LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2751-bis Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 4 di 16

310 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Opposizione allo stato passivo: lavoratore batte il fallimento
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della sua ex azienda per crediti di lavoro. Il giudice delegato ha ammesso il credito con riserva, in attesa dell'esito di una causa di lavoro pendente. Il lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo per rimuovere la riserva. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo la riserva atipica e quindi non apposta, ammettendo il credito in via definitiva. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della curatela fallimentare. La Corte ha chiarito che la riserva atipica equivale a un'ammissione piena e che la curatela, se voleva contestare il credito, avrebbe dovuto proporre un'impugnazione autonoma nei termini di legge, non potendo farlo semplicemente difendendosi nel giudizio promosso dal lavoratore.
Continua »
Privilegio delle cooperative di lavoro: forma o sostanza?
Una cooperativa di lavoro ha chiesto l'ammissione in prededuzione o con privilegio dei propri crediti verso una società in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha negato entrambi: la prededuzione perché la debitrice non gestiva direttamente impianti strategici, e il privilegio per mancanza della revisione cooperativa periodica. La Cassazione ha confermato il no alla prededuzione, ma ha accolto il ricorso sul privilegio. La Corte ha stabilito che il mancato superamento della revisione non fa perdere il privilegio delle cooperative di lavoro ex art. 2751-bis n. 5 c.c. Tale requisito semplificato vale solo nel concordato preventivo. Nelle altre procedure, la cooperativa può dimostrare la propria natura mutualistica con qualsiasi mezzo di prova. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Rapporto di lavoro dirigenziale: ammesso il cumulo con la carica
Il Tribunale di Verona ha ammesso al passivo di una società in amministrazione straordinaria i crediti di un ex consigliere di amministrazione, riconoscendo l'esistenza di un parallelo rapporto di lavoro dirigenziale. La società ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra la carica societaria e il vincolo di subordinazione, oltre a valorizzare la qualificazione formale del contratto come collaborazione coordinata e continuativa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove sulla reale sussistenza della subordinazione spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, è stato confermato il diritto del lavoratore a ricevere le spettanze retributive e il trattamento di fine rapporto con il privilegio di legge.
Continua »
Lavoro subordinato dell’amministratore: busta paga non basta
Un'amministratrice di una società fallita ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per crediti legati a un presunto rapporto lavorativo. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di prove sulla subordinazione, ritenendo i cedolini paga insufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il lavoro subordinato dell'amministratore è possibile solo se si dimostra il concreto assoggettamento alle direttive e al controllo dell'organo collegiale della società, svolgendo mansioni diverse da quelle di gestione. L'amministratrice perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Revocazione dello stato passivo: fallimento sconfitto
Il Curatore di un fallimento ha proposto istanza di revocazione dello stato passivo contro l'ammissione dei crediti di due professionisti, sostenendo di aver scoperto condotte illecite degli stessi. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo le prove (una perizia contabile e dichiarazioni del legale rappresentante) insufficienti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso del fallimento. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha correttamente valutato l'inadeguatezza delle prove offerte nella fase rescindente, escludendo la necessità di procedere alla fase rescissoria. Di conseguenza, il fallimento perde la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Lavoro subordinato dell’amministratore: contratto vs realtà
Un ex amministratore e liquidatore ha proposto opposizione allo stato passivo della società in liquidazione giudiziale, chiedendo l'ammissione di crediti di lavoro subordinato come dirigente. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancanza di prova del vincolo di subordinazione e delle mansioni distinte rispetto alle cariche societarie rivestite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la formale sottoscrizione di un contratto e il versamento di contributi previdenziali non bastano a dimostrare il lavoro subordinato dell'amministratore. Per ottenere il riconoscimento del credito, il lavoratore avrebbe dovuto fornire prove specifiche e non generiche sulle mansioni effettivamente svolte sotto la direzione altrui. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Compensazione delle spese legali: chi perde parzialmente paga
Due avvocati hanno chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per le loro competenze professionali, pretendendo un rango privilegiato. Il tribunale e la Corte d'appello hanno accolto la domanda solo in minima parte, qualificando il credito principale come chirografario e ponendo a carico dei professionisti il novanta per cento delle spese processuali. Gli avvocati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata compensazione delle spese legali, sostenendo che l'accoglimento parziale imponesse una diversa ripartizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sulla proporzione della soccombenza e sulla compensazione delle spese legali rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, purché le spese non siano poste a carico della parte totalmente vittoriosa. I ricorrenti sono stati condannati anche a pesanti sanzioni pecuniarie.
