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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2024

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1649 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Errore di fatto revocatorio: quando non è ammesso
Un contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocatorio. A suo dire, la Corte aveva erroneamente affermato che non avesse fornito giustificazioni per capitali detenuti all'estero, individuati tramite una nota lista di correntisti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un errore di valutazione delle prove o un giudizio sulle argomentazioni non costituisce l'errore percettivo necessario per la revocazione. La Corte ha ribadito che la revocazione non può essere usata per riesaminare il merito o sollevare questioni che dovevano essere trattate nel ricorso originario.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando decorre?
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto perché la richiesta era stata presentata oltre dieci anni dopo il pensionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10225/2024, ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione rivalutazione amianto: il termine decennale non decorre automaticamente dalla data del pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza del suo diritto, ovvero della pregressa esposizione nociva.
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Responsabilità sanzionatoria: la prova diretta vince
Un dirigente bancario è stato sanzionato per un'offerta di azioni senza prospetto. La Cassazione ha confermato la sua responsabilità sanzionatoria, ritenendo un'email prova documentale diretta del suo ruolo attivo, e non una semplice presunzione.
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Responsabilità sindaco: il dovere di vigilanza bancaria
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione irrogata dall'Autorità di vigilanza a un componente del collegio sindacale di un istituto di credito. Il caso riguarda l'omessa vigilanza su una massiccia vendita di azioni proprie della banca, qualificata come offerta al pubblico e realizzata senza il prospetto informativo obbligatorio. La Corte ha stabilito che la breve durata dell'incarico non esonera dalla responsabilità del sindaco, se questi ha avuto accesso a informazioni sufficienti per rilevare le anomalie durante le riunioni del consiglio di amministrazione.
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Revocatoria fallimentare: la prova del pagamento
Una società creditrice impugna una sentenza che ha disposto la revocatoria fallimentare di pagamenti ricevuti da un'altra società poi fallita. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la prova del pagamento può basarsi su assegni e scritture contabili, soprattutto se la ricezione è stata implicitamente ammessa dal creditore stesso. Viene inoltre confermato che, ai fini della revocatoria fallimentare, la data rilevante per un assegno è quella dell'incasso, non dell'emissione.
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Comunicazione licenziamento collettivo: profili e validità
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo indicando solo i livelli contrattuali del personale in esubero. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei licenziamenti, stabilendo che la comunicazione di licenziamento collettivo deve obbligatoriamente specificare i 'profili professionali' dettagliati. Questa specificità è essenziale per garantire la trasparenza e permettere un controllo effettivo da parte dei sindacati, rendendo la procedura altrimenti viziata.
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Doppia conforme tributaria: quando il ricorso è out
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due soci di una S.N.C. contro un accertamento fiscale basato su indagini bancarie. Il ricorso è stato ritenuto in parte inammissibile a causa della regola della "doppia conforme tributaria", poiché le decisioni dei giudici di primo e secondo grado erano sostanzialmente allineate sui fatti. La Corte ha inoltre ribadito che l'assoluzione in sede penale non vincola il giudice tributario e che le presunzioni basate su movimentazioni bancarie sono legittime.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
Un dipendente pubblico ha impugnato la sentenza di secondo grado che rigettava le sue richieste di reinquadramento superiore, risarcimento per demansionamento e mobbing, e annullamento di sanzioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la genericità delle critiche mosse alla sentenza d'appello e la mancata autosufficienza dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti al terzo creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Fallimento che mirava a ottenere la restituzione di somme pagate a una società terza per estinguere un debito della propria controllante. L'ordinanza chiarisce che l'azione di revocatoria fallimentare non può essere esperita contro il creditore del creditore ('creditor creditoris'), in quanto il pagamento, pur eseguito materialmente a un soggetto terzo, ha la finalità di estinguere il debito della società fallita verso il proprio creditore diretto, in questo caso la società controllante.
