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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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631 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Droga in auto: gravi indizi di colpevolezza per il guidatore
Le forze dell'ordine hanno fermato un'automobile durante la notte trovando tre chilogrammi di hashish sotto il sedile del passeggero. Il conducente ha sostenuto di essere estraneo al fatto e di aver soltanto offerto un passaggio a un amico. I giudici hanno confermato gli arresti domiciliari per il guidatore incensurato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del giovane. I giudici di legittimità hanno chiarito che per applicare una misura cautelare bastano i gravi indizi di colpevolezza, ossia un giudizio di elevata probabilità sulla responsabilità. La mole della sostanza stupefacente, il tragitto notturno e il comportamento nervoso del guidatore dimostrano la piena consapevolezza del trasporto. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: contestazioni e conferma finale
L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per concorso nello spaccio di oltre tre chilogrammi di sostanza stupefacente. La difesa ha sostenuto l'assenza di gravi indizi, fornendo una ricostruzione alternativa dei fatti e contestando la necessità della misura detentiva massima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non spetta alla Suprema Corte riesaminare i fatti o valutare prove alternative se la motivazione del giudice di merito è logica e completa. La pericolosità sociale e lo stretto legame con l'associazione criminale giustificano il mantenimento della misura cautelare in carcere. L'Indagato deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Sostituzione custodia cautelare negata a chi aggredisce in cella
L'Imputato, detenuto in carcere per reati di droga, ha richiesto la sostituzione custodia cautelare con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della condotta violenta tenuta dall'uomo in carcere, dove ha aggredito verbalmente un agente penitenziario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il comportamento aggressivo in cella dimostra l'inadeguatezza della misura domiciliare, poiché il soggetto non possiede la capacità di autocontrollo necessaria per rispettare gli obblighi degli arresti domiciliari. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: carcere senza sequestri
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio. La difesa contestava la mancanza di un'autonoma valutazione del giudice e l'assenza di sequestri fisici di sostanze, trattandosi di droga parlata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le intercettazioni telefoniche, se inserite in un quadro logico e prive di spiegazioni alternative lecite, sono sufficienti a dimostrare la gravità indiziaria. Inoltre, l'uso del copia e incolla nell'ordinanza è legittimo se accompagnato da un'analisi critica dei fatti. Confermata la stabilità del vincolo associativo e il pericolo di recidiva.
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Sostituzione custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari
L'Indagato, arrestato per il trasporto di oltre quattro chili di cocaina occultati in un'auto, ha richiesto la sostituzione custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari in una località lontana, offrendo disponibilità a lavorare. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno ritenuto che la gravità del fatto, le modalità professionali di occultamento e i legami con la criminalità organizzata escludano l'efficacia di misure meno afflittive. Anche il braccialetto elettronico non è stato ritenuto sufficiente a neutralizzare il rischio di reiterazione del reato o di contatti con ambienti criminali dal proprio domicilio. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la detenzione in carcere per l'indagato.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per il corriere
Il Tribunale di Milano ha confermato la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, con il ruolo di corriere. L'indagata ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e contestando l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi di droga opera una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere. Questa presunzione può essere superata solo se la difesa dimostra elementi concreti che escludano la necessità della massima misura, circostanza non avvenuta nel caso di specie, dove l'indagata disponeva di mezzi dedicati forniti dal sodalizio.
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Custodia in carcere: incensurato ma con 80 kg di droga
L'Imputato, arrestato in flagranza con oltre 80 kg di droga (marijuana e hashish) nascosti nel proprio veicolo, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia in carcere. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando lo stato di incensurato e la presenza di un lavoro stabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti dimostra l'inserimento in una rete di spaccio su larga scala. Inoltre, l'imputato non ha fornito elementi utili durante l'interrogatorio, come l'identità dei complici. Di conseguenza, la custodia in carcere rimane la misura idonea, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per reati di spaccio di cocaina e resistenza a pubblico ufficiale, confermando la custodia cautelare in carcere. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, ritenendo la prigione una misura eccessiva. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione del Tribunale del Riesame: la custodia cautelare in carcere e l'unica misura idonea. L'indagato deteneva ingenti quantita di droga e strumenti di confezionamento proprio in casa, dimostrando che le mura domestiche non avrebbero impedito la continuazione dell'attivita illecita. Inoltre, il braccialetto elettronico non garantisce l'impossibilita di fuga nell'intervallo di tempo necessario alle forze dell'ordine per intervenire. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incensurato ma in cella: custodia cautelare in carcere per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente, incaricato dal cugino, aveva consegnato un chilogrammo di cocaina a un complice. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, evidenziando lo stato di incensuratezza e la precedente condotta collaborativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno evidenziato lo stabile e ramificato inserimento dell'indagato in una rete di narcotraffico, provato dal possesso di armi e messaggi cifrati. In questo contesto, il pericolo di reiterazione del reato è stato giudicato concreto e attuale, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a prevenire la ripresa dei contatti criminali.
