LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2751-bis Codice Civile — Sezione Prima Civile

Pagina 16 di 16

310 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Compenso professionale avvocato: come si calcola?
Un avvocato si opponeva alla riduzione del proprio compenso da 92.000 a 24.000 euro in sede di ammissione al passivo fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il calcolo del compenso professionale avvocato deve basarsi sul valore effettivo della controversia (il cosiddetto 'disputatum') e non sul valore della domanda iniziale, qualora quest'ultimo risulti manifestamente sproporzionato. L'iscrizione della notula nei bilanci della società è stata ritenuta irrilevante ai fini della prova del credito nel fallimento.
Continua »
Perdita di chance: risarcimento per bonus non pagato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni dirigenti di una società fallita che chiedevano il pagamento di bonus variabili. Poiché la società non aveva mai fissato gli obiettivi necessari, il tribunale di merito aveva respinto la richiesta. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice avrebbe dovuto valutare la domanda di risarcimento per perdita di chance, cioè la perdita della possibilità di ottenere il premio, che era stata espressamente formulata dai lavoratori. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo punto.
Continua »
Provvigione agente: onere della prova e contratto
Un agente di commercio si è visto respingere la richiesta di una cospicua provvigione agente nei confronti di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una clausola contrattuale specifica che richiede l'esplicita accettazione degli ordini, spetta all'agente fornire la prova di tale accettazione. La regola generale del silenzio-assenso non è applicabile se derogata dal contratto. Inoltre, la Corte ha ribadito l'inammissibilità di questioni sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
Continua »
Privilegio garanzia pubblica: esteso anche ai crediti SACE
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio garanzia pubblica, previsto dal D.Lgs. 123/1998, si estende anche ai crediti vantati da un ente garante a seguito dell'escussione di una garanzia su un finanziamento a un'impresa, poi fallita. La Corte ha riformato la decisione del tribunale di merito, che aveva negato il privilegio ritenendo che si applicasse solo a erogazioni dirette di denaro. Secondo i giudici di legittimità, la finalità pubblicistica di sostegno alle imprese giustifica un'interpretazione estensiva della norma, includendo anche le garanzie tra le forme di 'finanziamento' tutelate.
Continua »
Prededuzione crediti professionali: no alla priorità
La Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti di un professionista per la consulenza su un piano di risanamento ex art. 67 l.fall. non godono di prededuzione, poiché non si tratta di una procedura concorsuale. Anche per l'attività legata a un concordato preventivo, la prededuzione è esclusa se non viene dimostrata la sua funzionalità ex ante per la massa dei creditori. La richiesta del professionista di ottenere il pagamento prioritario è stata quindi respinta confermando la decisione del Tribunale.
Continua »
Crediti prededucibili: no continuità tra procedure
Un'impresa che aveva fornito servizi a una società in amministrazione giudiziaria si è vista negare il riconoscimento dei propri crediti prededucibili nella successiva procedura di amministrazione straordinaria della stessa società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste continuità giuridica (consecutio) tra l'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, e l'amministrazione straordinaria, una procedura concorsuale. Data la diversità di natura e finalità, i crediti sorti nella prima non possono godere di priorità nella seconda.
Continua »
Opposizione stato passivo: oneri di prova del creditore
Una professionista ricorre in Cassazione per il parziale accoglimento del suo credito in un fallimento. La Corte dichiara inammissibile il motivo relativo alla valutazione delle prove, per mancata specificità nell'indicazione dei documenti a sostegno della pretesa nell'atto di opposizione stato passivo. Accoglie, invece, il motivo sull'omessa pronuncia del Tribunale in merito agli interessi di mora, rinviando la causa per una nuova decisione su questo punto.
Continua »
Finanziamento discendente e postergazione nel gruppo
La Corte di Cassazione chiarisce che il finanziamento erogato dalla società capogruppo a una sub-controllata, tramite una società intermediaria, è soggetto a postergazione in caso di fallimento. Questa forma di "finanziamento discendente" viene equiparata a un finanziamento soci diretto per evitare l'elusione delle norme a tutela dei creditori. La decisione sottolinea che la sostanza economica dell'operazione prevale sulla forma giuridica, estendendo l'applicazione dell'art. 2467 c.c. ai finanziamenti infragruppo realizzati attraverso una catena di controllo.
Continua »
Obbligo di motivazione: sentenza nulla se apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che, nell'ammettere un credito al passivo fallimentare, aveva violato l'obbligo di motivazione. Il giudice di secondo grado si era limitato ad affermare che le prove dimostravano l'esistenza del credito, senza esplicitare il percorso logico seguito per la valutazione. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione apparente, che non consente di comprendere l'iter decisionale, equivale a una motivazione mancante e determina la nullità del provvedimento.
Continua »
Legittimazione passiva liquidatore: chi citare?
Un'impresa creditrice ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento della natura privilegiata del proprio credito nei confronti di una società in concordato preventivo, notificando l'atto solo al liquidatore giudiziale. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione di ruoli e la corretta legittimazione passiva liquidatore. L'azione di accertamento del credito deve essere promossa contro l'impresa debitrice, rappresentata dal suo legale rappresentante (o liquidatore sociale), e non contro il liquidatore giudiziale, il cui ruolo è limitato all'esecuzione del piano di riparto. Citare in giudizio il soggetto sbagliato comporta l'inammissibilità della domanda.
Continua »