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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Inammissibilità ricorso Cassazione: no a critiche sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso, sebbene formalmente presentati come violazioni di legge, in realtà celavano una richiesta di riesame dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. La decisione conferma il principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso in Cassazione scatta quando si tenta di ottenere una nuova valutazione del merito della causa.
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Onere della prova: Cassazione e risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2576/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni imprenditori condannati a risarcire un'associazione ambientalista per danno all'immagine. La decisione ribadisce l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e l'onere della prova a carico di chi impugna una sentenza, confermando che la valutazione del danno rientra nella discrezionalità del giudice di merito se logicamente motivata.
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Appello inammissibile: onere prova in Cassazione
Un soggetto che aveva sostenuto spese per la gestione di un'imbarcazione altrui ha perso la causa per la restituzione delle somme. La Corte d'Appello ha dichiarato il suo gravame inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso a sua volta inammissibile perché il ricorrente non ha adeguatamente dimostrato la specificità del suo atto d'appello, omettendo di riprodurne le parti salienti. Questo caso sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti formali e dell'onere della prova in caso di appello inammissibile.
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Danno da mancato godimento: onere della prova
La Cassazione chiarisce che per il risarcimento del danno da mancato godimento di un immobile, il proprietario deve provare il pregiudizio specifico, come la perdita di opportunità di locazione. La Corte ha rigettato il ricorso degli eredi di un venditore, che chiedevano un risarcimento per l'occupazione senza titolo di un immobile dopo l'annullamento di una vendita, per non aver adeguatamente allegato e provato il danno.
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Danno esistenziale: no al risarcimento senza prova
A seguito di una frana, alcuni proprietari terrieri hanno citato in giudizio una vicina, chiedendo sia il risarcimento per i danni materiali sia per il danno esistenziale, derivante dalla paura di nuovi smottamenti. I tribunali di primo e secondo grado avevano concesso il risarcimento per entrambe le voci di danno. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione riguardo al danno esistenziale. La Suprema Corte ha ribadito che tale tipo di danno non può essere considerato automatico (in re ipsa), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. La semplice paura o il timore non sono sufficienti se non si dimostra un concreto e grave peggioramento della qualità della vita. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Vendita a prezzo vile: la Cassazione e la prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare tra un imprenditore, poi fallito, e i suoi familiari. L'operazione, pur non essendo simulata, è stata ritenuta una vendita a prezzo vile, in quanto l'immobile è stato ceduto a circa metà del suo valore di mercato. La Corte ha stabilito che tale atto è pregiudizievole per i creditori, in quanto sostituisce un bene immobile facilmente aggredibile con una somma di denaro inferiore al valore reale e più difficile da recuperare. È stata inoltre confermata l'inammissibilità della prova testimoniale volta a dimostrare un pagamento superiore a quello risultante dall'atto pubblico.
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Comodato e successione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di comodato e successione. Gli eredi del comodante che subentrano nel contratto non sono tenuti a dimostrare di aver materialmente consegnato il bene al comodatario se quest'ultimo ne aveva già la disponibilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che erroneamente richiedeva tale prova, affermando che il rapporto contrattuale prosegue automaticamente con gli eredi, i quali devono solo dimostrare la loro qualità di successori e l'esistenza del contratto originario.
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Danno da indisponibilità immobile: la Cassazione fa il punto
Una società costruttrice agisce per ottenere il risarcimento del danno da indisponibilità immobile, causato da pignoramenti ritenuti illegittimi su un bene che aveva già acquistato. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento. La Corte di Cassazione, prima di pronunciarsi nel merito su questioni cruciali come la natura del danno e la prova della cessione dei crediti, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando un difetto nella notifica del ricorso ad alcune parti, ne ordina la rinnovazione, sospendendo di fatto la decisione sulle questioni sostanziali.
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Valutazione delle prove: Cassazione e prove atipiche
Un pubblico ufficiale, sanzionato per eccesso di velocità, reagiva con frasi offensive e minacciose nei confronti degli agenti di polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna al risarcimento del danno, chiarendo importanti principi sulla valutazione delle prove. La decisione del giudice si è basata su elementi 'atipici', come le dichiarazioni rese in un precedente processo penale (poi annullato) e una lettera di scuse inviata dall'uomo, ritenuta una conferma del suo comportamento illecito. La sentenza ribadisce l'ampio potere del giudice civile nella libera valutazione delle prove.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti inammissibile
Una banca esercita un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile tra genitori e figlia, avvenuta dopo una richiesta di pagamento per una fideiussione. La Corte d'Appello accoglie la domanda della banca, presumendo la consapevolezza del debito da parte della figlia acquirente in virtù dello stretto legame familiare. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei familiari, confermando che la valutazione delle prove e l'uso di presunzioni da parte del giudice di merito non sono sindacabili in sede di legittimità, se non per vizi logici macroscopici, qui non riscontrati.