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Sostituzione misura cautelare: il tempo non cancella il reato
Il Ricorrente, condannato a quattro anni di reclusione per detenzione di cocaina, ha richiesto la sostituzione misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora o l'autorizzazione a lavorare. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, ritenendo il mero decorso del tempo (cinque mesi) insufficiente a dimostrare un affievolimento delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in assenza di fatti nuovi e significativi che dimostrino un reale ravvedimento, il semplice passaggio del tempo non giustifica la revoca o l'attenuazione della misura. Inoltre, le difficoltà economiche del nucleo familiare non incidono sulla valutazione della pericolosità sociale. Il Ricorrente rimane quindi agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
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Auto sequestrata ma pericolo di reiterazione del reato: domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per Il Conducente che, guidando sotto l'effetto di alcol a velocità elevata, ha investito tre ragazze sul marciapiede, fuggendo senza prestare soccorso. Successivamente, l'indagato ha cercato di occultare le prove facendo riparare l'auto e ha continuato a guidare con una ruota squarciata. La difesa ha contestato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che la patente era stata sospesa e l'auto sequestrata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale. La condotta successiva all'incidente dimostra infatti una totale assenza di ripensamento critico e una spiccata refrattarietà al rispetto delle regole, rendendo necessaria la misura cautelare.
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Custodia cautelare in carcere: stop ai reati ma resta la cella
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il lungo tempo trascorso dalla cessazione delle condotte, il cosiddetto tempo silente, e l'assenza di nuovi reati escludessero la pericolosità sociale. I giudici hanno invece ritenuto legittima la misura provvisoria, evidenziando la spregiudicatezza del soggetto, che collaborava con il gruppo criminale anche mentre il capo era agli arresti domiciliari, e i suoi stretti legami con la rete criminale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'indagato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, confermando così la sua permanenza in carcere.
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Sostituzione della misura cautelare: negati i domiciliari
L'Imputato, arrestato per detenzione di ingenti quantità di droga (cocaina, hashish e marijuana) e di una pistola con munizioni nella propria abitazione, ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la scelta di accedere a un rito alternativo, la riqualificazione del reato e il mero decorso del tempo non dimostrano un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari. Inoltre, la proposta di scontare la misura in un comune vicino a quello del reato non garantisce l'allontanamento dal contesto criminale, specialmente per reati commessi in ambito domestico. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia in carcere.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per chi evade
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il ripristino della custodia cautelare in carcere. L'indagato, accusato di spaccio sistematico di cocaina, aveva ottenuto dal GIP la sostituzione del carcere con l'obbligo di firma. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha ripristinato la misura massima a causa della sua elevata pericolosita, avendo egli continuato a delinquere ed evaso i domiciliari. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, rilevando che i motivi di ricorso erano del tutto generici e privi di un reale confronto con le dettagliate motivazioni dei giudici di merito. L'indagato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: spaccio o consumo di gruppo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti e detenzione di arma modificata. La difesa sosteneva l'ipotesi di consumo di gruppo, ma i giudici hanno ritenuto decisivi elementi quali la quantità e varietà della droga, la presenza di bilancini di precisione e di oltre quattromila euro in contanti. La Suprema Corte ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile riesaminare i fatti, confermando la custodia cautelare in carcere a causa della pericolosità del soggetto e del rischio di reiterazione del reato.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato, un vicino di casa del promotore del gruppo, collaborava attivamente avvisando della presenza delle forze dell'ordine, fornendo schede telefoniche intestate a sé e spacciando in prima persona. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti come di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta. Nonostante le singole cessioni fossero modeste, il gruppo garantiva uno spaccio continuo, sfruttando persino minori di otto anni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la gravità indiziaria e la pericolosità sociale dell'indagato.
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Custodia cautelare in carcere: il corriere resta dietro le sbarre
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto indagato di associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa contestava la mancanza di motivazione autonoma sulle esigenze cautelari e il ruolo di semplice corriere dell'indagato, chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che, in presenza di reati associativi complessi, la motivazione sulle esigenze cautelari può accomunare cumulativamente le posizioni dei coindagati se basata sulle medesime modalità di commissione del reato. Inoltre, la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere non è stata superata, data la professionalità dimostrata e i costanti rapporti con più membri del gruppo criminale. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Associazione finalizzata al narcotraffico: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di essere il capo di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio. Il ricorrente contestava l'esistenza di una vera e propria associazione finalizzata al narcotraffico, sostenendo si trattasse di semplici episodi isolati o di rapporti familiari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che per configurare il reato associativo non serve una struttura complessa, ma basta un accordo stabile tra almeno tre persone con una minima organizzazione di mezzi. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di recidiva, giustificato dal ruolo di vertice dell'indagato e dall'uso di telefoni criptati per sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine.
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Droga parlata: l’intercettazione che incastra senza sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'applicazione della misura cautelare sostenendo l'assenza di sequestri fisici della sostanza, configurando un caso di cosiddetta droga parlata. La Suprema Corte ha confermato che le intercettazioni telefoniche e ambientali, se chiare e prive di spiegazioni alternative logiche, sono sufficienti a fondare i gravi indizi di colpevolezza anche senza il rinvenimento materiale della droga. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'indagato giustificano l'attualità del pericolo di recidiva. L'indagato perde il ricorso e resta agli arresti domiciliari, oltre a dover pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: autista o complice?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato, che svolgeva il ruolo di autista nei trasporti di droga, contestava la gravita degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo di essere un semplice complice occasionale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il giudice di legittimita non puo riesaminare i fatti ma solo verificare la coerenza della motivazione. Nel caso specifico, la capacita criminale dell'indagato, dimostrata anche dalla sua abilita nel disattivare le microspie della polizia, unita alla gravita dei reati, giustifica pienamente la misura della custodia cautelare in carcere.
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