondo giudice stabilizza il procedimento ed esclude lo stallo processuale. Di conseguenza, gli atti sono stati restituiti al Giudice di Velletri, che dovrà continuare a occuparsi del caso.
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Associazione di tipo mafioso: dai parcheggi abusivi al carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la custodia in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'indagato contestava la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva al clan dopo una precedente condanna. I giudici hanno chiarito che il reato associativo permane anche dopo la detenzione se il soggetto continua a contribuire al sodalizio. Nel caso specifico, l'uomo gestiva parcheggi abusivi e imponeva tangenti destinate alla cassa comune del clan. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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