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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Operazioni inesistenti: Cassazione nega detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria che negava la detrazione IVA per l'anno 2009. Il caso riguarda l'acquisto di quote di emissione CO2 da fornitori fittizi (missing traders) in un contesto di frode carosello, configurando operazioni inesistenti dal punto di vista soggettivo. La Corte ha confermato che, a fronte di solidi indizi forniti dall'Amministrazione sulla consapevolezza della frode da parte della società acquirente, spetta a quest'ultima dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Vizio del consenso: quando l’accordo è nullo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20429/2024, ha stabilito che per annullare un accordo transattivo per vizio del consenso non è sufficiente il generico timore di perdere il posto di lavoro. La lavoratrice che lamenta di essere stata costretta a firmare deve fornire prove concrete della minaccia e della coazione subita. Nel caso di specie, una lavoratrice aveva firmato quattro accordi in cui si riconosceva l'occasionalità del rapporto, ma la sua richiesta di annullamento è stata respinta perché non ha dimostrato gli elementi specifici della violenza morale, come richiesto dalla legge.
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Atto a titolo gratuito: caparra esagerata e fallimento
La Corte di Cassazione conferma che una caparra sproporzionata, versata da una società poi fallita in un contratto preliminare, può essere considerata un atto a titolo gratuito. La valutazione si basa sulla 'causa concreta' dell'operazione, ovvero sulla mancanza di un effettivo vantaggio patrimoniale per l'acquirente, che ha subito solo un depauperamento. In questo caso, il pagamento del 50% del prezzo totale come caparra, a soli sei mesi dal fallimento e senza che il contratto definitivo fosse mai stipulato, è stato ritenuto inefficace ai sensi della legge fallimentare.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui costi
Un imprenditore individuale è stato oggetto di un accertamento induttivo a causa di una vasta discrepanza tra il reddito dichiarato e le fatture emesse, risultate per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, validando sia il metodo di calcolo del reddito (presumendo una ripartizione al 50% del vantaggio fiscale) sia l'obbligo di versare l'intera IVA indicata sulle fatture fittizie, respingendo il ricorso del contribuente.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui dati Cli.Fo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 20357/2024, ha stabilito che un accertamento induttivo può legittimamente basarsi sui dati dell'elenco clienti e fornitori (Cli.Fo). Ha inoltre chiarito che, per gli accertamenti a tavolino su tributi armonizzati come l'IVA, l'onere del contraddittorio preventivo è attenuato se il contribuente, dopo aver ricevuto una richiesta di documenti, non risponde e non specifica quali difese avrebbe opposto.
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Notifica indirizzo precedente: quando è valida?
Un soggetto ha contestato la validità di una notifica ricevuta al suo precedente indirizzo di residenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica indirizzo precedente è valida se esiste un "collegamento funzionale" con il luogo. I dati anagrafici hanno solo valore presuntivo e possono essere superati da prove contrarie, come l'attestazione dell'ufficiale postale. L'onere di provare l'assenza di tale collegamento spetta al destinatario.
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Antieconomicità: ok all’accertamento induttivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20273/2024, ha stabilito che la gestione palesemente antieconomica di un'impresa, provata da una serie di indizi come la mancata emissione di scontrini e l'aumento ingiustificato delle rimanenze, rende la contabilità inattendibile. Tale comportamento legittima l'Amministrazione finanziaria a procedere con un accertamento induttivo per ricostruire il reddito, anche se i libri contabili sono formalmente corretti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto insufficienti tali prove.
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Danno da diffamazione: la presunzione per i familiari
In un caso di diffamazione a mezzo stampa contro un politico deceduto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul danno da diffamazione. La Corte ha chiarito che il pregiudizio morale e reputazionale subito dai parenti stretti, come un fratello, si presume (presunzione 'iuris tantum'). Le corti inferiori avevano negato il risarcimento al fratello del defunto, ritenendo non provato un danno concreto. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che spetta al diffamatore dimostrare l'assenza di un legame affettivo, e non al familiare provarne l'esistenza. Fattori come la distanza geografica non sono sufficienti a escludere il diritto al risarcimento.
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Efficacia sentenza penale: la nuova legge e il fisco
Una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni inesistenti, ottiene l'assoluzione del proprio legale rappresentante in sede penale. L'Amministrazione Finanziaria prosegue l'accertamento tributario. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, sospende la decisione per valutare l'impatto di una nuova legge che rafforza l'efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio tributario, chiedendo alle parti di presentare osservazioni.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20191/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. L'Amministrazione finanziaria deve fornire elementi presuntivi, anche semplici, per contestare l'operazione. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza della transazione, non essendo sufficiente la sola esibizione di fatture e mezzi di pagamento. La Corte ha cassato la sentenza di merito che si era basata solo sulla prova del pagamento tramite assegni.