Continua »
Indennità supplementare: spetta anche senza disoccupazione
Una dirigente di un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo per un'indennità supplementare di circa 89.000 euro, dovuta a seguito del licenziamento per crisi aziendale. Il Tribunale ha accolto la richiesta in prededuzione (pagamento prioritario). L'azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che l'indennità non fosse dovuta in assenza di prova dello stato di disoccupazione e che non avesse natura prededucibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità supplementare spetta al dirigente licenziato per crisi oggettiva senza necessità di provare la disoccupazione. Inoltre, trattandosi di un rapporto proseguito dopo l'apertura della procedura, il credito va pagato in prededuzione poiché funzionale alla continuazione dell'attività d'impresa.
Continua »
Privilegio crediti cooperative: no alla prelazione per l’appalto
Una Società Cooperativa ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per oltre tre milioni di euro derivanti da contratti di appalto d'opera, pretendendo il riconoscimento del privilegio crediti cooperative sui beni mobili del debitore. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ammettendo il credito come ipotecario e chirografario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la prelazione generale non si applica ai crediti derivanti da appalti d'opera complessi. In questi contratti, infatti, l'attività lavorativa dei soci non prevale in modo assoluto sugli altri fattori produttivi e organizzativi dell'impresa. Di conseguenza, la cooperativa perde la causa e non ottiene la precedenza nel pagamento.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: termini salvi se manca l’elenco
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo dell'Ente in liquidazione coatta amministrativa per ottenere il riconoscimento di differenze retributive non ammesse. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, calcolando il termine di trenta giorni da una prima comunicazione generica del commissario liquidatore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre solo dalla ricezione della comunicazione ufficiale corredata dall'elenco completo dei crediti ammessi o respinti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il decreto del Tribunale e ha rinviato la causa per un nuovo esame, confermando la tempestività dell'impugnazione del creditore.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: lavoratore batte l’ente in crisi
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa del suo ex datore di lavoro per ottenere il pagamento di crediti di lavoro non riconosciuti. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso tardivo, calcolando il termine di trenta giorni da una prima comunicazione generica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre esclusivamente dalla ricezione della comunicazione completa contenente l'elenco dei crediti ammessi e respinti, e non da avvisi precedenti privi di tali allegati. Di conseguenza, l'opposizione presentata dal lavoratore è stata dichiarata tempestiva e la causa è stata rinviata al Tribunale per l'esame nel merito.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: vince il lavoratore sul termine
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo dell'ente datore di lavoro in liquidazione coatta amministrativa per ottenere il pagamento di retribuzioni arretrate. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, calcolando il termine di trenta giorni dal generico deposito in cancelleria dello stato passivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre esclusivamente dal giorno in cui la comunicazione del deposito viene effettivamente notificata al difensore presso il domicilio eletto, e non dalla data del mero deposito in cancelleria o da comunicazioni non recapitate. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato dichiarato tempestivo e la causa è stata rinviata al Tribunale per l'esame del merito del credito.
Continua »
Concordato preventivo in continuità: stop ai piani irrealizzabili
Una cooperativa agricola ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità per ristrutturare i propri debiti. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune nel piano economico, alterazioni dei privilegi dei creditori e incertezze sulla vendita degli immobili. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, dichiarando il fallimento della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei soci e dei partner commerciali, confermando che il giudice ha il potere di controllare direttamente la fattibilità economica del piano quando questo appare palesemente irrealizzabile. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Indennità supplementare dirigenti: sì al lordo, no al netto
Un Dirigente, licenziato a seguito della chiusura dell'attività produttiva di un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria, ha richiesto l'ammissione allo stato passivo per ottenere il pagamento dell'indennità supplementare dirigenti. Il Tribunale ha riconosciuto il credito calcolandolo al netto e negando la prededuzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo due principi fondamentali: l'indennità deve essere calcolata sull'importo lordo e non su quello netto percepito in busta paga, e il relativo credito gode della collocazione in prededuzione se il rapporto di lavoro è cessato dopo l'apertura della procedura concorsuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo calcolo delle somme spettanti al lavoratore.
