LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

Pagina 5 di 25

492 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Bancarotta fraudolenta: carcere confermato per il complice
Un soggetto esterno ha collaborato con gli amministratori di fatto di un'azienda in crisi per occultare oltre ventisettemila prodotti aziendali, per un valore superiore a ottocentomila euro. Le forze dell'ordine hanno rintracciato la merce all'interno di un capannone riconducibile al terzo soggetto. Il giudice ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere per il reato di bancarotta fraudolenta in concorso. L'indagato ha ricorso in Cassazione contestando il proprio ruolo di concorrente e chiedendo una misura cautelare meno severa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando sia la correttezza dell'accusa a titolo di concorso esterno, sia la necessità del carcere in ragione dei gravissimi precedenti penali dell'indagato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermata per furto di rame
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per il furto pluriaggravato di oltre tremila metri di cavi di rame, dal valore di circa 248.000 euro, lungo una linea ferroviaria. La difesa contestava la gravità degli indizi e richiedeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea. I giudici hanno valorizzato la gravità del fatto, l'organizzazione criminale, la parziale ammissione dell'accusato, le dichiarazioni del Coindagato e il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine, unitamente al pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo silente non basta
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La difesa sosteneva che il tempo trascorso dai fatti, il cosiddetto tempo silente, avesse fatto decadere il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, richiedeva la retrodatazione della misura rispetto a un precedente arresto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che nei reati di mafia la custodia cautelare in carcere resta presunta, a meno che non si provi un effettivo recesso dal clan criminale. Nel caso specifico, la commissione di nuovi reati dimostra la pericolosità sociale. Inoltre, la retrodatazione è stata esclusa poiché i nuovi fatti si sono protratti anche dopo la prima misura custodiale. L'Indagato rimane in carcere.
Continua »
Misure cautelari: la rinuncia rende il ricorso inammissibile
L'Indagato subiva la custodia per il reato di associazione a delinquere finalizzata a bancarotta e autoriciclaggio. Dopo il rigetto della richiesta di revoca da parte del Giudice per le Indagini Preliminari e del Tribunale del Riesame, la difesa proponeva ricorso in Cassazione. La difesa contestava la motivazione sui pericoli di reiterazione del reato. Durante il procedimento di legittimità, il giudice procedente accoglieva una nuova istanza e sostituiva la custodia con una misura meno restrittiva. Di conseguenza, l'Indagato presentava formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per le Misure cautelari a causa della sopravvenuta carenza di interesse, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Chiamata in correità e riscontri: annullato il no alla misura
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un presunto appartenente a un clan mafioso. La Procura ha contestato l'errata valutazione sulla chiamata in correità e riscontri emersi dalle indagini. Il tribunale di merito aveva ritenuto insufficienti gli indizi di appartenenza al sodalizio per il periodo successivo al 2014, valorizzando la ritrattazione di un testimone chiave. La Suprema Corte ha chiarito che le precedenti condanne definitive possono essere valutate insieme agli elementi successivi per dimostrare la continuità dell'adesione criminale. Inoltre, la smentita dibattimentale di un testimone richiede un raffronto critico con le prime dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria.
Continua »
Scambio elettorale politico-mafioso: i contatti negano la libertà
Un ex amministratore locale, indagato per lo scambio elettorale politico-mafioso, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari sostenendo che le esigenze cautelari fossero svanite a causa delle sue dimissioni, del tempo trascorso e della mancanza di nuove accuse per elezioni successive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il passaggio del tempo e l'assenza di nuove contestazioni formali non eliminano il pericolo se l'indagato ha continuato a frequentare esponenti della criminalità organizzata anche dopo la competizione elettorale. Di conseguenza, la misura cautelare degli arresti domiciliari resta pienamente valida.
Continua »
Revoca della custodia cautelare: il pericolo blocca i domiciliari
L'Imputato, accusato di omicidio preterintenzionale e successivi reati di estorsione e atti persecutori ai danni della moglie, ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere per ottenere gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'assenza del pericolo di fuga, facendo leva sulla presenza costante dell'uomo in città durante un periodo di libertà e denunciando la disparità di trattamento rispetto a un coimputato libero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare. I giudici hanno evidenziato che la misura resta ampiamente giustificata: le intercettazioni dimostrano la volontà di espatriare e sussiste un grave pericolo di reiterazione di reati violenti verso la moglie, profilo non contestato dalla difesa.
