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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Terza Civile

663 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Sughero abusivo: confermato l’ingiustificato arricchimento
Tre comproprietarie di un terreno hanno citato in giudizio un uomo per ingiustificato arricchimento, contestandogli lo scorticamento abusivo di sughero da oltre duecento piante. L'uomo aveva stipulato un accordo con una sola comproprietaria e aveva subito il diniego dell'autorizzazione amministrativa. I giudici di merito hanno condannato l'autore al pagamento dell'indennizzo tramite presunzioni sul quantitativo asportato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando integralmente la condanna e ponendo a suo carico le spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa: risarcibile il danno per false notizie
Una società alberghiera ha citato in giudizio la redazione di un quotidiano per diffamazione a mezzo stampa. Il giornale aveva diffuso articoli non veritieri circa la presenza di scarichi inquinanti e liquami nel tratto di mare antistante la struttura ricettiva. La Corte di Appello aveva negato il risarcimento del danno all'immagine, escludendo l'uso delle presunzioni e assolvendo il direttore per mancato ordine di pubblicazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il danno non patrimoniale subito da una società può essere provato anche tramite indizi gravi, precisi e concordanti. La Suprema Corte ha inoltre sancito che il direttore risponde per colpa omissiva qualora non impedisca la pubblicazione del testo lesivo.
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Ricognizione di debito e prove: la Cassazione respinge il ricorso
Una figlia amministrava i beni dei genitori tramite procura notarile. La donna richiedeva il rimborso di spese anticipate e di ulteriori cinquantamila euro, esibendo una ricognizione di debito sottoscritta dai genitori. Gli altri familiari si opponevano alla pretesa. I giudici di merito accertavano che l'importo di cinquantamila euro era servito unicamente a coprire precedenti passività già estinte con lo svincolo delle garanzie. Pertanto, la donna aveva diritto solo al rimborso delle spese effettivamente rendicontate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'amministratrice. I giudici supremi hanno chiarito che la ricognizione di debito non impedisce al giudice di ricostruire la reale dinamica economica tra le parti. La ricorrente perde la causa e deve pagare un ulteriore contributo unificato.
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Azione di simulazione: la prescrizione parte dalla sentenza definitiva
Un Comune aveva pagato una somma a un Lavoratore in base a un lodo arbitrale, poi annullato. Il Comune ha chiesto la restituzione. Nel frattempo, il Lavoratore ha trasferito immobili alla moglie. Il Comune ha avviato un'azione di simulazione assoluta contro questo trasferimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del diritto alla restituzione inizia dalla sentenza definitiva che accerta l'indebito, non da sentenze parziali. Questo ha confermato l'interesse del Comune ad agire per l'azione di simulazione, rigettando il ricorso del Lavoratore e della moglie.
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Restituzione Immobile Locato: Chiavi Consegnate, Ma Non Basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Conduttore che contestava il pagamento di canoni di locazione, sostenendo di aver riconsegnato l'immobile nel 2006 e che i crediti della Società Locatrice fossero prescritti. La Società Locatrice, invece, affermava che la restituzione immobile locato fosse avvenuta solo nel 2015. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che la riconsegna delle chiavi non basta senza l'effettiva immissione del locatore nel possesso. Ha anche validato l'interruzione della prescrizione tramite una raccomandata ricevuta dalla madre del Conduttore. Il ricorso del Conduttore è stato dichiarato inammissibile, condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Conferimento del mandato difensivo: cartella ed esclusioni
Un professionista riceve una cartella di pagamento esattoriale per l'omessa dichiarazione di valore in un giudizio civile. Il legale cita in giudizio la cliente e la collega codifensore per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo di non aver mai saputo della propria nomina e di non aver firmato l'atto né la procura. I giudici di merito e la Suprema Corte respingono la richiesta risarcitoria. La Corte accerta che l'avvocato conosceva la vicenda tramite scambi di comunicazioni e fax intercorsi. I giudici chiariscono che il sostanziale conferimento del mandato difensivo prescinde dai requisiti puramente formali della procura processuale. L'avvocato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: Cassazione annulla per vizi di motivazione e illogicità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello di Milano riguardante un'azione revocatoria. La Creditrice aveva chiesto di dichiarare inefficace la vendita di un immobile dal Debitore a un Terzo Acquirente. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano accolto la domanda. Tuttavia, la Cassazione ha riscontrato vizi di motivazione e illogicità nella valutazione dei presupposti dell'azione revocatoria, in particolare riguardo al pregiudizio (eventus damni) e alla consapevolezza del danno (scientia fraudis) da parte del Terzo Acquirente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: salve le case ai soci cooperativa
Un'impresa edile ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per ottenere l'inefficacia dell'assegnazione di otto villette effettuata da una cooperativa edilizia ai propri soci. L'impresa vantava un credito riconosciuto solo successivamente tramite un lodo arbitrale. I giudici hanno respinto la richiesta. L'assegnazione degli alloggi rappresenta infatti un atto dovuto per la cooperativa e rientra nei suoi scopi sociali statutari. Per rendere revocabile tale atto, l'impresa creditrice avrebbe dovuto provare una specifica frode anteriore dei soci. L'impresa ha inoltre modificato tardivamente la data di nascita del proprio credito durante la causa. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dei trasferimenti immobiliari a favore dei soci assegnatari.