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Responsabilità professionale architetto e abuso edilizio
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprio architetto per i danni derivanti da un abuso edilizio che ha bloccato un cantiere. La Corte di Cassazione ha confermato una limitazione della responsabilità professionale dell'architetto, stabilendo che la decisione illecita di proseguire i lavori senza autorizzazione era stata presa di comune accordo con la committenza. Di conseguenza, la maggior parte del danno non è risarcibile, in quanto frutto di una scelta condivisa tra le parti.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il fatto negativo?
Una società ha citato in giudizio gli eredi di un professionista per non aver rivelato il suo status di dipendente pubblico, causa di una sanzione per la società stessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni precedenti. Il punto cruciale è l'onere della prova: la società non è riuscita a dimostrare di non essere a conoscenza dello status del professionista. La mancata produzione di un documento decisivo ha reso impossibile assolvere a tale onere, evidenziando che chi agisce in giudizio deve provare tutti i fatti costitutivi della propria pretesa, anche quelli negativi.
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Responsabilità del custode: l’appello inammissibile
Un comune ricorre in Cassazione dopo essere stato condannato per i danni subiti da un'auto caduta in una buca durante un nubifragio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza, sottolineando che l'ente non ha fornito elementi specifici per provare il caso fortuito. Viene ribadita l'importanza di dettagliare i fatti nel ricorso per consentire alla Corte di valutare la presunta responsabilità del custode.
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Azione revocatoria: inammissibile l’appello generico
Un creditore ha ottenuto un'azione revocatoria contro la vendita di beni dal suo debitore a un terzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello del terzo acquirente perché generico e non conforme al principio di autosufficienza. La Corte ha confermato che la conoscenza del pregiudizio da parte dell'acquirente può essere provata tramite presunzioni, come i preesistenti rapporti tra le parti.
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Nullità CTU: quando va eccepita secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società fornitrice di gas, condannata a risarcire un'azienda metalmeccanica per i danni derivanti da un ritardo nell'allacciamento alla rete del metano. Il punto centrale della decisione riguarda la nullità della CTU. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di documenti da parte del consulente tecnico, che la parte attrice avrebbe dovuto produrre, costituisce una nullità relativa. Tale nullità deve essere eccepita nella prima difesa utile, altrimenti si considera sanata. Poiché la società ricorrente era rimasta contumace in primo grado, ha perso il diritto di sollevare la questione in appello, rendendo le risultanze della consulenza pienamente utilizzabili.
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Diffamazione online: Cassazione rinvia a pubblica udienza
Un utente ha impugnato in Cassazione una sentenza di condanna per diffamazione ai danni di un'associazione sportiva, a seguito di commenti pubblicati online. La Corte di Cassazione, riconoscendo che il caso solleva questioni nuove e di fondamentale importanza giuridica sulla diffamazione online e i confini del diritto di critica sui social media, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Invece di decidere il caso in camera di consiglio, lo ha rinviato alla pubblica udienza per un esame più approfondito, data la sua 'rilevanza nomofilattica'.
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Notifica a familiare non convivente: quando è valida?
Una donna ha contestato un'azione revocatoria su una donazione, sostenendo l'invalidità della notifica dell'atto di citazione consegnato alla figlia non convivente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per una notifica a familiare effettuata da un ufficiale giudiziario, la convivenza non è un requisito necessario. La Corte ha stabilito che il legame di parentela crea una presunzione di consegna e che spetta al destinatario l'onere di provare l'impossibilità di aver ricevuto l'atto.
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Azione revocatoria: vendita immobile per frode creditore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquistato l'unico immobile di un'altra azienda debitrice. La Corte ha confermato la decisione di merito che, tramite un'azione revocatoria, aveva dichiarato la vendita inefficace nei confronti del creditore. Sono stati ritenuti sussistenti sia il pregiudizio per il creditore (eventus damni), dato che la vendita rendeva più difficile il recupero del credito, sia la consapevolezza del danno (consilium fraudis) da parte dell'acquirente, provata tramite presunzioni quali le particolari modalità di pagamento e la menzione del debito nell'atto di compravendita.
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Azione revocatoria: vendita tra società dello stesso gruppo
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra due società appartenenti allo stesso gruppo. L'ordinanza chiarisce che per esperire l'azione revocatoria è sufficiente un credito anche solo litigioso, non ancora accertato giudizialmente. Inoltre, la consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) si può presumere dal legame tra le società, rendendo l'atto di disposizione inefficace nei confronti del creditore danneggiato.
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Rimborso spese bonifica: no a costi non sostenuti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 199/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di rimborso spese bonifica ambientale. Un'impresa, ritenuta responsabile per un inquinamento storico, era stata condannata a rimborsare un Ente Locale per i costi di bonifica. La Suprema Corte ha chiarito che l'azione di rivalsa dell'ente pubblico può avere ad oggetto esclusivamente le spese già sostenute e pagate, escludendo la possibilità di condannare l'impresa al pagamento di costi futuri, non ancora materialmente affrontati. La decisione si fonda sulla natura indennitaria e non risarcitoria dell'azione di rivalsa, che mira a reintegrare il patrimonio dell'ente per esborsi effettivi e non a finanziare interventi futuri.
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