Continua »
Prededuzione credito professionista: negata senza ammissione
Un'azienda ha richiesto l'assistenza di uno studio di commercialisti per presentare una domanda di concordato preventivo con riserva. Successivamente, l'azienda ha rinunciato alla domanda per accedere all'amministrazione straordinaria. Lo studio professionale ha richiesto l'ammissione al passivo del proprio compenso con il rango di prededuzione. Il Tribunale ha negato tale qualifica, ammettendo il credito solo come privilegiato. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la prededuzione credito professionista richiede necessariamente l'effettiva ammissione del debitore alla procedura di concordato. Poiché l'azienda ha rinunciato prima del decreto di ammissione, il credito non può essere considerato prededucibile, mancando il presupposto fondamentale della pendenza della procedura concordataria.
Continua »
Prededuzione del credito del professionista: no se manca il piano
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito del professionista per l'assistenza prestata nella presentazione di una domanda di concordato con riserva. La proposta e il piano di concordato non erano mai stati depositati, poiché l'azienda aveva optato direttamente per l'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che, per ottenere la prededuzione, è indispensabile che il debitore sia stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato preventivo. In mancanza di tale ammissione e del deposito del piano, non si configura alcuna consecuzione tra le procedure, né la funzionalità dell'opera del professionista alla conservazione del patrimonio aziendale. Il credito viene quindi degradato a credito privilegiato semplice, senza priorità assoluta.
Continua »
Privilegio crediti professionali: negato per le vecchie cause
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo del fallimento di una società cooperativa, pretendendo il privilegio crediti professionali per le prestazioni svolte in primo grado e in appello. Il Tribunale riconosce il privilegio solo per le prestazioni dell'ultimo biennio relative all'appello, escludendo quelle di primo grado ormai concluse da tempo. L'avvocato ricorre in Cassazione sostenendo l'unitarietà del mandato. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che, ai fini del privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c., l'attività svolta in più gradi di giudizio va suddivisa in singoli incarichi autonomi. Di conseguenza, il privilegio spetta solo ai compensi per le prestazioni concluse nell'ultimo biennio del rapporto professionale complessivo, mentre i crediti per le fasi precedenti perdono la prelazione.
Continua »
Ritenute sullo stipendio: il condono non arricchisce l’azienda
Un ex dipendente ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per ottenere la restituzione delle somme trattenute in busta paga e non versate al fisco a causa di una sospensione per calamità naturale. L'azienda aveva poi aderito a un condono fiscale, pagando solo il 10% del dovuto. Il lavoratore ha preteso la restituzione del restante 90% delle ritenute sullo stipendio. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore a recuperare tali somme. I giudici hanno chiarito che le ritenute appartengono al dipendente e che il condono non può arricchire ingiustamente il datore di lavoro. Il credito ha natura retributiva, con diritto a rivalutazione e interessi dalla data delle trattenute.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: errore di rito costa caro
Un avvocato ha proposto opposizione allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa di una compagnia assicurativa, chiedendo il riconoscimento di un credito professionale. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ma la compagnia ha impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello era inammissibile. Infatti, le riforme della legge fallimentare hanno tacitamente abrogato la norma del Codice delle Assicurazioni che prevedeva l'appello. Contro il decreto del Tribunale che decide sull'opposizione allo stato passivo è ammesso esclusivamente il ricorso diretto in Cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza d'appello, ripristinando l'efficacia della decisione del Tribunale.
Continua »
Ritenute fiscali non versate: il condono non arricchisce l’azienda
Un lavoratore chiede l'ammissione al passivo dell'azienda datrice di lavoro, in amministrazione straordinaria, per ottenere la restituzione delle ritenute fiscali non versate. L'azienda aveva trattenuto le somme dallo stipendio ma, a causa di una sospensione per un sisma, non le aveva versate allo Stato. Successivamente, aderendo a un condono fiscale, l'azienda ha versato solo il 10% del dovuto, trattenendo il restante 90%. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che le somme trattenute e non versate per effetto del condono appartengono al lavoratore, trattandosi di parte della sua retribuzione. Tali somme vanno restituite con rivalutazione e interessi a partire dal momento della trattenuta, poiché il credito ha natura retributiva.
Continua »