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Contestazione bolletta energia: consumi storici non bastano
Un Utente riceve un'ingiunzione di pagamento per oltre cinquemila euro relativa a una fornitura elettrica con importo cinque volte superiore alla media abituale. L'Utente promuove la contestazione bolletta energia eccependo il malfunzionamento del contatore sostituito dal Fornitore e allegando le precedenti fatture per dimostrare i normali consumi. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'Utente confermando l'obbligo di pagamento. I giudici stabiliscono che per superare la misurazione registrata non basta denunciare il guasto o depositare le bollette pregresse. L'Utente deve provare in modo specifico l'effettiva attività svolta e i reali fabbisogni energetici del periodo. In assenza di tali riscontri puntuali, prevale la lettura riportata nel verbale di sostituzione sottoscritto dal cliente.
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Quietanza Alterata: La Querela di Falso è Obbligatoria per Contestare
Un Locatore ha citato in giudizio gli Inquilini per morosità nel pagamento dei canoni di locazione. Gli Inquilini hanno prodotto una quietanza di pagamento, la cui sottoscrizione è stata riconosciuta autentica. Tuttavia, il Locatore ha contestato l'alterazione del testo della quietanza, sostenendo che l'importo e la causale erano stati modificati. I giudici di merito hanno accolto la contestazione del Locatore senza richiedere la proposizione di una `querela di falso`. La Cassazione ha ribadito che, per contestare la falsità materiale di una scrittura privata con sottoscrizione autentica, è indispensabile proporre la `querela di falso`. La sentenza di appello è stata cassata, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Diritto alla provvigione del mediatore: rinuncia dei venditori non annulla il compenso
Un'Agenzia Immobiliare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento della provvigione dopo aver intermediato una proposta d'acquisto accettata per un immobile. I venditori, tuttavia, hanno successivamente rinunciato alla vendita. L'acquirente, condannata in appello a pagare la provvigione all'Agenzia, ha ottenuto dai venditori la manleva per tale somma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei venditori, confermando il Diritto alla provvigione del mediatore anche se l'affare non si è perfezionato a causa della loro rinuncia. La provvigione è stata calcolata sul prezzo pattuito nella proposta accettata.
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Azione Revocatoria Immobiliare: Acquisto Controverso, Malafede e Presunzioni
Un creditore ha agito in **azione revocatoria immobiliare** per rendere inefficace la vendita di un immobile. L'acquirente, una signora, aveva comprato l'immobile da una società che lo aveva ricevuto da altri debitori. I giudici di merito avevano già dichiarato inefficaci gli atti precedenti. La signora ha contestato la decisione, sostenendo che non era stata provata la sua malafede (cioè la consapevolezza del danno ai creditori) e che il processo presentava vizi. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la verifica dell'inefficacia degli atti precedenti non richiedeva la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, essendo un accertamento incidentale. Ha inoltre ribadito che la malafede dell'acquirente può essere provata tramite presunzioni, basate su indizi gravi, precisi e concordanti, come le anomalie delle vicende contrattuali.
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Azione revocatoria: fisco sconfitto e rogito salvo
L'ente di riscossione esattoriale ha promosso un'azione revocatoria contro un contribuente e i suoi acquirenti. Il creditore intendeva rendere inefficace la vendita di diversi immobili per recuperare i debiti fiscali maturati. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancata prova dei requisiti di legge e per l'assenza di indizi certi sulla consapevolezza della frode. L'agente della riscossione ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Cassazione ha stabilito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già correttamente esaminati nei precedenti gradi. Il debitore e i terzi acquirenti hanno vinto definitivamente la causa, ottenendo la piena validità del trasferimento immobiliare e la condanna dell'ente pubblico alle spese di lite.
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Responsabilità professionale del notaio ed esonero da verifiche
Una compratrice acquista immobili dalla madre per aiutarla a saldare debiti. L'atto notarile indica una procedura esecutiva pendente e contiene una clausola espressa di esonero del professionista da ogni compito di verifica ulteriore. Dopo l'atto, la compratrice scopre ulteriori creditori e cita il rogante, contestando la responsabilità professionale del notaio per mancato controllo e violazione del dovere di consiglio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente confermando l'efficacia della clausola di esonero. La conoscenza dei debiti familiari e la specifica pattuizione contrattuale escludono ogni colpa del pubblico ufficiale. Il notaio vince la causa e la compratrice deve rimborsare le spese legali.
