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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Actio pauliana: prova del consilium fraudis del terzo
Una società creditrice agisce con actio pauliana per rendere inefficaci delle vendite immobiliari effettuate dalla società debitrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito che aveva negato la sussistenza della prova del 'consilium fraudis' in capo all'acquirente terzo. La pronuncia ribadisce che la valutazione delle prove, anche presuntive, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici macroscopici.
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Azione revocatoria: le presunzioni bastano a provare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la validità di un'azione revocatoria basata su presunzioni. Nel caso esaminato, due debitori avevano venduto i loro unici immobili a terzi, uno dei quali era un parente. La Corte ha ritenuto che indizi come la contestualità degli atti, un preesistente fondo patrimoniale e i legami familiari fossero sufficienti a dimostrare la consapevolezza di arrecare un danno al creditore, rendendo le vendite inefficaci nei suoi confronti. La sentenza ribadisce che la valutazione di tali presunzioni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici.
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Onere della prova: risarcimento e nesso causale
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per inadempimento contrattuale relativo alla mancata ristrutturazione di locali commerciali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la sentenza di secondo grado per errori nella quantificazione del danno. L'ordinanza ribadisce i principi sull'onere della prova, stabilendo che il creditore deve dimostrare il diritto e il nesso causale, mentre il debitore deve provare di aver adempiuto. La Corte ha inoltre criticato l'uso acritico di una perizia di parte e l'illogica detrazione di un valore da una presunta "doppia cessione" d'azienda.
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Onere della prova cessione credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la legittimità di una società di recupero crediti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova della cessione del credito è soddisfatto dalla comunicazione diretta al debitore, senza necessità di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Inoltre, l'ammissione del debitore di aver pagato alcune rate costituisce prova sufficiente dell'esistenza del contratto di mutuo e dell'erogazione delle somme.
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Bolletta elettrica: assoluzione penale non ti salva
Una società alberghiera contesta una maxi bolletta elettrica per consumi derivanti da un allaccio abusivo, facendo leva sull'assoluzione del suo legale rappresentante dall'accusa di furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'esito del processo penale non è vincolante in sede civile, dove l'obbligo di pagare l'energia effettivamente consumata persiste se provato dal fornitore. La decisione evidenzia la netta separazione tra la responsabilità penale e l'obbligazione contrattuale civile.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se non spiega
Una confederazione di imprese ha citato in giudizio i suoi ex amministratori per mala gestio. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per motivazione apparente. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente spiegato le ragioni del rigetto, limitandosi a formule generiche sull'onere della prova e a rinvii tautologici, rendendo così impossibile ricostruire il loro percorso logico-giuridico. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Responsabilità commercialista: prova e oneri
Un imprenditore ha citato in giudizio il proprio commercialista per negligenza professionale, accusandolo di aver omesso la presentazione di diverse dichiarazioni dei redditi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista, basando la decisione sulla prova testimoniale che ha dimostrato l'effettiva estensione dell'incarico. L'ordinanza chiarisce aspetti cruciali sulla responsabilità commercialista, sull'onere della prova in assenza di contratto scritto e sull'esclusione del concorso di colpa del cliente in rapporti fiduciari di lunga data. Vengono inoltre confermate le azioni a tutela del credito contro gli atti di disposizione patrimoniale del professionista.
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Responsabilità commercialista: prova del nesso causale
Una società di ristorazione ha citato in giudizio il proprio commercialista a seguito di un accertamento fiscale derivante da una contabilità con saldo di cassa costantemente negativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità commercialista non sorge automaticamente. Spetta al cliente dimostrare il nesso causale tra l'errore del professionista e il danno subito. In questo caso, il danno (maggiori imposte) derivava dai ricavi non dichiarati dell'azienda, non dalla condotta del commercialista.
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Riscossione coattiva garanzia pubblica: è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della riscossione coattiva nei confronti dei fideiussori di un finanziamento assistito da garanzia pubblica. L'ordinanza chiarisce che, quando il Fondo di Garanzia statale interviene per coprire un debito, il credito che ne deriva ha natura pubblicistica e non privata. Di conseguenza, lo Stato può utilizzare la procedura esattoriale, più rapida di quella ordinaria, per recuperare le somme. La Corte ha inoltre ribadito che la prova di una fideiussione non richiede forme rigide e può essere desunta anche da presunzioni.
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Participatio fraudis: rapporto coniugale e presunzioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una moglie che aveva acquistato un immobile dalla società del marito. La Corte ha confermato che il rapporto di coniugio costituisce una forte presunzione di 'participatio fraudis', ovvero della consapevolezza dell'acquirente di arrecare un danno ai creditori del venditore. È stato inoltre respinto un motivo procedurale relativo a una notifica via PEC, ritenuta valida nonostante il mancato recapito per un problema alla casella del destinatario.