Continua »
Attualità delle esigenze cautelari e tempo trascorso: stop misure
Un Ingegnere e una Dirigente Pubblica hanno subito un divieto di esercitare la professione e un'interdizione dai pubblici uffici per fatti risalenti al 2021. Il Tribunale ha confermato le restrizioni basandosi su messaggi recenti scambiati tra terzi. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi degli indagati. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'attualità delle esigenze cautelari richiede una motivazione rigorosa e concreta. Non basta citare conversazioni che non riguardano gli indagati, né ignorare il trascorrere di oltre quattro anni dai fatti. Occorre inoltre valutare se il nuovo ruolo lavorativo consenta davvero di ripetere l'illecito. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha disposto un nuovo esame della vicenda.
Continua »
Appello cautelare e divieto di dimora: no alla revoca
Un indagato per atti persecutori, sottoposto alla misura del divieto di dimora, ha chiesto la revoca del provvedimento o la sua sostituzione con l'obbligo di firma, sostenendo l'attenuazione delle esigenze cautelari per via del parziale trasferimento di alcune vittime. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la sopravvenuta condanna in primo grado e la continuata frequentazione dello stabile da parte delle persone offese. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Nel giudizio di appello cautelare, il tribunale dispone di pieni poteri per valutare i fatti e integrare la motivazione. La misura cautelare resta dunque pienamente efficace a carico dell'indagato.
Continua »
Braccialetto elettronico: stop al carcere automatico per guasti
Un indagato, trovato in possesso di un documento falso dopo una prolungata irreperibilità, ha ricevuto la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame ha stabilito che, in caso di non fattibilità tecnica dell'apparato, l'uomo sarebbe andato automaticamente in carcere. La difesa ha impugnato tale automatismo dinanzi alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno confermato la gravità del pericolo di recidiva, ma hanno accolto il ricorso sul secondo punto. La Cassazione ha stabilito che l'impossibilità tecnica di installare il braccialetto elettronico non può causare l'automatica carcerazione. Il giudice deve invece valutare nuovamente le esigenze cautelari secondo i criteri di adeguatezza e proporzionalità, potendo confermare i domiciliari semplici o applicare una misura diversa.
Continua »
Tempo silente reato mafioso: la Cassazione ordina nuovo giudizio
Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione che negava la custodia cautelare in carcere per un presunto capo clan. Il tribunale territoriale aveva ritenuto superata la pericolosità sociale valorizzando il tempo silente reato mafioso di circa sei anni, unito al rispetto della sorveglianza speciale e al reinserimento lavorativo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'accusa e annullato l'ordinanza. La Suprema Corte ha stabilito che nei reati di mafia la presunzione di pericolosità non si supera col semplice scorrere del tempo. Per chi riveste ruoli di vertice, il trascorrere degli anni non dimostra la rescissione del vincolo associativo senza elementi concreti di dissociazione. Il tribunale dovrà svolgere una nuova valutazione.
Continua »
Bancomat svaligiato: confermata custodia cautelare in carcere
Un indagato ha partecipato a un violento assalto notturno allo sportello bancomat di un istituto bancario mediante esplosivo, sottraendo circa 86.000 euro. Gli inquirenti lo hanno rintracciato poco dopo presso un'area di servizio con abiti sporchi e ferite incompatibili con la versione di un incidente stradale. Il Tribunale del riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari, ritenendo la condotta espressione di una criminalità organizzata e spregiudicata. L'indagato ha impugnato la decisione lamentando una valutazione superficiale della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura carceraria a causa delle precedenti condanne e dell'elevato pericolo di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no a vizi formali se c’è fuga
Un indagato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per furto in abitazione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha lamentato la mancata traduzione del provvedimento in russo, la nullità del decreto di latitanza e l'insussistenza delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e inammissibile. I giudici hanno rilevato contraddizioni sul reale idioma conosciuto dall'interessato, la presenza di arnesi da scasso, un riconoscimento fotografico e la pianificazione del reato con veicoli noleggiati tramite prestanome. L'indagato resta detenuto.
Continua »
Uso indebito di cellulare in carcere: risponde anche il parente
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per il padre di un detenuto, accusato di concorso nel reato di uso indebito di cellulare in carcere con l'aggravante mafiosa. L'indagato non si è limitato a ricevere le telefonate del figlio recluso, ma ha concordato nuovi contatti, veicolato notizie riservate su indagini e collaboratori di giustizia e gestito armi del clan. I giudici hanno stabilito che rispondere abitualmente e supportare le comunicazioni illecite non costituisce una passiva convivenza, ma integra un vero concorso morale. Ogni singola chiamata rappresenta infatti un autonomo impiego illecito del dispositivo, punibile anche all'esterno della struttura penitenziaria.