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Indebito arricchimento: fornitura senza contratto e pagamento
Una società fornitrice di energia elettrica ha agito contro un consorzio pubblico per ottenere il pagamento delle forniture utilizzate per il funzionamento degli impianti idrici in assenza di un contratto formale. Il fornitore ha quindi richiesto un indennizzo per indebito arricchimento. La Corte di Appello ha riconosciuto il debito del consorzio, sottraendo la quota di utile d'impresa e applicando la rivalutazione monetaria e gli interessi legali. Il consorzio ha contestato la quantificazione del danno e il mancato ricorso a una perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando la piena validità della prova presuntiva basata su fatture e teleletture, oltre alla natura di debito di valore dell'indennizzo.
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Azione Revocatoria Societaria: la Cassazione tutela il creditore
Un creditore ha venduto le sue quote di una società a un acquirente, che però non ha saldato l'intero prezzo. L'acquirente ha poi rivenduto le quote a un secondo acquirente, il quale, tramite operazioni societarie complesse, ha trasferito l'immobile principale della società a entità collegate, amministrate dal figlio. Il creditore ha avviato un'azione revocatoria societaria per rendere inefficaci questi trasferimenti. La Cassazione ha confermato che la consapevolezza di danneggiare il creditore (scientia damni) e la mala fede dei sub-acquirenti potevano essere provate anche tramite presunzioni, come il rapporto di parentela tra gli amministratori. La Corte ha ribadito l'ammissibilità dell'azione revocatoria anche contro atti di scissione societaria.
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Usucapione fraudolenta: la finta proprietà non batte la banca
Un istituto bancario ha iscritto ipoteche su due immobili concessi a garanzia di finanziamenti. Subito dopo l'avvio delle procedure esecutive, una terza persona ha promosso una causa contro il debitore, ottenendo una sentenza che dichiarava l'acquisto degli immobili per usucapione. La banca ha impugnato la decisione denunciando una usucapione fraudolenta, architettata con prove testimoniali compiacenti e la mancata opposizione del debitore per sottrarre i beni al pignoramento. I giudici hanno accertato la collusione e dichiarato inefficace la pronuncia verso la banca. La Corte di Cassazione ha confermato l'esito dichiarando il ricorso inammissibile e condannando la finta usucapiente al risarcimento per lite temeraria.
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Vendita simulata: l’immobile torna al Fallimento
Il Fallimento di un'Azienda ha citato in giudizio un'altra Società per contestare la simulazione assoluta di un atto di compravendita immobiliare. Il Tribunale ha accolto la domanda, riconoscendo la simulazione basata su indizi come il prezzo irrisorio e i legami familiari tra le società. La Società acquirente ha proposto appello, ma la Corte d'Appello lo ha dichiarato inammissibile per non aver contestato adeguatamente le motivazioni della sentenza di primo grado. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della Società acquirente, rendendo definitiva la decisione sulla simulazione atto di compravendita e la restituzione dell'immobile.
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Imputazione del pagamento: chi deve provare l’estinzione del debito
Un'impresa edile ha proposto opposizione contro due decreti ingiuntivi emessi a favore di una ditta creditrice per l'esecuzione di alcuni lavori. L'impresa ha provato di aver già versato ingenti somme di denaro. I giudici di merito hanno tuttavia confermato le ingiunzioni, sostenendo che spettasse al debitore dimostrare il legame tra i versamenti eseguiti e i debiti contestati, in presenza di plurimi rapporti contrattuali tra le parti. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso dell'impresa. I giudici di legittimità hanno stabilito che, una volta dimostrato il versamento da parte del debitore, grava esclusivamente sul creditore l'onere di provare la diversa imputazione del pagamento verso altri crediti distinti. La sentenza impugnata è stata dunque cassata con rinvio.
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Azione revocatoria cessione crediti: tutelato il creditore
Un debitore condannato per calunnia ha ceduto gratuitamente i propri crediti alla moglie per sottrarli alla creditrice. La creditrice ha quindi promosso un'azione revocatoria cessione crediti per far dichiarare inefficace il trasferimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, riconoscendo il tentativo di pregiudicare le ragioni del credito. La moglie ha ricorso in Cassazione lamentando errori procedurali e contestando la consapevolezza del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di idonee indicazioni sui documenti di causa. Di conseguenza, l'atto di cessione rimane inefficace nei confronti della creditrice, che potrà pignorare i crediti, mentre la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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