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Azione revocatoria: il conferimento in società estera
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un conferimento di tutti i beni immobili di un debitore in una società estera di nuova costituzione. L'operazione, volta a sottrarsi al pagamento di assegni di mantenimento, è stata colpita da azione revocatoria. La Suprema Corte ha ritenuto provata la consapevolezza del pregiudizio (participatio fraudis) in capo alla società terza attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, come la tempistica sospetta della costituzione societaria e il controllo totale del debitore sulla stessa.
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Dolosa preordinazione: quando un atto è revocabile
Una società creditrice agiva per revocare la vendita di un immobile effettuata da una società debitrice al figlio di un socio. Poiché la vendita era anteriore al sorgere del credito, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: non basta la mera consapevolezza del pregiudizio (dolo generico), ma è necessaria la prova di una specifica e dolosa preordinazione finalizzata a danneggiare il futuro creditore. La Corte ha annullato la decisione precedente, che si era basata su un criterio meno rigoroso, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Azione revocatoria contratto preliminare: quando agire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito aspetti fondamentali dell'azione revocatoria contratto preliminare. Viene stabilito che l'atto da impugnare è il contratto definitivo, non il preliminare, poiché solo il primo trasferisce la proprietà e causa un effettivo pregiudizio al creditore. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni decorre dalla data del contratto definitivo. La Corte ha inoltre confermato che la consapevolezza del terzo acquirente del danno arrecato al creditore può essere provata tramite presunzioni, come la trascrizione di un sequestro conservativo sull'immobile prima della stipula del definitivo.
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Interessi moratori anche per i procacciatori d’affari
Una società produttrice di mosaici si opponeva al pagamento di una provvigione a un'intermediaria. La Corte di Cassazione, pur confermando il diritto alla provvigione, ha accolto il ricorso dell'intermediaria, stabilendo che anche l'attività di procacciamento d'affari rientra tra le "prestazioni di servizi" e dà quindi diritto agli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002. La Corte ha anche chiarito che il giudice d'appello non può modificare le spese di primo grado se la sentenza viene confermata e non c'è un appello specifico sul punto.
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Azione revocatoria e scientia damni del terzo acquirente
Una banca esercita un'azione revocatoria contro un garante che ha venduto un immobile al proprio genero. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita, stabilendo che la consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni, come lo stretto legame familiare e il rapporto di lavoro con la società debitrice.
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Azione Revocatoria: Cassazione e la Prova Presuntiva
Una società debitrice cede le proprie partecipazioni societarie ad altre entità riconducibili alla stessa famiglia. Un creditore agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione conferma la decisione, legittimando l'uso della prova presuntiva, basata su indizi come i legami familiari e la sproporzione del prezzo, per dimostrare il pregiudizio alle ragioni del creditore (eventus damni) e la consapevolezza di tale danno.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. Il caso riguardava un'azione revocatoria intentata da una società creditrice contro i fideiussori di un'impresa debitrice, i quali avevano venduto i loro beni a parenti. La Corte d'Appello aveva confermato la decisione di primo grado rigettando la domanda, ma senza analizzare criticamente i motivi del ricorso, limitandosi a una condivisione generica. La Cassazione ha stabilito che tale approccio equivale a una motivazione apparente, violando l'obbligo di spiegare l'iter logico-giuridico della decisione, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Inammissibilità del ricorso: motivi fattuali e confusi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un ex liquidatore contro una società cooperativa. La decisione si fonda sulla presentazione confusa e indistinta dei motivi, che mescolavano questioni di diritto a valutazioni di mero fatto, non riesaminabili in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato il rigetto della domanda di compensazione del professionista, poiché il suo credito non era né liquido né di pronta liquidazione.
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Liquidazione equitativa danno: quando il giudice nega?
Un gestore di un impianto di carburanti ha citato in giudizio una società petrolifera per recesso illegittimo da un contratto di comodato, chiedendo il risarcimento per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che per ottenere una liquidazione equitativa del danno, il danneggiato deve prima fornire prove concrete sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito. In assenza di una prova adeguata, il giudice non può intervenire per quantificare il danno.
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Onere della prova comodato: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9310/2025, ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano la restituzione di un immobile. La Corte ha ribadito che l'onere della prova del comodato spetta a chi lo invoca. In assenza di prove concrete e dirette del contratto, come nel caso di specie dove esisteva solo un'autorizzazione scritta a eseguire lavori, la domanda di restituzione basata su un presunto comodato non può essere accolta. L'interpretazione delle prove è riservata al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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