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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revocatoria dei pagamenti effettuati da garanti a favore di una banca. La Corte ha confermato che la revocatoria pagamenti terzo non si applica se il garante paga con fondi propri, senza rivalersi sul debitore prima del fallimento, estinguendo un proprio debito di garanzia. I motivi di ricorso sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Fatture soggettivamente inesistenti: onere della prova
Una società alberghiera si vedeva contestare la detrazione IVA per fatture soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10136/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova: l'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode, non necessariamente che vi abbia partecipato attivamente. La Corte ha cassato la decisione precedente, che aveva ignorato importanti elementi indiziari, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Responsabilità amministratori: le decisioni dannose
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità amministratori che, per proteggere il proprio patrimonio personale, hanno omesso di chiamare in causa una società collegata corresponsabile di un danno e hanno svenduto i beni aziendali. L'ordinanza chiarisce che tali condotte, dettate da un conflitto di interessi, costituiscono grave mala gestio e giustificano il risarcimento a favore del fallimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Accertamento analitico: quando è legittimo?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato sul metodo analitico-induttivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento analitico induttivo quando, pur in presenza di una contabilità formalmente corretta, la gestione dell'impresa risulta palesemente antieconomica. Indici come un utile irrisorio a fronte di ricavi elevati, l'assenza di compenso per l'amministratore e prelievi non giustificati sono sufficienti a fondare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati, spostando sul contribuente l'onere di fornire la prova contraria.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo basato su presunzioni gravi, precise e concordanti, come la discordanza con gli studi di settore e la gratuità della carica di amministratore. È stato inoltre ribadito che le questioni di nullità, come il difetto di sottoscrizione, devono essere sollevate nel primo grado di giudizio, altrimenti diventano inammissibili.
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Fatture soggettivamente inesistenti: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10066/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di fatture soggettivamente inesistenti. In un caso riguardante una società alberghiera che aveva detratto l'IVA per lavori di costruzione, l'Agenzia Fiscale contestava l'operazione sostenendo che il fornitore fosse una mera "cartiera". La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che spetta all'Amministrazione Finanziaria provare non solo la natura fittizia del fornitore, ma anche la consapevolezza (o la colpevole ignoranza) della frode da parte del cliente. In assenza di tale prova, il diritto alla detrazione dell'IVA resta valido se l'operazione è stata effettivamente eseguita.
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Fatture false: la guida alla deducibilità dei costi
Una società alberghiera ha dedotto costi per lavori documentati da fatture false, emesse da una società 'cartiera'. La Cassazione ha annullato la decisione favorevole al contribuente, stabilendo che, anche in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'azienda dimostrare l'effettività, l'inerenza e la certezza dei costi sostenuti. La semplice fattura non è sufficiente. Inoltre, la Corte ha censurato il giudice di merito per aver deciso su questioni IVA, non oggetto dell'accertamento iniziale.
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Conciliazione sede sindacale: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10065/2024, ha stabilito la nullità di un accordo di conciliazione firmato presso la sede aziendale, anche se con l'assistenza di un rappresentante sindacale. La validità di tali accordi, che implicano rinunce a diritti del lavoratore, richiede il rispetto del requisito del luogo: la 'conciliazione in sede sindacale' deve avvenire fisicamente presso gli uffici del sindacato, un luogo neutro che garantisce la libera volontà del lavoratore, e non solo con la mera presenza di un assistente sindacale in azienda.
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Responsabilità del dirigente: il dovere di diligenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per risarcimento danni a carico di un ex manager per violazione del dovere di diligenza. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile a un prezzo maggiorato a causa della mancata verifica, da parte del dirigente, della possibilità di trattare direttamente con il proprietario originario. La sentenza sottolinea l'elevato standard di cura richiesto a figure apicali, la cui responsabilità del dirigente non viene meno neanche con la successiva ratifica dell'operato da parte del consiglio di amministrazione.
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Revoca gratuito patrocinio: non basta la misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha annullato la revoca del gratuito patrocinio disposta nei confronti di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. Secondo la Corte, tale misura non è sufficiente a presumere l'esistenza di redditi illeciti che superino i limiti di legge. È necessario che il giudice svolga indagini approfondite e individui elementi concreti (indizi gravi, precisi e concordanti) sul tenore di vita del richiedente prima di procedere alla revoca del gratuito patrocinio.
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Revocatoria fallimentare: quando l’acquisto è a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11150/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due acquirenti di un immobile contro un'azione di revocatoria fallimentare. La Corte ha ribadito che le tutele previste dal D.Lgs. 122/2005 non sono retroattive e ha confermato che la conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) può essere provata tramite indizi oggettivi come ipoteche e pignoramenti, valutati al momento del rogito notarile definitivo.
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