Continua »
Custodia cautelare e tempo silente: la mafia impone il carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato la correlazione tra custodia cautelare e tempo silente nel caso di un indagato per associazione di tipo mafioso e reati connessi alle armi. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il decorso del tempo e la presunta interruzione dei rapporti con il clan escludessero l'attualità del pericolo sociale. I giudici hanno respinto il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che l'accusa di mafia attiva una presunzione legale di pericolosità sociale e di idoneità esclusiva del carcere. Il semplice tempo trascorso dai fatti non è sufficiente, da solo, a dimostrare l'interruzione del vincolo associativo, soprattutto in assenza di un recesso formale o di elementi oggettivi di dissociazione. L'indagato resta in custodia carceraria.
Continua »
Credenziali d’ufficio e truffa: scatta l’accesso abusivo
Un gestore di una ditta di trasporti e consegne ha ottenuto credenziali protette da medici e farmacisti compiacenti. I suoi collaboratori hanno inserito prescrizioni mediche fittizie per bombole di ossigeno destinate a pazienti sani o già deceduti, truffando il servizio sanitario regionale. I giudici di merito hanno disposto gli arresti domiciliari per associazione a delinquere, truffa e accesso abusivo a sistema informatico. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità indiziaria di tutti i reati. L'utilizzo di credenziali altrui per scopi fraudolenti costituisce reato informatico anche in presenza del consenso del titolare. I giudici supremi hanno tuttavia annullato l'ordinanza cautelare con rinvio. Il tribunale territoriale ha motivato in modo insufficiente l'attualità del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio.
Continua »
Falso ideologico in atto pubblico: verbali falsi e sospensione
Quattro agenti delle forze dell'ordine hanno inseguito e arrestato un automobilista fuggito all'alt. Nei documenti ufficiali, gli operanti hanno dichiarato di aver subito uno speronamento e un'aggressione fisica da parte del conducente. Le registrazioni video hanno invece dimostrato che il guidatore non aveva aggredito nessuno e che i danni erano minimi, mentre gli agenti avevano impiegato una forza ingiustificata, cagionandogli lesioni al volto. Il Tribunale del riesame ha applicato agli agenti la sospensione dal pubblico ufficio per otto mesi per il reato di falso ideologico in atto pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei pubblici ufficiali, confermando la misura cautelare per l'attualità del pericolo di reiterazione e la palese non veridicità degli atti redatti.
Continua »
Credenziali cedute e accesso abusivo a un sistema informatico
L'Amministratore di una società di trasporti ha ricevuto le credenziali informatiche sanitarie da medici e farmacisti compiacenti. I suoi dipendenti hanno inserito prescrizioni mediche fittizie per ottenere rimborsi pubblici sulla fornitura di ossigenoterapia a pazienti inconsapevoli o deceduti. La magistratura ha disposto gli arresti domiciliari per l'indagato. La Corte di Cassazione ha confermato i gravi indizi per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico, truffa, falso e associazione per delinquere. L'uso distorto delle password ricevute volontariamente integra comunque un'intrusione illecita. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza cautelare limitatamente alle esigenze di custodia. Il Tribunale del Riesame deve rivalutare l'attualità e la concretezza del pericolo di recidiva.
Continua »
Tempo silente e custodia cautelare: il tempo non salva il boss
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla relazione tra tempo silente e custodia cautelare riguardo a un presunto dirigente di una cosca mafiosa. La Procura aveva richiesto la carcerazione preventiva, ma il Tribunale dell'appello cautelare l'aveva negata ritenendo che il decorso di sei anni dai fatti contestati, senza nuove incriminazioni, dimostrasse la cessazione del pericolo sociale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei magistrati e annullato la decisione. Nei reati di associazione mafiosa vige una presunzione di pericolosità che il solo passaggio del tempo non può superare, specie per chi ha svolto ruoli di vertice. Occorrono prove concrete di un effettivo allontanamento dal gruppo. Il procedimento tornerà al giudice di merito per un nuovo esame.
Continua »
Tempo silente e misure cautelari: no al carcere evitato per mafia
La Procura ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva negato la custodia cautelare in carcere a L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione mafiosa. Il giudice di merito aveva ritenuto superata la presunzione di pericolosita valorizzando il concetto di tempo silente e misure cautelari, la giovane eta dell'uomo all'epoca dei fatti e la sua incensuratezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, chiarificando che il semplice decorso del tempo non dimostra il definitivo allontanamento dal clan, specialmente se L'Indagato gestiva compiti delicati come la custodia delle armi e il recupero crediti con minacce, accumulando inoltre nuovi carichi pendenti. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per una nuova valutazione.
Continua »