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Responsabilità del preponente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina un caso di responsabilità del preponente. Un'impresa nautica è stata ritenuta responsabile per l'affondamento di un'imbarcazione, causato da un incendio durante il trasferimento ad opera di marinai da essa incaricati. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che chi si avvale dell'opera di terzi, anche non dipendenti, ne assume il rischio e risponde dei danni causati, in base al principio di 'occasionalità necessaria'.
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Recesso contratto preliminare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso dal contratto preliminare da parte del promissario acquirente a causa di un grave vizio dell'immobile. Un tasso di umidità superiore ai limiti di legge, che rende la proprietà inidonea all'uso abitativo, costituisce un inadempimento grave del venditore, giustificando la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra versata. La sentenza chiarisce che la gravità dell'inadempimento va valutata in relazione all'interesse della parte non inadempiente.
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Prova presuntiva: quando è inammissibile il ricorso
Una società conduttrice di un immobile chiedeva il risarcimento dei danni al locatore, accusando un suo collaboratore di atti vandalici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la valutazione della prova presuntiva spetta al giudice di merito. Un ricorso è inammissibile se si limita a contestare i fatti senza dimostrare specifici vizi logici o giuridici nella motivazione della sentenza impugnata.
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Scientia decoctionis: prova e valutazione in Cassazione
Una società di navigazione in amministrazione straordinaria agiva in revocatoria contro un istituto di credito per pagamenti ricevuti prima dell'insolvenza. La Corte d'Appello rigettava la domanda per assenza di prova della scientia decoctionis, cioè della consapevolezza dello stato di insolvenza da parte della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non è possibile, in sede di legittimità, richiedere una nuova valutazione dei fatti o degli elementi presuntivi già esaminati dal giudice di merito. La decisione sottolinea la distinzione tra un errore di diritto e una diversa interpretazione delle prove, che non può essere oggetto di ricorso in Cassazione.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene confermato che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire una prova rigorosa della consapevolezza del contribuente riguardo alla frode fiscale. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Plusvalenza opere d’arte: quando scatta la tassa?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19363/2024, ha stabilito che la plusvalenza opere d'arte realizzata da un privato è tassabile come 'reddito diverso' se l'operazione rivela un intento speculativo. Il caso riguardava un collezionista che aveva venduto un dipinto di un celebre artista con un notevole guadagno. Sebbene non fosse un mercante d'arte, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che, basandosi su una serie di indizi (molteplicità di operazioni, valorizzazione delle opere tramite esposizioni, importo elevato), hanno qualificato l'attività come 'speculazione occasionale', assoggettandola a tassazione.
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Utili extra bilancio: la presunzione per le società
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di una società a ristretta base partecipativa a cui erano stati imputati utili extra bilancio accertati in capo alla società. A seguito di una verifica fiscale, l'Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto alcuni costi, recuperando a tassazione maggiori utili sia per la società che, pro quota, per il socio. Il socio ha impugnato l'atto, contestando sia l'accertamento societario sia la presunzione di distribuzione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extra bilancio in tali società. Ha inoltre stabilito che il socio non può rimettere in discussione l'accertamento societario una volta che questo è divenuto definitivo.
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Erede legittimario agricoltore: diritto al contratto?
La Corte di Cassazione stabilisce che un figlio agricoltore, escluso dal testamento materno perché già soddisfatto nella sua quota di legittima, può essere considerato "erede" ai fini dell'art. 49 della legge sui contratti agrari. Questa sentenza chiarisce che l'erede legittimario agricoltore ha il diritto di continuare nella conduzione dei fondi familiari, anche se non è stato formalmente istituito erede, per tutelare la continuità dell'impresa agricola.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e un contribuente relativa a un accertamento sintetico. Sebbene il dibattito iniziale vertesse sull'efficacia di uno 'scudo fiscale' per giustificare le spese, la lite si è conclusa prima di una decisione nel merito. Il contribuente ha aderito a una definizione agevolata, pagando l'importo dovuto. Visto che nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del processo entro i termini, la Corte ha sancito la cessazione della materia del contendere, portando all'estinzione del giudizio.
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Presunzione accertamento bancario: vale per tutti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19288/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di accertamento bancario. Ha chiarito che la presunzione legale secondo cui i versamenti su conto corrente costituiscono reddito imponibile non si applica solo a imprenditori e lavoratori autonomi, ma si estende a tutti i contribuenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente escluso l'applicazione di tale presunzione per un contribuente non imprenditore. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, ribadendo che spetta al contribuente l'onere di dimostrare l'origine non imponibile delle somme accreditate, rafforzando così gli strumenti a disposizione dell'Agenzia delle Entrate per contrastare l'evasione fiscale.
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